Scoperti due pianeti "gemelli"
Vagano da soli nello spazio


i gemelli
SANTIAGO DEL CILE - Lontani nello spazio ma "gemelli". Distanti 400 anni luce dal Sole e sei volte la distanza tra il nostro astro e Plutone l'uno dall'altro. Sono un enigma. Per la prima vola, gli scienziati hanno scoperto due oggetti astrali che vagano nello spazio senza una stella di riferimento gravitazionale.

Sono stati individuati vicino alla formazione stellare di Ophiuchus da uno dei telescopi dell'osservatorio cileno dello European Southern Observatory. Nessuno si è ancora azzardato a dare loro un nome ufficiale, si chiamano schematicamente Oph 162225-240515. Per dirla in breve semplicemente Oph 1622.

Gli astronomi dopo averli scoperti si sono posti una serie di interrogativi, primo fra tutti se definirli "pianeti" o meno. Appartengono infatti a quella serie di "oggetti spaziali" chiamati "planemos" che rappresentano un campo di ricerca ancora aperto sia dal punto di vista fisico che storico.

Si crede che i due "pianeti" siano stati formati da gas e polveri che circondano stelle ed altri oggetti planetari liberi. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno individuato altre formazioni simili ma questo è il primo insieme di pianeti "gemelli", formazioni che si "circondano" senza orbitare intorno ad una stella di rifermiento. Una formazione che sfida le attuali teorie sulla formazione ed il funzionamento dell'universo.

"Stiamo resistendo alla tentazione di denominare Oph-1622 un pianeta doppio - ha spiegato Valentin Ivanov dell'istituto di ricerca europeo - perché questo accoppiamento probabilmente non rientra nella classica definizione di pianeta con la quale vengono definiti anche gli elementi del nostro sistema solare". I due oggetti hanno spettro infrarossi e colori simili, fatto che lascia pensare si siano formati contemporaneamente circa un milione anni fa.

La massa dei due elementi non supera l'1% di quella del nostro Sole, la forza gravitazionale che lega l'uno all'altro è debole, un dato che suscita numerosi dubbi sul fatto che possano essere stati generati da un'esplosione simile a quella che ha creato i pianeti a noi più familiari. Sono quindi un enigma a tutto tondo, sul quale sia Ivanov che Ray Jayawardhana, l'altro scienziato che ha fatto la scoperta, non vogliono ancore avanzare teorie.

"Ora bisogna capire se queste formazioni gemellari sono rare o comuni. Un'informazione che potrebbe contribuire profondamente alla spiegazione dei processsi di formazione di queste masse planetarie" ha detto Ivanov. Certamente, una simile scoperta, renderà ancor più impellenti la ricerca di una definizione più chiara del termine "pianeta". Un campo di studi sul quale l'agenzia spaziale europea (Esa) ha già avviato un tavolo di confronto scientifico.