Il leader Bossi rilancia tra due domeniche l’appuntamento a riva Sette Martiri

Lega Nord verso l’adunata di Venezia
e alla “conta” nel congresso provinciale

Nel frattempo anche il rinnovo delle cariche nella sezione di Vicenza capoluogo

di Antonio Trentin



«La Lega Nord fa parte di una coalizione assieme alla quale arriverà al federalismo. Abbiamo dato ordine ai presidenti delle Regioni Veneto e Lombardia che si applichi la Costituzione e quindi la partita è iniziata e nei primi mesi vedremo come si esce»: così ha parlato in questi giorni Umberto Bossi, tornando a dettare la linea "morbida" per l’incipiente autunno nordista. Nessuna concessione alla linea della durezza piazzaiola, mentre la purezza leghista resta, ma si concentra tutta sull’attività istituzionale, dov’è possibile farla e condizionarla.Rimbalzando nelle periferie del partito, il comandamento bossiano si prepara a diventare sostanza dell’appuntamento che tra due domeniche la militanza si è data a Venezia: «Mi aspetto che in riva Sette Martiri ci sia, da parte di Bossi, il rilancio di questa volontà autonomista che deve partire dalla Lombardia e dal Veneto» pronostica il senatore vicentino Stefano Stefani.
E la rivendicazione di un ritorno alle antiche asprezze, latente tentazione di una fetta di partito che resta tutta da misurare? Addio, non se ne parla e non se ne deve parlare.
Sulla tomba delle suggestioni secessioniste, scavata per fermare gli avanguardisti della protesta subito all’indomani della sconfitta al referendum su Nuova Costituzione e devolution, il Capo getta un’ulteriore manciata di terra. «In ogni momento - ha appena dichiarato, alla vigilia di un incontro con Silvio Berlusconi per pianificare l’autunno tiepido del federalismo - bisogna scegliere il meglio e oggi il meglio è chiedere l’applicazione della Costituzione». Quella che c’è, non quella che era stata sognata e riscritta.
In altre parti del Veneto sono scoppiati come bubboni i fastidi dell’ala indipendentista e barricadiera tipo "cosa abbiamo a che fare noi con Berlusconi". Nel Vicentino non c’è traccia palese di dissenso: «Non so se sia stato compresso e nascosto, ma non mi risulta che ce ne sia nelle forme per esempio del Padovano» commenta l’ex-deputato Luigino Vascon, riferendosi alle defezioni in alcune sezioni del Cittadellese. E così la Lega provinciale si prepara alla spedizione a Venezia limitando le divisioni all’ambito correntizio interno.Le misure dentro il partito saranno prese al congresso delle federazione berica che dovrebbe svolgersi entro l’autunno: «Non è stato ancora indetto, provvederà il "nazionale" veneto a fissare una data riunendosi forse già entro questo mese - spiega Roberto Ciambetti, segretario provinciale -. Nel frattempo avremo altri appuntamenti, come il rinnovo delle cariche nella sezione di Vicenza capoluogo».
Sarà una cosa importante, questo prossimo congresso provinciale, non solo per i nordisti, ma per tutta la politica vicentina: si svolgerà praticamente alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione di Palazzo Nievo e per la successione alla presidente Manuela Dal Lago. «Sarà un congresso di conta, il movimento ha bisogno di confrontarsi...» è stato il preannuncio di Mara Bizzotto, tornata da poco consigliera in Regione, capofila di un Bassanese forte di voti e di tessere, un sesto della militanza che vota.
«Tutti i congressi sono fatti per dare voce agli iscritti e per misurarsi: è successo anche tre anni fa» risponde Ciambetti, che era sbucato subito vincitore nella gara a quattro del luglio 2003. «Penso che ci sarà più di un candidato alla segreteria provinciale - profetizza per la prossima volta Stefani -: forse tre o quattro. Alla fine si troverà l’unità su un solo nome, comunque...». Ma quale nome e spuntato da quale concorrenza? «Non so... Ancora non intravvedo chi possano essere i contendenti» dichiara prudente il senatore. E allora ci si deve affidare, per tentare qualche ipotesi, al non piccolo chiacchiericcio che circola in Casa Lega in questo periodo.
Si ripresenterà Ciambetti, titolare in carica e consigliere in Provincia e in Regione? «Non lo so ancora - è la sua risposta -: ci sono ancora alcune cose da chiarire...». Come dire: è assai difficile che un "uscente" multi-titolato vada a scornarsi con numeri incerti, molto meglio verificare in anticipo cosa potrebbe succedere.
Con o contro di lui, si sente dire, potrebbero cimentarsi nella corsa al (probabilmente impossibile) "50% + 1 voto" della prima conta - per piazzarsi bene e giocarsi la poltrona al successivo ballottaggio congressuale - un alfiere del Bassanese, forse un nome della Pedemontana-Alto Vicentino dove ha buon seguito il presidente del consiglio regionale Marino Finozzi, forse il neodeputato Alberto Filippi in cerca di conferma presso la base del partito dopo la chiamata parlamentare garantitagli sei mesi fa da Stefani. Con quale schema di scomposizioni e ricomposizioni delle truppe in campo è tutto da immaginare: «Ma si può prevedere - scommette ancora Vascon - un risultato congressuale che finisca 55 a 45 o pressapoco così».