SANTORO E' TORNATO. CON UNA NOTA DI COLORE...
Una domanda s'impone: che s'è messo in testa il conduttore di Rai2?
di Dario Denni
È tornato Michele Santoro in televisione. E per festeggiare questo avvenimento ha deciso di dipingersi i capelli di un biondo birichino. Tanto che quando ho visto il volto del celebre presentatore ho pensato che fosse una possibile controfigura di Lucio Dalla. Invece era proprio lui, Michele, quello che canta ‘Bella ciao’. Sembrerà incredibile ma sono riuscito a vedere un buon quarto d'ora della sua nuova trasmissione. Ebbene di quel quarto d'ora ho una strana percezione. Non esiste un presentatore che sbaglia tutto quello che si può sbagliare già dall'attacco. E invece Santoro c'è riuscito. Ha pescato due ragazzi di vita, di quelli che solo Pasolini ha saputo descrivere meglio nel suo celebre romanzo. Li ha microfonati e con un paterno abbraccio ha permesso loro di dargli del tu. Storie vere, drammatiche, difficili. Storie di emarginazione accompagnata a tanta rabbia e a tanta disperazione. Storie che meritano rispetto e che invece incontrano solo il completo disinteresse della gente comune che non ha tempo di guardare ma che ci tiene tanto a giudicare. L'esposizione al pubblico chiama lo spettatore attento a dare un giudizio critico a questa vicenda. Per facilitarti il compito ecco che arriva un Santoro a giudicare i gesti di questi due ragazzi, che sono costretti a farsi giustizia da soli quando sono aggrediti dagli immigrati nel loro quartiere. Sono bravi ragazzi, Santoro lo sa. Loro picchiano solo gli immigrati ubriachi e molesti. Quelli invece che hanno lavoro non vengono picchiati. Semplicemente non possono frequentare ragazzi e ragazze italiane. Storicamente, l'unica città che mi viene in mente dove il popolo aveva diritto di farsi giustizia da solo e di girare armato era la prima polis greca. Mi fa piacere che Santoro ne abbia trovata una in Italia ma non può permettersi di farne un vanto. A questo punto della trasmissione qualunque cittadino di senso avrebbe voluto cambiare canale. O almeno credo. Ma il semplice fatto che dopo un quarto d'ora di chiacchiere non si fosse ancora arrivati al nocciolo della questione deve avere incuriosito così tanto che alla fine anche io sono rimasto incollato davanti alla tivù. Non ho avuto più nessun dubbio sull'argomento della serata solo quando ho sentito questa affermazione: “La legge Bossi Fini sull'immigrazione è una legge che spinge a violare la legge”. Per reazione ho subito schiacciato il numero 5 sul telecomando. Per autodifesa, intendiamoci. Come diceva il celebre Antonio De Curtis, in arte Totò, “Ogni limite ha la sua pazienza”. Che Santoro rappresenti un limite non lo so. So solo che in un quarto d'ora ha esaurito tutta la mia pazienza.




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