Fatela e basta....da tgcom.it
Dopo mastella anche Bassolino frena
Romano Prodi tira dritto verso la riforma della legge sul conflitto d'interessi, che servirà ad avvicinare le norme già in vigore e regolare i rapporti tra politica e affari come si fa nelle "democrazie del mondo". Ma sulla strada della nuova legge le resistenze non vengono più solo dall'opposizione. Dopo la frenata di Clemente Mastella, è infatti il presidente della Campania Antonio Bassolino ad invitare alla prudenza.
Prende così voce una sorta di partito trasversale dentro all'Unione di quanti non considerano opportuno scegliere questo terreno per andare allo scontro con la Cdl. Sottolineano, i sostenitori della tesi, come, se si vuole il dialogo, non si può metre sul tavolo questo tema.
Ma le posizioni di Mastella e Bassolino, per i quali la questione del conflitto d'interessi non è la più urgente, non ricevono solidarietà nel resto della coalizione, dove invece si leano molte voci che ammoniscono a non ripetere quello che molti considerano "l'errore del '96", dice fra gli altri Pino Sgobio, del Pdci, qundo l'Ulivo vinse le elezioni ma rinunciò alla legge sul conflitto di interessi. Con la differenza, avverte Graziella Mascia del prc, che qesta volta "gli elettori non ci perdonerebbero".
Un altro esponente del Prc, Sergio Bellucci, va ancora più indietro nel tempo, al 1990 della 'legge Mammì', quando il governo pentapartito aspettò che fossero i grandi gruppi a trovare un equilibrio che fu recepito con una "legge ad hoc". In ogni caso, osserva Manuela Palermi, che al Senato presiede il gruppo comune fra Verdi e Pdci, la legge è un impegno del programma e va fatta: insomma, afferma, non si capiscono i motivi della frenta di Mastella e Bassolino.
Ma non c'è solo la sinistra radicale a mettere le mani avanti. Per l'Italia dei valori è Antonio Di Pietro a dire "no ad accordi al ribasso" con l'opposizione, mentre Leoluca Orlando ipotizza che qualcuno nell'Unione, avendo conflitti d'intersso a "livello locale, preferisce non colpire nemmeno Silvio Berlusconi". La sintesi è quella che trae Franco Monaco. Per l'esponente ulivista della Margherita, se nella Cdl si "strepita" contro la legge , nell'Unione c'è chi sembra animato da "zelo pompieristico".
Ma né gli uni né gli altri, per Monaco, devono distogliere la maggioranza dal procedere ad affrontare un "megaproblema" cioè la posizione dominante di Berlusconi, che "allarma l'opinione pubblica democratica internazionale". Se nella maggioranza sono in molti che non intendono frenare sul conflitto di interessi, anche la Cdl non recede dalle sue posizioni. Né sulal questione di Berlusconi, attorno al quale Isabella Bertolini, di Forza Italia, invita a combattere una "battaglia per la libertà in Italia"; né su quella, distinta ma per molti veri connessa, della Rai e delle eventuali nomine.
Una questione sulla quale Maurizio Gasparri, padre della legge sul sistema tv della Cdl, arriva a chiamare in ballo il capo dello Stato, sottoponendo a Giorgio Napolitano la questione del rispetto delle regole vigenti e di un consiglio d'amministrazione che scade solo nel 2008 e al quale compete ogni decisione in tema di nomine.




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