LE ERESIE DEGLI PSEUDO-TEOLOGI ORTODOSSI
Oggi si dice di tutto.
C'è perfino chi si improvvisa teologo ortodosso senza alcun mandato della Chiesa, senza una reale formazione spirituale e senza alcun titolo di studio relativo ad una disciplina teologica.
C'è perfino chi, per sopperire a queste mancanze, arriva a tradurre opere di gente che studia e poi le pubblica firmandole con il suo nome a loro insaputa e senza il loro permesso.
Questo non succede lontano da noi, dal momento che può succedere pure in Italia dove qualche pseudo-teologo itinerante colpisce l'impreparato pubblico (cattolico e non cattolico) asserendo "novità" che non sono la dottrina cristiano ortodossa, ma neppure quella generalmente cristiana.
Faccio un esempio.
In un convegno sull'Athos tenuto qualche anno fa uno "pseudo-teologo" cercò di presentare il cuore della spiritualità e teologia athonita e ortodossa. Egli affermò pressapoco:
"Essere divenuti Cristo significa che tra me e il mio prossimo non c'è più distinzione. Quando io vedo venire avanti Paolo non dico 'ecco lui che viene' ma dico 'ecco me stesso che viene a me'. Chi oggi nel Cristianesimo è in grado di dire o capire questo?"
(È citato a memoria ma sono sicuro di quanto dico e, in ogni evenienza, il testo è recuperabile perché c'è chi lo ha registrato).
L'uditorio rimase allibito e non erano rari gli sguardi persi e meravigliati: sentivano proprio una cosa nuova!!!
La cosa sembra un concetto male espresso. In realtà non è così perché già a suo tempo ravvisavo in queste espressioni una notevole forzatura che annullava la persona per un ego universale e indistinto di marca vagamente buddista.
Ora porto un'ulteriore prova che tutto questo non è ortodosso. Eccola:
"Nelle sue Omelie Spirituali attribuite a san Macario d'Egitto, ammirevoli testi la cui origine è ancora molto discussa tra gli specialisti (tali testi sono un'eco dell'insegnamento dei Padri del deserto d'Egitto e forse di san Macario stesso) si trova una confutazione a tale concetto (= l'assorbimento della persona in un entità universale e indistinta). L'autore che conosciamo con il nome di san Macario insiste sia sul fatto che esiste una reale unione con Dio sia che, in questa unione, la volontà divina e la volontà umana si compenetrano in qualche modo come il ferro rosso è penetrato dal fuoco, ma che comunque, in questa unione con Dio, la personalità di ciascuno rimane distinta da quella degli altri, che Pietro resta Pietro, Paolo resta Paolo, e questo pure oltre la morte nell'eternità. Dopo la resurrezione corporea ciascuno resterà una persona distinta dalle altre, quanto noi chiamiamò individualità sarà sparito senza che l'identità di questa persona sia abolita".
Placide Deseille, Bisogna abolire il proprio io?, conferenza tenuta il 20 marzo 2003 a Parigi nella parrocchia San Seraphim di Sarov.
Morale della favola: diffidate dai ciarlatani gente, diffidate...




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