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    SENATORE di POL
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    Predefinito Il discorso di Francesco Cossiga in Israele

    " il discorso di Cossiga in visita in Israele


    "Quale e' dunque lo scopo di questo viaggio? Io, non ricopro alcuna carica pubblica rappresentativa dello Stato, rappresento soltanto me stesso e moralmente, almeno lo spero, quegli italiani, pochi o molti in verita' in questo momento di confusione non lo so piu', che la pensano come me. Non ho, lo ripeto, alcun mandato dal governo del mio paese. E poi esso ha qui i suoi rappresentanti e invia qui i suoi ministri, compreso e sopratutto il ministro degli Affari esteri, politico di grande autorita', leader della sinistra italiana, che piu' e meglio di me possono esprimere la linea del governo della Repubblica. Io questa linea non ho il diritto di rappresentarla, e voglio, ancora una volta affermarlo, non la esprimo quindi ad alcun titolo e ad alcun effetto - dichiara ancora Cossiga -.

    Perche' sono venuto in Israele? Sono venuto in Israele per testimoniare in un momento difficile e che, forse, potrebbe anche divenire tragico, alla comunita' israeliana e alla Stato d'Israele e con essi a tutto il popolo ebraico, in Israele e nella Diaspora, la mia solidarieta'. Non nascondiamoci che la tregua non vuole dire 'pace in atto' e diciamo anche che fa anche fatica ad affermarsi, dato che gli Hezbollah non l'hanno in pratica accettata, che del disarmo di queste milizie, braccio dell'estremismo sciita, non si parla piu' nonostante le precedenti e mai applicate risoluzioni del consiglio di Sicurezza, che questo disarmo non rientra nel mandato conferito alla forza di interposizione, che perfino un ministro del governo italiano, che non e' un governo nemico ne' di Israele ne' del tormentato Libano, il tentativo di disarmare le milizie Hezbollah: 'sarebbe una pazzia e porterebbe alla guerra civile nel Libano', dato anche che, per dichiarazione del premier libanese, cristiano e notoriamente filo-siriano, queste milizie debbono considerarsi ormai parte dell'apparato difensivo del governo di Beirut e di cui alcuni ministri europei auspicano addirittura l'integrazione nelle forze armate libanesi, che cosi', oltre ad essere in parte politicamente influenzate dalla Siria, sarebbero sotto l'influenza spirituale e il controllo politico del governo teocratico, sciita integralista, di Teheran; considerato che in Libano e nelle sue forze armate regna una grande confusione con ministri figli di combattenti cristiani assassinati da sicari siriani e ministri pro-Damasco, con ufficiali, sottufficiali e soldati che appartengono non tanto a religioni diverse, che questo di per se' nulla in un paese che fosse democratico dovrebbe contare: pensiamo agli Stati Uniti, alla Germania e alla Svizzera, ma anche a fazioni religiose che guardano non a Beirut, ma a Damasco e a Teheran; dato che l'Iran ha bollato negativamente la risoluzione del consiglio di Sicurezza e che si rischia quindi di avere una forza militare d'interposizione delle Nazioni unite debole e incerta, composta forse anche da unita' militari di paesi certo non amici dello Stato d'Israele e non ostili o che comunque non hanno riserve nei confronti degli Hezbollah. Vengo qui a dare la mia solidarieta' di democratico, di antifascista 'liberal', di occidentale e di cristiano" - spiega il senatore a vita -.

    "Perche' di democratico? Perche' non posso e non voglio dimenticare che il sacrificio degli ebrei europei ha costituito un enorme contributo alla causa della liberta' dell'Europa, perche' l'insurrezione del ghetto di Varsavia contro l'occupante germanico e' uno degli episodi piu' gloriosi della epopea della Resistenza europea contro la repressione nazista. Perche' la Shoah e' un lascito morale, certo doloroso e tragico, ma prezioso, perche' la democrazia senza i valori della liberta' religiosa, dell'uguaglianza e della pieta' non vive! Perche' lo Stato d'Israele e' l'unico Stato democratico del medio-oriente. Difendere l'esistenza e la liberta' dello Stato d'Israele e insieme la liberta' e l'identita' degli ebrei della diaspora e' difendere l'Occidente contro la 'guerra santa' che si vuole condurre dall'estremismo islamico contro 'gli ebrei e i crociati', difendere la democrazia, difendere la liberta' - sostiene Francesco Cossiga nel discorso -. Perche' come antifascista 'liberale'? Perche', lo riconosco, storicamente si puo' essere anche 'antifascisti' della specie cosidetta 'progressiva', e insieme antisraeliani e 'antisionisti' e cioe' in pratica antiebrei, come lo erano i comunisti sovietici, lo sono stati la piu' parte dei comunisti italiani, come lo e' oggi e lo dico con rispetto, una gran parte di coloro che militano nella sinistra italiana della quale fanno parte anche persone che stimo e la cui azione politica in altri tempi ho sostenuto, investendo in essa il mio, anche se modesto, ma onesto e dignitoso, patrimonio politico, e che mostrano lealmente e sinceramente la loro propensione per l'Islam, non certo quale grande religione e grande civilta', che mi troverebbero concordi, ma per un Islam da loro 'idealizzato', una volta dissoltosi il mito del 'comunismo internazionalista', quale nuova 'forza rivoluzionaria antimperialista', che mostrano inoltre una considerazione amichevole per gli Hezbollah e, almeno alcuni di loro, ma non pochi, 'comprensione' per Al Qaeda e per i metodi terroristici di lotta di Hamas. Perche' come 'occidentale'? - spiega ancora il senatore -. Si', perche' io sono 'occidentale', quali lo sono gli europei, tutti gli europei, Russie comprese, gli americani di tutte le Americhe e lo Stato d'Israele, questo Occidente della cui civilta' la religione e la cultura ebraica sono elementi costitutivi. E ne sono fiero, anche perche' solo nell'affermazione di questa mia identita' posso confrontarmi e colloquiare con altre grandi civilta', da quella islamica a quella dell'Africa nera a quella cinese e dell'estremo Oriente".

    "Perche' anche come cristiano? Perche' voi israeliani ed ebrei siete i miei 'fratelli maggiori', il popolo che fu 'eletto' da Dio per l'Alleanza, il popolo cui questa terra fu promessa e poi data da Dio, un popolo senza il quale io non avrei ricevuto il dono della fede e della liberta'. E anche per ringraziarvi di questo, io sono oggi qui, non contro i palestinesi e contro l'Islam, ma accanto a voi e contro i vostri nemici. Come cristiano, perche' penso al peso che sento gravare anche su di me come cristiano, per le ingiuste persecuzioni che gli ebrei hanno subito nella loro tormentata storia. Dalla cristiana Isabella di Castiglia, indegnamente chiamata 'la Cattolica', che da Toledo, con la cacciata degli ebrei dalle terre della Corona, la Sardegna, la mia 'piccola patria'!, compresa, per purificare il Regno, espulsione sciaguratamente effettuata con 'approvazione della Chiesa spagnola, ha avuto inizio il triste cammino della diaspora ebraica in Europa, che si e' tragicamente concluso con lo sterminio ad Auschwitz di milioni di ebrei, ma anche di numerosi cristiani, tra cui la martire perche' ebrea e santa: la cattolica, tedesca, filosofa, monaca Edith Stein, e anche di rom e di democratici, di sacerdoti cattolici e di pastori protestanti, e anche di comunisti non antiebrei. Perche' penso ai ghetti che sono stati inventati dai papi; perche' penso ai 'pogrom' che hanno avuto la loro origine nella Polonia cattolica.

    Grandi sono le responsabilita' di noi cattolici e cristiani - sostiene il presidente emerito -. Perche' solo con la Dichiarazione conciliare del Concilio Vaticano II si e' cancellata la triste falsita' storica, purtroppo avallata dalla liturgia tridentina, degli 'ebrei deicidi', ma ora giustamente e con coraggio 'polacco' ribattezzati: 'i nostri fratelli maggiori'; perche' gli ebrei sono la 'gente' cui appartenevano Gesu', Maria, Pietro e Paolo; perche' solo con questa dichiarazione e con le sante parole e i santi atti di Papa Giovanni Paolo II, il Grande e di Papa Benedetto XVI, tedesco e, appunto, lo ripeto, con il martirio da cristiana, ma perche' ebrea, di Edith Stein, si e' cancellata almeno in parte la tremenda macchia del 'prudente silenzio' che ombreggiava il manto della Chiesa che, pur sempre nel mistero di Dio: 'Sancta et meretrix', doveva essere anche in questo caso immacolato, salvo che del sangue di Cristo, Pietro e Paolo, ebrei, essendo eccezioni esemplari, ma grazie a Dio non le sole, i vescovi tedeschi von Galen, oggi beato e von Preysing, e il pastore luterano tedesco, il martire Bonhöffer e tanti laici, religiosi e religiose che si sono esposti o che anche sono caduti sotto il piombo delle SS germaniche o da loro impiccati per aiutare e salvare dagli aguzzini nazisti quelli che un grande Papa avrebbe giustamente chiamato, appunto, i nostri fratelli maggiori, con i quali siamo legati dallo stesso Antico Patto. E infine, il per me cattolico, triste e doloroso 'silenzio prudente' di parte della gerarchia cattolica sulla atroce persecuzione nazista e fascista degli ebrei, che ha funestato l'Europa da Roma a Berlino, da Vichy a Budapest, e infine perfino, Dio misericordioso ci perdoni e perdoni la sua Santa Chiesa, sull'Olocausto finale. Ma io non sono certo nemico dell'Islam! E ben so quanto la civilta', specie mediterranea, debba alla cultura islamica. Ammiro la religiosita' profonda dei musulmani che adorano come unico Dio il nostro stesso Dio, il Dio di noi cristiani e ebrei: il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe".

    "Non condivido certo, da democratico e da cristiano, il carattere teocratico della loro filosofia politico-sociale relativamente alla concezione della comunita' religiosa e della societa' civile, e ho paura dell'estremismo religioso, e quindi per loro anche politico, di una parte di essi, che arriva perfino a giustificare il terrorismo, anche nella forma del sacrificio personale di giovani e giovanette, che forse saranno anche, come disse un pur grande Imam moderato della grande universita' islamica de Il Cairo in un convegno ecumenico a Milano a proposito dei giovani 'kamikaze' che insanguinavano questa terra, possono anche essere considerati soggettivamente 'santi e martiri' di fronte a Dio, ma di fronte a Dio certamente fanatici assassini sono quelli che li educano a siffatti sentimenti e azioni. Sono anche amico da lungo tempo dei palestinesi! E certamente per il movimento palestinese e per la costituzione dell'Autorita' nazionale palestinese in vista della costituzione del futuro necessario Stato palestinese, da ministro dell'Interno, anche violando la legge, e da presidente del Consiglio dei ministri, che fece approvare dal Consiglio europeo di Venezia del 1980 la prima risoluzione a favore di uno Stato palestinese, e da presidente della Repubblica (ho avuto leali e regolari contatti politici di lunga data con Arafat e con molti dirigenti dell'Autorita' nazionale palestinese, ed egli fu anche piu' volte mio ospite), ho fatto molto di piu' che non certi 'filopalestinesi d'accatto' della nostra sinistra d'oggi.

    Certo, non vedo con favore e non condivido, i numerosi eccessi del regime islamico dell'Iran, di quello baathista della Siria e aborro con forza i terroristi, chiunque siano e qualunque siano le motivazioni e l'appartenenza, Al Qaeda in prima linea. Nutro grandi riserve nei confronti del governo, in gran parte troppo pedissequamente filosiriano, del martoriato Libano. Ma per la salvezza del popolo e dello Stato israeliano e per la costituzione dello Stato arabo-palestinese, per la creazione di uno stato di stabilita' e di sicurezza, credo che forse occorrera' trattare senza pregiudizi anche con loro, ma solo da posizioni consolidate di forza e di sicurezza. Ma vedo crescere con dolore e orrore, purtroppo anche nelle file cristiane, vescovi (penso al Patriarca latino di Gerusalemme) e perfino qualche cardinale, in Italia e in Europa, contro il Concilio Vaticano II e contro le parole e i comportamenti di due grandi papi, una sorta di pericoloso antiebraismo, magari malamente camuffato da antisraelismo. Ma pur essendo antisraeliani e non, come invece io sono 'filoisraeliani' (in fondo per convinzioni religiose sono contro la istituzione dello Stato d'Israeale anche alcuni ebrei ortodossi americani, o ebrei cosi' detti 'liberali' e 'laici', per motivi politici e di 'laicismo'; anche alcuni ebrei di sinistra della diaspora in Italia lo sono!, certo mai bisognerebbe parteggiare o anche solo essere indulgenti per chi vuole distruggere Israele con una nuova Shoah!".
    "Sono, da tempo e non lo nego, per la costituzione di uno Stato palestinese, soggetto alle leggi internazionali di pace e di guerra, ed anche membro della Nazioni unite, ma sono anche per la sicurezza e l'integrita' dello Stato d'Israele. Ma debbo ricordare, per rispetto della verita' storica, che anche qualcuno nel mio paese ha recentemente almeno sottaciuto, che non fu il neonato Stato di Israele o l'ebraismo mondiale, ma furono Stati arabi e gli stessi arabo-palestinesi che non vollero a suo tempo l'applicazione della risoluzione delle Nazioni unite relativa alla costituzione di uno stato arabo-palestinese, e che porto' invece alla costituzione unitariamente prevista dello Stato d'Israele, subito peraltro aggredito da forze arabe e non solo arabo-palestinesi, proprio perche' non volevano la nascita dello Stato d'Israele. E mentre con un mandato confuso e incerto (ho compreso il 'dove', meno il 'come' e il 'perche'': ma e' il massimo che le Nazioni unite oggi ci possano passare), sta per dispiegarsi, anche con la doverosa e tuttavia sommamente rischiosa, partecipazione di unita' militari italiane, al confine tra il Libano e Israele, un forza di interposizione delle Nazioni unite, voglio ricordare che non contro il Libano per se stesso, lo Stato d'Israele dovette dare inizio ad operazioni militari, certo con dolorosi lutti e distruzioni da entrambe le parti (piango i morti di Cana, ma anche quelli di Haifa), ma per difendersi dai banditeschi rapimenti dei suoi soldati, non ancora liberati, e dai continui attacchi proditori degli Hezbollah, un movimento islamico sciita estremista contro cui un tempo, non dimentichiamolo, per difendere la loro identita' dovettero combattere gli stessi libanesi cristiani, un movimento sorretto dal governo totalitario e teocratico di Teheran che proclama il dovere religioso della distruzione dello Stato d'Israele e che si e' impegnato in un programma di armamento nucleare da cui certo non sara' il debole, confuso e incerto (e forse anche non coraggioso e alquanto opportunista!) segretario generale delle Nazioni unite Kofi Annan a dissuaderlo, ne' l'Agenzia nucleare delle Nazioni unite, controllata da alcuni quasi-complici.

    È questo un movimento che pratica non solo la guerra, ma il terrorismo e sulla cui natura nutrono idee sciaguratamente errate anche esponenti politici e di governo del mio paese, arrivando a considerarlo un 'legittimo partito politico', e non invece una fanatica forza politico-militare d'ispirazione islamico- estremista, che pratica la guerra e il terrorismo, sostenuto finanziariamente, armato robustamente e ispirato religiosamente e politicamente dal governo teocratico di Teheran. Ma a ben vedere allora anche il nazismo, il 'male assoluto' del XX secolo, dovrebbe considerarsi da un punto dei vista formale un 'partito politico legittimo', perche' andato al potere nella disgraziata Germania, tra violenze alle cose e alle persone, ma comunque in forza del libero voto popolare espresso dalla maggioranza del popolo tedesco contro i partiti democratici; contro i socialdemocratici, contro i comunisti, contro i liberali e i cattolici democratici, nazionali e bavaresi, il cui leader fini' presto a Dachau e li' fu ucciso! E spero che nessun uomo politico e di governo della sinistra del nostro paese, su questa linea del 'libero suffragio popolare', voglia, come dovrebbe in nome del parallelismo, riabilitarlo perche' 'partito politico legittimo, andato al potere in forza del libero voto popolare', come in questi giorni ha tentato di riabilitare gli Hezbollah. Il Dio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe benedica, come da secoli fa, pur nelle prove cui nella sua misteriosa Provvidenza lo ha sottoposto e ancora lo sottopone e lo sottoporra', Israele. E protegga e salvi lo Stato d'Israele! Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe protegga gli ebrei della Diaspora! Dio faccia tornare in questa contrada da Lui prediletta e scelta come 'terra promessa' per i popoli dell'Alleanza, la terra che per noi cristiani e' la terra del nostro salvatore Gesu' di Nazaret, ebreo, la pace nella giustizia e nella liberta' per tutti: ebrei, islamici e cristiani! Amen!" - conclude Cossiga. "




    Shalom

  2. #2
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    Nobiltà e Rispetto.

    Qualunque commento sarebbe futile.

  3. #3
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    Quest'uomo è un mito! Ce ne fossero di politici così...

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Beh c'è poco da dire...........Cossiga non certamente "di destra" e neppure, a rigore, di centrodestra.........ma sulla sicurezza, la politica estera, il terrorismo internazionale, l'Europa e i rapporti transatlantici, nonchè sul ruolo dei servizi e il disastro di certa magistratura girotondista italica.........dice solitamente cose incontrovertibili.

    Shalom

  5. #5
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    A completamento del discorso di Cossiga è utile leggere anche questo articolo...a firma di Stefano Zecchi....

    "27 Agosto 2006

    L’Occidente suicida


    Israele è un piccolo frammento della civiltà occidentale all'interno del mondo mediorientale islamico. Qui ha i suoi nemici «naturali» che hanno sempre considerato lo Stato ebraico un invasore della propria terra e un oltraggio alla propria religione. Se fossero solo questi i nemici di Israele, la questione palestinese si sarebbe già risolta da tempo per via diplomatica, con la costituzione di due stati autonomi, pienamente legittimi. Israele però ha anche ostilità e diffidenze nel mondo occidentale,o in coloro che nel mondo occidentale vivono e professano altre religioni, come dimostra il messaggio pubblicitario pagato dall'Ucoii (l'Unione delle Comunità islamiche in Italia) nel quale le stragi naziste di ieri vengono paragonate alle «stragi israeliane» di oggi. Ostilità e diffidenze che, d'altra parte, hanno accompagnato la formazione del suo Stato, sostenuto un tempo dall'Unione Sovietica per contrastare la presenza inglese in quell'area, poi dagli angloamericani.
    Si dice che l'ostilità occidentale verso Israele è una diretta conseguenza dell'antiamericanismo presente in Europa.È un'affermazione giusta, ma culturalmente parziale. Oggi tutta la società occidentale - europea e statunitense - che si percepisce come il mondo moderno si trova a confrontarsi (e ad essere tenuta sotto scacco) con una teologia e con governi teocratici nient'affatto moderni o nuovi, cioè quelli dell'Islam, in grado di mandare al martirio migliaia di giovani per la gloria del loro Dio e per la difesa e il trionfo dei loro governi terreni.
    Riflettendo sul significato della storia universale, Goethe annotava come la fede abbia sempre vinto contro la miscredenza. Difficile immaginare che oggi ci siano persone disposte a morire per la fede cristiana o semplicemente per la «civiltà occidentale». Se Goethe potesse volgere lo sguardo al nostro tempo, osserverebbe come una potenza così forte militarmente, qual è appunto quella europea-americana, sia anche così disarmata intellettualmente di fronte al resto del mondo. Contro questa povertà culturale, una parte non trascurabile della società occidentale, quella in cui è più consistente e determinante l'ostilità verso Israele,crede di opporsi con fantasiose dislocazioni del potere e con immagini della storia grossolanamente semplificatrici, per esempio innalzando la bandiera del pacifismo, che nella sua attuale esibizione tradisce un nesso essenziale della nostra modernità, il legame cioè della pace con la giustizia e la libertà tra i popoli.In realtà, la povertà culturale della civiltà occidentale è profonda, non è casuale, non si supera con il folklore o con la buona volontà. Essa è una conseguenza molto specifica di un modello di pensiero,di una filosofia che è stata meticolosamente elaborata nel secondo dopoguerra in seguito alla sconfitta, nel 1945 e nel 1989-'90, dei due Stati ideologici, l'un l'altro contrapposti e nemici: la Germania nazista e la Russia sovietica. Una filosofia che ha fiaccato culturalmente l'Occidente, smantellando il rapporto essenziale tra la politica di potenza statale e la fede in Dio, su cui si era fondata la grandezza e lo sviluppo della civiltà occidentale. Per le proprie vicende storiche, per la tragedia recente del suo popolo,il nesso tra politica di potenza statale e fede in Dio è vivo, intenso, determinante in Israele. I giovani ebrei che hanno combattuto in Libano sono quasi certamente i figli di altri soldati che una quarantina di anni prima avevano riconquistato a Gerusalemme il Muro del Pianto, che a loro volta sono i figli di altri combattenti di guerre lontane che si perdono nella notte dei tempi. Gli ebrei sono un popolo, l'ultimo vero popolo rimasto sulla terra. Ovunque, ormai, ci sono soltanto individui preoccupati delle loro questioni personali;oggi predomina e viene onorata la vita delle persone, non quella del popolo. Prima la loro fede religiosa, poi la difesa dello Stato d'Israele, hanno costretto gli ebrei a restare popolo e solo popolo, per chissà quanti secoli ancora. I nemici europei di Israele non vedono che solo il suo popolo è rimasto a difendere lo spirito originario della civiltà occidentale e non comprendono che l'autoaffermazione dell'Occidente è possibile attraverso il collegamento con la sua storia passata che, oggi,è nelle mani di Israele.


    Stefano Zecchi
    "

    Shalom

  6. #6
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    «L’altra visione è quella di Pannella:»

    Giuliano Ferrara

    Il FOGLIO del 31 agosto 2006

    La pazzia di Sofri, con Israele che disarma e mette l’atomica in soffitta, ha il fascino proprio delle visioni. Ma chi vede spesso non guarda. A guardarlo, Israele è diverso da come appare nella luce illuminata, volontaristica, democratico-liberale di un campione – e non c’è ironia, tantomeno sberleffo – del diritto internazionale come soluzione e fine della storia. Israele non è il rifugio degli ebrei dopo la Shoah, e dunque un oggetto di comprensione e compassione. E’ al contrario una entità sionista, per dirla con le parole del presidente iraniano e di tutte le tirannie del medio oriente che non lo riconoscono come stato, come nazione e come popolo. La fragile legalità di Israele è data dalle decisioni dell’Onu sul destino del mandato britannico in Palestina, il che non è poco per considerare una bestemmia il progetto di estirparlo dalla faccia del mondo, ma la sua forte legittimità deriva da Herzl, dalla secolare nazionalizzazione della Bibbia, dall’idea controversa tra gli ebrei che la diaspora possa avere uno sbocco non messianico, da una lingua biblica resuscitata come cemento di una comunità che si insedia in un luogo mistico conteso con tutta la tragica violenza (anche terroristica) che accompagna la nascita di ogni insediamento statale, dal suo statuto di paese multietnico ma non multiculturale, dal suo carattere di primo esperimento di esportazione della democrazia occidentale moderna nel mondo arabo-islamico, dalle guerre vinte contro l’assedio dei nemici. Israele è una vocazione durevole, millenaria, e uno stato di fatto precario sia per motivi demografici sia per ragioni politiche e militari. E’ una liturgia sinagogale, una preghiera per l’anno prossimo a Gerusalemme, e uno stato-nazione all’antica, addirittura uno stato-guarnigione che si alimenta della propria sicurezza e che può offrire pace solo e soltanto in cambio della sicurezza esistenziale. Infine, Israele è l’ultima crociata, come confermano le predicazioni profetiche di bin Laden e Ahmadinejad contro ebrei e crociati, e se sono giudaiche e cristiane le radici dell’Europa, trattati costituzionali e altri codicilli a parte, è l’avamposto del mondo dei liberi lungo il confine che lo divide dall’universo delle teocrazie, dei califfati fondamentalisti, degli stati falliti e canaglie. Lo stato degli ebrei non può e dunque non deve disarmare per difendere il suo e nostro diritto di vivere in pace, semplicemente non è nella condizione di farlo, siamo noi occidentali che dobbiamo armarci per difendere in guerra il suo e nostro diritto di esistere di fronte alla pressione della umma islamica. Siamo noi in condizione di farlo? E come farlo con tutte le armi a disposizione: la politica, la diplomazia, la cultura, e le armi propriamente dette, compresa la deterrenza atomica? Questo è il problema. L’altra visione è quella di Pannella: Israele integrato nell’Unione europea e rafforzato dal retroterra naturale di un popolo di russi, di ucraini, di polacchi, di tedeschi, di spagnoli, di italiani, di americani, di francesi, di inglesi, di olandesi, di portoghesi, di sabra che parlano ebraico antico e moderno ma conoscono bene, per così dire, tutte le altre culture e lingue di origine. E con Israele la Turchia, unico modello relativamente laico in terra islamica. Questo vedere è anche un guardare. La soluzione è difficile e campata in aria, come tutte le soluzioni prima che siano realizzate, soprattutto se radicali. Ma anche qui bisogna capirsi prima, altrimenti non si riesce a leggere la realtà di un Israele storicamente molto più americano che europeo, vicino a Washington chiunque governi e lontano da Bruxelles qualunque cosa Bruxelles significhi come identità europea. Pannella dovrebbe spiegarci se questo retroterra sia la cultura postcoloniale inglese, la politique arabe della Francia, l’equivicinanza italiana, l’astensionismo tedesco per fatto personale o che cosa d’altro. Israele si sa cosa sia, uno stato-nazione sotto assedio e una identità politica, culturale, laica e religiosa di strepitosa intensità. Ma l’Europa che dovrebbe accoglierlo, che cosa è? E’ una costituzione (introvabile) che integra l’islam europeo e sfida il fondamentalismo radicale, perché ha una cultura e un criterio di vita, o una rete sovranazionale che affida al diritto disarmato e alla resa multiculturale la sicurezza incalzata dalla forza islamista? Sarebbe interessante un chiarimento. Nel frattempo teniamoci vecchie certezze per fronteggiare le nuove paure: vissono Atene e Sparta per mill’anni armatissime e liberissime.
    "

    Shalom

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    [U]Gli ebrei sono un popolo, l'ultimo vero popolo rimasto sulla terra. Ovunque, ormai, ci sono soltanto individui preoccupati delle loro questioni personali;oggi predomina e viene onorata la vita delle persone, non quella del popolo.
    Si chiama "diritti umani" e porta pace.
    Il suo contrario, ovvero onorare la vita del popolo e non quella delle persone, si chiama totalitarismo.

    Speriamo che presto anche gli israeliani (e i muslmani, del resto Zecchi su questo punto si contraddice) la piantino di fare i popoli e diventino persone.

  8. #8
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    In effetti li antisemiti di destra e....soprattutto di sinistra (Vedi "La questione ebraica" del figlio di giudeo rinnegato Karl Marx, il padre spirituale dei criminali rossi di tutto il mondo) non li considerano propriamente persone: razza, classe, ceto o per dirla con Stalin "una NON nazionalità", oggi si dice anche che sono ....una lobby o una "entità" ....ovviamente sionista. Non persone.

    Shalom

 

 

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