Ferrovie dello Stato (quale?)
Tommaso Padoa Schioppa ad Elio Catania, dimissionato dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato: “Il manager resti al servizio del Paese”.
Ci sarebbe da ridere, se la situazione delle nostre ferrovie non fosse da terzo o quarto mondo.
Il buon Catania, arrivato nel 2004 dopo che il bilancio 2003 di Ferrovie spa si era chiuso miracolosamente in attivo, ha caratterizzato la sua presidenza con il bilancio 2004 in perdita di 344 milioni di euro e con quello del 2005 in rosso per 465 milioni di euro.
Ovvio, quindi, che il nostro ineffabile ministro dell’economia auspichi che cotanto manager continui ad offrire i suoi servigi al nostro Paese…
Servigi oltretutto non gratuiti: la buonuscita di Catania, dopo due anni di “fulgidi successi”, sembra ammonti a circa 4 milioni di euro.
Non che adesso con il presidente del Sole 24 Ore e con un ex sindacalista della CGIL a capo delle FS il futuro sia più roseo: in vent’anni le nostre ferrovie hanno visto ridurre il personale da 216.000 a 97.000 dipendenti, mentre i dirigenti sono aumentati da 658 a circa 1200.
Non sorprendiamoci quindi se continueremo ad arrivare a destinazione con ritardi biblici o se dovremo viaggiare stipati come sardine in convogli puzzolenti e vecchi di cinquant’anni.
Noi siamo pantalone e pantalone paga, al solito, e tace.
Finché dura, cari gestori di questa nostra povera Italia, finché dura…
Bruno Cesaro
Direzione Nazionale




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