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    Predefinito Ancora sul conflitto d'interessi

    Reparto solventi

    L’annuncio che la maggioranza intende avviare simultaneamente l’esame di provvedimenti di modifica della legislazione vigente sul conflitto di interessi e l’assetto delle comunicazioni ha creato un vasto allarme nell’opposizione, che teme colpi di mano o interventi vendicativi e punitivi.
    In democrazia si può discutere di tutto, e se una maggioranza ritiene insufficiente o errata la legislazione vigente ha il diritto di proporne modifiche.
    Gli intrecci di potere nel sistema dei media e nella politica esistono, come in ogni parte del mondo, e vanno regolamentati. Quello che però va evitato è che col pretesto di una regolamentazione si intenda intervenire dall’alto per punire qualcuno, a cominciare dal capo dell’opposizione e del primo partito italiano, o favorire qualcun’altro, per esempio il titolare della tessera numero uno del Partito democratico, Carlo De Benedetti.
    Se c’è da far pagare un prezzo per questi intrecci (che peraltro non costituiscono reato), lo devono pagare tutti, senza favoritismi e senza furbizie. Se si apre un reparto solventi, la coda dev’essere lunga e non certo costituita da una sola persona.
    L’altro principio dal quale non si può decampare è il precetto costituzionale che consente a tutti i cittadini di competere nella battaglia politica (art. 51), anche se sono imprenditori, visto che “l’iniziativa economica privata è libera” (art. 41).
    L’idea che la titolarità di concessioni inibisca l’attività politica, rispolverata da Antonio Di Pietro, oltre a essere insensata è palesemente incostituzionale, tant’è vero che quelli che volevano imporla nella scorsa legislatura avevano presentato un emendamento alla Carta fondamentale.
    Se questi presupposti, il carattere effettivamente generale e non punitivo e la difesa del diritto costituzionale di tutti i cittadini a fare politica, saranno rispettati, la discussione di merito sui provvedimenti proposti può iniziare senza fuochi di sbarramento preventivi.
    Nel caso contrario, invece, è lecito e persino doveroso utilizzare tutte le possibilità per impedire una manomissione di principi e libertà fondamentali per tutti.

    Se la legge sul conflitto di interessi interessa solo il sistema “comunicazioni” la legge rispetti i diritti.

    Da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Plaudono alle grandi aggregazioni….

    ….vogliono piccolo solo il Cav.

    Roma. Sul conflitto d’interessi, Fedele Confalonieri ribadisce al Foglio la linea già espressa a Telese: “Sono misure che riguardano le persone, non le aziende. L’azienda è l’oggetto del conflitto, il soggetto è il proprietario”.
    Ma il presidente di Mediaset ritiene che nel caso di Silvio Berlusconi il conflitto d’interessi sia paradossalmente depotenziato dalle dimensioni:
    “Mi sembra – spiega - che l’opinione pubblica conosca il problema del conflitto d’interessi di Berlusconi dal 1994 e lo ha risolto in quattro competizioni elettorali. In due casi Berlusconi ha vinto, in due ha perso. Poche persone come Berlusconi sono state prima grandi imprenditori e poi grandi leader politici. Sì c’è il caso Bloomberg, ma in una dimensione territoriale diversa.
    Dunque è un caso unico, naturalmente, se poi si vuole regolare la materia, va benissimo.
    Ma non prendiamoci in giro su due punti: il conflitto d’interessi di Berlusconi è talmente abbagliante nel suo essere visibile, da essere inutilizzabile a fini politici. Seconda questione: anche in questo caso, sia nei confronti dell’imprenditore che nei confronti dell’azienda, noto una specie di pregiudizio negativo che investe la sfera della ricchezza”.
    Ritiene che vi sia una logica punitiva?
    “Non c’è dubbio che tanto il tema del conflitto d’interessi quanto quello delle modifiche del sistema radiotelevisivo siano strumenti di lotta politica, anche quando le aggressioni sono direttamente rivolte contro Mediaset. Sento dire anche che qualcuno potrebbe avere la tentazione di offrire a Berlusconi una specie di buonuscita, un salvacondotto imprenditoriale quasi, in cambio della rinuncia all’attività politica: ma Berlusconi non accetterebbe. Anche perché espellerlo dalla politica significherebbe mettere in grave crisi l’opposizione. La crisi nel centrodestra avrebbe ripercussioni negative sull’equilibrio che il sistema politico, ancorché ancora in transizione, ha raggiunto. Berlusconi ha garantito ordine al sistema politico italiano, dando rappresentanza a un ceto, forse ruspante, forse troppo consumista, gaudente, non sofisticato, ma fino al momento della costituzione di Forza Italia assolutamente non rappresentato. Non credo che la politica italiana possa fare a meno di Berlusconi: pensiamo solo al suo filoamericanismo, completamente diverso da quello del centrosinistra”.
    Confalonieri non entra nel merito delle discussioni di questi giorni, trova che la soluzione inserita nella bozza governativa cosiddetta Chiti, individuata dall’ex senatore diessino Stefano Passigli, di una commissione che vigili sui blind-trust e che volta per volta decida il modo migliore di operare sia un po’ pasticciata, e che si presti al rischio dell’arbitrarietà. Quanto alla conclusione della partita, non fa previsioni:
    “Oggi il centrosinistra ha il vento in poppa, ha avviato l’operazione in Libano, l’economia sta tirando, ma ci saranno cose più importanti che verranno alla ribalta, più importanti di Mediaset e Berlusconi”.

    Scambi col cda Rai? Manovrine
    Qualcuno ritiene che esista un legame tra la situazione di stallo verificatasi in Rai (dove il direttore generale non controlla la maggioranza del consiglio) e le minacce di un intervento sul conflitto d’interessi. Segnali colti anche dalla compagnia di giro (Travaglio& Fo in testa) che denuncia l’inciucio e da Lucia Annunziata che promette di andare pure lei in piazza a protestare contro il Cav. Osserva Confalonieri:
    “Non escludo che qualcuno voglia scambiare la Rai con la riforma delle norme sul conflitto d’interessi, ma è una piccola forma di cabotaggio politico”.
    E il riassetto del sistema tv?
    “Ci viene chiesto di superare il duopolio, a Telese eravamo in sette seduti intorno al tavolo, sono molti a essere interessati al nostro ridimensionamento”.
    E’ in pieno svolgimento una partita che potrebbe risultare decisiva per il riassetto del sistema delle telecomunicazioni, ma anche per un più largo rimescolamento di carte nell’assetto economico e finanziario del paese: Telecom. In posizione di attesa ci sono almeno tre soggetti (che peraltro puntualmente smentiscono): De Agostini, Rcs e Cir. Il 7 settembre è previsto un incontro tra Marco Tronchetti Provera e Rupert Murdoch. Come finirà?
    “Dicono che dovrebbe essere un accordo sui contenuti. Ma c’è chi caldeggia un’alleanza: Telecom ha un fatturato sei volte più grande di noi e Rai messe insieme, sull’impero Murdoch non tramonta mai il sole, eppure c’è chi vuole che si mettano insieme, enormi, e far diventare più piccoli noi.
    E vogliono fare più piccoli noi? La cosa buffa è che anche l’integrazione tra Intesa e Sanpaolo è stata salutata come un’ottima cosa, proprio perché grande.
    Solo Berlusconi vogliono ridurre”.

    saluti

 

 

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