Sabato 9 Settembre 2006
giornale di Vicenza
Il consiglio comunale di fronte all’eventualità che sul Dal Molin Roma dica “Vicenza parli ora o taccia per sempre»
«Se il governo vuole, pronti a discutere e votare»
E il capogruppo di Forza Italia prevede vincente il “sì” alla nuova base americana
di Antonio Trentin
«Se davvero il governo manderà a Vicenza una richiesta ufficiale di parere sull’insediamento della nuova super-caserma americana, il consiglio comunale dovrà pronunciarsi». Andrea Pellizzari, capogruppo di Forza Italia, partito che vale da solo metà maggioranza di centrodestra, non ha dubbi né paure. In sala Bernarda è stato uno dei pochi, se non l’unico, a dire chiaramente che "sì, la base militare va bene". Conta di portare su questa posizione, al momento del voto, «gran parte, se non proprio tutta, Forza Italia». E prevede che «i numeri per un sì dovrebbero esserci: Alleanza nazionale è abbastanza favorevole, la Lega Nord anche e la sua capogruppo Manuela Dal Lago l’ha espresso chiaramente».![]()
Dopo che da Roma il deputato dell’Udeur Mauro Fabris ha avvertito sull’imminenza di un quesito del governo alla città (è favorevole o no all’arrivo delle truppe statunitensi sull’area dell’aeroporto "Dal Molin" trasformata in villaggio militare a stelle e strisce?) l’attenzione si sposta tutta sugli atteggiamenti e la risposta che possono maturare in Comune.
Il sindaco Enrico Hüllweck dice che lui e la giunta non daranno opinioni: la linea politica resta quella costruita dopo la staffetta di governo Berlusconi-Prodi e l’esplodere del caso-Dal Molin in città, e cioè "la responsabilità se la prenda Roma". Per l’opposizione, invece, «un pronunciamento sarà indispensabile» come chiede il capogruppo dei Ds Luigi Poletto: «Non ci si può più nascondere. Quando il governo dovesse dire "e allora a noi la base a Vicenza va bene, visto che Vicenza non ha niente da dire" è necessario che le istituzioni si pronuncino».
Appuntamento in consiglio comunale, dunque, in modi e forme ancora tutti da inventare? «Credo che ce la giocheremmo sul filo dei due-tre voti» dice, più prudente del collega forzista, il capogruppo di Alleanza nazionale Luca Milani, anche lui pronto alla chiarezza: «Se Roma chiederà un parere, un passaggio in consiglio comunale è doveroso».
La conta sarà comunque su scarti risicati. «Il centrosinistra è compatto sul "no" a questo insediamento"» conferma per la Margherita il capogruppo Marino Quaresimin. Finirebbe 25 a 16 per il centrodestra, se non fosse che almeno un paio di consigliere elette con la maggioranza stanno già sul fronte degli avversari della base (Franca Equizi leghista in sospensione dal partito, Chiara Garbin forzista del Movimento Ppe) e che potrebbero esserci altre defezioni. «Spero che tutti, al momento giusto, ragionino fuori dall’emotività del momento - auspica Milani - perché se ci si limitasse a quella, alle reazioni che ci sono in città, allora potrebbero prevalere i "no"».
In consiglio comunale, finora, ci sono stati soltanto dei "no ai no" votati dalla Casa delle libertà contro l’opposizione unionista, tra maggio e luglio, ma non c’è mai stato nessun "sì" all’insediamento militare statunitense all’aeroporto. Non ce n’era bisogno, interpreta l’Amministrazione Hüllweck, perché la materia non è diretta competenza comunale. Ce ne sarà bisogno, forse, se da Roma arriverà l’ultimatum "Vicenza parli ora o taccia per sempre".
Sull’eventuale pronunciamento, «tutto dipenderà da come sarà formulato l’interrogativo» dice ancora Milani: «Di sicuro il governo Prodi non può far dipendere la scelta esclusivamente dal parere della città, perché sue sono le responsabilità finali. E bisogna separare i due campi che rischiano di confondersi: sull’impatto territoriale e urbanistico può pronunciarsi il Comune, le questioni di sicurezza e difesa nazionale restano competenza del governo». Obietta Poletto: «Se arriverà un atto ufficiale del governo, che chiede che cosa vuole la città, sarà giusto rispondere con un atto ufficiale che esprima il risultato di un dibattito approfondito in consiglio. E in nome del federalismo e delle autonomie locali è giusto che il governo ascolti quello che vuole Vicenza attraverso i suoi rappresentanti istituzionali».
Resta da aprire, come suggerisce l’onorevole Fabris, una prospettiva: quella di un sito alternativo al "Dal Molin" da indicare ai militari americani, in tempo perché Vicenza non sia tagliata fuori dagli stanziamenti del Congresso Usa previsti per metà ottobre, e per confermare che il "no alla base sul Dal Molin" è rigorosamente tecnico-urbanistico e non è inquinato da contrarietà ideologiche.
«A Vicenza Est ci sono 500 mila metri quadrati di terreni delle Ipab - commenta Quaresimin riferendosi all’idea lanciata dal parlamentare dell’Udeur -. Le Ipab hanno bisogno di fondi per i loro investimenti per l’assistenza agli anziani. Perché non pensarci, anche nell’ottica di garantire così i posti di lavoro dei dipendenti vicentini dell’amministrazione militare americana?». Aggiunge Milani: «Vicenza Est? Se Fabris ha elementi concreti, li esponga e discutiamone subito, senza preclusioni». Chiude Poletto, dubbioso: «Un’ubicazione a Vicenza Est lascerebbe irrisolte le questioni della sicurezza: in tempi di terrorismo globale Vicenza diventerebbe comunque un obiettivo più sensibile».
CHE FINE HA FATTO IL MOTTO PARONI A CASA NOSTRA CARA DAL LAGO?????![]()
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