Convertiti all'Islam i due giornalisti rapiti a Gaza. Hanno salvato la testa come i cristiani catturati dagli islamici nel Medioevo.
Una volta non era così, una volta non eravamo ne docili e ne sottomessi.
Mi pare il caso di riproporre una storia.
Alla fine di marzo del 1565 la flotta di Solimano il Magnifico era pronta per Malta.
Cancellati i regni cristiani in oriente, conquistata Costantinopoli, spinti i suoi domini dall'estremo nord dell'Ungheria e ai limiti estremi del Magreb, solo l'isola di Malta, possesso degli indomabili Cavalieri, rimaneva come baluardo della cristianità. Di li avrebbe potuto invadere la Sicilia e risalire la penisola verso l'agognata "Mela d'Oro", Roma, la conquista della quale avrebbe realizzato i dettami del Corano e dato all'Islam il dominio del mondo.
180 navi, con 40.000 armati, fra i quali ben 7.000 Giannizzeri armati con moderni archibugi tedeschi a canna lunga, moderne artiglierie e 50 navi di rifornimenti, erano pronti a salpare.
I potenti d'Europa erano divisi da gelosie e rivalità.
Venezia già pagava un forte tributo a Solimano, la Francia ci tramava contro l'odiata Spagna, la Spagna non voleva impegnarsi sperando in un qualsiasi accomodamento.
Rimanevano solo i "dannati monaci", i Cavalieri di Malta che ubbidivano solo al Papa, e che cacciati da Gerusalemme, cacciati da Rodi, continuavano a combattere dalle loro navi con la bandiera crociata.
Settecento Cavalieri, ordinati in coorti dette "Langues", lingue, di Castiglia, d'Italia, di Provenza, di Francia, d'Alvernia, d'Aragona, d'Alemagna e di Inghilterra. E tremila soldati, archibugieri, balestrieri, picchieri, cannonieri.
La difesa faceva perno su tre forti: San Michele e Sant'Angelo, adiacenti, e Sant'Elmo, più piccolo e distaccato.
La flotta ottomana sbarcò il 20 maggio e cominciò l'assedio, investendo per primo Sant'Elmo. Pochi giorni prima il figlio diciottenne del Governatore spagnolo della Sicilia aveva voluto raggiungere Malta, ed ottenuto di essere ordinato Cavaliere.
Il 23 giugno 1565 Sant'Elmo cadde, con la fine degli ultimi di 150 Cavalieri e circa mille soldati cristiani che lo difendevano.
Ma alle forze di Solimano era costato circa 10.000 uomini, e tanto fu il furore che i Cavalieri, benchè già morti, vennero decapitati e inchiodati a braccia aperte su delle zattere, sospinte dalla corrente verso la baia su cui si affacciavano i Forti cristiani.
Allora il Gran Maestro dell'Ordine, Jean de La Vallette, dette ordine che tutti i prigionieri venissero decapitati, e ordinò ai cannonieri che le teste fossero sparate, come proiettili, verso i Turchi che dalle spiagge gridavano e insultavano.
Ma, mentre gli ottomani si riorganizzavano per dare l'assalto agli altri forti, giunse a Malta una spedizione detta "Piccolo Soccorso".
Era successo che i menestrelli e i cantastorie avevano cantato le gesta dei Cavalieri, e la storia dell'eroica resistenza aveva infiammato gli animi in tutta europa, ed erano cominciati a scendere in Sicilia giovani che speravano di riuscire ad andare sull'isola a combattere.
Questa spedizione era stata organizzata dal piccolo Ducato di Savoia, che riuscì a sbarcare furtivamente un piccolo gruppo di combattenti, viveri e armi, mentre le altre potenze non intervenivano.
Intanto riprendeva l'epica battaglia attorno ai Forti di San Michele e Sant'Angelo, bombardati dai Turchi con circa seimila colpi al giorno, fra assalti, sortite, feroci mischie. I difensori si assottigliana, le difese crollavano, le munizioni si esaurivano.
Il 7 Agosto sembrò essere la giornata definitiva.
Per prevenire l'attacco turco che si stava organizzando i Cavalieri sortirono in massa, e coperti dalle armature, spalla a spalla, menando fendenti con la grossa spada che impugnavano a due mani, essi penetrarono la massa urlante di turbanti e scimitarre come un moderno reparto corazzato. I nugoli di frecce che li investivano si spezzavano sulle armature, mentre gli scudi rotondi degli assalitori rotolavano con ancora attaccato il braccio del proprietario.
La battaglia infuriò per nove ore, fino a quando le trombe dei turchi sconfitti suonarono la ritirata.
Ma intanto in Sicilia si stava organizzando la spedizione del "Grande Soccorso"
Erano scesi nell'isola giovani armati da tutta Europa, dalla Scozia, dalla Germania, dalla Francia, Inghilterra, Spagna, Austria. A Messina erano presenti i giovani nobili delle più grandi casate italiane: i Doria, gli Orsini, i Colonna, i Carafa, i Caracciolo, i Vitelli, i Gonzaga... in tutto novemila, decisi e desiderosi di battersi contro i Turchi, e stavolta la Spagna e Genova inviarono le navi, mentre Venezia e la Francia mantenevano la loro vergognosa neutralità.
Sbarcarono a Malta il 7 settembre, e la battaglia decisiva, a cui si unirono i Cavalieri e i soldati usciti dai forti, si combattè nella piana di Pietranera.
I turchi superstiti, il 12 settembre salparono verso Costantinopoli, portando la notizia della prima grande sconfitta subita dall'Impero Ottomano. Di quarantamila partiti ne tornava un pugno insignificante.
La Mela Rossa non sarebbe stata più conquistata, stava per essere eletto Papa un semplice monaco domenicano dalla tempra d'acciaio, Pio V.
E un ragazzino di sangue reale, figlio illegittimo dell'Imperatore Carlo V e di una bella ragazza austriaca, cresceva fra il popolo in un oscuro villaggio spagnolo; A ventisei anni avrebbe comandato la flotta cristiana come Don Giovanni D'Austria.
La prossima battaglia sarà Lepanto.




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