In seguito all'articolo di Gianfranco Miglio sotto riportato, l'UNIONE
per l'Autogoverno ha preso l'iniziativa di costituire in ogni città
Circoli Culturali Gianfranco Miglio con lo scopo di proseguire l'azione
di sviluppo e di diffusione dell'idea Federale che Miglio vedeva sotto
l'aspetto “Contrattuale”. Ai Circoli possono aderire tutti coloro che,
senza distinzione di appartenenza politica, desiderano confrontarsi sul
tema dello Stato contrattuale, dell'Autogoverno e del Principio di
sussidiarietà , per diffonderne la conoscenza, partendo dalle analisi del
grande studioso, il cui pensiero è stato dimenticato dalla cricca
partitocratica che ha occupato le istituzioni. Puoi contattare il
responsabile della città di PARMA Antonio Vescovi…tel. 347-6259858…oppure
inviando una e-mail a < circolo_gfmiglio.pr@libero.it .>.



(da: Il Giornale, 19 novembre 1997)


Manifesto del solo federalismo possibile


di Gianfranco Miglio



II 14 ottobre scorso ho lasciato la presidenza del Partito federalista e
ho spiegato la decisione con la convinzione che l'idea federale non sia
compatibile con una struttura "di partito". Perché la presenza di questa
struttura ripropone il ritorno al vecchio sistema non-federale. Oggi, a
complemento di quell'atto, diffondo il seguente


"Manifesto del movimento dei Circoli federalisti".


1. Oggi una larga maggioranza degli italiani è ormai convinta che il
Paese possa uscire dalle sue difficoltà soltanto adottando un
ordinamento federale. Ma quando si domanda loro quali istituzioni
dovrebbero essere create, e perché, le risposte che si ottengono sono
confuse e contraddittorie. Lo stesso accade quando, anziché i comuni
cittadini, si interpellano í membri della classe politica: come hanno
rivelato i dibattiti della commissione Bicamerale per la riforma
costituzionale.

2. Questo accade perché è sempre mancata nel Paese una cultura attenta
alle questioni costituzionali: già a proposito della Carta del 1948,
figuriamoci poi quali possono essere le posizioni nei confronti di un
cambiamento radicale della stessa. E' proprio da questa constatazione
che bisogna partire.

3. E' indispensabile formare una minoranza di cittadini i quali sappiano
che cosa sia un vero sistema federale: come e perché si debba passare da
un ordinamento superparlamentare e partitocratico a uno invece basato
sul legame territoriale delle popolazioni e dei loro interessi e solo in
un secondo tempo sulle loro preferenze ideologiche. Cittadini i quali
sappiano distinguere una vera struttura federale dalle varie
"autonomie", "autarchie" e “decentramenti” che soltanto rafforzano il
potere centralizzato, e che rappresentano il falso federalismo.

4. Bisogna far nascere quindi dei gruppi spontanei - dei Circoli -
composti da persone le quali abbiano in comune il proposito di
approfondire e ampliare le loro conoscenze in materia di ordinamento
federale e di estendere tali cognizioni agli altri concittadini.

5. Questi Circoli federalisti non si propongono di partecipare alla
lotta politica per conquistare questa o quella carica di potere,
relativa al sistema istituzionale vigente (non federale): chi decidesse
di farlo agirebbe comunque senza l'avallo del Circolo cui appartiene: ma
i membri di quest'ultimo si attendono che egli - in tale sistema -
assuma un atteggiamento critico. Poiché i falsi federalismi sono molto
più frequenti e facili di quelli veri. I Circoli sono consapevoli di
costituire l'antitesi e l'alternativa integrale alla classe politica
dominante della prima Repubblica che si va ricostruendo. Con questa
gente non sarà mai possibile nessun accordo e nessuna collaborazione.
Gli appartenenti ai Circoli dovranno al contrario prepararsi ad assumere
responsabilità di governo soltanto quando il Paese avrà un vero
ordinamento federale.

6. Ogni Circolo non ha una struttura interna di partito. I suoi membri
designano uno di loro come responsabile: persona incaricata di tenere
l'elenco degli aderenti, di procurare i documenti e i libri da
commentare, e di organizzare gli incontri (anche con gli altri Circoli)
e i convegni di studio e di confronto. Similmente non esiste, al di
sopra dei Circoli, alcuna struttura partitica, alcun vincolo
istituzionale permanente. I Circoli, per essere informati
sull'evoluzione dei dibattiti in materia di riforme costituzionali,
potranno rivolgersi alla *Fondazione per un'Italia federale*, che è una
struttura scientifica, e non politica, attrezzata per rispondere a
queste esigenze. Ogni responsabile si farà carico di procurare, di volta
in volta, le modeste risorse finanziarie necessarie all'attività del
proprio Circolo e ne terrà la contabilità.

7. II punto di partenza, per il lavoro dei Circoli, sarà costituito
dagli /Emendamenti costituzionali/ presentati, alle conclusioni della
commissione Bicamerale, dal senatore professor Gianfranco Miglio e
dall'onorevole professore Giulio Tremonti. Ma questo testo servirà
soprattutto come punto dì riferimento per distinguere un vero
federalismo dalle false riforme: ci si attende invece che il lavoro dei
Circoli serva a migliorare e arricchire il modello Miglio-Tremonti. II
dibattito e le riflessioni dei circoli formeranno quindi la carne e i
tessuti con i quali vivificare l'intelaiatura della proposta. Gli
aderenti ai Circoli potranno cosi abbandonare il pantano della politica
partitica e partecipare a quel processo di libera circolazione delle
idee che è l'unica via in modo dì renderli uomini e donne liberi in una
"bene ordinata Repubblica”.