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  1. #1
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    Predefinito La decorazione nei luoghi sacri.

    La constatazione della presenza nei luoghi sacri di elementi decorativi ricorrenti, comuni a culture ed epoche differenti, unitamente alla percezione del loro valore eminentemente simbolico, ci ha indotto ad intraprendere questo studio al fine di puntualizzare alcuni dei significati che, in modo più o meno velato, sono contenuti in tali decorazioni.

    Non è nostra intenzione affrontare questo studio dal punto di vista storico o delle influenze tra diverse culture, ed in effetti questa prospettiva ci interessa ben poco in quanto, riteniamo, sia più consona alla mentalità dello storico o del critico d'arte.

    Il nostro punto di vista è affatto diverso, infatti noi ci poniamo nella visione dell'artefice delle opere che, a rigore, potremmo definire sacre. Intendiamo quindi rivolgerci a quelle persone che intendono porsi di fronte a queste opere d'arte con una percezione diretta, libera da mediazioni culturali restrittive, dove l'osservatore riconosce nell'opera il significato profondo, trasmesso per mezzo della forma.

    Riteniamo ora di dover chiarire cosa intendiamo per arte sacra, infatti non basta che un opera abbia per soggetto una verità spirituale o comunque religiosa, essendo l'Arte essenzialmente forma, è necessario che anche il suo linguaggio sia conforme al contenuto spirituale espresso. Vi sono numerosi esempi di opere artistiche a soggetto religioso essenzialmente profane, in quanto il loro linguaggio formale non è affatto diverso da quello delle opere dichiaratamente profane.

    Un opera d'arte autenticamente sacra esprime una visione spirituale della realtà che si concretizza necessariamente in un linguaggio idoneo ad esprimere questa visione, anche se il suo tema non è direttamente legato ad una particolare forma religiosa. Un opera d'arte sacra è eminentemente simbolica in quanto ha per scopo, non provocare impressioni o sentimenti, ma richiamare verità sovraformali, per esprimere le quali l'unico linguaggio adeguato è l'allusione simbolica, poichè è ineffabile il suo oggetto reale.

    Inoltre non è affatto necessario che l'artefice di un'opera sacra sia pienamente consapevole dei profondi e molteplici significati delle forme simboliche utilizzate, egli potrà conoscerne solo alcuni aspetti determinati dal suo livello spirituale o dalla tradizione del suo mestiere, senza per questo intaccare la validità spirituale delle forme realizzate. In un certo senso potremmo dire che l'arte sacra è indipendente dall'artefice, il quale assume da questo punto di vista il ruolo di strumento realizzatore, mentre nel contempo egli è il primo a godere del realizzare un'opera ad immagine del cielo.

    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #2
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    Al fine di consentire un iniziale livello di comprensione del significato contenuto in quelle rappresentazioni geometriche considerate generalmente come motivi ornamentali e decorativi riteniamo utile affrontare, in via preliminare e del tutto introduttiva, alcune considerazioni inerenti la natura dei simboli nella loro accezione generale, in quanto i fondamentali elementi che costituiscono la struttura di queste rappresentazioni grafiche presentano una natura eminentemente simbolica.

    Un adeguato approfondimento sulla natura dei simboli richiederebbe da solo una amplia e diffusa trattazione ma, anche se riteniamo questo argomento di notevole interesse, esso esula dalle nostre finalità, pertanto ci limiteremo solamente a definire alcuni concetti fondamentali indispensabili alla comprensione del significato contenuto nelle rappresentazioni oggetto del presente studio.

    Riteniamo inoltre opportuno premettere che le arti figurative sacre, traggono il loro valore dall'uso simbolico delle immagini, in quanto solo per mezzo del simbolo si possono rappresentare realtà di ordine superiore, la qual cosa è, in definitiva, il reale fine di una forma d'arte sacra.

    Per fare un semplice esempio l'immagine di un albero, pur non essendo ovviamente un albero, consente di trasmettere le idee ed i significati ad esso connessi, e quindi si può considerare simbolo di una realtà non rappresentabile direttamente. Intendiamo qui per realtà qualsiasi forma della possibilità universale che, in quanto tale, è reale al proprio livello e nell'ambito della propria natura.

    Figura 1: l'Albero della Vita secondo la favola di Barlaam, (Parma, Battistero).

    Un simbolo è generalmente altro da ciò che simboleggia ed il legame tra queste due entità è costituito dai rapporti esistenti tra entità di ordine diverso, è pertanto in virtù di questi rapporti che è possibile utilizzare oggetti fisici per simboleggiare realtà trascendenti e metafisiche.

    Tale rapporto è quindi fondato sulle reali corrispondenze esistenti tra diversi ordini di realtà. Queste corrispondenze possono essere di similitudine o di analogia, ed in particolare queste ultime rivestono una importanza preminente ai fini dell'interpretazione del simbolismo geometrico.

    Etimologicamente la parola simbolo esprime il concetto di mettere insieme ed è proprio questa la sua peculiare caratteristica: riunire significati diversi e differenti livelli di interpretazione superando la loro relativa, e quindi per certi versi apparente, contraddittorietà.

    Se la affermazione che il simbolo è altro dal simboleggiato è vera ad un certo livello, ad un altro livello potremmo altresì affermare che, in qualche modo, un simbolo è ciò che esprime, in quanto partecipa della natura del simboleggiato in un modo che potremmo definire diretto. Un simbolo non è, infatti, un semplice segno convenzionale ma manifesta il suo archetipo in virtù di una legge ontologica, da questo trae la sua qualità estetica in quanto la bellezza, secondo la visione spirituale, non è altro che la trasparenza dei veli che l'esistenza pone tra noi e la Verità. [1]

    Questo rapporto diretto tra il simbolo ed il simboleggiato è, in molti casi, ed in particolare per quelli che hanno una notevole rilevanza ai fini del presente studio, un rapporto di tipo analogico, inteso, a rigore, come speculare o inverso. Questo consente, nella sua massima espressione, a ciò che è sottoposto ai limiti della propria natura di rappresentare realtà Universali, che in quanto tali, non sono sottoposte a tali limiti, ciò risulta possibile in quanto tra L'Universale ed il relativo esiste lo stesso rapporto analogico. Questo rapporto, che realizza una vera e propria corrispondenza, viene espresso chiaramente nell'affermazione ermetica: quod est inferius est sicut quod est superius ed quod est superius est sicut quod est inferus ad perpetranda miracula rei unius.

    Tale corrispondenza è il vero fondamento del simbolismo ed è, per ciò che le leggi di un ambito inferiore possono sempre esser prese per simboleggiare le realtà di un ordine superiore, ove esse hanno la loro ragione profonda, che è nello stesso tempo il loro principio e la loro fine. [2]

    Tra l'interpretazione metafisica, quindi universale, di un simbolo e la sua interpretazione relativa, legata quindi ad un particolare aspetto, esiste una molteplicità indefinita di possibili livelli interpretativi che costituiscono il continuum dei significati propri del simbolo stesso. Tali livelli interpretativi godono inoltre di quella proprietà universale, per cui il livello superiore non esclude il livello inferiore, bensì lo comprende e lo supera. I termini superiore ed inferiore vengono usati qui, e verranno usati in tutto il presente studio, nella loro accezione puramente tecnica, pertanto non è nel nostro intendimento attribuire loro alcun significato di ordine morale.

    Il livello, o la profondità, di interpretazione di un qualsiasi simbolo è determinato dal grado di consapevolezza dell'osservatore così che il simbolo stesso diviene specchio di chi lo guarda, questo è possibile perché il significato del simbolo non riguarda un particolare evento ma verità perenni presenti nella natura stessa delle cose. Si può raggiungere il significato più elevato di un simbolo solo raggiungendo la dimensione corrispondente del nostro essere, mentre se ci accostiamo ad un simbolo superficialmente o se siamo noi stessi superficiali anche il simbolo ci apparirà solo nel suo aspetto superficiale. [3] Questa particolare proprietà emerge sensibilmente nelle opere d'arte con carattere sacro e può venire consapevolmente usata come preciso strumento di supporto alle pratiche di ricerca spirituale.

    Da un punto di vista più generale, qualsiasi forma di manifestazione può essere interpretata simbolicamente e la natura stessa può essere presa come simbolo della realtà soprannaturale, [4] in quanto tutto ciò che esiste procede da un Principio Universale trascendente che ne determina l'esistenza, e l'esistenza di ogni forma di manifestazione avviene in virtù della partecipazione all'esistenza del principio Universale, riproponendo il rapporto dell'analogia inversa o speculare. In tale modo riconoscendo l'unico Principio trascendente in ogni forma di manifestazione, si riconosce la visione metafisica dell'Universo.
    note:

    [1] T.Burkchardt, L'Arte Sacra in Oriente e in Occidente [torna]

    [2] R.Guènon, Il Verbo e il Simbolo [torna]

    [3] A questo proposito riteniamo particolarmente illuminante l'affermazione coranica: Allah non creò tutto ciò, se non in verità. Egli estrinseca i Suoi segni per coloro che conoscono. [torna]

    [4] R.Guenon, op.cit. [torna]
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  3. #3
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    Dopo aver esposto, anche se in modo necessariamente sommario, i concetti fondamentali utili alla comprensione del significato generale del simbolo, riteniamo utile trattare, seppur brevemente, un altro argomento di importanza primaria per l'intelligenza delle idee che andremo ad esporre nel seguito del presente studio, e precisamente il concetto di infinito universale e del correlato indefinito quantitativo.

    Etimologicamente l'infinito è ciò che non ha fine e propriamente, quindi, ciò che non ammette alcun limite. Diviene subito evidente come ogni tentativo di definire l'infinito, come per esempio "infinito spaziale" e "infinito numerico", rispettivamente per esprimere le idee di uno "spazio infinito" e di un "numero infinito", si risolvano in una netta contraddizione in termini, in quanto ogni definizione è di per sé una limitazione che contraddice l'idea stessa di infinito. Pertanto le idee di un infinito spaziale o di un infinito numerico sono palesemente inesatte, come del resto è anche contraddittoria l'idea di una pluralità di infiniti, in quanto essi si escluderebbero a vicenda.

    In effetti se escludiamo tutte le affermazioni contraddittorie a proposito dell'infinito, possiamo solo ammettere che l'infinito è uno, che non vi è alcuna possibilità al di fuori di esso e che l'unico attributo che non lo contraddice è Universale, in quanto essenzialmente omnicomprensivo. Inoltre è possibile parlare di infinito metafisico nella misura in cui per metafisico intendiamo universale.

    L'infinito, ovvero il Tutto Universale, è anche propriamente senza parti, in ragione della sua stessa infinità poiché queste parti, dovendo essere necessariamente relative e finite non potrebbero avere con esso alcun rapporto reale, quindi per esso, queste parti semplicemente non esistono, il ché afferma che l'infinito è uno ed indiviso [1].

    A rigore non è possibile definire l'infinito, poiché una definizione è l'espressione di una determinazione e quello che può essere definito è manifestamente finito e limitato, quindi cercare di attribuire all'infinito una qualsiasi forma o definizione rappresenta una pura impossibilità in quanto si tenterebbe di ricondurlo al dominio del finito. Tuttavia esistono, nel dominio stesso del finito, entità di cui non si possono cogliere attualmente i limiti e questi limiti sono stati da alcuni assimilate erroneamente all'infinito per il solo fatto di non essere direttamente commensurabili con le entità che limitano [2]. In realtà, in questi casi i limiti vengono a trovarsi al di fuori del nostro esame in quanto sono di ordine diverso rispetto alle entità limitate. Infatti è nella natura di questo limite essere approssimato ma mai raggiunto.

    Nel caso della successione numerica il suo limite considerato come "il più grande di tutti i numeri" non è sottoposto alla stessa legge di formazione della serie numerica [3] e questo lo pone in un ordine diverso dagli altri numeri in quanto pur facendo parte del dominio del finito è quantitativamente indefinito. Solamente introducendo il concetto di indefinitamente grande possiamo concepire il reale limite della serie numerica. Così come possiamo procedere indefinitamente, applicando la legge di formazione nella serie crescente dei numeri interi così possiamo in modo simmetrico operare nella serie decrescente dei numeri inversi senza mai raggiungere i limiti di queste serie, essendo tali limiti propriamente indefiniti.

    Tra le due serie numeriche esiste un rapporto analogico [4] ed è interessante notare come l'intera serie decrescente sia compresa nell'intervallo unitario, quindi nell'unità, e che l'unità sia la misura minima della serie crescente. In altre parole possiamo dire che tutti i numeri sono contenuti nell'unità, essendo essi rappresentati dai loro inversi, così che la corrispondenza tra la totalità dei numeri interi e la totalità dei numeri inversi contenuti nell'unità diviene l'immagine simbolica della corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo [5].

    Sia i concetti di indefinitamente grande ed indefinitamente piccolo, come quelli delle corrispondenze tra diversi ordini di realtà, rivestono particolare importanza ai fini del presente studio in quanto, come vedremo più avanti, sono di fondamento all'interpretazione del simbolismo geometrico.
    note:

    [1] R.Guènon I principi del calcolo infinitesimale. [torna]

    [2] Si pensi per esempio alla successione crescente dei numeri interi e la corrispondente successione decrescente dei loro inversi, in entrambi i casi è possibile continuare ad aggiungere una unità alla serie senza mai raggiungere un termine ultimo. [torna]

    [3] Infatti se continuiamo ad applicare indefinitamente la legge di formazione della serie numerica non raggiungiamo mai il limite, poiché avremo sempre un numero successivo aggiungendo una unità al numero precedente. [torna]

    [4] Il rapporto analogo, è inteso come speculare ed inverso, tra le due serie numeriche, crescente e decrescente, che hanno come punto di origine l'unità. La serie crescente tende ad un numero indefinitamente grande con un incremento costante, mentre la serie decrescente tende ad un numero indefinitamente piccolo con un incremento progressivamente decrescente. Contrariamente nelle serie dei numeri positivi e dei numeri negativi che hanno punto di origine lo zero aritmetico non si realizza un rapporto analogo poiché tale rapporto è solo speculare ma non inverso. [torna]

    [5] In questo caso è possibile constatare la corrispondenza tra diversi ordini di realtà e come sia possibile utilizzare, in virtù di queste corrispondenze, i numeri come simboli della struttura della manifestazione universale. [torna]
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  4. #4
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    Riteniamo utile, prima di entrare nello specifico del presente studio, chiarire alcuni concetti fondamentali relativi alla natura dei principali enti geometrici: il punto, la linea, il piano e lo spazio, che sono naturalmente di fondamento a ogni rappresentazione artistica formale ed in particolare delle rappresentazioni di tipo geometrico.

    La conoscenza della natura degli elementi geometrici che costituiscono la struttura delle raffigurazioni simboliche risulta particolarmente illuminante per l'intelligenza dei simboli stessi, in quanto è nella natura del simbolo non avere nulla di arbitrario o casuale, ma di mantenere ad ogni possibile livello di interpretazione una rigorosa corrispondenza tra i suoi elementi costitutivi.

    E' precisamente in virtù di questa corrispondenza che anche la struttura geometrica della rappresentazione simbolica diventa essa stessa simbolo coerente, consentendo una più profonda comprensione del simbolo originario fino al raggiungimento dell'elemento primo, il punto, che in sé tutto contiene essendo l'origine di tutti gli altri enti geometrici ed in definitiva dello stesso spazio.

    Il punto, è un'entità rigorosamente adimensionale, è quindi privo di forma oltre ché di dimensione. Simbolicamente rappresenta il centro e l'origine dello spazio, essendo lo spazio indefinitamente esteso trova nel punto, in virtù del rapporto analogico, la sua precisa rappresentazione simbolica. Inoltre il punto, in quanto contenente in nuce lo spazio, essendone origine e principio, si colloca in un ordine superiore allo spazio stesso e secondo il principio per cui il superiore contiene l'inferiore e lo supera, possiamo affermare che il singolo punto contiene tutto lo spazio. Ritorneremo più avanti su questo argomento, per ora vediamo più in dettaglio i rapporti tra il punto e le altre entità geometriche fondamentali, quali la linea, il piano ed infine lo spazio.

    E' opinione diffusa che la linea sia formata da una serie di punti, ma questo non è del tutto esatto, in quanto il punto, che è privo di dimensione, non potrebbe in alcun modo formare una linea che ha una dimensione, la lunghezza, per semplice addizione. Infatti, se noi sommassimo dei punti essi semplicemente si sovrapporrebbero ed il risultato di questa operazione, anche se ripetuta un numero indefinitamente grande di volte, sarebbe sempre un unico punto.

    E' necessario, per evitare la sovrapposizione dei punti, introdurre una entità elementare che consenta a questi di rimanere distinti tra loro, questa entità è un intervallo, indefinitamente piccolo, tra i punti, ed è proprio questo intervallo elementare, che separa i punti tra loro, che consente la formazione della dimensione della lunghezza nella linea.

    La linea è dunque formata da una serie di punti separati tra loro da un intervallo di lunghezza indefinitamente piccola che separa ogni punto dal successivo, ripetendo questa alternanza otteniamo una linea che trae la sua dimensione, la lunghezza, non dai punti ma bensì dagli intervalli tra essi. Una linea, di qualsiasi lunghezza, è dunque formata da un numero indefinitamente grande di punti separati da altrettanti intervalli elementari di lunghezza indefinitamente piccola.

    Nel caso generale della linea retta abbiamo una linea di lunghezza indefinitamente grande in entrambe le direzioni opposte a partire da un qualsiasi punto, un qualsiasi punto viene così ad essere il punto centrale della retta, e origine delle due semirette risultanti che sono parimenti di lunghezza indefinitamente grande.

    Sia la retta che la semiretta sono costituite da un numero indefinitamente grande di punti distinti da altrettanti intervalli elementari e questo numero indefinitamente grande è, a rigore, una moltitudine non numerabile, [1] ed è proprio questa non numerabilità che consente ad ogni punto della retta di essere il punto centrale della retta stessa.

    Similmente il piano è formato dalla giustapposizione di una serie di linee rette parallele, anch'esse, come i punti che ne fanno parte, separate dalla distanza indefinitamente piccola che abbiamo definito precedentemente come intervallo elementare.

    Prendiamo in esame il caso di un piano formato da un numero indefinitamente grande di rette parallele [2] distanziate tra loro dal noto intervallo elementare, otteniamo così un piano di estensione indefinitamente grande, in un senso di estensione, in virtù della lunghezza indefinita delle rette che lo costituiscono, e nell'altro senso di estensione, in virtù del numero indefinitamente grande di tali rette.

    In considerazione del fatto che la distanza elementare che separa i punti appartenenti ad un unica retta è la medesima distanza elementare che separa tra loro le rette parallele, otteniamo che ogni punto che forma il piano appartiene contemporaneamente a due rette ortogonali tra loro e quindi il piano in esame è formato da due serie di rette parallele tra loro ortogonali. Queste due distinte serie di rette parallele costituiscono trama e ordito [3] del piano in esame e ne rappresentano le due dimensioni spaziali.

    Anche in questo caso ogni punto del piano è il punto centrale di ogni retta, ed essendo anche il punto di intersezione di due rette perpendicolari è quidi il centro di una croce formata da quattro semirette di lunghezza indefinita. Di conseguenza ogni punto del piano, essendo il centro di una croce le cui braccia sono di lunghezza indefinita coestensive del piano stesso, è in definitiva il centro del piano.

    La formazione dello spazio avviene seguendo le medesime leggi precedentemente esposte, infatti esso è formato dalla gustapposizione di piani paralleli separati tra loro dal noto intervallo elementare.

    Anche in questo caso, in considerazione del fatto che i punti più prossimi appartenenti a piani diversi sono separati dalla stessa distanza elementare che separa le rette appartenenti allo stesso piano ed è anche la stessa distanza che separa i punti appartenenti ad una stessa retta, otteniamo che tutti i piani tra loro paralleli sono attraversati da tante rette tra loro parallele ed ortogonali ai piani per quanti sono i punti appartenenti ad uno dei piani. In altre parole ogni punto di uno dei piani è punto di intersezione di una retta ortogonale al piano e queste rette formano piani ortogonali ed intersecanti i piani precedenti.

    Otteniamo così la rappresentazione ortogonale dello spazio a tre dimensioni, che possiede naturalmente un ordine di complessità superiore alla rappresentazione bidimensionale in quanto, sempre nella sola rappresentazione ortogonale, ogni punto appartiene a tre rette ed a tre piani ortogonali tra loro.
    note:

    [1] Cfr. R.Guénon I principi del Calcolo Infinitesimale. E' interessante notare come anche nel caso di una linea, o segmento di retta, di lunghezza determinata, essa sia costituita dalla stessa moltitudine non numerabile di punti e di intervalli elementari, proprio in virtù di questa non numerabilità. [torna]

    [2] Consideriamo ora per maggiore semplicità solo il caso del piano formato da rette parallele, la qual cosa costituisce unicamente un particolare punto di vista che definiremo di tipo ortogonale, vedremo in seguito come possano esservi altri punti di vista che permettono di considerare il piano sotto il suo aspetto radiale e che consentono ulteriori interpretazioni simboliche. [torna]

    [3] Vediamo come in questo caso rivesta particolare importanza il simbolismo della tessitura che viene impiegato per rappresentare l'insieme di tutti i mondi che costituiscono l'Esistenza universale, nelle Upanishad il supremo Brahma viene descritto come ciò su cui sono tessuti i mondi, come ordito e come trama. [torna]
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  5. #5
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    Ci siamo precedentemente riferiti al simbolo della tessitura come rappresentazione della struttura dello spazio bidimensionale, per estensione tale simbolo può essere utilizzato anche per rappresentare lo spazio nella sua completezza tridimensionale, applicando l'immagine dell'ordito e della trama ad ogni piano giustapposto che compone lo spazio stesso.

    Consideriamo ora un piano dello spazio, esso essendo formato da rette ortogonali tra loro, mantiene come proprie due delle tre dimensioni dello spazio, la terza dimensione, essendo ortogonale al piano in esame è formata dalla giustapposizione di piani paralleli separati dalla distanza elementare precedentemente descritta.

    In considerazione che il simbolo rappresenta qualcosa di esterno e superiore a se stesso, possiamo dire che la dimensione rappresentata in forma analogica dal piano sia quella esterna al piano e quindi quella ortogonale al piano stesso.

    Naturalmente ognuna delle tre dimensioni dello spazio è formata dalla giustapposizione di una moltitudine indefinita di piani paralleli, separati tra loro dalla distanza elementare indefinitamente piccola che ne determina la distinzione. Come per i punti della retta anche per i piani che compongono lo spazio si applica il principio che ogni piano è il piano centrale della dimensione che rappresenta, in virtù della non numerabilità dei piani stessi.

    Per questo motivo un singolo piano, essendo il piano centrale della dimensione che rappresenta e, per estensione simbolica, principiale di quella dimensione, è considerato rappresentazione dell'intera dimensione spaziale, e per ulteriore estensione, rappresentazione delle tre dimensioni dello spazio ed in definitiva dello spazio stesso. Il simbolo della tessitura è quindi rappresentazione di un singolo piano, ed anche dell'intero spazio, descrivendone la struttura più elementare attraverso l'alternanza dell'ordito e della trama, come lo spazio che è formato dall'alternanza dei punti e dei loro intervalli elementari.

    L'alternanza dei punti con i loro intervalli elementari costituisce la radice di numerose rappresentazioni simboliche, essendo essa stessa simbolo di grandissima profondità per chi ne sappia cogliere il valore. Questa alternanza di un elemento privo di dimensione con un elemento dotato di dimensione, seppur indefinitamente piccola, rappresenta l'alternanza del vuoto con il pieno, della concentrazione con l'espansione, dell'inspirazione con l'espirazione e per estensione della vibrazione universale, della creazione e della distruzione, della danza divina. [1]

    Una delle fondamentali rappresentazioni della struttura descritta è data dalla alternanza di quadri bianchi e neri come illustrato nella figura 2.


    Figura 2

    Esempi di queto tipo di decorazione sono presenti, in forme con diversi gradi di complessità, nelle pavimentazioni di numerosi edifici di culto cristiano.


    Figura 3
    S.Anastasia (Verona) Pavimentazione

    Questa rappresentazione è comune in molte epoche e civiltà lontane tra loro, la sua origine antica e l'universalità del simbolo lascia intuire una fonte comune alle diverse civiltà che hanno utilizzato questo simbolo. La sua trasmissione attraverso i secoli è un esempio di come i simboli siano tramandati indipendentemente dall'intelligenza dei loro significati, attraverso pratiche ed usi apparentemente molto lontani dalla conoscenza metafisica di cui sono veicolo, come i giochi degli scacchi e della dama.

    Una diversa e più semplice rappresentazione dell'alternanza delle fasi di espansione e contrazione è data dalla semplice alternanza di linee bianche e nere. Queste linee, sono spesso disposte orizzontalmente per evocare, seguendone l'alternanza, un percorso verticale strettamente legato ad un'ascesi spirituale complementare ed analoga alla rappresentazione fisica delle linee orizzontali che rappresentano direttamente l'idea di espansione nell'ambito di un determinato livello di manifestazione.

    L'alternanza delle linee bianche e nere viene quindi a rappresentare la sovrapposizione gerarchica dei piani dell'esistenza in una visione principiale della manifestazione.

    Un esempio di questo tipo di decorazione è presente sui lati del Duomo di Orvieto (figura 4) e nel campanile del duomo di Siena. Altri esempi sono comuni nell'architettura romanica in Toscana


    Figura 4
    Duomo di Orvieto

    Una raffigurazione, relativamente più complessa,è quella che evidenzia con maggiore chiarezza l'alternanza delle diverse polarità, già rappresentate dal bianco e dal nero e con particolare riferimento all'aspetto dell'espansione e della contrazione, quindi assimilabili anche al ciclo del respiro nelle fasi di inspirazione ed espirazione. Lo schema in figura 5 realizza un disegno di maggiore dettaglio per la rappresentazione della fase di espansione ed un minore dettaglio per la fase di contrazione ed è spesso presente nelle decorazioni delle pavimentazioni di chiese cristiane di epoca romanica.

    In figura 5 è rappresentata una costruzione generica e schematica di questo tipo di decorazione, la maggiore capacità evocativa delle diverse fasi di espansione e contrazione viene determinata dalla realizzazione di quadrilateri di colori a forte contrasto, inscritti e ruotati, che simboleggiano anche l'idea del movimento per l'espansione, mentre la fase di contrazione, e l'idea di stasi, sono rappresentate dai quadrilateri di colore chiaro senza dettagli di disegno all'interno.



    Figura 5

    Una decorazione di questo tipo è visibile nella parte superiore della tomba di Nakoddar (figura 6), dove si rilevano gli elementi che rappresentano l'idea di contrazione ed espansione.


    Figura 6
    Tomba di Nakoddar (Punjab)

    In questo caso gli elementi di colore scuro a stella ottagona sono alternati ad elementi di colore chiaro a forma di croce. La forma della stella ottagona è in questo caso una evoluzione dei quadrati inscritti e ruotati della figura precedente.

    Altri esempi di questo tipo di rappresentazione sono visibili nelle decorazioni musive negli edifici di culto cristiano come nel frammento conservato nella chiesa di S.Lorenzo in Lucina (figura 7).


    Figura 7
    S.Lorenzo in Lucina (Roma)

    Lo schema risultante è di una alternanza di stelle ottagone e di croci che rappresentano rispettivamente la fase di espansione e la fase di contrazione assimilabili anche alle fasi di soluzione e coagulazione del simbolismo alchemico. [2]

    Un chiaro esempio di questa struttura alternante stelle e croci su base ortogonale si ritrova nella forma di alcune ceramiche di Kashan (figura 8), dove all'interno del perimetro del singolo elemento, la cui forma costituisce la base portante del significato simbolico, l'artefice ha avuto la possibilità di elaborare ulteriori forme simboliche ispirate a rappresentazioni meno astratte della pura struttura geometrica, come animali e fiori, e quindi più mediate nel rapporto con la realtà trascendente simboleggiata.


    Figura 8
    Formelle in ceramica (Kashan)

    L'idea e l'uso della complessità è funzionale alla rappresentazione della realtà, e tale complessità è anch'essa suscettibile di essere interpretata simbolicamente, sia nella rappresentazione diretta della natura manifestata, che in molti casi è estremamente differenziata e complessa, [3] sia nel suo rapporto con il principio unico trascendente, dove alla massima espressione di molteplicità corrisponde analogicamente la suprema unità.

    Proseguendo ad analizzare la rappresentazione ortogonale, possiamo notare come alcuni schemi decorativi riescano a trasmettere il contrasto tra espansione e contrazione, adottando una struttura ottagona in sostituzione di quella quadragona, quindi attraverso un aumento del numero dei lati del simbolo dell'espansione.

    Dopo aver illustrato il significato principale di questo tipo di decorazione, che di alternanza, vediamo come in monticasi vi si aggiunga l'aspetto non secondario della complessità.

    Ricordiamo quanto precedentemente esposto a proposito del rapporto di analogia insito nella rappresentazione simbolica, ciò che è complesso ad un livello inferiore trova la sua corrispondenza in ciò che è semplice ad un livello superiore. Nello specifico la complessità e la frammentazione degli elementi decorativi descrivono la molteplicità della manifestazione e indicano, per analogia, l'unità del principio trascendente.

    Un esempio della notevole complessità decorativa raggiunta elaborando la base strutturale della rappresentazione ortogonale dei punti e dei loro intervalli, si trova nelle decorazioni della moschea di Damghan.


    Figura 9
    Minareto della Moschea di Damghan

    In queste decorazioni viene mostrato in modo chiaro come l'individuazione dei punti, e per la precisione i punti di intersezione delle rette ortogonali che formano il piano medesimo, possano essere rappresentate per mezzo di croci. Pertanto, la croce bidimensionale individua eminentemente il centro, e ogni punto del piano è, come abbiamo visto, il centro del piano cui appartiene, in virtù dell'estensione indefinita del piano stesso.

    E' quindi vero e di profondissimo significato, attribuire il valore di concentrazione [4] agli elementi che rappresentano i punti del piano, privi di dimensione, e questi punti di concentrazione sono in rapporto analogo con i loro intervalli, a cui si attribuisce il valore di espansione in relazione alla loro natura dimensionale, seppur indefinitamente piccola.
    note:

    [1] Il legame tra il movimento della danza e la creazione e distruzione è rappresentato da Siva che danzando crea e distrugge i mondi. [torna]

    [2] Tutti i processi di trasmutazione alchemica sono ricondotti alla formula solve et coagula intesi come i due poli di ogni operazione di evoluzione spirituale. [torna]

    [3] Per avere una semplice idea della complessità della natura basti considerare un albero, il numero, le forme ed i colori di ogni una delle sue foglie e quando osserviamo un bosco su una collina lontana proviamo ad immaginare complessivamente tutti gli alberi e tutte le foglie di ogni albero fin nei loro più minuti dettagli. [torna]

    [4] Il termine concentrazione viene inteso nel suo significato di riconduzione al centro nella sua più ampia accezione, dal centro del microcosmo umano al centro del macrocosmo universale. [torna]
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  6. #6
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    Fino ad ora abbiamo illustrato il significato di alcune decorazioni in una chiave eminentemente astratta, data dalla diretta rappresentazione di enti geometrici puri, quali il punto, la linea ed il piano. Ora illustreremo un tipo di decorazione particolare, il cielo stellato, che, per sua natura, si pone al confine tra la manifestazione sensibile e l'astrazione ideale.

    La volta celeste è il più chiaro esempio di una realtà sensibile con estensione indefinitamente grande, e pertanto rappresenta il punto di passaggio tra l'ambito della manifestazione sensibile e la realtà soprasensibile.
    La quantità stessa delle stelle è assimilabile ad una moltitudine indefinita, non numerabile, e quindi in diretto rapporto con quella moltitudine indefinitamente grande rappresentata dai punti dello spazio di cui abbiamo precedentemente trattato.
    Le stelle e lo spazio che le separa sono inoltre tra loro in rapporto analogo, nel colore, nella luminosità, nella forma e nella dimensione ed è anche sotto questo aspetto che possono essere presi a rappresentazione dello spazio geometrico nella sua più completa accezione astratta e simbolica.

    In questo tipo di decorazioni viene realizzata una raffigurazione bidimensionale che, con un grado più o meno accentuato di astrazione, rappresenta un aspetto "fisico" della natura. [1] Di fatto, l'artefice attraverso una semplificazione e una geometrizzazione del'immagine della natura comunica più un significato che una imitazione della natura stessa. Infatti la generalità delle rappresentazioni del cielo stellato sono più vicine ad un linguaggio o una cifra che indica il significato di quell'aspetto della manifestazione, anziché l'imitazione della manifestazione stessa.

    Un tipo di rappresentazione con un estremo livello di geometrizzazione dispositiva ed astrazione del colore, avviene rappresentando file parallele di stelle (figura 10). In questi casi è evidente che lo scopo della decorazione non e quello di realizzare una rappresentazione in qualche misura realistica, ma di trasmettere l'essenza della realtà rappresentata


    Figura 10
    S.Sabina (Roma) Soffitto della navata centrale

    Un altro tipo di rappresentazione dispone le stelle secondo diversi schemi geometrici, generalmente in file o equidistanti, ed utilizza l'azzurro come colore del cielo ad indicare lo spazio che le divide. Il colore azzurro come simbolo della notte è, nella tradizione Indu, anche il colore di Krisna associato alla Luna. [2]

    In questa rappresentazione (figura 11) la disposizione geometrica è meno evidente di quella della figura 10 ma è, come in quel caso, riconducibile ad una raffigurazione in termini di linguaggio simbolico nettamente distinto da ogni volontà rappresentazione "realistica". E' proprio questa chiara volontà di astrazione che rende la raffigurazione significativa di una realtà di livello superiore e trascendente. Infatti la notte, le stelle e lo spazio non vengono rappresentati per quello che sono nella mondo fisico manifestato ma per quello che, attraverso esso, simboleggiano a livello metafisico. [3]


    Figura 11
    S.Maria Sopra Minerva (Roma) Volta della navata centrale

    Ci sembra utile qui ricordare che il significato del simbolo, essendo per sua natura interpretabile a molteplici livelli, ed essendo questi diversi livelli di interpretazione coesistenti e non mutuamente esclusivi, è in certa misura indipendente dal livello di consapevolezza dell'autore dell'opera, in quanto l'intelligenza del simbolo è strettamente legata al livello di consapevolezza del fruitore dell'opera.
    Questa caratteristica consente ai simboli di essere tramandati anche in circostanze culturali sfavorevoli, per poi riprendere vita e significato quando vengono letti da coloro che sono in grado, per sensibilità naturale o acquisita, di riconoscere [4] la realtà simboleggiata.
    Naturalmente la maggior conoscenza simbolica dell'autore di un'opera potrà comportare, se accompagnata da un'adeguata perizia tecnica, una realizzazione dotata di grande forza evocativa in grado quindi di ritrasmettere al fruitore un'immagine trasformata della sua propria consapevolezza. [5]

    In questi casi l'opera d'arte funziona come specchio e catalizzatore della natura intuitiva del fruitore, che inizialmente attratto dal piacere estetico trasmesso dall'opera, scopre, ad una lettura più attenta, quello che egli stesso è in grado di proiettarvi. [6]

    Anche la forma delle stelle riveste un ruolo importante in questo tipo di lettura, generalmente sono forme geometriche regolari con un numero costante di raggi, e con individuazione del centro (figura 10). Questa forma è strettamente collegata alla croce, e della croce condivide il significato di determinazione del punto centrale origine dell'irraggiamento e della propagazione della luce, e nel contempo, di concentrazione come punto ove convergono tutti i raggi.
    Ogni stella risulta quindi essere un punto virtualmente centrale dello spazio nel quale convergono tutti i raggi della stella e questo punto di convergenza, simbolo di concentrazione, apre ad una ulteriore rappresentazione dello spazio, di tipo radiale, che porta all'introduzione di una gerarchia tra i punti paritetici della rappresentazione ortogonale, ed alla introduzione dell'idea del punto centrale e principiale relativo ad un piano di esistenza.

    Il cielo stellato quindi rappresenta, ed è in realtà, l'estremo limite, nei termini dell'estensione, di ciò che può essere percepito visivamente, oltre il quale la percezione deve necessariamente trascendere dai limiti della sensorialità fisica.
    Infatti la decorazione rappresentante il cielo stellato è simbolo di passaggio e trascendenza ad una realtà superiore, ed una delle funzioni principali di questa rappresentazione è quella di attrarre verso questo passaggio chi è in grado di leggerne il significato.
    note:

    [1] Intendiamo il termine "fisico" riferendoci a ciò che rimane nell'ambito della sola manifestazione formale, mentre il significato metafisico portato dall'interpretazione simbolica di un apetto della realta, anche quindi della manifestazione formale, ha portata propriamente universale. [torna]

    [2] Sotto l'influenza del Sole nasce Rama, Sotto l'influenza della Luna nasce Krisna. Birhat Parasara Hora Sastra [torna]

    [3] La rappresentazione del cielo è palesemente astratta e simbolica, i punti di concentrazione sono rappresentati dalle stelle e corrispondono ai punti geometrici, luminosi, concentrati (principio maschile), richiamano l'idea della non estensione spaziale. La notte è lo spazio tra le stelle e corrisponde all'intervallo tra i punti, richiama l'idea dell'espansione (principio femminile) e dell'estensione spaziale. [torna]

    [4] Parliamo qui di riconoscimento intendendo in senso letterale il recupero della conoscenza primordiale innata nell'Uomo, ed offuscata dall'allontanamento dal Principio Creatore. [torna]

    [5] In questa accezione l'artefice di un'opera non si pone forzatamente come creatore, capacità posseduta solo dall'Unico, ma più propriamente come trasformatore [torna]

    [6] E' anche questo il significato dell'affermazione che la bellezza è nell'occhio di chi guarda. [torna]
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  7. #7
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    La forma con cui viene prevalentemente rappresentata la stella ed il suo essere punto di luce nella notte richiedono una attenzione specifica per cogliere il profondo significato di questa figura. Inizieremo con il considerare che questa immagine rappresenta essenzialmente un irraggiamento da un punto origine e fonte di luce. La schematizzazione geometrica necessaria alla raffigurazione fisica di tale fenomeno viene effettuata con la definizione di un numero finito di raggi aventi origine comune.

    Il numero di tali raggi ha anch'esso una precisa valenza simbolica, una comune raffigurazione è costituita da quattro od otto raggi, in questo caso generalmente quattro principali e quattro secondari, come in figura 10 del precedente capitolo, che evoca in modo efficace l'idea di irraggiamento ed espansione.

    Tra le più diffuse rappresentazioni vi sono quelle formate con un numero pari di raggi, altre rappresentazioni meno diffuse, in quanto specificamente esoteriche, sono formate con un numero dispari di raggi, generalmente cinque o sette, ed a volte, nel caso di sette, il settimo raggio è di colore diverso dagli altri. Torneremo in seguito su questo particolare tipo di rappresentazione in relazione ai diversi piani di esistenza.

    Inizieremo ad analizzare la stella formata da otto raggi, che è anche la forma più comune di rappresentazione di questo simbolo, e che ritroviamo in varie forme nelle decorazioni musive pavimentali. La struttura di questo tipo di stella è simile a quella dei punti espansione che abbiamo visto nell'alternanza con i punti di contrazione a proposito dell'idea di tessitura dello spazio in figura 8. Lo schema geometrico di base per questa stella è dato dalla sovrapposizione di due quadrati, uno dei quali ha subito la rotazione di un ottavo di circonferenza rispetto all'altro.

    Il movimento della rotazione, strettamente connesso all'idea del divenire e della trasformazione, è quindi il punto di contatto tra l'interpretazione della stella come immagine di espansione e come immagine della rotazione e del divenire della vita. La stella a otto raggi è quindi anche in relazione, in quanto ne condivide la struttura radiale, con la raffigurazione della ruota della vita, come tramandata dalla dottrina dei Veda, e rappresentata nell'immagine della Ruota dell'Esistenza con otto raggi, come ruota di carro. [1]


    Figura 12
    Ruota di Natamandir

    Il movimento di rotazione, suggerito dal suo essere appunto ruota di carro, è un movimento attorno ad un asse e apre ad importanti considerazioni riguardo ai rapporti tra centro, raggi e circonferenza nella rappresentazione radiale dello spazio. Vedremo in seguito più diffusamente il significato di tale rappresentazione, per ora ritorniamo a considerare i diversi aspetti dell'immagine della stella nell'ambito della rappresentazione ortogonale dello spazio.

    Una importante rappresentazione della stella la raffigura con sei raggi [2] , questa forma è particolarmente importante dal punto di vista simbolico in quanto è in diretto rapporto con l'idea della conoscenza o della sapienza. La struttura della stella a sei raggi trova fondamento nella struttura geometrica del sigillum salomonis, che è costituito da due triangoli, uno dei quali ribaltato rispetto all'altro ed aventi il medesimo centro generatore.


    Figura 13
    Sigillum Salomonis

    Questo simbolo assume molteplici significati, la cui trattazione esaustiva esula dagli scopi di questo studio, riteniamo solamente di evidenziare che questo è uno dei simboli fondamentali dell'analogia e quindi dei rapporti tra il superiore e l'inferiore, intesi nella loro accezione più ampia. Tale accezione va ben oltre ogni classificazione di tipo esclusivamente duale, in quanto ciò che ad un livello è diviso ad un livello superiore è unito, ciò che è opposto è anche complementare.
    Il simbolo dell'analogia, come abbiamo gia detto in precedenza, definisce il rapporto tra inferiore e superiore tale che inferius est sicut superius ed assume quindi anche la valenza di simbolo della sapienza. [3]

    Una rappresentazione che raffigura la stella con sei raggi è riportata da A. Durer per rappresentare l'immagine di Assenzio, dalla visione apocalittica di Giovanni.


    Figura 14
    Particolare della xilografia di A. Durer

    Nella stella a sei raggi questa forma è anche la proiezione su un piano della croce tridimensionale che costituisce la rappresentazione della croce nella sua forma spaziale completa, forma che individua le sei direzioni dello spazio a partire da un punto di origine.


    Figura 15
    La croce tridimensionale (assonometria)

    Nella rappresentazione della stella con quattro raggi troviamo il caso dove è più evidente il collegamento alla raffigurazione della croce semplice, il principale simbolo di individuazione del centro, inteso eminentemente come punto principiale ed origine dell'irraggiamento che la stella rappresenta. In questo caso l'individuazione del punto centrale rimane circoscritto ad un singolo piano, mentre nel caso della stella con sei raggi due di questi individuano l'asse verticale che attraversa il piano in esame e l'individuazione del punto centrale comporta anche l'individuazione del piano a cui questo punto appartiene nell'ambito della moltitudine di piani sovrapposti che compongono lo spazio.

    Ricordiamo che, come accennato precedentemente a proposito alle decorazioni a linee alternate, i piani dello spazio sono considerati, da questo punto di vista, simbolo dei piani o gradi dell'esistenza, sia essa una esistenza di un particolare individuo, in una visione microcosmica, o dell'esistenza nella sua ampia visione macrocosmica.

    Una interpretazione particolare richiedono le stelle con un numero dispari di raggi, che come abbiamo detto in precedenza sono da interpretarsi tenendo conto delle loro caratteristiche spiccatamente esoteriche. Consideriamo ora una stella a quattro raggi che, come abbiamo visto ben rappresenta l'individuazione di un punto in un singolo piano di esistenza, il percorso che, partendo da questo piano volge al piano superiore è rappresentato da un quinto raggio, che, partendo dal centro della stella volge verso l'alto. Questo quinto raggio è in sostanza la rappresentazione della semiretta verticale, appartenente all'asse verticale che nella stella a sei raggi è rappresentato nella sua completezza.


    Figura 16
    Disegno della stella a cinque raggi

    La stella a cinque raggi può essere considerata, in un certo senso una stella orientata in quanto dell'asse verticale mostra solo una metà indicando così una precisa direzione di percorso. Tale percorso viene considerato ascendente quando il quinto raggio è orientato verso il cielo, e viene considerato discendente quando il quinto raggio è orientato verso la terra. Nel caso della stella a sette raggi il significato è analogo, ma di portata superiore, in quanto viene rappresentata l'intera croce tridimensionale a sei braccia e quindi individuato un punto centrale nell'intero complesso spaziale rappresentante tutti i piani dell'esistenza. Il settimo raggio indica quindi la direzione per il superamento della stessa dimensione spaziale, ed il superamento di tale dimensione che altro non è che una delle modalità della manifestazione, comporta il superamento dei limiti della manifestazione stessa e quindi può essere presa ad indicazione della direzione verso la trascendenza.

    Come abbiamo visto, la stella, che nelle sue diverse forme dovute al differente numero di raggi sottolinea particolari significati simbolici, mantiene comunque un significato primario e di fondamento a tutti gli altri. Tale significato è quello della individuazione di un punto di origine, principiale e centrale, che rende in definitiva assimilabile il simbolo della stella al più generale simbolo della croce. Potremmo quindi sostenere che le stelle sono particolari forme rappresentative della croce, in quanto come questa individuano un punto virtualmente centrale dello spazio, del resto anche la moltitudine non numerata delle stelle può ben considerarsi simbolo della moltitudine indefinitamente grande dei punti che costituiscono lo spazio geometrico.
    note:

    [1] Il Sé è Ciò, il Signore di tutte le cose, è il Re di tutte le cose; come tutti i raggi di una ruota sono contenuti nel mozzo e nella circonferenza, tutte le cose sono contenute in questo Sé; tutti i sé sono contenuti in questo Sé. (Brihadaranyaka, II, v, 15) [torna]

    [2] Ed ecco che la stella che i saggi avevano visto in Oriente e l'angelo della stella li precedevano, finché la stella giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. E la stella risplendeva con sei raggi. (Vangelo di Gesù, Cap. 5, 1-5) [torna]

    [3] Vedi quanto gia detto a proposito del Significato generale del Simbolo. [torna]
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  8. #8
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    Abbiamo precedentemente riferito dei piani dell'esistenza in relazione alle decorazioni formate dal sovrapporsi verticale di linee o fasce orizzontali, tali decorazioni sono diffuse all'esterno e talvolta anche all'interno delle chiese realizzate in stile romaico e gotico. Vediamo ora più in dettaglio cosa si intenda per piani o gradi dell'esistenza e quali siano i loro rapporti con la struttura geometrica di tali decorazioni.

    Inizieremo con il chiarire alcuni concetti fondamentali relativi a quella che chiameremo modalità di manifestazione ed il loro rapporto con i piani o gradi dell'esistenza. Questi concetti, che qui riportiamo in forma molto sintetica ed in relazione allo specifico oggetto del nostro studio, sono stati ampiamente sviluppati ed espressi con chiarezza da R. Guénon nel testo Il Simbolismo della Croce a cui rimandiamo per una migliore intelligenza.

    Ogni modalità della manifestazione, e quindi anche della manifestazione sensibile, ovvero del mondo come la possiamo percepire per mezzo dei sensi corporei, è determinata da un complesso di condizioni de ne delimitano le possibilità. Tali condizioni sono da intendersi più come estensioni che come limitazioni in quanto sono determinate fondamentalmente dal superamento di altre condizioni limitative.

    L'insieme delle modalità di manifestazione, proprie di una determinata individualità [1] , costituisce un grado dell'esistenza di questa individualità, per contro un piano o grado di Esistenza Universale contiene una moltitudine indefinita di individualità. Queste due prospettive corrispondono rispettivamente alla visione microcosmica, orientata alla singola individualità ed alla visione macrocosmica, orientata alla universalità.

    Sia le modalità di manifestazione di una singola individualità, attuali o potenziali, sia le individualità, anch'esse attuali o potenziali, appartenenti ad un grado dell'esistenza, sono, dal punto di vista quantitativo, una moltitudine indefinita e quindi possono essere ben rappresentate dall'insieme delle rette ortogonali tra loro appartenenti ad un piano orizzontale, il quale assume il valore simbolico di un determinato grado dell'esistenza.

    Questo insieme di rette ortogonali è quindi costituito da due sottoinsiemi di rette parallele tra loro, nell'ambito di ciascun sottoinsieme, che potremmo definire come insieme delle rette frontali e insieme delle rette antero-posteriori.

    Un punto appartenente a questo piano è individuato dall'intersezione di una retta frontale, che rappresenta una determinata individualità e da una retta antero-posteriore che rappresenta una modalità di manifestazione. Tale punto viene quindi a rappresentare uno "stato", attuale o potenziale, di una singola individualità in una singola modalità di manifestazione. Di conseguenza abbiamo che ogni individualità partecipa di un'indefinità [2] di modalità di manifestazione ed una modalità di manifestazione è partecipata da un'indefinità di individualità, essendo che ogni retta frontale è intersecata da una indefinità di rette antero-posteriori ed ogni retta antero-posteriore è intersecata da una indefinità di rette frontali.

    Rimanendo nei limiti della rappresentazione ortogonale dello spazio, la sovrapposizione di tutti i piani orizzontali, anch'essi in moltitudine indefinita, forma l'intero spazio tridimensionale. Considerando che ad ogni piano corrisponde un grado dell'esistenza, l'intero spazio assume quindi il valore simbolico e rappresentativo della totalità dei gradi dell'esistenza e quindi in definitiva della stessa Esistenza Universale.

    Ne consegue che, una indicazione interpretativa della pavimentazione illustrata nella figura 3, è quella di rappresentare un determinato piano dell'esistenza, individuando l'alternanza dei punti e dei loro intervalli sul piano stesso, piano sul quale il fedele si trova ad agire. Mentre l'intero edificio sacro illustrato in figura 4, con la decorazione a fasce orizzontali, rappresenta la sovrapposizione dei piani dell'esistenza e quindi per estensione la stessa Esistenza Universale.
    note:

    [1] Per individualità, sul piano umano, che consideriamo nostro piano di riferimento, possiamo considerare ogni essere individuale. [torna]

    [2] Chiameremo indefinità quello che a rigore dovrebbe essere definito quantitativamente come moltitudine non numerabile, l'estremo limite della grandezza quantitativa, di cui abbiamo precedentemente trattato. [torna]
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  9. #9
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    Fino ad ora abbiamo considerato lo spazio solamente con la rappresentazione che abbiamo definito come ortogonale. Questo tipo di rappresentazione simbolica è indicata per una introduzione ai concetti che abbiamo espressi, in virtù della sua relativa semplicità e, a rigore, dovremmo dire immaginabilità. [1]

    La rappresentazione ortogonale dello spazio ha come caratteristica fondamentale quella di considerare ogni punto dello spazio sotto il suo aspetto virtuale, e quindi anche come centro virtuale dello spazio stesso. Potremmo quindi definire che, questo tipo di rappresentazione, sia in un certo senso virtuale nella sua semplificazione e che sia in definitiva funzionale a descrivere quella che in nuce costituisce la struttura dello spazio.

    Vediamo ora come sia possibile passare da una rappresentazione simbolica virtuale, così come l'abbiamo descritta, ad una rappresentazione simbolica attuale individuando, in primo luogo, il centro dello spazio come punto unico principiale e generatore, definendo quindi una gerarchia tra i punti in relazione alla loro prossimità a tale centro effettivo. [2]

    Il passaggio da una visione dove ogni punto è virtualmente il punto centrale dello spazio alla visione dove un unico punto è attualmente il centro generatore dello spazio, implica l'introduzione di una diversa visione geometrica dello spazio, questa nuova visione non esclude la validità simbolica di quella che abbiamo fino ad ora descritta, ma in virtù della proprietà dei simboli di consentire molteplici interpretazioni a diversi livelli, la integra e la completa.
    Questa ulteriore visione geometrica dello spazio e la rappresentazione che la descrive può essere definita come una rappresentazione radiale dello spazio.

    Per comprendere questa particolare rappresentazione dello spazio dobbiamo, in primo luogo considerare un unico punto centrale nello spazio, tale punto sarà naturalmente, come abbiamo visto in precedenza a proposito della relazione tra il punto e la retta cui appartiene, anche il punto medio di una retta nello spazio e sarà quindi origine di due semirette che si sviluppano in opposte direzioni per una lunghezza indefinitamente grande.

    Consideriamo ora che una di queste due semirette sia il raggio di una circonferenza, che sarà parimenti di lunghezza indefinita, questo raggio avrà quindi per estremi, da un lato il punto che consideriamo centro di tale circonferenza, dall'altro un punto appartenente alla circonferenza stessa. Questa circonferenza sarà formata da una serie di punti, e come ogni linea, tali punti saranno separati da quell'intervallo di estensione indefinitamente piccola che abbiamo precedentemente descritto; la circonferenza, la semiretta che consideriamo suo raggio ed il punto che è il suo centro appartengono naturalmente ad un medesimo piano nello spazio.

    Immaginiamo di unire ogni punto della circonferenza con il centro della circonferenza stessa, otteniamo così la totalità dei raggi di questa circonferenza, raggi che convergeranno nel medesimo punto centrale. La natura e la misura di questa convergenza ci porta ad una interessante considerazione, infatti, se consideriamo due punti della circonferenza, tali punti saranno uniti al centro da due raggi convergenti al centro e se questi due punti sono adiacenti tra loro, quindi distinti dal noto intervallo di estensione indefinitamente piccola, potremmo affermare che la loro convergenza sarà una convergenza limite, in quanto l'intervallo che determina la distanza tra tali raggi sarà indefinitamente piccola sia in prossimità del centro, sia ad una distanza indefinitamente grande da esso.

    Tale convergenza limite può essere assimilata ad un parallelismo, e rappresenta il punto di contatto tra la rappresentazione radiale e la rappresentazione ortogonale dello spazio come l'abbiamo precedentemente descritta, la cui differenza essenziale sta, infatti, nella individuazione del punto limite, che è il centro della circonferenza, come unico punto di superamento di tutte le distanze, anche indefinitamente piccole che consentono una qualsiasi differenziazione, e che rappresenta quindi il luogo privilegiato dove il molteplice si concentra [3] nell'unità.

    Fino ad ora abbiamo considerato il punto centrale come punto medio di una retta prima e poi come centro di una circonferenza, la qual cosa corrisponde a due successivi livelli di complessità della rappresentazione, che con linguaggio matematico potremmo definire rispettivamente come prima e seconda potenza. Tali livelli di complessità sono idonei a rappresentare, l'estensione lineare per la prima potenza e l'estensione di un piano o superficie, per la seconda potenza.

    Dovendo ora rappresentare l'estensione spaziale, introduciamo un ulteriore livello di complessità, come terza potenza, che risulta essere il livello minimo di complessità per descrivere lo spazio stesso.

    Riprendendo come base la rappresentazione ortogonale dello spazio, fondata sulla croce spaziale a sei braccia, consideriamo il piano orizzontale, passante per il centro, e l'asse ortogonale che lo interseca nel centro stesso. Al piano orizzontale appartengono quattro delle sei braccia della croce, e più precisamente quelle che formano la croce orizzontale, che simbolicamente rappresentano l'ampiezza relativa ad un grado dell'esistenza, mentre l'asse verticale ne rappresenta l'esaltazione [4] trascendente quel determinato piano di esistenza ed attraversante tutti i piani di esistenza sovrapposti.

    Il nuovo livello di complessità introdotto ci porta a considerare anche tutte le possibili posizioni nello spazio tridimensionale dell'asse verticale della croce rispetto al suo centro, che consideriamo fisso, e considerandole simultaneamente, quindi al di fuori della condizione temporale, otteniamo che questa molteplicità indefinita di assi determinerà quello che potremmo definire il fascio totale delle rette passanti per un punto nello spazio. Di conseguenza se consideriamo simultaneamente tutte le possibili posizioni della croce tridimensionale, mantenendo fisso il suo centro, otteniamo la compenetrazione totale di tutte le possibili croci.

    La presenza simultanea di tutte le possibili croci tridimensionali, che andrà a ricoprire tutti i punti presenti nello spazio e la loro compenetrazione, può essere considerata la rappresentazione geometrica dell'Irraggiamento Universale. La sintesi formale ed allusione simbolica di tale Irraggiamento Universale, ci viene data dalla rappresentazione artistica della stella, nelle sue varie forme, che ne sottolineano particolari significati, come abbiamo precedentemente esposto.
    note:

    [1] Usiamo il termine immaginabilità in quanto si tratta di concetti e forme geometriche pure e quindi astratte, dove lo strumento mentale più idoneo per la loro comprensione è appunto l'immaginazione. [torna]

    [2] Intendiamo la rappresentazione come simbolica in quanto non ci riferiamo qui al solo spazio sensibile e quindi, come tale, sottoposto a tutte le condizioni e limitazioni proprie della manifestazione e della percezione sensoriale umana, ma intendiamo lo spazio nella sua più vasta accezione simbolica. Dobbiamo comunque considerare che queste rappresentazioni geometriche sono sempre necessariamente imperfette, come è imperfetta qualsiasi rappresentazione formale. [torna]

    [3] L'azione del concentrare è propria del riconoscere il centro comune come origine e generatore. [torna]

    [4] I termini ampiezza ed esaltazione sono ripresi dalla tradizione esoterica islamica e riportati da R. Guenon in Il Simbolismo della Croce [torna]
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  10. #10
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    Introduciamo qui una ulteriore visione dello spazio nella sua rappresentazione radiale, questa visione ci consente di spingerci fino all'estremo limite dello strumento immaginativo che abbiamo fino ad ora utilizzato, fino al punto nel quale, rendendoci conto della limitatezza dello strumento utilizzato, l'immaginazione, siamo portati ad integrare tale strumento con un altro, di più ampia portata e più idoneo alla percezione di queste rappresentazioni simboliche, tale strumento è quello che viene definito propriamente come intuizione intellettuale.

    Immaginiamo un segmento di una qualsiasi lunghezza definita, e che tale segmento sia raggio di una circonferenza, questo segmento avrà come estremi, da un lato il centro della circonferenza e dall'altro un punto appartenente alla circonferenza sessa, tale punto sarà quindi un punto comune al raggio ed alla circonferenza. Questo punto comune può essere, in certo modo, individuato come il punto iniziale ed il punto terminale della circonferenza se consideriamo la circonferenza stessa, come direttrice di un movimento rotatorio.

    Immaginiamo ora che i due punti, iniziale e terminale dalla circonferenza non siano coincidenti, ma corrispondano a due punti successivi appartenenti al raggio, separati dal noto intervallo di estensione indefinitamente piccola; otteniamo così una spira il cui passo corrisponde appunto all'intervallo che separa due punti successivi appartenenti ad una linea.
    Prolunghiamo ora questa spira nelle due direzioni, che incrocerà ad ogni rivoluzione i punti successivi del raggio considerato.

    Otteniamo così una spirale, di passo indefinitamente piccolo, che partendo dal centro si svolge per una lunghezza indefinita fino al suo limite estremo [1] che corrisponderà ad un punto di quella circonferenza con raggio indefinitamente grande che è anche limite del piano cui appartiene. Questa spirale, conterrà quindi la totalità dei punti del piano cui appartiene, o per utilizzare una terminologia di tipo dinamico, nel suo svolgersi percorrerà tutti i punti del piano. Se riconsideriamo il piano geometrico come la rappresentazione di un piano o grado dell'esistenza, la spirale rappresenterà lo svolgersi di tutte le modalità di tale grado di esistenza.

    Introduciamo ora un ulteriore grado di complessità della spirale sulla base di come l'abbiamo descritta. Questa spirale, che come abbiamo visto comprende tutti i punti del piano ha la sua origine nel punto centrale del piano e il limite in un punto appartenente alla circonferenza di raggio indefinito che costituisce il limite di tale piano.

    Immaginiamo ora di ruotare questa spirale attorno all'asse ortogonale al piano e passante per il punto centrale di origine, in modo che il limite estremo della spirale ruotata corrisponda al punto immediatamente successivo rispetto a quello originario. Otteniamo così una seconda spirare ruotata di un angolo indefinitamente piccolo.

    Consideriamo di ripetere questa rotazione in modo da ottenere una spirale per ogni punto della circonferenza limite del piano, dove ognuna di queste spirali avranno il limite estremo. Otteniamo cosi un numero indefinito di spirali appartenenti ad unico piano ed in considerazione che, ogni spirale, come abbiamo visto in precedenza, ricopre tutti i punti del piano, tutte le spirali generate dalla rotazione saranno compenetrate [2] tra loro, in quanto tutte ricopriranno tutti i punti del piano. Come in precedenza abbiamo interpretato la singola spirale come lo svolgersi di tutte le modalità di un grado o piano di esistenza, così la moltitudine indefinita delle spirali ruotate sul piano e la loro compenetrazione può ben essere presa a simbolo di tutte possibilità di un piano o grado di esistenza.
    Questa compenetrazione quando viene considerata simultanea, quindi non sottoposta al vincolo temporale della manifestazione, è anche una rappresentazione della vibrazione generatrice di un grado di esistenza o anche del suo soffio vitale

    Riprendiamo ora il fascio totale, simbolo dell'Irraggiamento Universale che abbiamo precedentemente descritto, e consideriamo che ogni retta passante per il punto centrale dello spazio è asse verticale della croce tridimensionale, ed è anche asse di rotazione di tutti quei piani verticali che intersecano ortogonalmente il suo piano orizzontale in corrispondenza di ogni possibile raggio della circonferenza di estensione indefinita appartenente a tale piano

    Otteniamo così una moltitudine indefinita di piani di rotazione per ognuna delle rette, anch'esse moltitudine indefinita, passanti per il centro dello spazio, tali piani, che sono tutti i possibili piani nello spazio che hanno come centro il punto centrale dello spazio sesso, saranno tra loro compenetrati e ricopriranno tutti i punti dello spazio.

    Consideriamo anche che su ognuno di questi piani sono presenti una moltitudine indefinita di spirali con passo indefinitamente piccolo, tra loro compenetrate come abbiamo precedentemente decritto, otteniamo così la rappresentazione di uno sferoide di raggio indefinito e non chiuso, in quanto la sua superficie limite non è mai chiusa poiché è formata dai punti limite estremi di tutte le spirali.

    La spirale piana considerata simultaneamente in tutte le sue posizioni, sarà quindi la rappresentazione di una qualsiasi sezione dello sferoide ottenuta con un piano passante per il centro e rappresenterà la propagazione su un piano di un movimento vibratorio determinato dall'alternanza dei punti e dei loro intervalli lungo la spira e dall'alternanza delle spire e dei loro intervalli nell'espansione del piano.

    Questo sferoide non chiuso rappresenta quindi lo sviluppo nello spazio, in tutte le direzioni dell'irraggiamento universale, di tale vibrazione e quindi rappresenta, nella misura in cui ciò è possibile, la raffigurazione del vortice sferico universale o della possibilità universale.

    Nella tradizione orientale la possibilità universale, ovvero il mezzo per il quale si compie la realizzazione di tutta la manifestazione, viene chiamata Tao, tradotto con Via, affermando inoltre in modo inequivocabile, l'impossibilità di ogni sua determinazione [3] o riconduzione ad una concezione mentale umana. L'unica possibilità di intuire tale realtà è mediante l'allusione simbolica che permette, per sua natura, di superare le limitazioni proprie del linguaggio formale, consentendo all'individuo l'interpretazione a livelli molteplici, in funzione del proprio grado di consapevolezza.

    L'intuizione di tale realtà è inoltre possibile per l'essere individuale umano, unicamente per il fatto che il principio generatore e la sua propagazione vibratoria sono presenti nel suo essere [4] e ne determinano l'esistenza, e del resto, il principio e la sua propagazione sono la condizione necessaria per qualsiasi forma di esistenza a qualsiasi livello di manifestazione.
    note:

    [1] Utilizziamo qui la definizione limite estremo in quanto, essendo la spirale di estensione indefinita, supera la possibilità stessa della raggiungibilità, dobbiamo sempre tenere presente l'inadeguatezza del linguaggio formale di fronte alle idea di indefinito. [torna]

    [2] R. Guenon, op.cit. [torna]

    [3] La via, che è una via, non è la Via. Il nome che ha un nome non è il Nome. Senza nome è l'origine del cielo e della terra. (Laotsè, Tao-Te-King.) [torna]

    [4] Noi non abbiamo nulla da creare, nulla da inventare, nulla da spiegare con nuovi mezzi; noi dobbiamo soltanto evitare di perdere quello che ci rimane e ritrovare quello che abbiamo smarrito. (Matgioi, La Via Metafisica) [torna]
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

 

 
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