
Originariamente Scritto da
Nebbia
Prodi ha paura di Monti
ROMA. «Per Monti è facile parlare dall’alto di una cattedra». L’intervista a La Stampa ha lasciato l’amaro in bocca a Romano Prodi. Non è che il premier sia rimasto sorpreso delle analisi economiche fatte dall’ex commissario europeo. «Da questo punto di vista è il Monti di sempre», dice il premier. C’è rimasto male su quell’invito ad avere «più coraggio». «Come se in tutti i passaggi importanti per le sorti dell’Italia - spiegano a Palazzo Chigi - Prodi non avesse avuto il coraggio sufficiente a prendere il toro per le corna. Come del resto è successo nel ‘96 con l’euro, anche questa volta il governo di centrosinistra farà le scelte necessarie e rigorose per evitare il declino del nostro Paese». Guai a mettere in dubbio il «coraggio» del Professore che comunque deve fare i conti con le «ragioni politiche» dell’Unione.
Essendo «Capitan Cannavaro» (si è definito così l’altro giorno alla Festa di Telese), quindi un giocatore in campo insieme alla sua squadra, Prodi ha un programma di coalizione da seguire: per cui con un piede deve accelerare sulle riforme strutturali, con l’altro frenare i tagli eccessivi alle spese sociali. Appunto, è il commento che viene fatto nelle stanze della presidenza del Consiglio, «per Monti è facile parlare dall’alto di una cattedra». O dall’alto di un editoriale di giornali, come ha stigmatizzato Piero Fassino. «Leggo che Giavazzi dice a Padoa-Schioppa “fai così”, che Monti spiega a Prodi cosa deve fare: guardate che c’è una bella differenza tra scrivere 60 righe sui giornali e governare un Paese di 60 milioni di abitanti».
A Palazzo Chigi notano che nell’intervista Monti non cita mai Padoa-Schioppa mentre qualcuno più malizioso tra i partiti dell’Unione pensa che il Professore della Bocconi si stia posizionando in caso di crisi del governo puntando a guidare una Grande Coalizione. Argomento, quello del «modello Merkel» sul quale Monti è ritornato su La Stampa e che rappresenta un altro punto di disaccordo con Prodi. Per il presidente del Consiglio un’ipotesi del genere non è praticabile in Italia perchè dall’altra parte dello schieramento non c’è «una destra liberale europea». Neppure Giuliano Amato crede alla fattibilità di una simile alleanza, soprattutto in versione moderata: «È un’illusione che facendo una grande coalizione con i moderati dei due poli si sarebbe in grado di fare le riforme. È una stravaganza, tecnicamente possibile solo se il centrosinistra fallisse e anzichè chiudere subito la legislatura, si facesse una grande coalizione per completare alcune riforme o per fare la finanziaria. La mia opinione è che se questo dovesse accadere, si dovrebbe andare immediatamente alle elezioni». «La verità - esplicita il prodiano Franco Monaco - è che Monti è virtuosamente impolitico. Lui prescinde dal nostro sistema politico reale dove i due schieramenti hanno visioni diverse e sottovaluta le esigenze del consenso. È giusto che lo faccia dal suo punto di vista tecnico, non essendo un ministro. Le sue osservazioni - conclude Monaco - mi sembrano una sottospecie di quelle che Giavazzi ha mosso a Padoa-Schioppa».
A parte il radicale Daniele Capezzone che condivide l’analisi di Monti «in toto», dall’Unione arriva una bocciatura corale. Per la diessina Marina Sereni è «ingeneroso». Il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero, riferendosi pure alle dichiarazioni del commissario europeo Almunia, parla di un «indebito pressing» nei confronti dell’Italia: «Il nostro problema è di dover fare una manovra che porti il deficit sotto il 3%, ma senza ammazzare il malato». Se la sinistra radicale liquida l’ex commissario europeo come «un grande conservatore», come fanno i Comunisti italiani di Diliberto, i moderati dell’Udeur dovrebbe essere più clementi. Quantomeno avere interesse per una Grande coalizione e ricongiungersi con i cugini dell’Udc. Invece ai cugini non vogliono dare il loro spazio e vedono questa ipotesi come il fumo negli occhi. Mastella è convinto che questa formazione di governo andrà avanti perchè sta dimostrando di avere gambe per farcela. Spiega Francesco Borgomeo, responsabile economico dell’Udeur e capo della segretaria del ministro della Giustizia: «Non si può chiedere a Prodi di avere più coraggio e poi proporre la Grosse Koalition, perchè così si ammette la propria debolezza. Tutti dicevano che sulla politica estera saremmo caduti e invece ne siamo riusciti rafforzati. Lo stesso accadrà con la Finanziaria».
Alleanze da tentare. Nell’intervista a La Stampa pubblicata ieri, l’economista ed ex commissario dell’Unione europea Mario Monti ha analizzato nei dettagli la situazione dell’economia italiana. Sui primi cento giorni del governo Prodi, pur avendo «visto qualcosa» in termini di liberalizzazioni Monti avverte: «per ora hanno toccato solo settori estranei al bacino elettorale di Prodi». Al governo suggerisce di tentare la strada di una grande coalizione sul modello del governo tedesco per riuscire meglio a forzare la mano alle lobby e ai gruppi di potere.