Non è un politico, ok. Ma alla fine Tps non è neanche un tecnico
UN FRANCOFORTESE FINITO A TELESE
Ma chi l’avrebbe mai detto: lui Padoa-
Schioppa francofortese, mancato governatore
infine però ministro, addirittura
degnarsi all’incontro cogli osco sanniti. Con
Mastella, e non solo, ma scegliendo proprio
Telese, questo raduno di casalinghi traviati
del beneventano, per dire che ci ha ripensato,
i conti del Dpef sono
durati una sola estate. Lui,
mitteleuropeo che nel 1998
scriveva per il Mulino un
saggio che neanche uno steineriano avrebbe
osato, e che molto mi piacque. Tanto che ne
richiesi un elogio sulla rivista di economia
del gruppo Espresso che allora dirigevo. E il
recensore, svizzero pure lui, si compiacque
per come l’adesso ministro scriveva elogiando
la separatezza perfetta tra politica,
economia e cultura. Idea elegante di una
Germania trascorsa, che egli vedeva rinascere
nell’Unione europea. E invece dove ce
lo ritroviamo: a Telese protetto dai tondi occhi
roteanti di Mastella, desiosi di tutti compiacere
e indi paciosi. Altro che l’elogiata
separatezza aristocratica tra i campi della
vita, eccolo lì ministro in tragico errore; e
durato una sola estate. Almeno nelle sue fermezze
contabili. Circa 22 miliardi di fabbisogno
in meno nei primi otto mesi dell’anno
risultano un po’ troppi per chiamarli una
svista. E tralasciamo le illazioni di molti sul
come e il chi avrebbe deciso lo sconto della
manovra; e se il povero Prodi sia stato o no
contento dell’annuncio. Il fatto è la deriva
d’un francofortese a Telese.
Perché in questo governo si dà una sola
certezza: colmo come è di comunisti e casalinghi
traviati, esso può arrangiare tutto, se
spende persino i buchi che non ci sono.
Quindi tanti soldini per il sud che lo ha votato,
per gli statali che non li meritano e senza
trascurare i pensionati, altrimenti che dicono
i sindacati? Insomma rovinerà l’economia
con uno stato sempre meno al suo posto, concertante.
Altro che Steiner e la triarticolazione.
Del resto questo è un governo di centrosinistra
da primi anni 90, i suoi potenti sono
tutti avanzi di quegli anni. E la destra non
ha tagliato le tasse, quindi distrutto il nostro
pessimo stato quanto poteva e doveva. Comunque
sia almeno nel ’92 Amato aveva fatto
sul serio e Ciampi aveva lasciato sì tassare
il lavoro ma almeno una frenata alle spese
l’aveva data. Vedremo, ma se un francofortese
finisce a Telese stavolta è un’altra
l’aria. E dire che il ministro dell’Economia,
prima di lanciare le sue e-mail come neanche
i fuochi d’artificio del beneventano, le
sue molto onorevoli promesse le aveva fatte.
E lo si era elogiato infatti per queste parole:
“Se si aumentano le tasse per coprire il deficit
si sottraggono risorse all’economia che
potrebbero essere più produttive se lasciate
all’economia stessa”. E invece ancora l’unica
certezza, dopo questa estate, è che il ministro
vero ormai è Visco e che la pressione fiscale
aumenta. Il resto è chiacchiera, sovente malevola
come fingere l’esistenza di un buco di
cui incolpare Tremonti, il quale invece lascia
in eredità 22 miliardi di fabbisogno in meno.
Un governo in stato d’anima triarticolato –
e tale da separare dunque volere, sentimento
e pensiero, che sono la stessa cosa di economia,
stato e cultura – avrebbe agito altrimenti.
E chi non gradisca l’inciso sapienziale,
chiami la questione pure in altra maniera.
Invochi magari un ministero dell’Economia
che viva di pura tecnicità. Del resto, mi
si riconceda l’erudizione, secondo Heidegger
il solo criterio di verità dell’epoca moderna
è la retorica della tecnica. E tecnicamente si
poteva ragionare così: il governo trascorso,
come il precedente, hanno ambedue usato il
calo degli interessi per far aumentare la spesa
corrente; e hanno errato. Ora invece occorre
ridimensionare la spesa corrente per
cautelarsi dal rialzo degli interessi e non farle
consumare il miglioramento del deficit
tendenziale. Che è il solo modo certo di proteggere
sul serio l’avanzo primario, visto che
nel Dpef, per non scontentare i comunisti,
non si calcolano privatizzazioni. Almeno mi
ti porto così il rapporto tra disavanzo e pil vicino
al 2 per cento un anno prima, e conquisto
stima e rating. Invece il non iniziato steineriano
e neanche tecnico heideggeriano, se ne è andato a Telese.
E intanto il governo attovaglia per il dialogo
sindacalese, il quale rischia di mangiarsi
i 4 miliardi di euro dei risparmi della
riforma Maroni, e almeno altri 5 per i contratti
dei pubblici dipendenti. Altro agire poco
tecnico. Perché se la congiuntura è favorevole
sarebbe uso purificare i conti da questo
vantaggio che tra l’altro nel caso della nostra
ripresa si sa non stabile. E dunque aumentare,
o almeno per serietà mantenere,
quanto promesso. Così si richiederebbe a un
francofortese. Dunque di distinguersi dai ministri
in ansia per le loro poltrone, e ancora
persi nella prosecuzione di un vizio molto
centrosinistrese. Per esecrare il precedente
governo non si è voluto tener conto del ciclo
economico negativo, che falsava i suoi conti
in peggio. E adesso che la congiuntura avvantaggia
invece i conti pubblici di questo
governo e li falsa dunque in meglio, li si usa
senza purificarli di questo indebito vantaggio.
Un brutto vizio che non serve certo all’Italia.
Eccita piuttosto l’attitudine, già in sé
non esigua, alla menzogna delle truppe comuniste,
mastellate e prodiste di questo centrosinistra
primi anni 90. Governo così in foga
di vanità e triste, che purtroppo non cadrà.
La commedia resterà in cartellone a
lungo, senza dimissioni. Grazie pure a un
francofortese, finito a Telese.
Geminello Alvi




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