LO SCORPORO DELLA TELEFONIA E L'IMBARAZZO DI PRODI
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Può sembrare incredibile ma tutta la vicenda Telecom sembra interessare solamente i politici. I giornali sono sovraffollati dalle loro dichiarazioni, compresa la polemica che è nata intorno a Prodi dopo che ha ammesso di non sapere nulla a proposito della vendita di Telecom Italia mobile. Su questo argomento torneremo tra breve. Ma intanto stupisce che dall'azienda non sia stata fatta ancora chiarezza sull'operazione di scorporo e sulle modalità attuative dell'operazione. Perché vedete, Telecom Italia è un'azienda sana che ha un flusso di cassa di svariati miliardi di euro ogni anno. Gli operai e gli ingegneri che vi lavorano producono reddito, producono ricchezza per il paese e quindi producono utili alle imprese che fanno parte del gruppo. Il problema di Telecom quindi, non sono gli operai e gli ingegneri che vi lavorano e i sindacati, almeno in questa fase, farebbero bene a tacere invece di minacciare scioperi e rivolte. E' proprio dietro tutto questo che si nasconde il vero problema di Telecom ossia il suo enorme indebitamento pari a circa 42 miliardi di euro. Un debito, badate bene, che non è stato creato per fare investimenti ma che i passati governi di sinistra hanno autorizzato al momento stesso della privatizzazione attraverso una operazione economica meglio nota come 'Leverage buy out'. Una pratica finanziaria che produce come effetto, l' acquisto di società con un indebitamento pari al valore della società stessa. Quindi qui sta il peccato originale. Questa voragine finanziaria esiste e non è stato mai stata sanata. Abbiamo così chiarito qual è l'origine della vicenda Telecom Italia e perché in questo momento sono più rilevanti i risvolti politici che quelli macroeconomici. È vero anche che la telefonia mobile italiana rappresenta una buona fetta di mercato, quindi è giusto e doveroso tutelarla dagli investitori esteri. Non tutti l'hanno capito ma nel nostro paese è in atto un processo di nazionalizzazione di Telecom Italia mobile, anche se fino ad oggi, non c'è stata alcuna dichiarazione ufficiale da parte dell'azienda. Un fatto, questo, che ha spinto l'opinione pubblica a credere sulla parola il presidente Prodi quando ha candidamente ammesso di non sapere nulla al riguardo e di non essere stato preventivamente informato da Tronchetti Provera. Le bugie, lo sappiamo, hanno le gambe corte. A poche ore di distanza da questa dichiarazione il Presisidente del Consiglio è stato obbligato a uscire alla luce del sole, o più precisamente, del Sole24ore. Infatti il noto giornale economico, ha pubblicato un documento che doveva avere una circolazione limitata e che è stato confezionato da un noto consigliere del Presidente del Consiglio Romano Prodi. Questo documento 'artigianale' conteneva nientemeno che la proposta del Governo per gestire la faccenda Telecom al riparo dagli investitori stranieri e sulla base di operazioni economiche spericolate volte a mantenere il possesso italiano dell'azienda. È chiaro che il fiduciario di Prodi ha fatto da parafulmine al punto che si è assunto l'intera responsabilità del documento e della sua diffusione. Questo fatto potrebbe scandalizzare solamente chi non sa o finge di non sapere in che modo sporco i vecchi governi comunisti in Italia hanno gestito le privatizzazioni. Perché vedete per far fronte a un indebitamento di 42 miliardi di euro, servono soldi veri, 'cash' direbbero gli americani. Invece qui stanno architettando soluzioni di comodo che non saneranno il debito ma che creeranno solamente una grande confusione e andranno ad arricchire chi oggi non può permettersi quell'acquisto. È palese che ci sarà l'intervento della Cassa depositi e prestiti, in tutta questa operazione. Non si può pensare che chiudendosi a riccio si riesca a salvaguardare l'interesse nazionale se poi l'azienda resta attanagliata da voragini finanziarie coperte ma non riempite. Sarebbe un grave danno per l'intero sistema produttivo del paese se lasciassimo al governo Prodi la gestione di questa vicenda. Un po' perché conosciamo esattamente come e in che modo cercherebbero di sfuggire a queste responsabilità. Si parla di 'irizzazione' proprio per ricordare le gesta del professore quando era alla guida dell'IRI. Ma sono convinto che nessuno ha voglia di veder ripetere certi scenari che porterebbero a una perdita secca del nostro paese e al licenziamento di migliaia di operai e di ingegneri. È solo a questo punto che i sindacati hanno ragione di intervenire a tutela dell'interesse dei lavoratori. Non prima, perché con chi vuole la spartizione del bottino telefonico è bene non avere contatti diretti per non assumersi responsabilità, già pesanti, di aver concorso allo sfaldamento del tessuto economico e produttivo del Paese.




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