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MULTICULTURALISMO, LA NOSTRA PRIGIONE
ANDREA GIBELLI
È giunto il tempo che la Lega Nord denunci la pericolosità di una società costruita a tavolino attraverso il principio della multiculturalità, un termine che abbiamo ereditato, senza assimilarne i contenuti, dalla tradizione nordamericana. Oggi, di fronte alla presenza di un numero sempre maggiore di immigrati di origine musulmana, non solo il multiculturalismo è in crisi ma rischia di diventare un boomerang. Anzi, una prigione, dove proprio noi europei siamo i carcerati. Storicamente proprio l’islam culturalmente colonizzatrice e dominante ha sfruttato la multiculturalità per dominare le popolazioni che incontrava. Infatti, se oggi non si può parlare di autentiche guerre a parte il terrorismo, le dominazioni storiche dei musulmani, partendo da minoranze ben organizzate, sono diventate maggioranze senza colpo ferire. Quando, dopo l’ottavo secolo, l’islam dominava il Medio Oriente e il Nord Africa era minoranza religiosa. Ricordiamo le fertili comunità cristiane dell’Egitto che diede i natali a grandi santi, della Turchia di san Paolo e della Tunisia di sant’Agostino, della Siria di san Bassano.
Come riuscirono a diventare maggioranza, semplicemente offrendo ai cosiddetti dhimmi - cioè i cristiani e gli ebrei sottomessi - un vantaggio economico sociale attraverso la spontanea conversione all’islam? Con il metodo che spiegherò, anche in Paesi dove non riuscivano ad imporre il dominio militare nei... ... secoli, diventarono maggioranza; come nel Sudest asiatico, si vedano alcune regioni delle Filippine, dell’Indonesia, della Tailandia e della Malesia e, nel secolo scorso, nel vicino Libano, Paese che da pochi decenni dopo 14 secoli di resistenza identitaria non è più a maggioranza cristiana. L’islam è culturalmente e storicamente abituato ad agire come forza minoritaria fortemente identitaria, poi con il tempo abituato ad imporsi sul piano etnico, politico e religioso. E’ evidente che anche in Europa si sta adottando la medesima strategia. Ed è sempre strutturata in tre fasi. Anche in società moderne l’islam parte con presenze poco significative che non avanzano alcuna richiesta. Non sono organizzati, vivono e lavorano ignorando completamente la società che li ospita. Il fenomeno nel nostro Paese ha riferimento con i primi immigrati marocchini degli anni ’70 e ’80, cioè prima della legge Martelli. Hanno addirittura un atteggiamento quasi laico e molto personale e non organizzato nel rapporto con la propria fede.
Superata questa prima fase (e prendendo ad esempio ciò che è avvenuto nel Sudest asiatico) nel nostro Paese negli ultimi anni iniziano le richieste di organizzazione di comunità musulmane stabili, con proprie strutture sociali e religiose, come le madrasse e le moschee. Si ricordi che anche nei secoli scorsi l’islam era multiculturale e tollerante, con la clausola, come si diceva prima, dei cosiddetti dhimmi o sottomessi che dovevano pagare una tassa in più rispetto alle altre popolazioni. Il nostro Paese e l’Europa intera sta vivendo questa fase, cioè quella dell’organizzazione delle comunità islamiche. Anzi, questa fase viene addirittura favorita dai nostri Paesi con denaro pubblico, usato proprio per autoisolarsi contro ogni principio di integrazione. Il vantaggio strategico dell’islam abituato a mantenere la propria tradizione autoisolandosi, e soprattutto in casa d’altri, ha trovato come formidabile alleato il multiculturalismo europeo e la democrazia occidentale. È evidente che se le popolazioni musulmane presenti in Europa supereranno il 10%, condizioneranno la nostra vita, non tanto con l’integrazione ma con la consapevolezza che con il tempo diventeranno maggioranza, imponendo la loro cultura. Chi in passato si è affidato al multiculturalismo, nato in Canada soprattutto per favorire l’integrazione di immigrati europei, oggi si trova di fronte ad una infinità di dubbi rispetto a un sistema che più che essere multiculturale sta diventando un sistema di pluralità di monoculturalismo, cioè si danno vantaggi sociali ed economici a popolazioni che più che integrarsi mantengono la loro cultura d’origine. Infatti le principali strategie integrazioniste adottate in Europa, cioè quella assimilazionista alla francese o quella muticulturalista britannica e olandese, sono fallite.
Oggi siamo di fronte alla constatazione che i musulmani non si vogliono integrare, che dietro il moderatismo europeo non si creano le condizioni per integrare e far conoscere all’islam la nostra cultura, anzi l’islam diventa classe dominante. Il dominio è dietro l’angolo. Con le percentuali di crescita in rapporto alla natalità, fra poco più di 30 anni l’islam sarà la religione più diffusa in Europa. Ricordo a tal proposito che fra 9 anni la Turchia diventerà Stato europeo. È evidente che di questo passo va individuata da subito una soluzione ad un problema che rischia di diventare esplosivo. Il primo evidente passo da compiere è che bisogna demolire il concetto di società multiculturale e tornare all’idea di “cultura di riferimento”. Cioè in questo Paese o si rispettano i principi o non si entra. Il secondo, che è la conseguenza del principio di cultura di riferimento e tradizione, è finalizzato a definire un sistema scolastico dove la tradizione europea e la tradizione della cultura locale sono termini di paragone irrinunciabili per chi viene in questo Paese. La domanda spontanea è: che fare dei milioni di immigrati musulmani in Europa? Francia e Germania, Olanda e Gran Bretagna stanno pensando di rivedere i propri modelli in merito all’immigrazione. Il nostro Paese, Prodi permettendo, può ancora chiudere le frontiere e definire nella tradizione locale e nazionale un termine di paragone irrinunciabile.
Concludiamo ricordando che storicamente è accaduto secoli fa, proprio in Egitto e in Tunisia, che superando il 20% le popolazioni musulmane hanno cominciato ad aggredire le popolazioni locali cristiane. Ricordiamo: il 20%.
È dopodomani per questo Paese.




Rispondi Citando
dei popoli oppressi.... anche se è vero che nel periodo della tua permanenza in quelle terre
qualcosa hai imparato, continua così che un giorno sarai pronto !
