Il leader leghista detta la nuova linea
"Non parleremo mai più di secessione". Il leader della Lega, Umberto Bossi, intervistato da Il Giornale, dice ufficialmente addio alla secessione. "E' una parola di cui sono nemico. Sbagliano quei militanti che ancora la invocano", taglia corto il numero uno del Carroccio. Ma Bossi mette in guardia il governo di centrosinistra: "Lombardia e Veneto chiederanno allo Stato quei soldi che ci rastrellano sul territorio".
Il grido "secessione" rischia di non essere più ascoltato nei raduni della Lega. Di certo, il suo leader Umberto Bossi non pronuncerà più quella parola. Si metta l'anima in pace anche la base del partito: "A chi pensa di conquistare qualcosa facendo questo casino dico tanti saluti".
Nuova linea politica per il Carroccio. Si riparte da Lombardia e Veneto: "A settembre le regioni guidate dalla Casa delle Libertà chiederanno quei soldi che ci vengono rastrellati sul territorio". Le azioni delle due regioni del Nord, secondo Bossi, delinearanno la strada verso il federalismo. "Faremo attuare la Costituzione che c'è, quella voluta dalla sinistra che prevede che le Regioni possano chiedere al Parlamento più autonomia su alcune materie specifiche".
In quanto al federalismo, nella Lega non c'è alcun timore di essere scavalcati dal Governatore lombardo Roberto Formigoni: "Meglio che il federalismo diventi bandiera di tutti, vuol dire che finalmente si realizzerà".
Il leader leghista non si ferma qui e dice la sua anche su Libano e fusione Intesa-San Paolo: "Voteremo a favore per il decreto che autorizzerà l'invio delle nostre truppe. Bisogna cercare di mettere un po' d'ordine in Medio Oriente". Sul matrimonio Intesa-San Paolo: "Una è di Milano, l'altra è di Torino. Finalmente hanno fatto una grande banca del Nord che avrà a cuore gli interessi delle nostre imprese".




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