Sempre da chiedersi, ovviamente, perché quando ci sono stati al governo questi sprechi e queste cose non le abiano fatte! Anzi tolsero i tiket proprio prima delle elezioni e si indignavano se gli si faceva notare che erano provvedimenti elettoralistici!
ECONOMIA
IL MINISTRO «NONOSTANTE IL DEFICIT CI SONO SOLDI STANZIATI E MAI UTILIZZATI»
Sanità, la cura della Turco
«Metteremo tre ticket
e cerchiamo nuovi fondi»
2/9/2006
intervista di Giacomo Galeazzi
Livia Turco
ROMA. Tassa «sulla negligenza» per chi prenota una visita e poi non si presenta in ambulatorio. Ticket, da concordare con le Regioni, per il ricovero di pazienti con reddito elevato e per le prestazioni non d’urgenza richieste al pronto soccorso. Ma anche lotta agli sprechi, inclusi i fondi stanziati e mai spesi dalla burocrazia sanitaria. Il ministro della Salute Livia Turco anticipa le misure approntate tra l’incudine della Finanziaria che minaccia tagli al servizio pubblico e il martello dei mass media che denunciano sprechi scandalosi negli ospedali.
Ministro, sanità uguale voragine di soldi dei contribuenti?
«Come si fa a negare i soldi mal spesi, le cattedrali nel deserto. Appena ho messo piede al ministero ho scoperto soldi stanziati e non spesi per ammodernare la rete ospedaliera. È vergognoso che la pubblica amministrazione debba ancora imparare che il fattore tempo in politica è decisivo. Lo spreco più intollerabile sono gli stanziamenti inutilizzati per radioterapia, ospizi per pazienti terminali, cure “intramoenia”, strumenti diagnostici. Corriamo ai ripari con una nuova norma che consentirà gli investimenti in sanità per aggiornare tecnologie e strutture, soprattutto nel Mezzogiorno. Sto ultimando col ministro Pierluigi Bersani un accordo per ottenere i fondi strutturali da destinare a grandi investimenti sanitari. La sanità deve diventare fattore di sviluppo e non solo misura di equità»
Intanto ricette e ricoveri facili costano ogni anno allo Stato dieci miliardi di troppo...
«Senta, mi sono data la missione di rovesciare lo stereotipo qualunquista e di parlare di buona sanità. Non se ne può più del tam tam su malasanità e sprechi. Come ministro sento il dovere etico di promuovere una campagna che metta in risalto la tanta buona sanità che c’è in Italia, altrimenti si dice il falso, si crea sfiducia nei cittadini e si viene meno alla promozione del diritto alla salute. Ci sono ottimi professionisti nei nostri ospedali e l’Organizzazione mondiale della sanità certifica che il sistema italiano è uno dei migliori. Certo, è difforme (un conto sono la Toscana e l’Emilia, un altro purtroppo il Mezzogiorno) e perdurano gravi sprechi».
“Bisogna che gli scandali vengano alla luce”, dice il Vangelo...
«Ma, guardi, che porre l’accento sulla malasanità è strumentale, viene fatto in modo interessato per provocare la fuga dei pazienti verso le strutture private. Minare la fiducia del rapporto tra cittadino e sistema pubblico serve solo ad arricchire gli imprenditori sanitari. Conosco ogni giorno medici straordinari che chiedono di essere valorizzati nella loro professionalità, di essere coinvolti, di contare di più e che non ti parlano di soldi. Poi esistono anche i fannulloni che pensano a scappare subito dall’ospedale pubblico per andare in clinica. Grazie a Dio, però, malgrado il governo Berlusconi abbia sciaguratamente tolto l’esclusività di rapporto, il 95% dei medici ha scelto le strutture pubbliche».
Ora il braccio di ferro è sul fondo sanitario nazionale: il ministro Padoa-Schioppa propone 95 miliardi di euro, lei ne chiede 96, le Regioni 98. Come finirà?
«Come si vede le distanze non sono enormi, quindi troveremo un accordo. Garantisco che non ci saranno tagli, bensì un adeguamento di risorse per la sanità pubblica e la discussione sull’entità è in corso con le Regioni. La sfida è far uscire la sanità dall’eterna emergenza con un chiaro meccanismo di definizione del fabbisogno e di finanziamento. Negli ultimi cinque anni la spesa sanitaria ha avuto una crescita annua reale del 4% e nominale del 6%. Noi, invece, abbiamo un tendenziale scritto nel Dpef del 2006 che è di 103 miliardi di euro. La nostra priorità, quindi, non è tagliare ma raffreddare l’aumento della spesa sanitaria. E ciò intervenendo non sui livelli di assistenza, bensì sulle inefficienze».
E le Regioni che spendono troppo?
«Non voglio prevaricare l’autonomia regionale, però efficienza significa equità. Con le Regioni stiamo facendo l’elenco, ci sono prestazioni che vanno escluse dalla “copertura” e altre, come l’epidurale e le cure odontoiatriche, che devono diventare gratis. Il costo dei livelli essenziali d’assistenza deve diventare omogeneo sul territorio nazionale e come punto di riferimento assumeremo la performance migliore. Le apparecchiature e l’uso delle tecnologie costano molto, quindi serve uno strumento di valutazione per decidere quali siano davvero necessarie. Oggi la modalità degli acquisti genera spreco, quindi va centralizzata, accorpando le Asl come hanno già fatto Regioni come il Piemonte. Contro l’eccesso di prescrizioni di farmaci, esami e visite specialistiche puntiamo sulla responsabilità dei medici di famiglia».
Via libera ai ticket, quindi?
«Studiamo forme di compartecipazione alla spesa come i ticket per gli interventi non strettamente necessari di pronto soccorso, per chi non si presenta dopo aver prenotato una visita (una misura già applicata in Toscana) e per i ricoveri di pazienti con alti livelli di reddito. Don Milani ci ha insegnato che nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. L’universalismo deve garantire la qualità a tutti. Il fine del Welfare è che nell’ospedale pubblico ci vada l’operaio e l’industriale. Ma il costo va sostenuto in base del reddito. La Finanziaria, con la “tassa di scopo”, creerà un fondo per i non autosufficienti. Un contributo di solidarietà per l’assistenza domiciliare: a vantaggio delle famiglie e delle casse del Ssn. Finora in mancanza di servizi sociali e di centri di riabilitazione, il carico ricade sulla sanità pubblica».


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