Garantire il cessate il fuoco tra israeliani ed Hezbollah, affiancando l’esercito regolare libanese nel controllo della fascia di territorio meridionale compresa tra il confine israeliano e il fiume Litani. E’ il mandato dei caschi blu in Libano, che tenteranno di difendere una tregua ancora troppo fragile. Il contributo italiano alla missione (è stata battezzata Operazione Leonte, proprio come il vecchio nome del fiume Litani) è di 2496 uomini, che venerdì arriveranno a Tiro, nel sud del Libano.

Mentre sul posto arrivano le prime forze Unifil, la diplomazia internazionale è ancora al lavoro, ma le difficoltà non mancano. Lo sa bene il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in visita in questi giorni nei paesi coinvolti nel conflitto, che si è trovato di fronte ad un atteggiamento molto deciso da entrambe le parti.

Per Israele, l’unica condizione per un dialogo col governo libanese e per la pace tra i due Stati è la totale applicazione della risoluzione 1701. Oltre “all'immediata e incondizionata” liberazione dei tre soldati israeliani prigionieri (due in mano degli Hezbollah in Libano e uno dei palestinesi a Gaza), Israele chiede una forza internazionale di 15.000 caschi blu e dell'esercito regolare libanese nel sud del Libano e sul confine, il disarmo di Hezbollah e forze Unifil anche lungo la frontiera con la Siria, per impedire il rifornimento di armi inviate da Siria e Iran agli stessi Hezbollah. Richieste destinate a incontrare non pochi ostacoli, se si considera che lo stesso Annan ha precisato che il compito di disarmare gli Hezbollah verrà lasciato alle forze libanesi e non ai caschi blu, che peraltro non presidieranno il confine tra Siria e Libano. Tra quest’ultimo ed Hezbollah, inoltre, esiste un accordo in base al quale i miliziani non consegneranno le armi, ma si limiteranno a non mostrarle nella regione meridionale controllata dai caschi blu.

Resta, intanto, anche il blocco aeronavale israeliano del Libano. Annan ha parlato di blocco "umiliante", che non ha riflessi positivi sul rafforzamento del governo democratico a Beirut e su un’economia libanese già provata dai bombardamenti, da una popolazione in fuga e da pesantissimi danni ambientali.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, il premier libanese Fuad Siniora ha dichiarato che "le stime preliminari indicano che circa 130.000 unità abitative sono state distrutte o danneggiate" durante i 34 giorni di guerra che si é arrestata il 14 agosto. 50.000 appartamenti sono stati completamente o parzialmente distrutti alla periferia sud di Beirut, la roccaforte di Hezbollah sottoposta a continui bombardamenti aeronavali israeliani. Il premier ha aggiunto che altre 80.000 abitazioni sono state distrutte o danneggiate nel resto del Libano durante lo stesso periodo e ha annunciato che il suo governo - che non ha peraltro alcuna intenzione di dimettersi, come richiesto invece da Hezbollah e dal suo alleato cristiano Michel Aoun - verserà sessanta milioni di lire libanesi (circa 34.000 euro) per ciascuna abitazione distrutta e una cifra in proporzione per quelle che sono state danneggiate. Nel frattempo, i proprietari delle abitazioni distrutte fuori Beirut verranno ospitati in case prefabbricate che il governo spera di ottenere da Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri paesi donatori.

Il contributo dell'Unione Europea al recupero e alla ricostruzione del Libano sarà di 42 milioni di euro. Si tratta di un primo contributo - informa un comunicato della Commissione UE. "In linea con le richieste di assistenza del governo libanese - spiega Bruxelles - il pacchetto di aiuti include assistenza tecnica al governo per il processo di ricostruzione, puntando su infrastrutture e ambiente, il sostegno allo stato di diritto e al miglioramento della sicurezza interna, e il supporto al settore privato libanese per assistere nel rilancio dell'economia".

Gabriella Grillo

(Ultimo aggiornamento venerdì, 01 settembre 2006)


www.warnews.it/index.php/content/view/2198/36