I nuovi mostri
28/8/2006
di Andrea Malaguti
Ondivaghi, cinici, scorretti, banditi, furbastri. Appena i nuovi dirigenti della Juventus hanno deciso di rivolgersi al Tar, sul club bianconero si è abbattuto un uragano di insulti. In questo Paese di schiene dritte, si è scoperto che a puzzare di zolfo e ad avere il piede caprino sono solo i vertici bianconeri. Hanno avvelenato il calcio e ora vogliono i danni e si rivolgono alla giustizia ordinaria. Loro. Una vergogna. La butti lì in un bar, in una pizzeria o sul tram e tutti a dire che schifo. Facile, come pescare in un laghetto artificiale. Ma che cosa è successo in verità?
Quando è esplosa Calciopoli c'è stato un solo club a mettersi in discussione: la Juventus. La società si è data un codice etico e ha azzerato, rifondandolo, il cda. Cobolli Gigli e Blanc non sono Moggi e Giraudo. Un atteggiamento accolto dall'opinione pubblica con benevolenza. Visto?, lo stile sopravvive. Bene.
Poi sono arrivate le sentenze. Dure in primo grado, inspiegabilmente sperequate in appello, quando la corte non era più presieduta da un giudice, Cesare Ruperto, ma da Piero Sandulli, eccellente avvocato, uomo integro, con un passato di rappresentanza nella polisportiva Lazio. «I giudici giudicano, gli avvocati mediano», sospirò Guido Rossi. Ma perché la corte era composta da avvocati? Il sacro regolamento. Morale: tutti in A (Fiorentina a -19, Lazio a -11, Milan a -8 conservando l’accesso alla Champions) tranne la Juve. B e 17 punti di penalizzazione. E lo scudetto? All’Inter.
Il coro è stato unanime: stucchevole, un papocchio, tipica soluzione all’italiana. Un mostro giuridico, insomma, che la Juve avrebbe dovuto accettare ebeticamente. Per coerenza. E i 130 milioni di euro che rischiano di andare in fumo? Voi siete nobili. E il differente trattamento riservato agli altri club? Voi siete l’esempio. E se noi vi chiedessimo di mediare? Basta che non vogliate la A o una riduzione dei punti di penalizzazione.
La Juve, venduti alcuni giocatori chiave («così hanno risanato i conti» la sinfonia, come se una promozione eventuale non obbligasse a fare investimenti equivalenti), ha preso la strada del Tar, violando la clausola compromissoria e mettendo in discussione il principio, molto opinabile eppure molto amato, della responsabilità oggettiva. Un delirio, arroganza? L’ultima risorsa - prevista dal nostro ordinamento, dove anche il mostro di Firenze ha diritto alla miglior difesa possibile - di una società quotata in Borsa che ancora ieri ha fatto capire di essere disposta a evitare soluzioni extrasportive ma che deve tutelare se stessa, i propri soci e i propri tifosi nella convinzione che i regolamenti del calcio non possano pregiudicare diritti soggettivi tutelati dallo Stato. Si può non essere d’accordo, non si può negare la razionalità della scelta. Sono altri, a questo punto, a dover usare il buon senso.
http://www.lastampa.it/cmstp/rubrich...colo=1559&tp=C




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