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Manifesto del solo federalismo possibile

di Gianfranco Miglio (da: Il Giornale, 19 novembre, 1997)

II 14 ottobre scorso ho lasciato la presidenza del Partito federalista e ho spiegato la decisione con la convinzione che l'idea federale non sia compatibile con una struttura "di partito". Perché la presenza di questa struttura ripropone il ritorno al vecchio sistema non-federale. Oggi, a complemento di quell'atto, diffondo il seguente

"Manifesto del movimento dei Circoli federalisti".

1. Oggi una larga maggioranza degli italiani è ormai convinta che il Paese possa uscire dalle sue difficoltà soltanto adottando un ordinamento federale. Ma quando si domanda loro quali istituzioni dovrebbero essere create, e perché, le risposte che si ottengono sono confuse e contraddittorie. Lo stesso accade quando, anziché i comuni cittadini, si interpellano í membri della classe politica: come hanno rivelato i dibattiti della commissione Bicamerale per la riforma costituzionale.
2. Questo accade perché è sempre mancata nel Paese una cultura attenta alle questioni costituzionali: già a proposito della Carta del 1948, figuriamoci poi quali possono essere le posizioni nei confronti di un cambiamento radicale della stessa. E' proprio da questa constatazione che bisogna partire.
3. E' indispensabile formare una minoranza di cittadini i quali sappiano che cosa sia un vero sistema federale: come e perché si debba passare da un ordinamento superparlamentare e partitocratico a uno invece basato sul legame territoriale delle popolazioni e dei loro interessi e solo in un secondo tempo sulle loro preferenze ideologiche. Cittadini i quali sappiano distinguere una vera struttura federale dalle varie "autonomie", "autarchie" e “decentramenti” che soltanto rafforzano il potere centralizzato, e che rappresentano il falso federalismo.
4. Bisogna far nascere quindi dei gruppi spontanei - dei Circoli - composti da persone le quali abbiano in comune il proposito di approfondire e ampliare le loro conoscenze in materia di ordinamento federale e di estendere tali cognizioni agli altri concittadini.
5. Questi Circoli federalisti non si propongono di partecipare alla lotta politica per conquistare questa o quella carica di potere, relativa al sistema istituzionale vigente (non federale): chi decidesse di farlo agirebbe comunque senza l'avallo del Circolo cui appartiene: ma i membri di quest'ultimo si attendono che egli - in tale sistema - assuma un atteggiamento critico. Poiché i falsi federalismi sono molto più frequenti e facili di quelli veri. I Circoli sono consapevoli di costituire l'antitesi e l'alternativa integrale alla classe politica dominante della prima Repubblica che si va ricostruendo. Con questa gente non sarà mai possibile nessun accordo e nessuna collaborazione. Gli appartenenti ai Circoli dovranno al contrario prepararsi ad assumere responsabilità di governo soltanto quando il Paese avrà un vero ordinamento federale.
6. Ogni Circolo non ha una struttura interna di partito. I suoi membri designano uno di loro come responsabile: persona incaricata di tenere l'elenco degli aderenti, di procurare i documenti e i libri da commentare, e di organizzare gli incontri (anche con gli altri Circoli) e i convegni di studio e di confronto. Similmente non esiste, al di sopra dei Circoli, alcuna struttura partitica, alcun vincolo istituzionale permanente. I Circoli, per essere informati sull'evoluzione dei dibattiti in materia di riforme costituzionali, potranno rivolgersi alla Fondazione per un'Italia federale, che è una struttura scientifica, e non politica, attrezzata per rispondere a queste esigenze. Ogni responsabile si farà carico di procurare, di volta in volta, le modeste risorse finanziarie necessarie all'attività del proprio Circolo e ne terrà la contabilità.
7. II punto di partenza, per il lavoro dei Circoli, sarà costituito dagli Emendamenti costituzionali presentati, alle conclusioni della commissione Bicamerale, dal senatore professor Gianfranco Miglio e dall'onorevole professore Giulio Tremonti. Ma questo testo servirà soprattutto come punto dì riferimento per distinguere un vero federalismo dalle false riforme: ci si attende invece che il lavoro dei Circoli serva a migliorare e arricchire il modello Miglio-Tremonti. II dibattito e le riflessioni dei circoli formeranno quindi la carne e i tessuti con i quali vivificare l'intelaiatura della proposta. Gli aderenti ai Circoli potranno cosi abbandonare il pantano della politica partitica e partecipare a quel processo di libera circolazione delle idee che è l'unica via in modo dì renderli uomini e donne liberi in una "bene ordinata Repubblica”.