dal quotidiano LIBERO di oggi

"L'Ulivo inventa il canone su pc e videofonini

di ALESSANDRO GIORGIUTTI


L'imposta Rai colpirà anche chi non li utilizza per vedere la tv
Anche sul computer e sul videofonino bisogna pagare il canone Rai. Lo conferma Vincenzo Busa, direttore centrale Normativa e contenzioso dell'Agenzia delle entrate. Che però non chiarisce un dubbio: chi già possiede un televisore, e compra un pc o un telefonino, dovrà pagare più imposte o una sola? Che il canone gravi anche sui computer e sui telefonini può apparire ai più come una novità. Se però sul punto l'Agenzia delle entrate non si è ancora pronunciata in via ufficiale, è vero che questa è l'interpretazione corrente della legge. Confermata da sentenze della Corte costituzionale e della Corte di cassazione, come ha riportato Italia Oggi nel numero in edicola ieri. Quindi: anche se non possiede un televisore, chi acquista un videofonino o un computer deve comunque pagare l'abbonamento alla Rai. Il canone infatti, come precisa il Regio decreto n. 246 del 1938 (Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni), si applica agli «apparecchi atti o adattabili alle ricezioni delle radioaudizioni». Essendo un'imposta e non una tassa, non comporta necessariamente la prestazione di un servizio: infatti va versata anche se il televisore rimane spento, anche se il computer non è dotato di una scheda tv, anche se il videofonino non viene utilizzato per guardare le trasmissioni televisive. Non si paga un servizio, ma il fatto di detenere un apparecchio (quale che sia) idoneo a ricevere i programmi televisivi. Idoneo anche sul piano puramente teorico: con una sentenza del 1993 la Cassazione ha stabilito che l'abbonamento alla Rai va pagato anche da chi abita nelle zone in cui, per la mancanza di ripetitori, le trasmissioni del servizio pubblico non siano percepite. Ma la questione delicata è un'altra. Il canone, come si sa, è unico, e chi possiede più televisori lo paga una sola volta. Ma la regola si applica anche ai computer portatili e ai telefonini? Oppure, in questi casi si verseranno più imposte? Il dubbio nasce dalla lettura della legge 223 del 1990 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato). La quale stabilisce, all'articolo 27, che «il pagamento del canone di abbonamento alla televisione consente la detenzione di uno o più apparecchi televisivi ad uso privato da parte dello stesso soggetto nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora». Ora, il criterio della residenza e dimora, se preso alla lettera, porterebbe a escludere gli apparecchi mobili, quali appunto i cellulari e i notebook. Ma sul punto, come si diceva, Vincenzo Busa non ha voluto prender posizione. La materia è troppo delicata per sbilanciarsi, ha spiegato. Certo è che, se fosse confermata, l'interpretazione più rigorosa della legge caricherebbe l'acquisto di un videofonino di un onere consistente. E rappresenterebbe un ostacolo imprevisto a un mercato che sta muovendo i suoi primi passi. Comprensibilmente preoccupata, quindi, la reazione degli operatori del settore. I quali però, interpellati da Libero, ricordano anche come il canone aggiuntivo sull'autoradio sia stato abolito nel 1998; il che dimostrerebbe come questa imposta non debba considerarsi in riferimento a un luogo (la residenza e la dimora, appunto) ma al possessore. "

Saluti liberali