Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    vae victis
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    Predefinito L'Arabia Saudita zitta zitta..è il PEGGIORE degli stati arabi.

    La forma di governo dell'Arabia Saudita è la monarchia, il nome ufficiale dello stato Regno arabo saudita (المملكة العربيّة السّعوديّة).

    Le leggi dello Stato sono basate sulla legge islamica,la Shari'a.


    Il governo indica come musulmano il 100% dei cittadini. Esistono tuttavia numerosi cristiani fra i lavoratori immigrati (vedi anche la voce Chiesa cattolica in Arabia Saudita).



    L'Arabia Saudita è anche uno dei paesi in cui si applica la pena di morte, incluse le esecuzioni pubbliche effettuate tramite decapitazione.Ci sono state notizie di effettuate lapidazioni e crocifissioni.Le punizioni corporali includono
    l'amputazione delle mani e dei piedi per i ladri e la fustigazione per alcuni crimini come la "cattiva condotta sessuale" e l'ubriachezza. Il numero di frustate non è chiaramente previsto dalla legge e varia a discrezione del giudice, da alcune dozzine a parecchie migliaia, inflitte generalmente lungo un periodo di settimane o di mesi. La persona che dà le frustate deve tenere un Corano sotto l'ascella del braccio con cui utilizza la frusta, in modo da limitare la potenza del colpo.
    In Arabia Saudita i cristiani possono essere arrestati e fustigati per la pratica della loro fede in pubblico o per il possesso di "materiale propagandistico", incluse bibbie. A nessun non-musulmano è permesso diventare cittadino saudita. Gli incontri di preghiera dei cristiani vengono interrotti dalla polizia e le persone che si convertono al Cristianesimo possono ufficialmente venire giustiziate, anche se in realtà ciò non avviene da molti anni


    Alle donne ovviamente sono riservati i soliti diritti che si danno ad un maiale.
    Sulle strade pubbliche alle donne non è permesso di portare una bicicletta o di andarci. La polizia religiosa fa rispettare la modestia del vestito e a volte chiede alle donne delle Forze Armate Americane di rivedere la loro acconciatura.(sarei proprio curioso di vedere se si risistemano i capelli ) Tuttavia negli ultimi anni molti stranieri che risiedono nel regno hanno segnalato che l'applicazione delle leggi sul modo di vestire è diventata meno rigorosa. In genere le istituzioni, dalle scuole ai ristoranti, sono sempre negate alle donne.


    L'omosessualità è punita con la pena di morte
    .

    Una nota economica..Nonostanete strabuzzino di petrolio il reddito pro capite da 25.000 US$ nel 1980 a 8.000 US$ nel 2003; nel 1999 era di circa 7.000 US$. Il declino registrato tra il 1980 ed il 1999 ha segnato un record mondiale negativo di cui non si conoscono precedenti nella storia delle nazioni in periodo di pace.

    Un bel posticino dove andare a vivere non c'è che dire.

  2. #2
    Punto nel multiverso
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    Meglio Dubai

    Il peggior stato arabo senza dubbio è l'egitto.

  3. #3
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da Zoroastro
    Meglio Dubai

    Il peggior stato arabo senza dubbio è l'egitto.
    Ai tempi di Nasser(dice) che si stava meglio,adesso "immagino" ma non ho notizie.

  4. #4
    Punto nel multiverso
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    Beh se è per questo prima della guerra con l'Iran, l'Iraq aveva il PIL della grecia...
    40/50 anni fa i paesi del golfo erano tutta un'altra storia

  5. #5
    Obama for president
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    te ne sei dimenticata una dall'arabia saudita una donna non puà uscire se non con il consenso del padre o del marito, peggio dell'arabia saudita non credo esistono molti paesi

  6. #6
    Obama for president
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    Predefinito

    Arabia Saudita

    Regno dell’Arabia Saudita

    Capo di Stato e di governo: re Abdullah Bin ‘Abdul ‘Aziz Al-Saud (subentrato a re Fahd Bin ‘Abdul ‘Aziz Al-Saud ad agosto)
    Pena di morte: mantenitore
    Statuto di Roma della Corte penale internazionale: non firmato
    Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
    Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

    Vi è stata un’escalation delle uccisioni da parte delle forze di sicurezza e dei gruppi armati, esacerbando la già grave situazione dei diritti umani nel Paese. Decine di persone sono state arrestate per presunti legami con gruppi di opposizione armata ma poco si è saputo riguardo al loro status legale o alle loro condizioni di detenzione. Le donne hanno continuato a subire diffuse discriminazioni per legge o per consuetudine nonché violenze tra le mura domestiche, sebbene vi sia stato un qualche segnale di riforma in materia. Anche i lavoratori migranti hanno subito discriminazioni e abusi. Almeno 86 uomini e due donne sono stati messi a morte, quasi la metà dei quali erano cittadini stranieri.

    Contesto

    Il principe ereditario Abdullah è divenuto re e capo di Stato in seguito alla morte di re Fahd il 1° agosto ed ha nominato il principe sultano, già ministro della Difesa, nuovo principe ereditario. L’ascesa al trono di re Abdullah ha fatto sorgere speranze di riforme politiche, anche nell’area dei diritti delle donne, ma i progressi si sono rivelati lenti.

    Ad aprile, il governo ha annunciato piani di riforma del sistema giudiziario, attraverso l’introduzione di impiego specializzato, di tribunali commerciali e penali e l’istituzione di una Corte Suprema. A settembre, il governo ha creato una commissione nazionale sui diritti umani avente lo scopo di «proteggere i diritti umani e diffondere la consapevolezza riguardo ad essi […] mantenendosi in linea con le disposizioni della legge islamica».

    Le primissime elezioni amministrative dell’Arabia Saudita si sono tenute in tre fasi tra il mese di febbraio ed aprile assegnando i 600 seggi dei 178 consigli comunali del Paese. L’altra metà viene assegnata su nomina governativa. Le donne sono rimaste escluse dalle elezioni, destando notevoli controversie. Attivisti per i diritti delle donne hanno richiesto al governo di destinare a donne alcuni dei seggi rimasti vacanti.

    Scontri armati e uccisioni

    Stando alle denunce, uomini armati collegati ad al-Qaeda si sono misurati in scontri armati con le forze di sicurezza in cui sono rimaste uccise decine di persone di entrambe le parti. Tali scontri sono avvenuti a Riyadh, a Medina, ad al-Dammam e in altre località nel momento in cui il governo ha intensificato una «campagna per combattere il terrorismo», così come annunciato dal ministro dell’Interno a febbraio.

    *All’inizio di aprile, stando alle fonti, le forze di sicurezza hanno ucciso 15 uomini armati ferendone altri in combattimenti ad al-Ras, nei pressi di Riyadh. Tra i morti vi erano uomini i cui nomi figuravano in un elenco di 26 ricercati pubblicato dal governo alla fine del 2003 e un membro delle forze di sicurezza.

    *A settembre, secondo quanto riferito, 5 uomini armati sono stati uccisi e altri feriti quando membri delle forze governative, due dei quali hanno anch’essi perso la vita, hanno devastato una casa ad al-Dammam.

    Abusi nel contesto della “guerra al terrore”

    Il governo ha intrapreso una serie di misure per contrastare le attività di gruppi sospettati di legami con al-Qaeda. A febbraio il governo ha altresì organizzato una conferenza internazionale sull’anti-terrorismo in cui è stato riconosciuto che le violazioni dei diritti umani sono una delle cause del terrorismo ed è stato raccomandato l’introduzione di specifici codici di procedura per assistere le forze dell’ordine nella lotta al terrorismo pur salvaguardando i diritti umani. Successivamente, re Abdullah ha rinnovato il suo richiamo ai gruppi armati di consegnarsi alle autorità.

    Le forze governative hanno arrestato decine di presunti islamisti ma hanno lasciato trapelare assai poco riguardo a quelli detenuti, neppure i loro nomi. Secondo quanto riferito, il ministero dell’Interno ha dichiarato che molti degli arrestati sarebbero stati processati. Tuttavia, il velo di segretezza che circonda il sistema di giustizia penale ha fatto sì che non si avessero informazioni riguardo a eventuali processi. Si teme che le persone perseguite non abbiano potuto avere un equo processo.

    Alcuni degli arrestati figuravano in un nuovo elenco di altri 36 «tra i più ricercati» sospetti, molti dei quali di nazionalità straniera, pubblicato dal governo a giugno. Tra questi, Faiz Ayuob, il quale, stando alle fonti, si è consegnato spontaneamente alle autorità il 1° luglio.

    Tra gli altri arrestati vi erano almeno 5 cittadini del Ciad fermati a giugno e Mohamed al-‘Ameri e 4 persone, ritenute di nazionalità saudita, i quali stando alle fonti, erano stati fermati a Medina il 25 luglio.

    Altri sospetti nell’ambito della sicurezza sono stati rimpatriati in altri Paesi o rispediti in Arabia Saudita dall’estero. Tra febbraio e marzo, 27 cittadini yemeniti sono stati rimpatriati nello Yemen, dove avrebbero potuto essere arrestati, mentre il 28 marzo le autorità yemenite hanno rimpatriato in Arabia Saudita 25 cittadini sauditi. Si ritiene che siano avvenuti altri scambi di prigionieri di questo tipo tra i due Paesi e tra l’Arabia Saudita e altri Paesi, ma poco è trapelato a riguardo.

    *Salem al-Baloushi è stato rimpatriato ad aprile verso gli Emirati Arabi Uniti (EAU), dopo essere stato trattenuto in incommunicado senza accusa dal febbraio 2003. Una volta giunto negli EAU è stato immediatamente arrestato.

    *Ahmed Abu ‘Ali, un cittadino statunitense di 23 anni, a febbraio è stato rimpatriato negli Stati Uniti, dove è stato processato e condannato per cospirazione finalizzata all’assassinio del presidente statunitense George W. Bush e per altri reati. Egli era stato arrestato in Arabia Saudita nel giugno 2003 e aveva denunciato di essere stato torturato e maltrattato durante la detenzione di due mesi in incommunicado e che i funzionari statunitensi erano a conoscenza di questa situazione. Egli ha inoltre affermato che funzionari del Federal Bureau of Investigation (FBI) avevano preso parte al suo interrogatorio in Arabia Saudita e che lo avevano minacciato di trasferirlo a Guantánamo Bay, a Cuba o di farlo processare in Arabia Saudita dove non avrebbe avuto il diritto a essere rappresentato da un legale difensore.

    Diritti delle donne

    Le donne hanno continuato a subire discriminazioni di fronte alla legge e nelle consuetudini e non hanno ricevuto adeguata protezione contro la violenza domestica e familiare. Tuttavia, il governo ha espresso l’impegno di migliorare lo status delle donne e a marzo è stato riferito che era in preparazione una legislazione che avrebbe garantito alle donne il diritto a diventare membri permanenti della Shura (Consiglio Consultivo).

    Il ministero del Lavoro ha annunciato l’intenzione di aumentare il numero delle donne nell’impiego retribuito. Tuttavia, ha anche affermato che ciò sarebbe avvenuto soltanto in presenza della «necessità della donna di lavorare, del bisogno da parte della società del suo lavoro, dell’approvazione del suo tutore legale», e di argomenti relativi alla «decenza», come l’abbigliamento, e che il lavoro della donna non avrebbe dovuto andare a scapito del lavoro della donna all’interno della famiglia o «condurre a problemi d’ordine sociale o morale». Attivisti per i diritti delle donne hanno dichiarato che tali costrizioni erano alla base dell’esigua percentuale pari a non più del 5% di donne saudite impiegate in lavori retribuiti.

    L’esclusione delle donne dalla partecipazione alle elezioni amministrative è stata ampiamente criticata da attivisti per i diritti delle donne. Il governo ha affermato che non vi erano donne sufficientemente qualificate per amministrare centri di registrazione per sole donne e che non tutte le donne possedevano carte d’identità necessarie per votare. In risposta alle critiche, il capo del comitato elettorale ha dichiarato di auspicare la partecipazione delle donne nelle elezioni future.

    Ad aprile, il gran muftì ha emesso un comunicato che vietava la pratica di obbligare le donne a sposarsi contro la propria volontà e invocava la carcerazione di coloro che non desistevano da tale pratica. Tuttavia, casi di matrimonio forzato hanno continuato a essere segnalati.

    *J.A., di 29 anni, stando alle fonti, è rimasta esposta a rischio di violenza e confinata in famiglia dove aveva già subito gravi violenze sin dall’età di 14 anni.

    *Rania al-Baz, il cui caso era balzato in primo piano dopo che era stata duramente picchiata dal suo ex marito, stando alle fonti, ha lasciato l’Arabia Saudita e si è sistemata in Francia.

    Repressione delle libertà di espressione e di religione

    *Mohamed al-‘Oshen, caporedattore del quotidiano al-Mohayed, è stato arrestato a gennaio, stando alle fonti, dopo che aveva pubblicato articoli in cui si criticava il governo, ma si ritiene sia stato rilasciato senza accusa successivamente lo stesso mese.

    *Una donna e 14 uomini sono stati condannati a gennaio a pene detentive variabili da 2 a 6 mesi e da 100 a 250 frustate per aver dimostrato nel dicembre 2004 a Jeddah a favore del Movimento per la riforma islamica. Si ritiene che altri 6 fossero in attesa di processo.

    *Ad aprile, secondo quanto riferito, la polizia e membri del Comitato per la diffusione della virtù e la prevenzione del vizio hanno devastato una casa a Riyadh e arrestato 40 persone di differenti nazionalità, compresi lavoratori migranti pakistani e filippini, per aver praticato il Cristianesimo. I detenuti sono stati successivamente rilasciati.

    Prigionieri politici

    Persone che avevano criticato pacificamente lo Stato così come presunti membri o simpatizzanti di gruppi armati sono stati arrestati durante l’anno. L’esatto numero degli arrestati è rimasto oscuro.

    *Il dott. Sa’id Bin Zu’air, un possibile prigioniero di coscienza trattenuto nella prigione al-Ha’ir a Riyadh, è stato rilasciato ad agosto in seguito a una grazia concessa da re Abdullah. Due dei suoi figli, Mubarak Bin Sa’id Bin Zu’air e Sa’ad Bin Sa’id Bin Zu’air, che erano stati arrestati dopo che avevano partecipato a una campagna per il rilascio del loro padre, sono stati liberati, il primo all’inizio dell’anno e il secondo a luglio.

    Diversi prigionieri di coscienza sono stati rilasciati in seguito a una grazia reale proclamata da re Abdullah l’8 agosto.

    *Il dott. Matrouk al-Falih, il dott. ‘Abdullah al-Hamid e ‘Ali al-Deminy sono stati rilasciati in seguito alla grazia. Essi erano detenuti dal marzo 2004 e stavano scontando condanne fino a 9 anni di carcere comminate a maggio al termine di un processo tenutosi a porte chiuse di fronte alla Corte di Cassazione a Riyadh. Le accuse a loro carico comprendevano «fomentazione del dissenso e disobbedienza al sovrano». Il loro avvocato, ‘Abdel Rahman al-Lahem, che si trovava agli arresti dal novembre 2004, è stato rilasciato anch’egli in seguito alla grazia del re.

    Lavoratori migranti

    Ad agosto, il governo ha annunciato piani per riformare la legislazione sul lavoro allo scopo di migliorare la protezione dei diritti dei lavoratori stranieri. Il governo ha ammonito i datori di lavoro e le agenzie d’impiego che sarebbero stati perseguiti, anche con la reclusione, nel caso in cui avessero trattato impropriamente i lavoratori. Le autorità hanno dichiarato che ai lavoratori migranti sarebbero state date nuove linee guida esplicative dei loro diritti ai sensi della legge saudita e che i meccanismi di controllo sarebbero stati rafforzati. Ha inoltre esortato i lavoratori vittime di abusi a sporgere querela.

    Nonostante le suddette positive iniziative, non sono cessate le segnalazioni di abusi nei confronti di lavoratori migranti.

    *Nour Miyati, una donna indonesiana impiegata come collaboratrice domestica, è stata portata dal suo datore di lavoro in un ospedale di Riyadh in quanto aveva riportato ferite così gravi da rendere necessaria l’amputazione delle dita. La donna avrebbe asserito che il suo datore di lavoro l’aveva tenuta legata per circa un mese in un bagno dove aveva abusato di lei. Secondo i rapporti, dopo aver sporto denuncia è stata accusata di aver dichiarato il falso contro il suo datore di lavoro, dimessa dall’ospedale e detenuta per due giorni dalla polizia. È stata in seguito rilasciata per ordine del governatore di Riyadh e consegnata alle cure di un’organizzazione di beneficenza.

    Pene giudiziarie corporali

    La fustigazione è rimasta un tipo di pena abitualmente comminata dai tribunali come sentenza principale o accessoria per una vasta gamma di reati, compresi casi che vedevano coinvolti prigionieri di coscienza.

    *Hamza al-Muzaini, un accademico, è stato condannato a 75 frustate e a due mesi di reclusione a marzo perché accusato di aver criticato un ecclesiastico in un articolo. Il principe ereditario Abdullah è intervenuto ed ha annullato la sentenza.

    *Quattro uomini che partecipavano a un «matrimonio gay» a Jeddah sono stato condannati a due anni di reclusione e a 2.000 frustate ad aprile; altri 31 sono stati condannati a 200 frustate e dai 6 mesi a un anno di reclusione. Si tratta di prigionieri di coscienza.

    *Dodici uomini nigeriani sono stati condannati a 7 anni di carcere e a 700 frustate a maggio per aggressione al termine di un processo iniquo.

    Pena di morte

    Almeno 86 uomini e due donne sono stati messi a morte. Almeno la metà di loro erano cittadini stranieri.

    *Sei uomini somali sono stati messi a morte il 4 aprile nonostante avessero scontato le loro pene detentive e fossero stati sottoposti a pene corporali. Né gli uomini né le loro famiglie erano al corrente che erano a rischio di esecuzione, e non è stato loro concesso di accedere a un consulente legale o consolare.

    *Suliamon Olyfemi, un cittadino nigeriano, era in attesa di esecuzione. Era stato condannato per omicidio al termine di un processo iniquo nel novembre 2004 nel corso del quale non aveva ricevuto né assistenza legale né un servizio di traduzione dall’arabo, lingua che egli non comprendeva.

    Le autorità non hanno rivelato il numero delle sentenze di morte, che potrebbe essere notevolmente superiore rispetto a quello noto ad AI. Spesso gli imputati in casi capitali non sono rappresentati da un legale e non sono tenuti al corrente dell’avanzamento del procedimento a loro carico. Si teme che alcuni imputati siano stati incriminati e condannati a morte unicamente o in larga parte sulla base di confessioni ottenute sotto coercizione, tortura o con l’inganno

 

 

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