Si può dare del giuda a un politico
Cassazione stabilisce che non è reato
E' possibile dare del giuda o del traditore al politico voltagabbana. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in merito a un ricorso presentato, dai consiglieri Sante C. ed Eutiziana S., contro l'assoluzione di un consigliere di An da parte della Corte d'Appello di Roma.
La Suprema Corte ha stabilito che "il diritto di critica sancito dall'art. 21 della Costituzione consente, nel corso delle competizioni politiche o sindacali, toni aspri e di disapprovazione. Il limite a tale condotta è dato dalla condizione che la critica non diventi un attacco personale portato direttamente alla sfera privata dell'offeso e non sconfini nella lesione della reputazione dell'avversario". I due consiglieri si erano rivolti alla Corte di Cassazione sostenendo che all'esimente del diritto di critica era stata attribuita un'accezione troppo ampia, comunque non compatibile con il criterio della continenza, cioè della correttezza formale dell'esposizione.
Già in precedenza alcune sentenze della Corte avevano fatto molto discutere. Quest'estate la Cassazione ha stabilito, con due diverse sentenze, che indirizzare a qualcuno l'epiteto di "frocio" o di "puttana" è un reato perché l'uso di questo termine ha indubbiamente un intento ingiurioso. Dare del cafone a qualcuno può costare invece fino a tremila euro perchè l'espressione è offensiva in quanto "investe le qualità personali" della persona alla quale viene indirizzata. Se ci si deve sfogare con qualcuno è quindi meglio dargli del "buffone", espressione che, ha avuto modo di dire la Cassazione, può avere una "utilità sociale". Guai invece a chi definisce come "indagini politiche" quelle svolte dai pubblici ministeri nel corso delle inchieste giudiziarie. La motivazione data è che "l'espressione ha una indubbia portata offensiva, va oltre il diritto di critica e indica un attacco alla sfera morale dei magistrati". Ne sa qualcosa Vittorio Sgarbi...


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