Maurizio Blondet
29/08/2006
Niente di nuovo sul fronte afghano.
Dal Daily Telegraph:
«Le forze britanniche hanno la quattordicesima morte in combattimento ieri.
I comandanti dicono che gli scontri coi talebani sono così intensi, che i britannici stanno esaurendo missili, razzi e parti di ricambio ad un ritmo allarmante.
Gli essenziali elicotteri d'assalto Apache sono i più colpiti.
Secondo un'alta fonte dell'esercito, le riserve di armi e di componenti che dovevano durare fino al prossimo aprile saranno finite 'molti prima di Natale'.
Le truppe britanniche sul terreno nella provincia di Helmand sono così scarse - un battaglione, 500, 600 combattenti per coprire un'area vasta come la Scozia - che devono chiamare l'appoggio aereo dei bombardieri americani B1 e di altri aviogetti praticamente ogni giorno.
Gli otto Apaches ad Helmand operano a ritmo stressante, in risposta a chiamate di soccorso di pattuglie inglesi e di guarnigioni avanzate […] le unità Apache stanziate in Gran Bretagna dovranno essere private dei loro armamenti e dei ricambi…
"Il brigadiere Ed Butler, comandante del contingente inglese ad Helmand, ha detto: 'I Talebani sono un nemico determinato, e la difficoltà di mettere in sicurezza [il villaggio di] Musa Qaleh è continua, ma siamo sulla via per vincere'.
Sui combattimenti di Helmand mancano rapporto indipendenti, dato il rifiuto dei comandanti
di ammettere giornalisti nelle basi avanzate». (1)

Cartolina da Buenos Aires



Dall'agenzia argentina «Red Kalki»:
«La sera di mercoledì 9 agosto la PSA, già Polizia Aeronautica Militare, ha arrestato un importante diplomatico israeliano che portava nel bagaglio una considerevole quantità di esplosivo.
Il diplomatico era diretto in Cile, ed è stato fermato mentre stava per salire sull'aereo di coincidenza.
Di fronte alle sue infuriate proteste [si possono immaginare: «Antisemiti!», [ndr.], il gruppo-comando del PSA ha proceduto all'arresto, comunicando immediatamente la situazione al ministero dell'Interno. […] i comandanti del PSA hanno avuto un acceso diverbio con imbarazzatissimi membri del governo che pretendevano la liberazione del diplomatico e la cancellazione dei dati dell'arresto sui registri.
[I poliziotti hanno ribattuto] che se poi fosse capitato qualcosa, la colpa sarebbe stata gettata su di loro per mancata sorveglianza».

L'obiezione dei sorveglianti (ex-militari privatizzati) si spiega coi precedenti.
Nel 1994 avvenne uno spaventoso attentato contro l'Amia, Asociaciòn mutual israelista argentina, che fece 86 morti; seguìto da un altro tragico attentato all'ambasciata di Israele.
Di queste stragi furono sospettati terroristi usciti dalla nutrita comunità araba in Argentina.
Il fatto è, continua «Red Kalki», che «nel maggio del 1999 la rivista Libertad de Opinione ha rivelato un'inchiesta esclusiva secondo cui i rapporti depositati alla Corte Suprema dai periti ingegneri che studiarono il caso dell'ambasciata, alla luce di indizi e prove, sostenevano che non c'era stata alcuna auto-bomba, che l'edificio fu distrutto da un'implosione e che persino si era fabbricato posteriormente un cratere, per sostenere la teoria dell'auto con esplosivo… c'è la possibilità che una esplosione interna sia avvenuta anche all'AMIA».
Il caso del diplomatico con l'esplosivo diventa allarmante, tanto più che «poche settimane prima dell'attacco di Israele in Palestina e Libano, la DAIA e il Centro Wiesenthal hanno cominciato ad emettere comunicati mettendo in guardia sulla possibilità di un 'terzo attentato' in Agentina…». (2)



USA: 40 mila disertori

Dal Times:
«Sono i soldati USA in Iraq su cui l'amministrazione preferisce non richiamare l'attenzione:
sono i disertori, che si sono allontanati dalla loro unità e non vi hanno fatto ritorno, a rischio
di incarcerazione e disonore. […]
Impossibile fornire un numero preciso degli americani che hanno disertato a causa del coinvolgimento USA in Iraq.
Il Pentagono parla di un totale di 40 mila disertori (non tutti dispiegati in Iraq) dal 2000 ad oggi […].
I portavoce del Pentagono dicono che il numero dei disertori è in realtà diminuito dall'inizio delle operazioni in Afghanistan e in Iraq, ma non c'è dubbio che un flusso sostenuto di disertori che rifiutano la guerra irachena sono scampati al di là del confine ed ora vivono in Canada».
Durante la guerra del Vietnam, i disertori furono 50 mila.
Una certa stanchezza degli eroi è comprensibile: da qualche giorno la durata delle operazioni militari americane in Iraq e in Afghanistan ha superato la durata dell'intervento USA nella seconda guerra mondiale contro l'Asse - 1941-45, contro 2001-2006. (3)


Solita azione di «pulizia etnica» compiuta dagli americani in Irak



Giovannino Guareschi disegnò per anni vignette in cui comunisti debitamente trinariciuti negavano notizie di dominio comune, ripetendo la frase dei veri credenti: «Falso! L'Unità non lo dice!».
Siamo di nuovo a questo.
Sopra, avete alcune delle molte notizie che di questi giorni non dice l'Unità, e ovviamente non Il Corriere (o La Stampa, La Repubblica, fate un nome a caso).
Ciò non significa che i nostri media non siano ricchissimi d'informazioni veritiere.
Il 28 agosto alle 19, ho sentito con le mie orecchie il TG3 spiegare che l'intervento «di pace»
in Libano non ci costerà nulla.
Sì, d'accordo, sono 85 milioni di euro, una cosetta.
Un esperto ONU, appositamente intervistato, ha spiegato che però la spesa si paga da sé: l'interposizione stabilizzerà i prezzi del petrolio, «e basta che il greggio cali dell'1 % per rientrare».
Ecco, questa è finalmente la verità.
Erano gli interventi militari del Polo che costavano.
Con gli interventi bellici dell'Ulivo, addirittura, ci guadagniamo.

Maurizio Blondet




--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) Neil Tweedle, «Troops use up ammo as war with Taliban claims 14th life», Telegraph, 28 agosto 2006.
2) «Diplomatico israelì detenido en Argentina con explosivos, se dirigìa a Chile», www.libreopinion.com, 15 agosto 2006. Va detto che il sito citato è di estrema sinistra e filo-palestinese. Ma va ricordato che un caso simile (israeliani beccati con materiale militare, visori notturni,ecc.) era avvenuto a Santo Domingo… chissà perché.
3) «You wouldn't catch me dead in Iraq», Sunday Times, 27 agosto 2006. Ampio servizio, con numerose interviste a disertori riparati in Canada. Quasi tutti non per viltà, ma per schifo ad assistere ai continui ammazzamenti di civili da parte di loro camerati diventati bestie.




Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.