Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    megaelleno
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    Predefinito Simbologia dell'Anima nell'Antro delle Ninfe



    In capo al porto un ulivo dalla lunga chioma,
    vicino a lui l’antro amabile, tenebroso,
    sacro alle Ninfe che Naiadi si chiamano.
    Dentro (vi) sono crateri ed anfore
    di pietra, dove le api serbano il miele.
    Lì alti telai di pietra, sui quali le Ninfe
    tessono stoffe color porpora, meravigliose a vedersi;
    lì ancora acque che sempre scorrono. Due sono le porte,
    l’una che scende verso Borea è per gli uomini,
    l’altra verso Noto ha (un carattere) più divino;
    per di là non entrano gli uomini, ché è la via degli immortali.

  2. #2
    megaelleno
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    Predefinito

    Porfirio ha dato di questi versi di Omero una profonda lettura allegorico-simbolica. Ripromettendoci nei giorni a venire di affrontarne alcuni passi, poniamo a mo' di introduzione alcune considerazioni di P. Quilard, pubblicate in Italia da G. Catinella dalla rivista "Commentarium" (1910) del Kremmerz (http://www.zen-it.com/symbol/porfirio.htm).

    "Che (il poeta) ha fatto menzione delle cose riferite, non avendole assunte quale risultato di una ricerca (personale sul luogo), lo dimostrano coloro che hanno dato per iscritto una minuta descrizione dell’isola, non ricordando alcun antro siffatto nell’isola come afferma Cronio. D’altra parte, è cosa evidente, sarebbe assurdo che uno inventando un antro per licenza poetica, speri di far credere il fortuito e l’inventato col simulare nel paese di Itaca vie per gli uomini e per gli dèi."

  3. #3
    megaelleno
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    Predefinito L’Antro: il Mondo

    "vicino a lui l’antro amabile, tenebroso"

    Nei versi di Omero, come nell’intera simbologia dell’uomo antico, gli antri e le caverne raffigurano il mondo.
    L’antro, infatti, assurge a simbolo naturale del mondo proveniente dalla materia.

    Antri e caverne, «congeniti» alla terra, sono racchiusi in una roccia uniforme, concavi all’interno, ed è come se si «protendessero» all’esterno verso l’indefinito/infinito spazio della terra. Il mondo, generatosi e cresciuto da sé, è sorto dalla materia, materiarsi di cui la pietra è simbolo esatto: grezza e resistente alla forza plasmatrice della forma (si ricordi quanto dice Plotino a proposito dei corpi che oppongono maggiore resistenza quanto più aumenta il loro legame con la materia), «infinita» come la terra con la quale misteriosamente confina l’antro.

    Questa, la natura «umida» e «tenebrosa» dell’antro. Ma come può esso avere, al contempo, una natura «amabile»?
    È dalla forma, la quale lo trae dalla materia «infinita/indefinita» con cui ‘confina’, che esso riceve la propria bellezza. Come il mondo, esso è congiunto alla forma che plasma la materia e dà ordine al cosmo. Perciò esso appare bello ed ‘amabile’ per chi ne colga la partecipazione delle forme; tenebroso per gli altri.

    L’antro, ancora, per la sua capacità di nascondere e la sua oscurità, può ben rappresentare l’invisibile potenza degli Esseri Superiori.
    Un profondo simbolismo che collega antri, grotte e caverne ad una fitta corrispondenza mitico-religiosa, la quale percorre i riti e il sacro dei culti antichi, da Zoroastro a Mitra a tutte le religioni ‘pagane’, e la storia della filosofia antica, da Empedocle fino alla celebre immagine della caverna platonica.

    =D=


  4. #4
    megaelleno
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    Predefinito

    "sacro alle Ninfe che Naiadi si chiamano"

    L’antro descritto da Omero non è sacro alle Ninfe dei monti o dei boschi, ma è attribuito con esattezza alle Naiadi. Perché?

    Le ninfe cui fa riferimento il Poeta sono Naiadi, ninfe che presiedono alle acque (=divenire). Queste ultime quindi simboleggiano la vita, e le Naiadi le anime che si incarnano (“discendono nella generazione”).

    L’umidità si connette al divenire.

    “Perciò anche qui lo spirito diviene umido e più molle per il desiderio d’intima unione, quando l’anima attira il vapore umido per l’inclinazione alla generazione”.
    Si pensi ad Eraclito: "Alle anime sembra diletto, non morte, il divenire umide: la caduta nel divenire è per loro diletto". Coloro che si trovano nel divenire appaiono “umidi”: è come se le loro anime fossero permeate dall’umido (si intenda alla luce di ciò il detto eracliteo: "L’anima secca è molto saggia")

    Non a caso le Naiadi figurano nell’antro in cui sono acque che sempre scorrono


  5. #5
    megaelleno
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    Predefinito

    Dentro (vi) sono crateri ed anfore
    di pietra


    Crateri ed anfore, convenientemente, sono un ulteriore simbolo delle acque (“e quale simbolo sarebbe più conveniente di questi alle anime cadute nel divenire e nell’individuazione?” - nota Quilard).

    Ma nell’antro vi sono anche
    alti telai di pietra, sui quali le Ninfe
    tessono stoffe color porpora, meravigliose a vedersi


    Ancora una volta, il fatto che i telai siano di pietra (e non di legno) mostra l’intenzione ‘allegorica’ del Poeta.
    Questi ‘telai’ rendono in maniera fin troppo evidente l’immagine delle ossa e dell’’intelaiatura’ dello scheletro.

    Su queste ossa, anche qui con un manifesto simbolismo, il Poeta dice che vengono tessuti manti color porpora.
    Nelle ossa e attorno ad esse si formano i corpi. Le stoffe color porpora rappresentano la carne intessuta di sangue, ecco perché queste tele assumono il colore purpureo dal sangue.
    Complessità della struttura corporea che, in virtù della sua unione con l’anima, il Poeta può a cagion veduta definire meravigliosa.

  6. #6
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    le api serbano il loro miele

    Perché mai le anfore sono piene non di acqua, ma di favi? Perché in esse le api conservano del miele?

    Tthaibossein sta a significare tithenai ten bosin(depositare il nutrimento), e miele è per le api nutrimento e vita.
    Il simbolismo del miele possiede vari aspetti: tra questi un aspetto purificatorio-catartico, e uno simboleggiante il ‘piacere’ dolce della vita, piacere che conduce alla generazione e che ‘trattiene’ le anime.
    Le api dunque come simbolo delle anime che ritornano sulla Terra (Sofocle scrive: Lo sciame dei morti ronza e ascende) per ‘purificarsi’ e ‘ripartire’ o per restare attaccate al lato ‘dolce’ dell’esistenza.

    Il simbolismo del miele ancora, si lega alle Ninfe delle acque, data l’incorruttibilità delle acque cui sono preposte, la loro purezza, e la parte che hanno nella generazione.

  7. #7
    megaelleno
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    Predefinito

    "…Due sono le porte,
    l’una che scende verso Borea è per gli uomini,
    l’altra verso Noto ha (un carattere) più divino;
    per di là non entrano gli uomini, ché è la via degli Immortali".

    Il Poeta ci dice che la caverna di Itaca ha due porte: l’una porta è volta verso Borea, e l’altra, che 'ha un carattere più divino', verso Noto.
    La porta settentrionale scende, mentre quella verso Noto è la «via degli Immortali», non consentita agli uomini.
    Giustamente, gli ingressi dell’antro volti a Borea discendono per gli uomini, mentre le parti di Meridione sono proprie a coloro che ascendono agli Dèi, e non agli Dei stessi. Per questa ragione Omero non dice via ‘propria agli Dèi’, bensì agli Immortali.

    Il poeta associa i venti alle anime che vanno verso la generazione, e a quelle che si separano dalla generazione: il vento di Borea, freddo, è conveniente a quelle che vanno verso la generazione. Essendo più freddo, congela e trattiene nella freddezza della generazione terrestre. Noto, più caldo, dissolve e rimette all’elemento igneo degli Dei.

    Anche Platone parla di due ‘bocche’: attraverso l’una passano coloro che salgono in cielo, attraverso l’altra coloro che scendono in terra.

    Gi ingressi corrispondono alle ‘estremità del cielo’ e sono due: Cancro e Capricorno.
    Di queste, il Cancro è quella per cui le anime discendono, ed il Capricorno quella per cui ascendono. Ma il Cancro è settentrionale e atto alla discesa, mentre il Capricorno è meridionale e atto all’ascesa. Perciò le parti di Settentrione sono proprie alle anime che discendono verso la generazione.

    Interessante il riferimento alle celebrazioni solstiziali. I Romani celebravano le feste di Kronos/Saturno quando il sole entrava nel Capricorno. Sono noti i festeggiamenti dei Saturnali: si assisteva ad un ‘rivolgimento’ durante il quale si faceva tra l’altro indossare agli schiavi le vesti dei liberi, e i beni venivano messi in comune. Si potrebbe in ciò cogliere un’allusione a questo ingresso del cielo: coloro che per la nascita si trovavano nella condizione di schiavi, durante le feste di Kronos e nella casa consacrata a Kronos, vengono liberati, e vivificati tornano alla generazione. Quindi a partire dal Capricorno la via è per loro adatta alla discesa; dicendo januarius, l’apritore della porta, il mese nel quale il sole ritorna dal Capricorno verso Oriente, volgendosi alle parti di Settentrione.

  8. #8
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    Predefinito

    "In capo al porto un olivo dalla lunga chioma"

    Perché l’olivo, e perché ‘in capo’ al porto?
    Lasciamo spiegare Porfirio:
    «Non si tratta, come si potrebbe pensare, di una pianta germogliata lì per caso: essa abbraccia e dà unità all’intero enigma dell’antro. Poiché infatti il cosmo non si è creato a caso e come capitava, ma è un’opera perfetta realizzata da saggezza divina e natura intelligente, l’olivo, piantato vicino all’antro, immagine del cosmo, è simbolo della saggezza del Dio. L’olivo, infatti, è pianta di Athena e Athena è la Saggezza. Poiché Athena è nata dalla testa del Padre, il teologo pensò che il luogo adatto per l’olivo fosse consacrarlo in capo al porto; con ciò volle significare che il Cosmo non è formazione spontanea o frutto di un caso irrazionale, ma è realizzazione perfetta di natura intelligente e di sapienza, dalla quale è separato come lo è l’olivo, che si erge staccato, ma vicino all’antro e in capo a tutto il porto».



  9. #9
    megaelleno
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    Predefinito Sotto l'olivo è sciolto l'enigma

    E' proprio sotto l’olivo che si cela la risposta all’enigma dell’antro.

    «Giunti a questo antro, dice Omero, bisogna deporre ogni possesso esterno, deve darsi e assumere l’aspetto di un mendico avvizzito, gettare ogni cosa superflua, staccarsi dalle sensazioni e allora deliberare con Athena, seduto con Lei ai piedi dell’olivo, su come eliminare tutte le passioni che traviano la propria anima».


 

 

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