dal quotidiano torinese LA STAMPA di Torino, la lucida analisi del solito Edward
Luttwak in un articolo dal titolo......
" UN PERFIDO COMPLOTTO DEGLI AYATOLLAH
I polemici e ambiziosi leader iraniani hanno finalmente respinto l’offerta euroamericana di incentivi in cambio della loro rinuncia all’arricchimento dell’uranio. Molti avevano sperato che nonostante il suo estremismo Teheran avrebbe accettato, se non altro per evitare le sanzioni, che prima o poi arriveranno anche senza il sì di Cina e Russia. Stavolta Usa ed Europa sono uniti e insieme possono tagliare Teheran fuori dal sistema bancario mondiale, impedire ai suoi leader di viaggiare e troncare le esportazioni verso l’Iran di tutto fuorchè medicine e cibo.
Invece di aspettare le inevitabili sanzioni, gli iraniani hanno deciso di far scoppiare una crisi in Medio Oriente, organizzando attacchi contro Israele. L’obiettivo è scoraggiare americani ed europei: i mercati e la politica, soprattutto in Europa, non possono reggere tanti conflitti.Questo sgambetto può anche giovare alle pretese iraniane alla guida dei musulmani, oscurate dal conflitto in Iraq. Ogni giorno nuove bombe ed esecuzioni ricordano agli arabi che i persiani non sono arabi, e ai sunniti che sono sciiti. L’attacco a Israele rimargina le divisioni tra musulmani e l’Iran si guadagna la graditudine degli arabi.
La mossa iraniana è stata preparate con gli alleati locali, Hamas e gli Hezbollah. Nonostante sia un’espressione dei rigidamente sunniti Fratelli Musulmani, i cui sponsor arabi odiano gli ayatollah, Hamas evidentemente ha deciso di aderire al piano iraniano, anche perché tagliato fuori dai finanziamenti occidentali, e isolato diplomaticamente. Gli attacchi di Hamas hanno provocato la reazione israeliana, scatenando la crisi che l’Iran voleva.
Per gli Hezbollah il prezzo da pagare è stato perfino più alto. Pur conservando una milizia di guerriglia/terrorismo di circa 5 mila persone, Hassan Nasrallah da anni cerca di costruire gli Hezbollah come partito politico legale degli sciiti. Ma per farsi accettare dagli altri libanesi, doveva condividere la priorità assoluta della ricostruzione dopo anni di guerra civile. Questo implicava evitare una guerra con Israele. Gli altri partiti politici libanesi accettavano che gli Hezbollah conservassero le armi per combattere alle Fattorie di Shebaa, solo a condizione che mantenessero la pace sul resto del confine, per evitare una reazione israeliana. Ordinando l’attacco e il lancio di razzi, Nasrallah ha violato il patto, distruggendo la propria posizione nella politica libanese. Ma probabilmente si è sentito in dovere di seguire l’Iran, che non solo versa agli Hezbollah sussidi milionari, ma ne è la patria spirituale. Per di più, Nasrallah è vanitoso e gli piace apparire importante sulla scena mondiale.Per il governo di Olmert le cose sono relativamente semplici. Il fatto che oggi al governo dell’Anp ci sia Hamas non aumenta né riduce la necessità di un’azione militare israeliana, ma ne accresce i benefici politici, in quanto combattimenti e devastazioni fanno capire alla popolazione di Gaza che i loro attuali governanti mettono in pericolo la loro sopravvivenza.
Per quanto riguarda gli Hezbollah, la risposta militare israeliana non solo è punitiva, ma ha scopi politici e militari ben più vasti. Per anni gli Hezbollah hanno ricevuto e immagazzinato migliaia di razzi e circa un centinaio di missili a lungo raggio, mandati dall’Iran attraverso porti e aeroporti siriani. Di recente due leader iraniani hanno lanciato a Israele la minaccia rivelatrice di bombardarlo con razzi degli Hezbollah se gli israeliani avessero attaccato gli impianti nucleari in Iran. Perciò Israele sta usando l’occasione per trovare e distruggere i siti nascosti con i razzi degli Hezbollah.D’altra parte, l’obiettivo politico è quello di presentare gli Hezbollah come agenti al soldo dell’Iran, che servono interessi stranieri facendo pagare al Libano un prezzo di dolore. Perciò gli israeliani stanno bloccando i porti libanesi, danneggiato le piste degli aeroporti, e sono pronti ad annientare impianti energetici e altri bersagli importanti, se questo può contribuire ad esercitare sugli Hezbollah la necessaria pressione politica. Il primo successo è stato quello di costringerli a negare di aver lanciato un missile contro Haifa. In altri tempi l’avrebbero presentato come un successo. E il premier libanese ha già dichiarato che non sapeva niente dei piani d’attacco.Se le altre forze politiche libanesi non riusciranno a spingere Nasrallah a cessare il fuoco, Israele bombarderà nuovi bersagli, incluso il suo ufficio a Beirut. E se verranno lanciati altri missili entrerà nel cuore del Libano.
Sia a Gaza che nel Libano l’esito della battaglia è ovviamente scontato a causa del forte squilibrio militare a favore di una delle parti. L’unica questione aperta rimane quella dell’entità del danno che Israele dovrà infliggere per ottenere nuovi cessate-il-fuoco.
Una vasta «guerra regionale» è possibile, ma non probabile. Hamas non ha alleati locali pronti a esporsi. L’attacco israeliano contro il Libano ha acceso la solidarietà araba, ma tutti capiscono che Gerusalemme agisce contro gli Hezbollah e non contro il Libano. Si sa anche che gli Hezbollah hanno cominciato i combattimenti sconfinando in Israele e, più importante, questi sciiti vengono visti da altri arabi come agenti pagati e controllati dall’Iran. Ciò rende più facile per l’Egitto e la Giordania il rifiuto di agire contro Israele. E il governo saudita è stato insolitamente celere nel reagire, condannando gli Hezbollah.
Nel mondo arabo solo il regime di Assad appoggia Hamas ed Hezbollah, e potrebbe aiutarli aprendo un nuovo fronte nelle alture del Golan. Ma non ha mai violato la tregua del 1974, temendo che in caso di attacco gli israeliani distruggerebbero le sue infrastrutture. Infine, Ahmadinejad ha minacciato quotidianamente Israele, ma non ha la capacità militare per affrontarlo, se si escludono alcuni poco affidabili missili balistici importati dalla Corea del Nord. Di conseguenza, l’Iran non può agire in prima persona per far espandere la guerra. Semmai è Israele che può cogliere l’occasione di una provocazione iraniana per attaccare i suoi impianti nucleari. Ma si tratterebbe comunque di un’azione militare, e non ne deriverebbe una guerra in quanto nessun Paese del Medio Oriente, nemmeno la Siria, si schiererebbe in difesa dell’Iran.
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Shalom




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