
Originariamente Scritto da
elettrica
27/09/2006
Ieri, dopo tre mesi di silenzio (tre mesi di rispettoso e totale silenzio, incredibilmente rispettato da tutti i media senza alcuna concessione al gossip macabro o al pettegolezzo pietoso), si è squarciato un velo. Dopo una notte di dediche supercoppesche al presidente "che non poteva essere qui" (formula inedita, nessuno aveva mai detto all'Inter in questi tre mesi che il presidente "non poteva esserci"), il compito di associare il nome di Facchetti alle parole "salute" e "clinica" è toccato a Candido Cannavò in un lungo articolo sulla Gazzetta. Cannavò dice e non dice con maestria e delicatezza. Scrive che Facchetti è in clinica a Milano, che la partita l'ha vista dal letto, che la coppa gliel'hanno portata lì. Clinica, letto, salute. Con Facchetti eravamo rimasti a maggio, ai giorni del "brindellone". Poi, dopo gli scazzi con Moggi, la notizia (questa sì, ufficiale, data alle agenzie dalla famiglia e dalla società) di un ricovero d'urgenza per un'embolia. Poi più nulla. A luglio, durante la fase-clou dei Mondiali, mentre correvano le voci peggiori sul suo conto, Facchetti è ricomparso in un paio di interviste rilasciate alla Gazzetta e al Corriere. Un modo elegante per far capire che era vivo. Ha poi parlato dello scudetto, delle sentenze, del mercato, ma senza mai apparire. Dichiarazioni ai giornali, oppure sul sito. Segni di presenza. Che erano anche, inevitabilmente, segni di assenza. Nella notte della Supercoppa, per la prima volta davanti a telecamere e taccuini, le dediche di società, allenatore e giocatori al presidente "che non poteva essere qui" (così come non poteva esserci alle presentazioni dei nuovi acquisti, ai tornei precampionato, ai sorteggi di Ciempions, eccetera). In questa folle estate in cui (ci) è accaduto di tutto, nel periodo delle grandi rivincite, all'Inter è toccata anche l'angoscia della malattia del presidente, che dopo tre mesi di silenzio diventa in qualche modo ufficiale, così come diventa palpabile il suo non esserci. Chissà, dopo questo record di privacy, cosa vorranno dire quelle dediche coram populo e quell'articolo scritto (non casualmente) da una penna importante. Vorrà dire che sta meglio o che sta peggio? Io spero che stia meglio e che torni a vedere le partite dalla sua poltroncina della tribuna blu. Se c'è una cosa che manca al calcio di questi tormentati giorni è una faccia come quella di Facchetti.
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