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  1. #1
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    Predefinito Il vertice Europeo per il libano

    Alla fine la manotagna partorì un Topolino.
    Mi sembra che sia questo il commento più appropriato.
    L'Europa invierà 6900 uomini, e sin qui bene anche se, onestamente, il numero pare molto basso.
    Ma se poi si analizza la composizione di questo contingente di 5000 uomini si resta un poco sconcertati.

    Italia 3000
    Francia 2000
    Spagna 1200
    Altri 19 stati 700.

    Insomma ancora una volta si dimostra la totale assenza di una politica Estera Europea.
    Tante belle parole ma alla prova dei fatti le varie nazioni si muovono singolarmente.
    Così l'Italia prende da subito un'iniziativa tanto forte da "Costringere" Parigi a fare qualche cosa (Grandeur obligè)
    La Spagna si accoda malvolentieri. ma tutti gli altri, Germania in testa, fanno solo finta di appoggiare la missione ed in realtà non fanno assolutamente nulla.
    E pensare che le dichiarazioni di ieri mattina erano trionfalistiche e che D'alema si spingeva persino ad ipotizzare un'estensione della forza d'interposizione anche alla striscia di Gaza !!
    Ma che l'aria fosse ben diversa lo si poteva intuire dalle dichiarazioni Francesi "15000 uomini sono troppi !!!" che avessero avuto indicazioni sull'esiro finale dell0impegno Europeo ?

    Ora Anan sarà costretto a "Rimpinguare" la forza raccogliendo pezzi in tutto il mondo, ma alla fine non si potrà che avere una forza eterogenea (Come sono sempre state le forze ONU) e difficile da organuizzare e comandare.

  2. #2
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    Mi sembra che la compasizione Europea sia più che soddisfacente.
    Chi non ha mandato le truppe non l'ha fatto per motivi validi: il Regno Unito è già troppo impegnato nelle altre missioni, la Germania vive un momento di precaria stabilità politica e gli altri rimasti fuori non credo che potessero fare miracoli...

    Analizzando attentamente la composizione è molto ricca a livello europeo:

    Italia 3000, Francia 2000, Spagna 1200, Polonia 500, Belgio 400 e la Finlandia 300 circa.
    Il Portogallo è disponibile ad inviare truppe.

    Poi mi sembra giusto che non sia solo l'Europa a mettere le truppe, ma tutto il mondo, dato che la pace in M.O. non va solo a nostro interesse e perchè la missione è ONU.

    Gli altri paesi che sono disponibili sono:

    Indonesia 1000, Malesia 1000, Bangladesh 1500, Turchia 5000, e si stà valutando sulla partecipazione Russa e Cinese..

    Nel complesso il mio giudizio è molto positivo, poi chiaramente si vedrà sul campo l'efficacia di tutta l'operazione.

  3. #3
    Repubblica
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    di EZIO MAURO

    DUNQUE una politica estera e di difesa è possibile, per il nostro Paese, una politica di autonomia e insieme di responsabilità, che consenta all'Italia di giocare un ruolo nel Mediterraneo, restituendo un peso e una presenza all'Europa - d'intesa con gli Stati Uniti - nell'emergenza internazionale.

    È come se accanto ai caschi blu dell'Onu, inviati in Libano per garantire la pace, ci fosse la bandiera dell'Europa. È questo infatti il vero risultato politico del Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri della Ue, riunito ieri a Bruxelles con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan. Ed è un risultato fortemente voluto dal governo italiano, e costruito dalla trojka direttamente impegnata nella crisi mediorientale, il premier Prodi, il ministro degli Esteri D'Alema e il ministro della Difesa Parisi.

    Un obiettivo che sembrava molto lontano nei giorni più dubbiosi di Chirac, quando il comando della forza Onu in Libano stava per cadere sull'Italia ma non per scelta, bensì per solitudine: militare, diplomatica, strategica e dunque politica. Il governo italiano ha avuto il merito in quei giorni di non cambiare linea, nonostante la freddezza europea su una missione fortemente sollecitata da Israele e dal Libano, e nonostante il gioco al ribasso e al disimpegno dell'opposizione interna di destra. Prodi ha mantenuto l'impegno per un'assunzione di responsabilità sia quando la Francia negoziava la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, profilando per sé un ruolo di guida, sia quando la prima ambiguità delle regole d'ingaggio alimentava le riserve dei generali di Chirac, e il nostro Paese appariva isolato in una scelta più di principio che strategica, con rischi militari e politici evidenti.

    C'è stata, a questo punto, la capacità di far politica, con l'Europa come scenario insieme obbligato e privilegiato. Mentre i due ministri lavoravano con le diplomazie e gli stati maggiori europei, Prodi ha sfruttato il credito e le relazioni costruite negli anni della presidenza europea a Bruxelles.

    Un lavoro costante con le cancellerie e soprattutto con il presidente francese Chirac, nella convinzione che se l'Italia era pronta a partire per la missione, la Francia non avrebbe potuto star ferma, rinunciando a giocare un doppio ruolo nazionale ed europeo, proprio in Libano.

    Ma questo lavoro è stato possibile perché esiste appunto una politica estera e di difesa dell'Italia, cioè una concezione del ruolo e delle responsabilità che ci competono in questa fase di crisi in Europa, in Occidente e nel Mediterraneo, davanti all'emergenza mediorientale. Un'emergenza - ecco il punto - di segno nuovo, come se in quello stesso scenario fosse cominciato un secondo atto che lascia i vecchi problemi intatti perché irrisolti, ma cambia intanto ruolo agli attori e impone urgenze nuovissime: come la minaccia nucleare e politica di distruzione di Israele da parte dell'Iran di Ahmadinejad.

    La vecchia politica berlusconiana di gregarismo bushista, nell'illusione di creare anche in Italia un'identità neo-con da importazione, senza una cultura e una struttura politica conseguenti, era impantanata in Iraq: inutile per la vecchia emergenza, inservibile per la nuova. Anzi, la vicenda italiana in Iraq - unita purtroppo allo sperpero del semestre di presidenza europea, gettato al vento di un atlantismo individuale impossibile - dimostra che il velleitarismo italiano di inseguire una partnership privilegiata con gli Usa non paga, perché l'ideologia non può sostituire troppo a lungo la politica, nei tempi in cui fortunatamente viviamo. L'amicizia con gli Usa nella storia politica italiana passa attraverso l'Europa, non scavalcando Bruxelles e dividendo il continente.
    Di più: quel ruolo "unilaterale" dell'Italia piccola potenza teo-con, con licenza di marchio riservato in Europa, non è utile nemmeno agli Usa, neppure all'Occidente, e dunque neanche a quel pezzo d'Occidente in Medio Oriente che è Israele. Far capire questo a Bush e a Olmert, e farlo capire nel momento in cui subito dopo il voto il governo manteneva l'ìmpegno con gli elettori avviando il ritiro dall'Iraq non è stato solo un merito di Prodi e D'Alema: è stata la prova dell'esistenza di una politica, perché il ritiro si è trasformato da atto simbolico in tassello di una diversa strategia, nient'affatto estemporanea e improvvisata, anzi più compiutamente occidentale della posizione berlusconiana.

    Dall'impegno in Afghanistan alla missione odierna in Libano, la linea italiana prevede infatti l'assunzione piena di responsabilità anche militari, ma con due elementi nuovi: il pieno rispetto degli organismi di garanzia come le Nazioni Unite - dunque del diritto internazionale - per le missioni da compiere, il chiaro ingaggio politico dell'Europa sulle iniziative anche militari da prendere. Onu ed Europa come punti di riferimento, dunque. Sono i due cardini del passaggio di svolta non solo da una politica all'altra, ma forse da una fase vecchia ad una nuova fase. Perché mettere in campo l'Europa, e affiancare idealmente la sua bandiera ai caschi blu dell'Onu, significa decretare sul campo la fine dell'unilateralismo, per entrare in una fase diversa. Nella quale, per quanto si può intravvedere da questo inizio, c'è più Occidente, non meno.

    La chiave di volta è infatti la messa in campo dell'Europa. Quasi 7 mila soldati inviati all'Onu dai Paesi europei, una guida di fatto congiunta (attraverso staffette programmate e doppio comando) tra Francia ed Italia che hanno discusso e ottenuto regole d'ingaggio conseguenti al loro impegno, un impegno molto forte, soprattutto per il nostro Paese. Ma molto semplicemente "non eludibile", come dice il ministro Parisi, e che ha le sue basi da un lato nella Costituzione con la ricerca della pace, e dall'altro nella costruzione europea. Nella stessa giornata, ieri, l'alto rappresentante della Ue per la politica estera e per la sicurezza, Solana, ha parlato dell'Europa come "cuore" della missione in Libano, il ministro degli Esteri francese Douste-Blazy ha aggiunto che l'Europa è la "colonna vertebrale" dell'Unifil, mentre D'Alema ha spiegato che questa missione con l'impronta europea è un'occasione storica per il Medio Oriente, al punto che potrebbe essere replicata nella Striscia di Gaza. Un "modello"utile per aiutare l'Europa, finalmente, a giocare un ruolo nelle crisi che la interpellano: quasi un embrione di politica estera e di politica di difesa europee, costruito nei fatti e sul campo prima che nella Costituzione.

    Resta la difficoltà oggettiva della missione sul terreno, l'incognita di una guerra sospesa che potrebbe riprendere nonostante l'Unifil, i rischi molto forti per i quasi tremila uomini che l'Italia impegnerà in Libano. Anche per questo, sarebbe auspicabile che una missione Onu ed europea vedesse il sostegno esplicito del Parlamento, senza rivincite o umiliazioni della sinistra sulla destra, senza meschinità dell'opposizione, o rilanci fuori da ogni regola d'ingaggio condivisa, come quelli di Berlusconi che chiede all'Unifil di procedere al disarmo di Hezbollah. Ma anche senza le riserve mentali dell'ultrasinistra prontissima a dare al Libano ciò che non voleva dare all'Afghanistan, nel calcolo ideologico di chi vede nel coinvolgimento dell'Europa un distacco dall'America: senza capire che l'Europa finalmente in campo con l'America, di fronte alle emergenze che dobbiamo fronteggiare, è invece il compimento di quell'identità occidentale di difesa della democrazia e dei suoi valori messa finora in crisi proprio dall'unilateralismo ultraconservatore di George Bush.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Repubblica
    Mi sembra che la compasizione Europea sia più che soddisfacente.
    Chi non ha mandato le truppe non l'ha fatto per motivi validi: il Regno Unito è già troppo impegnato nelle altre missioni, la Germania vive un momento di precaria stabilità politica e gli altri rimasti fuori non credo che potessero fare miracoli...

    Analizzando attentamente la composizione è molto ricca a livello europeo:

    Italia 3000, Francia 2000, Spagna 1200, Polonia 500, Belgio 400 e la Finlandia 300 circa.
    Il Portogallo è disponibile ad inviare truppe.

    Poi mi sembra giusto che non sia solo l'Europa a mettere le truppe, ma tutto il mondo, dato che la pace in M.O. non va solo a nostro interesse e perchè la missione è ONU.

    Gli altri paesi che sono disponibili sono:

    Indonesia 1000, Malesia 1000, Bangladesh 1500, Turchia 5000, e si stà valutando sulla partecipazione Russa e Cinese..

    Nel complesso il mio giudizio è molto positivo, poi chiaramente si vedrà sul campo l'efficacia di tutta l'operazione.
    Tutti avevano buoni motivi per non inviare truppe.
    Ed in una simile situazione è facile trovare scuse validissime.
    Ma i numeri mostrano impietosamente la realtà e resta il fatto che il 92 % della forza "Europea" è fornito da solo 3 nazioni ed il 75 % da 2.
    Una visione molto realistica della cosa dice che la missione sarà una missione congiunta Francia Italia e che le altre nazioni Europee daranno un supporto di facciata.
    E questo per chi come me non ha nessuna bandiera politica da difendere resta un chiaro sintomo dell' ennesimo fallimento del tentativo Europeo di darsi una politica estera comune.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco Piccinini
    Tutti avevano buoni motivi per non inviare truppe.
    Ed in una simile situazione è facile trovare scuse validissime.
    Ma i numeri mostrano impietosamente la realtà e resta il fatto che il 92 % della forza "Europea" è fornito da solo 3 nazioni ed il 75 % da 2.
    Una visione molto realistica della cosa dice che la missione sarà una missione congiunta Francia Italia e che le altre nazioni Europee daranno un supporto di facciata.
    E questo per chi come me non ha nessuna bandiera politica da difendere resta un chiaro sintomo dell' ennesimo fallimento del tentativo Europeo di darsi una politica estera comune.
    Ci sono paesi che anche se mandano una nave, per loro è già troppo... Ma se pensi che 3 dellle nazioni principali e più grandi dell'Europa saranno in prima linea è un fatto molto positivo. Inoltre la germania pur non inviando truppe di terra si occuperà della Marina con almeno 1000 uomini, non è nulla..
    E' chiaro che paesi più grandi e non impegnati in altre operazioni sono le favorite a mettere le truppe.. Io vedo che ci può essere una svolta positiva nella politica estera UE...

  6. #6
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    L'ex-Crande-Cermania avrebbe dovuto seguire pedissequamente
    la "dottrina Schröder": "Nè un uomo, nè un Panzer per le avven-
    ture (create) dagli "altri" (europei e non)", ma la Merkel e i suoi
    "complici dai calzetti rossi" faranno pattugliare i mari, also cosa
    si vuole di più ? Oltre a tutto il Charlemagne è presente con due
    mila uomini e l'Oberkommando. O B H, der Oberbefehlshaber

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Repubblica
    Ci sono paesi che anche se mandano una nave, per loro è già troppo... Ma se pensi che 3 dellle nazioni principali e più grandi dell'Europa saranno in prima linea è un fatto molto positivo. Inoltre la germania pur non inviando truppe di terra si occuperà della Marina con almeno 1000 uomini, non è nulla..
    E' chiaro che paesi più grandi e non impegnati in altre operazioni sono le favorite a mettere le truppe.. Io vedo che ci può essere una svolta positiva nella politica estera UE...
    Da buon vecchio nostalgico (non in quel senso !!!), mi ricordo il grande Gaber che cantava
    "La Libertà è partecipazione".
    Questa missione e questo vertice sono stati caricati di grande significato.
    L'Europa che per la prima volta senza Americani ed Inglesi, si sforza di occupare nel mondo il ruolo che le spetterebbe, assumentosi i propri rischi e le proprie responsabilità.
    E la risposta doveva essere adeguata. OK, ci poteva stare il forte impegno delle tre sopracitate nazioni, ma gli altri, con un impegno minimo ma globale, dovevano quantomeno controbilanciare l'impegno delle tre
    (21 nazioni, 300 uomini a testa ?)
    E la mia, sia ben chiaro è una critica all'Europa non certo all'Italia. Prodi e D'alema hanno tentato, giustamente, una "Mission impossible", far decollare la politica estera Europea.
    L'ennesimo fallimento, ma non loro, dell'Europa che dimostra per l'ennesima volta di essere un'entità puramente "Economica" (ed anche qui traballante e divisa in mille nazionalismi ed opportunismi).

  8. #8
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    Egregio Collega MP,
    mi consenta, ma non credo che i due signori da lei citati
    "abbiano tentato di far decollare la politica estera euro-
    pea", ma stiano cercando di fare un polverone della ma-
    donna sulle loro imprese casalinghe...
    Ovvio che le mie sono "viste da lontano" ...
    O B H, der Oberbefehlshaber

  9. #9
    Repubblica
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    Citazione Originariamente Scritto da O B H
    Egregio Collega MP,
    mi consenta, ma non credo che i due signori da lei citati
    "abbiano tentato di far decollare la politica estera euro-
    pea", ma stiano cercando di fare un polverone della ma-
    donna sulle loro imprese casalinghe...
    Ovvio che le mie sono "viste da lontano" ...
    O B H, der Oberbefehlshaber
    Molto da lontano.... lontanissimo...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da O B H
    Egregio Collega MP,
    mi consenta, ma non credo che i due signori da lei citati
    "abbiano tentato di far decollare la politica estera euro-
    pea", ma stiano cercando di fare un polverone della ma-
    donna sulle loro imprese casalinghe...
    Ovvio che le mie sono "viste da lontano" ...
    O B H, der Oberbefehlshaber
    Egregio OBH, da 5 anni gran parte dei sostenitori della coalizione che ha vinto le elezioni e designato Prodi e D'Alema a guidare il Governo, hanno manifestato in ogni modo contro l'egemonia Americana e l'interventismo degli stessi.
    Inoltre hanno da sempre reclamato un ruolo di primo piano per l'Europa.
    Quindi mi sembra del tutto ovvio che Prodi e D'Alema abbiano visto nella situazione creatasi in Libano un'occasione, unica ed irripetibile.
    L'America ed Inghilterra, suo fedele e tradizionale alleato, impegnati oltre ogni ragionevole limite in Iraq ed Afganistan.

    Certo nella decisione avranno avuto un peso anche considerazioni di politica interna, ma indirette. Il vero obiettivo era un'Europa più forte.
    E proprio per questo considero il vertice un "Clamoroso" fallimento

 

 
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