splendido articolo di questo signore che prima manco conoscevo..
UN EDITORIALE DI SIMONE STENTI, GIORNALISTA E SCRITTORE, JUVENTINO DOC, SULL’ATTUALE MOMENTO DELLA SOCIETA’ BIANCONERA.
DI SIMONE STENTI.
Per cultura liberale e studi giuridici ho un vero culto nei confronti
della legge e, di conseguenza, della sua applicazione, vere espressioni
di sovranità popolare più di qualsiasi governo.
La legge è scritta e, quando una democrazia è compiuta e matura, è limitatamente interpretabile.
Più il diritto è certo e più il cittadino sa come deve comportarsi se
non vuole guai.
L’articolo 575 del codice penale stabilisce che “chiunque cagiona la
morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni
ventuno”. Poi ci sono le aggravanti e le attenuanti, però se ammazzo il
mio vicino di casa perché ascolta Apicella ad alto volume (no, in
questo caso no… vabbe’, cambiate pure esempio) so che i prossimi 21 anni li
passerò tra quattro mura, indulti permettendo.
Non è previsto il caso che un giudice d’appello mi dica: “meriteresti
l’ergastolo, ma se non vai in Cassazione, ti do 15 anni”. “No, 15 sono
troppi, ne voglio al massimo 7”. “Okay, facciamo 10, col bagno in
camera e non se ne parli più”.
Questo accade soltanto al mercato del pesce e, in seconda battuta,
nella gestione della giustizia sportiva.
Quello che è successo alla Juve in questi ultimi due mesi è
sconcertante, da qualsiasi angolazione lo si guardi.
Proviamo – tutti – a toglierci la maglietta dal cuore e analizziamo i fatti.
Due dirigenti della società F.C. Juventus S.p.A., quotata in Borsa,
vengono intercettati per interposta persona (il principale soggetto
d’intercettazione era il designatore Paolo Bergamo). Da queste indagini
emerge una montagna di vaneggiamenti, prosopopea, cattivo gusto,
mancanza d’eleganza.
Fatti concreti: briciole. Partite comprate: zero.
Certamente uno spirito antisportivo da condannare, anche esemplarmente.
Peccato però che nessun codice quantifichi una punizione per il cattivo
gusto e l’ignoranza. Tanto meno quello di giustizia sportiva, che però
prevede all’articolo 1 che ci si debba comportare “secondo i principi
di lealtà, correttezza e probità”.
Espressione vaga che lascia ampi margini d’interpretazione.
Tanto che, in prima e seconda istanza, viene chiesta addirittura la
serie C, mentre l’avvocato della Juve, Zaccone, non si sa se per
strategia, improbabile gaffe o desiderio di pubblicità, invoca la B con
congrua penalizzazione.
Il giudice di primo grado l’accontenta subito, ma -30 punti
evidentemente non sono considerati “congrui”.
Allora il giudice di secondo grado gliene rifila 17.
Continuano a non essere congrui, ma per Cobolli Gigli, ora non lo è
manco la retrocessione: “Vogliamo la A, sennò si va al Tar”.
Casino oceanico e minacce reciproche, alcune ridicole, come le richieste di
danni tra Juve e FIGC.
Al punto che il ricorso al Tar diventa un’arma di ricatto reciproco:
vado al Tar e ti delegittimo tutto il sistema, se vai al Tar ti
anniento dal calcio italiano.
Poi, come in ogni contrattazione al mercato del pesce, si trova
l’accordo a metà: io non vado al Tar e tu che mi dai?
Al massimo posso abbonarti una dozzina di punti, meno no, che è quello che l’ho pagatoio. Vabbe’, per stavolta, ma quando torno, mi regali un branzino.
E così, tra lo stupore di Deschamps, del capitano e dei tifosi
stra-incazzati, Cobolli Gigli e un manipolo di consiglieri improvvisati
e assenteisti (ma si è mai visto discutere per telefono una faccenda
del genere, in un CdA vero?), la Juventus porta a casa un pugnetto di punti
di penalizzazione e si fa la B, tacendo su due scudetti scomparsi come
se nulla fosse (mentre, signore e signori, io vi dico che il danno più
grosso è questo: per come si è messa a 29 non ci torneremo prima del
2020).
Con un fantastico risultato: quello di far uscire conci dalla vicenda
La Juve, la Federazione e soprattutto la certezza del diritto.
Da domani stesso Guido Rossi deve porsi un unico obiettivo: creare le
immediate condizioni per andarsene, perché un commissario è
straordinario quando rimane sul posto lo stretto indispensabile, sennò
è ordinario e allora lui è illegittimo, visto che non è stato eletto.
E il suo successore sa già cosa fare: darci un nuovo diritto sportivo,
perché il pesce ci piace comprarlo al mercato, non nelle aule di
tribunale.
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