A chi bisogna imputare la responsabilità dell'elevato indice di insicurezza aerea in Iran? Chi è colpevole della tanta insicurezza del volare all'interno dell'Iran? Forse l'utilizzo di aerei vecchi è dovuto alla mancanza di denaro da parte di Tehran per acquistare nuovi apparecchi? O bisogna accusare le autorità di non prestare importanza alla vita ed alla sicurezza dei propri cittadini che scelgono questo mezzo di trasporto?

Senza dubbi, la risposta a tutte queste domande è negativa e bisogna cercare le vere ragioni di tanti disastri. L'Iran, in effetti, è un paese petrolifero e dotato di molte altre risorse, e possiede i mezzi necessari per acquistare nuovi e più moderni aerei rispetto a quelli posseduti ora. Tutto l'impegno degli iraniani, del governo come della società, è volto allo sviluppo della nazione, alla sicurezza di tutti. Prova di questa realtà sono i successi raggiunti nel paese in molti campi della scienza e della tecnologia, il più conosciuto dei quali è quello in una scienza tanto complessa come quella nucleare.

Allora, quali sono le cause di tanti incidenti? Paradossalmente, le cause dei disastri aerei all'interno dell'Iran vanno ricercate fuori, vale a dire, nelle sanzioni economiche che gli Stati Uniti ed i loro alleati occidentali hanno applicato al paese dopo la Rivoluzione Islamica.

Dopo che il popolo iraniano decise di realizzare una rivoluzione islamica per raggiungere l'indipendenza, liberarsi dal giogo dell'imperialismo e assaltare il Centro dei Complotti Antirivoluzionari, ovvero l'ambasciata statunitense a Tehran, Washington emanò sanzioni contro l'Iran, obbligando gli altri paesi a fare lo stesso, utilizzando il proprio potere e ricatto commerciale.

Alcuni giorni fa l'ex presidente dell'Iran, Mohammad Khatami, faceva allusione in un discorso pronunciato all'Università Internazionale del Giappone proprio a queste sanzioni e menzionava il caso concreto dell'acquisto di aerei per passeggeri che da anni l'Iran voleva realizzare con la Francia, come esempio della mancanza di fiducia di Tehran verso gli occidentali per la somministrazione di combustibile atomico.

Detto questo, Khatami si è riferito al caso della mancanza di compimento del contratto da parte della Francia per la vendita di aerei per uso civile all'Iran, malgrado la firma del contratto durante la sua visita a Parigi come presidente del governo, ad aggiunse: "Quando un paese europeo si impegna e riceve addirittura un anticipo per la vendita di aerei all'Iran, astenendosi poi dal continuare a realizzare una negoziazione normale ed umana con il nostro paese a causa delle pressioni degli Stati Uniti, che garanzie esistono che non si comporteranno nella stessa maniera per ciò che riguarda il combustibile delle centrali? Tutto ciò è accaduto nella transazione di aerei nonostante si fosse firmato un contratto e la Francia avesse ricevuto un primo anticipo, e vi è da aggiungere che questo aveva un carattere umanitario, visto l'invecchiamento della nostra flotta aerea a causa delle sanzioni statunitensi dopo la Rivoluzione Islamica, che costituisce un pericolso che minaccia la vita dei nostri cittadini. Essi (gli occidentali, n.d.r.) dopo tre anni di negoziazioni non realizzarono un'operazione ordinaria nel mondo e che aveva un carattere umanitario, e annunciarono che non avrebbero fornito aerei civili a causa della pressione di Washington. E' allora affidabile la loro garanzia che ci forniranno combustibile atomico per le centrali, con l'investimento di migliaia di milioni di dollari?"

Khatami ha perfettamente ragione e sembra che queste parole preannunciate solo alcuni giorni prima fossero un cattivo presagio del nuovo incidente occorso. La radice del problema dell'insicurezza aerea dell'Iran è dovuta alla mancanza di cooperazione dei paesi occidentali, i quali, capitanati dagli USA, non sono disposti a vendere all'Iran nuovi aerei che possano sostituite quelli obsoleti dell'ex Unione Sovietica.

Il fatto che il primo incidente della storia dell'aviazione commerciale dell'Iran, nel 1980, avvenne dopo le sanzioni USA, a cui ne sono seguiti altri 17, ne è una prova più che sufficiente e non un mero caso.


* liberamente tratto da un articolo del giornalista Mohammad Reza Naderi