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  1. #1
    vae victis
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    Predefinito Cecena incinta,sospettata di adulterio viene torturata dai soldati.

    Cecenia.Spogliata, picchiata e rasata a zero e poi umiliata in mezzo alla strada .Il NYTimes diffonde le immagini delle violenze della polizia contro una donna accusata di avere avuto una relazione con un russo
    Un frame del video choc diffuso dal New York Times
    NEW YORK (Stati Uniti) - Gli occhi pieni di paura fissano la telecamera. Sopracciglia rasate, capelli tagliati cortissimi e dipinti di verde, sulla fronte una croce anch'essa verde simbolo di vergogna per una donna musulmana. È questa una delle spaventose immagini di un video diffuso dal sito internet del quotidiano statunitense New York Times sul caso di una giovane donna cecena incinta, sospettata di adulterio e torturata per questo dalla polizia.
    PICCHIATA E TORTURATA - Il video, esclusiva del NYT, testimonia uno dei tanti volti della violenza quotidiana che affligge la Cecenia. Il filmato mostra una ragazza incinta, Malika Soltayeva, 23 anni, sospettata di aver tradito il marito con un soldato russo cristiano, mentre viene umiliata e torturata dalla polizia cecena. I poliziotti le rasano i capelli e le sopracciglia, le urlano insulti e le ordinano di spogliarsi. Lei obbedisce, cerca di coprirsi con le mani ma le ordinano di mettersi in una posizione tale per cui possano picchiarla più facilmente.
    UMILIATA IN STRADA - Le immagini per un attimo vengono fermate ma dalle urla di dolore della giovane si intuisce facilmente cosa le stia accadendo. Il video riprende. Ora la donna è vestita, si trova in una strada e ha ancora i capelli tinti di verde. La sua umiliazione pubblica deve ancora cominciare. I poliziotti le ordinano di danzare, la colpiscono ripetutamente con calci sulla schiena. Il video continua con altri casi di altre presunte adultere ma con lo stesso brutale sadismo dei poliziotti.
    31 agosto 2006

    CHE VERGOGNA..

  2. #2
    vae victis
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    Malika Soltayeva era una bella ragazza di 23 anni. Fino alla scorsa primavera abitava ad Argun, in Cecenia, assieme al marito e alla figlia di due anni. Lavorava nello spaccio di una caserma dell'esercito russo ed era incinta. La polizia privata del premier Ramzan Kadyrov, figlio del presidente ceceno assassinato due anni fa e fedelissimo del Cremlino, l'ha prelevata nella casa di una zia nel marzo scorso. Il marito l'aveva cacciata, accusandola di adulterio dopo che per un mese aveva scelto di trascorrere fuori le notti. Malika è stata rinchiusa in una cella dei reparti speciali filo-russi. Gli uomini di Kadyrov, chiaramente riconoscibili, l'hanno bastonata, insultata e presa a calci, fino a costringerla a confessare di aver tradito il suo sposo con un soldato russo. Il video-choc della tortura, realizzato da un soldato con il telefonino, è stato diffuso ieri dal New York Times, che lo ha consegnato allo stesso Kadyrov chiedendogli di aprire un'inchiesta.

    Malika viene mostrata mentre è costretta a spogliarsi e a inginocchiarsi davanti ai suoi aguzzini. Un agente le rasa i bei capelli castani e le taglia le sopracciglia. La peluria restante le viene tinta di verde, colore-simbolo dell'islam e della bandiera della guerriglia cecena. Una croce, sempre verde, le viene dipinta in mezzo alla fronte. I poliziotti parlano in ceceno, pestano e ridono. Le annunciano: "Ora ricevi la punizione di Allah". Uno, in russo, le grida "Puttana". Un altro le intima di inchinarsi, per consentirgli di bastonarla sul sedere "più comodamente". Il volto di Malika appare tumefatto, gli occhi spenti. Il video la riprende più tardi, mentre viene fatta rivestire ed è condotta nel cortile della casa del marito. Qui, con il capo color smeraldo e la croce dell'infamia in fronte, la costringono a ballare la "lezginka" (tradizionale danza caucasica ndr) sotto gli occhi di passanti e vicini di casa. Una pubblica condanna a morte, in Cecenia, dove le donne accusate di adulterio vengono emarginate, uccise dai fratelli o costrette a diventare le kamikaze dei guerriglieri. Le ultime immagini mostrano Malika presa a calci per strada dai poliziotti, che le colpiscono schiena e ventre con gli scarponi. Da quel momento nessuno ha più visto la ragazza e non si sa se abbia perso il figlio che aspettava.

    Le terribili immagini, alla vigilia del secondo anniversario della strage di Beslan, ripropongono la violenza e l'umiliante condizione della donna che continuano a regnare nella Cecenia normalizzata da Vladimir Putin. Dal 1999 si susseguono rapimenti, stupri, omicidi e torture. Alla seconda guerra scatenata da Mosca contro gli indipendentisti, si è sovrapposto il potere di vita e di morte concesso agli squadroni di Kadyrov. Spietatezza, fedeltà a Putin e sostegno al fondamentalismo islamico hanno consentito al giovane Ramzan di scalare fulmineamente il potere lasciato dal padre. Il video di Malika, che ha fatto ieri il giro del mondo, può ora frenare la sua ascesa. Anche perché conferma che non si tratta di un episodio. Da mesi, tra la milizia di Kadyrov, girano video di torture riprese con i telefonini, per divertimento, dagli stessi poliziotti. Uno mostra la testa mozzata di un presunto terrorista, esposta su un palo nel villaggio di Kurchaloi. Il capo viene poi usato dai soldati filo-russi per una partita a calcio, e infine appoggiato sul bancone di un bar, coperto con un cappello e con una sigaretta in bocca. Nessuna inchiesta, finora: nessun processo, tantomeno condanne.

    (31 agosto 2006)

    La punizione di Allah...

  3. #3
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    Predefinito Kompagni - ep. II - Per amore, solo per amore

    Kompagni

    Prosegue, con picchi di audience vertiginosi, la nuova fiction della RAI, intitolata “Kompagni”. Attraverso storie di vita vissuta in alcune famiglie toscane di provata fede demokratica, la serie ci fa scoprire la vita di quell’Italia giusta, solidale, onesta, ulivista, moralmente superiore che tutto il mondo vuol prendere ad esempio, specie per quella capacità sorprendente di negare l’evidenza in maniera spudorata. L’episodio odierno è diretto, manco a dirlo, da Francesca Archibugi, già realizzatrice di capolavori come “Il grande cocomero”, “La mela marcia è sempre di destra”, “Il Caffè lo prendo al bar perché mi si è guastata la moka” e ”Per piacere finanziatemi anche questo, grazie!”.

    Episodio II – Per amore solo per amore

    Colle Val d’Elsa (Siena). Fervono i lavori per la costruuzione della moschea di Colle, la prima in tutta la toscana, “Un piccolo passo per il Partito, ma un passo da gigante per l’Islam”, come ha modo di commentare fieramente Berlinguero Sarrini, Assessore ai Lavori Controproducenti del comune di Colle, soprannominato “Armstrong” dai maliziosi consiglieri dell’opposizione per quella sua certa aria di chi non ha mai capito in che mondo vive e magari pensa di essere sulla Luna. Le solite polemiche strumentali, si sa, ma oggi si comincia finalmente a far sul serio e Berlinguero si accinge a gustare la sua personale rivincita sulle malelingue.
    Difatti, direttamente dalla Val di Susa, stanno arrivando in paese i macchinari preposti alle perforazioni ed ai carotaggi, al fine di sondare non solo il terreno su cui costruire la moschea ma anche l’area circostante, dove sorgeranno 3 svincoli autostradali, un kebabificio di 300.000 metri quadri, un metrò di superficie ed un aeroporto. “Abbiamo evitato il verificarsi di un tremendo impatto ambientale in Val di Susa” commenta trionfante Berlinguero durante la conferenza stampa di rito “trasferendo mezzi e competenze qui a Colle, dove realizzeremo un’opera non solo utile e multiculturale, ma anche environmentally-friendly, prova ne sia che i piloni dell’autostrada e del metrò saranno dipinti di verde, mentre i fumi venefici del kebabificio verranno dirottati verso il limitrofo comune di Poggibonsi, poi se la vedranno loro!”. “Bravo Berlingueroooo!!!” esplodono di gioia i kompagni, mentre un vecchetto, tale Galeazzo Piano, noto fascistone, inveisce con frasi del tipo “ti ci manderei a te a Poggibonsi, testa di hazzo!”, raccogliendo applausi scroscianti che per un attimo sembrano oscurare il trionfo del Sarrini.
    Tornato a casa, Berlinguero annuncia la lieta novella alla figlia Rosa Luxemburga Sarrini, interessatissima alla faccenda anche perché appena laureata a pieni voti in arhcitettura a Firenze ed immediatamente assunta nell’ufficio tecnico dell’Assessorato presieduto dal padre. Le solite malelingue parlano di nepotismo, ma i Sarrini hanno le spalle forti e passano sopra queste parole gettate al vento dagli invidiosi concittadini. Anche il figlio Ramadan Sarrini, recentemente convertitosi all’Islam con tanto di nuovo nome di battesimo, si felicita imediatamente col padre, pur evitando di stringergli la mano, dato che, nonostante i rapporti di stretta parentela, Berlinguero è pur sempre un infedele! Dopo aver insultato pesantemente la sorella, rea di non indossare non dico il burqa, ma neppure il velo, Ramadan si reca alla preghiera del venerdì presso il centro culturale islamico “O. Bin Laden” di Colle, pregustando dentro di sé il giorno in cui potrà finalmente recarsi in moschea e lì condurre una più massiccia opera di proselitismo, per la quale ha già individuato delle potenziali vittime nei soliti quattro gonzi del Circolo ARCI. Convertirli, pensa Ramadan, sarà un gioco da ragazzi. Del resto è stato così anche per lui, che era il più bischero di tutti!
    Il giorno seguente Rosa Luxemburga Sarrini si reca sul sito della costruenda moschea, mirando e rimirando i paletti e i confini segnati in maniera ancora approssimativa. Ma proprio mentre la giovane si abbassa per misurare uno spicchio di terreno, ecco sopraggiungere da dietro un energumeno, che al grido di “Allah Akbar” la copre con un plaid e la violenta selvaggiamente e ripetutamente approfittando del deserto circostante (o forse dell’omertà compiaciuta degli operai musulmani che si aggirano nel cantiere, chissà). Rosa Luxemburga, sconvolta, dopo che l’aggressore si è allontanato si avvia barcollando verso la stazione dei carabinieri, che vedendola arrivare coi vestiti stracciati pensano sia reduce da una delle solite marce para-militari organizzate dal vicino Centro Sociale, cui normalmente seguono risse e scontri con i colleghi della polizia. La giovane racconta invece di esser stata violentata e rivela il particolar del grido “Allah Akbar”.
    I carabinieri, redigendo il verbale, scrivono che l’aggressore è con tutta evidenza un’arabo, al che Rosa Luxemburga reagisce dicendo che loro sono dei razzisti e dei prevenuti. Il Capitano Sandro Bondi squadra allora la Sarrini apostrofandola “O pallina, ma sehondo te uno he ti dice “Allah Akbar” se un’è arabo, checcazzo gli è, polacco??? Ma vai a casina, vai, che alla denuncia ci si pensa noi, mòviti!”
    Rosa Luxembrga torna allora verso casa con la coda doppiamente fra le gambe, ma ad aspettarla ci sono guai ancora più grossi. Se Berlinguero accoglie in un primo momento la figlia fra le braccia, dopo il racconto della giovane ecco spuntare Ramadan che punta l’indice contro la sorella “sporca crociata, puttana, hai disonorato la nostra famiglia!”. Rosa Luxemburga replica “ma cosa dici, non siamo mica nella sicilia bigotta del secolo scorso, certe cose non le dicono più neanche i cattolici! Babbo, digli qualcosa!!” mentre Ramadan esce sbattendo la porta
    Berlinguero, però, da uomo di mondo, multiculturale, solidale e terzomondista qual è, non può fare a meno di notare che “se davvero si tratta di un arabo, dobbiamo capire e rispettare la sua cultura, anche se certe volte questo comporta dei sacrifici, ma del resto se facciamo sacrifici per il partito, perché non farne anche per la pacifica convivenza multiculturale?”.
    “Ma quale convivenza, babbo! Io son stata violentata! La legge è uguale per tutti, chi violenta una donna è un criminale, che sia cristiano, musulmano o ateo! Non siamo noi kompagni i difensori dello stato laico, della costituzione, della giustizia?”
    “Rosa, rosa, calmati! Lascia perdere queste categorie superate, lo stato di diritto, la giustizia, queste inutili sovrastrutture capitaliste! Renditi conto che viviamo in un mondo multipolare e muticulturale, dove ogni pensiero ha lo stesso valore, per cui non ha senso affannarsi nel difender a tutti i costi delle idee che per altri non hanno alcun senso! Vai a nanna, vai!”
    Rosa Luxemburga prorompe allora in un pianto dirotto e si rifugia in camera in preda al suo dolore e in più con mille dubbi che improvvisamente iniziano ad offuscare la sua fede nel Partito e nella Sinistra.
    Intanto il fratello Ramadan, agendo straordinariamente di testa sua, si è recato nel ghetto islamico di Colle, dove fra un “inch’allah” ed un “morte agli infedeli” riesce a rintracciare il violentatore, tale Al-Fonso Pecoraroh, un egiziano ecologista che si diverte ad infiltrarsi nei funerali cristiani per poi sganasciarsi dal ridere in chiesa, al momento dell’omelia. Insieme a questo bell’esempio di integrazione, Ramadan arriva a casa e propone a Berlinguero di convincere Rosa Luxemburga a sposare Al-Fonso, unico modo di salvare l’onore della famiglia. Berlinguero acconsente, ma la figlia, da lui informata del progetto, non vuole saperne e minaccia di provocare un putiferio rivolgendosi al quotidiano locale “La Nazione”, oltretutto di destra, anziché alla vecchia e cara Unità.
    Di fronte a una minaccia del genere, babbo e figlio Sarrini capiscono di dover giocare d’astuzia. Il giorno seguente Berlinguero si presenta sorridente alla figlia, regalandole un biglietto per una vacanza all-inclusive a Sharm el-Sheik. Rosa Luxemburga abbocca come una lasca, ringrazia babbo Sarrini e si imbarca sul charter della Jihadair senza nulla sospettare. All’atterraggio, però, due uomini travestiti da commesi del Club Med invitano Rosa Luxemburga a seguirli sul taxi per Sharm. Durante il viaggio la ragazza si rende conto che qualcosa non va, ma è troppo tardi. Il Taxi deposita infatti i tre di fronte ad una catapecchia nello sperduto villagio di Bukodikùl. La famiglia Pecoraroh accoglie Rosa Luxemburga, coprendola immediatamente con un bel burqa, nonostante i tentativi di resistenza e le urla della ragazza, che viene così trascinata a forza dentro il tugurio.
    Sei mesi dopo, Berlinguero e Ramadan ricevono una lettera da Bukodikùl. Dentro trovano una foto di Rosa Luxemburga, non molto riconoscibile perché nascosta da un burqa ed una lettera scritta in arabo dove si afferma che la ragazza si è sposata con Al-Fonso, sta bene ed è felice. Berlinguero ha un attimo di esitazione: “ma perché non ci ha scritto lei in italiano?”
    “Caro babbo” risponde Ramadan “quante volte devo dirti che nel mondo islamico la parola dell’uomo basta per entrambi?”
    “Hai ragione figliolo! E io che mi preoccupavo... sia lodato Allah!”
    Sentendo queste parole, gli occhi di Ramadan si illuminano: “Babbo! Finalmente stai iniziando a vedere la luce! Allah è davvero grande!”. Dopo un distacco durato anni, Ramadan abbraccia il padre e lo conduce all’aria aperta;
    “Vieni babbo, ti porto a vedere una cosa bellissima...”
    “Il Sol dell’Avvenire?”
    “No, la nostra moschea! Vedrai, ti piacerà!”

    Fine

    Pietro Aretino

  5. #5
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    Malika Soltayeva era una bella ragazza di 23 anni. Fino alla scorsa primavera abitava ad Argun, in Cecenia, assieme al marito e alla figlia di due anni. Lavorava nello spaccio di una caserma dell'esercito russo ed era incinta. La polizia privata del premier Ramzan Kadyrov, figlio del presidente ceceno assassinato due anni fa e fedelissimo del Cremlino, l'ha prelevata nella casa di una zia nel marzo scorso. Il marito l'aveva cacciata, accusandola di adulterio dopo che per un mese aveva scelto di trascorrere fuori le notti. Malika è stata rinchiusa in una cella dei reparti speciali filo-russi. Gli uomini di Kadyrov, chiaramente riconoscibili, l'hanno bastonata, insultata e presa a calci, fino a costringerla a confessare di aver tradito il suo sposo con un soldato russo. Il video-choc della tortura, realizzato da un soldato con il telefonino, è stato diffuso ieri dal New York Times, che lo ha consegnato allo stesso Kadyrov chiedendogli di aprire un'inchiesta.

    Malika viene mostrata mentre è costretta a spogliarsi e a inginocchiarsi davanti ai suoi aguzzini. Un agente le rasa i bei capelli castani e le taglia le sopracciglia. La peluria restante le viene tinta di verde, colore-simbolo dell'islam e della bandiera della guerriglia cecena. Una croce, sempre verde, le viene dipinta in mezzo alla fronte. I poliziotti parlano in ceceno, pestano e ridono. Le annunciano: "Ora ricevi la punizione di Allah". Uno, in russo, le grida "Puttana". Un altro le intima di inchinarsi, per consentirgli di bastonarla sul sedere "più comodamente". Il volto di Malika appare tumefatto, gli occhi spenti. Il video la riprende più tardi, mentre viene fatta rivestire ed è condotta nel cortile della casa del marito. Qui, con il capo color smeraldo e la croce dell'infamia in fronte, la costringono a ballare la "lezginka" (tradizionale danza caucasica ndr) sotto gli occhi di passanti e vicini di casa. Una pubblica condanna a morte, in Cecenia, dove le donne accusate di adulterio vengono emarginate, uccise dai fratelli o costrette a diventare le kamikaze dei guerriglieri. Le ultime immagini mostrano Malika presa a calci per strada dai poliziotti, che le colpiscono schiena e ventre con gli scarponi. Da quel momento nessuno ha più visto la ragazza e non si sa se abbia perso il figlio che aspettava.

    Le terribili immagini, alla vigilia del secondo anniversario della strage di Beslan, ripropongono la violenza e l'umiliante condizione della donna che continuano a regnare nella Cecenia normalizzata da Vladimir Putin. Dal 1999 si susseguono rapimenti, stupri, omicidi e torture. Alla seconda guerra scatenata da Mosca contro gli indipendentisti, si è sovrapposto il potere di vita e di morte concesso agli squadroni di Kadyrov. Spietatezza, fedeltà a Putin e sostegno al fondamentalismo islamico hanno consentito al giovane Ramzan di scalare fulmineamente il potere lasciato dal padre. Il video di Malika, che ha fatto ieri il giro del mondo, può ora frenare la sua ascesa. Anche perché conferma che non si tratta di un episodio. Da mesi, tra la milizia di Kadyrov, girano video di torture riprese con i telefonini, per divertimento, dagli stessi poliziotti. Uno mostra la testa mozzata di un presunto terrorista, esposta su un palo nel villaggio di Kurchaloi. Il capo viene poi usato dai soldati filo-russi per una partita a calcio, e infine appoggiato sul bancone di un bar, coperto con un cappello e con una sigaretta in bocca. Nessuna inchiesta, finora: nessun processo, tantomeno condanne.

    (31 agosto 2006)

    La punizione di Allah...

    In Cecenia non succede un cazzo e va tutto bene. Vedete di ricordarvi almeno le veline passate, su.

    Cristiano

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Bigas
    In Cecenia non succede un cazzo e va tutto bene. Vedete di ricordarvi almeno le veline passate, su.

    Cristiano

    ....

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    Cecenia.Spogliata, picchiata e rasata a zero e poi umiliata in mezzo alla strada .Il NYTimes diffonde le immagini delle violenze della polizia contro una donna accusata di avere avuto una relazione con un russo
    Un frame del video choc diffuso dal New York Times
    NEW YORK (Stati Uniti) - Gli occhi pieni di paura fissano la telecamera. Sopracciglia rasate, capelli tagliati cortissimi e dipinti di verde, sulla fronte una croce anch'essa verde simbolo di vergogna per una donna musulmana. È questa una delle spaventose immagini di un video diffuso dal sito internet del quotidiano statunitense New York Times sul caso di una giovane donna cecena incinta, sospettata di adulterio e torturata per questo dalla polizia.
    PICCHIATA E TORTURATA - Il video, esclusiva del NYT, testimonia uno dei tanti volti della violenza quotidiana che affligge la Cecenia. Il filmato mostra una ragazza incinta, Malika Soltayeva, 23 anni, sospettata di aver tradito il marito con un soldato russo cristiano, mentre viene umiliata e torturata dalla polizia cecena. I poliziotti le rasano i capelli e le sopracciglia, le urlano insulti e le ordinano di spogliarsi. Lei obbedisce, cerca di coprirsi con le mani ma le ordinano di mettersi in una posizione tale per cui possano picchiarla più facilmente.
    UMILIATA IN STRADA - Le immagini per un attimo vengono fermate ma dalle urla di dolore della giovane si intuisce facilmente cosa le stia accadendo. Il video riprende. Ora la donna è vestita, si trova in una strada e ha ancora i capelli tinti di verde. La sua umiliazione pubblica deve ancora cominciare. I poliziotti le ordinano di danzare, la colpiscono ripetutamente con calci sulla schiena. Il video continua con altri casi di altre presunte adultere ma con lo stesso brutale sadismo dei poliziotti.
    31 agosto 2006

    CHE VERGOGNA..
    Ho visto il video..è veramente allucinante,quasi surreale...ma non darei la colpa alla religione in sè..ma al sadismo dell'uomo che opera attraverso principi religiosi..

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    Cecenia.Spogliata, picchiata e rasata a zero e poi umiliata in mezzo alla strada .Il NYTimes diffonde le immagini delle violenze della polizia contro una donna accusata di avere avuto una relazione con un russo
    Un frame del video choc diffuso dal New York Times
    NEW YORK (Stati Uniti) - Gli occhi pieni di paura fissano la telecamera. Sopracciglia rasate, capelli tagliati cortissimi e dipinti di verde, sulla fronte una croce anch'essa verde simbolo di vergogna per una donna musulmana. È questa una delle spaventose immagini di un video diffuso dal sito internet del quotidiano statunitense New York Times sul caso di una giovane donna cecena incinta, sospettata di adulterio e torturata per questo dalla polizia.
    PICCHIATA E TORTURATA - Il video, esclusiva del NYT, testimonia uno dei tanti volti della violenza quotidiana che affligge la Cecenia. Il filmato mostra una ragazza incinta, Malika Soltayeva, 23 anni, sospettata di aver tradito il marito con un soldato russo cristiano, mentre viene umiliata e torturata dalla polizia cecena. I poliziotti le rasano i capelli e le sopracciglia, le urlano insulti e le ordinano di spogliarsi. Lei obbedisce, cerca di coprirsi con le mani ma le ordinano di mettersi in una posizione tale per cui possano picchiarla più facilmente.
    UMILIATA IN STRADA - Le immagini per un attimo vengono fermate ma dalle urla di dolore della giovane si intuisce facilmente cosa le stia accadendo. Il video riprende. Ora la donna è vestita, si trova in una strada e ha ancora i capelli tinti di verde. La sua umiliazione pubblica deve ancora cominciare. I poliziotti le ordinano di danzare, la colpiscono ripetutamente con calci sulla schiena. Il video continua con altri casi di altre presunte adultere ma con lo stesso brutale sadismo dei poliziotti.
    31 agosto 2006

    CHE VERGOGNA..
    Episodio a dir poco vergognoso.
    vorrei però spender due parole sulla cosiddetta polizia cecena. Credo sia di dominio pubblico che la polizia cecena è un prodotto dell'attuale guerra di indipendenza cecena. Le forze dell'ordine locali (per motivi che credo non vadano meppure spiegati) sono fedeli alla Russia e sono state create da quest'ultima utilizzando una prassi che direi Putin ha ereditato dall'imperialista Unione Sovietica. Come nei gulag infatti, oggi in Cecenia le forze di polizia locali sono costituite da persone prese nell'ambito della delinquenza comune (ladri, assassini, stupratori) che ben è disposta a servire la Russia pur di uscire dalle patrie galere russe. Si crea così un sistema di vigilanza e repressione basato sull'appoggio opportunistico dei delinquenti e dei criminali locali (che esistono purtroppo in tutto il mondo) e che da carcerati si ritrovano in mano un potere praticamente assoluto e pronto ad eseguire ogni ordine impartito dall'alto.
    Ed ecco il risultato.

    A luta continua

  10. #10
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito

    Scusate, ma anche quella ragazza perchè cazzo doveva cornificare il marito con un soldato russo, cioè, tradire il marito con un soldato di un esercito che opprime il popolo ceceno? Ben le sta la punizione.

 

 
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