
Originariamente Scritto da
Roberto Mime
Sullo sfondo di una considerazione tecnica del FMI giunge sibillina l'apertura implicita ad una nuova esperienza di governo a guida Monti e senza quei carroarmati dei comunisti, vere palle al piede e conservatori dello status quo di alcune classi privilegiate.
Il Fondo monetario internazionale prende per buone le previsioni macroeconomiche e sui conti pubblici, contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Nel suo Outlook, che verrà presentato ufficialmente al summit di Singapore, l'Fmi indica per quest'anno una crescita del Pil interno dell'1,5%, e lo riduce all'1,2% per il 2007: esattamente le stesse cifre presenti nel Dpef.
Per i conti pubblici, il discorso non cambia. Il rapporto deficit Pil di quest'anno viene stimato da Washington al 4%; mentre quello del 2007 viene portato al 4,1%: ovviamente si tratta del deficit tendenziale, in assenza degli interventi correttivi che verranno introdotti con la legge finanziaria.
E proprio sulla qualità della manovra, il Fondo monetario (come ha già fatto la Commissione europea) concentra la propria analisi. Le condizioni della nostra finanza pubblica - dice il Fondo - restano «particolarmente difficili». Una condizione che richiede «un aggiustamento credibile a medio termine». Aggiustamento che il Fondo teme possa essere messo in dubbio dalla scelta del governo di ridurre da 35 a 30 miliardi la manovra complessiva per il 2007. Nell'impostazione della finanziaria, tratteggiata dal Dpef, si diceva che dei 35 miliardi di misure, 20 erano gli interventi correttivi e 15 quelli destinati allo sviluppo. Per il Fondo (ma anche per la Commissione europea) quei 20 miliardi, pari all'1,35% del Pil, erano indispensabili per scendere dal deficit tendenziale del 4,1% ad un deficit programmato del 2,8%. Se a quei 20 miliardi se ne tolgono 5 (come annunciato da Padoa-Schioppa), il deficit atteso non scende più al 2,8, ma al 3,1%: