LA MUSICA TORNA GRATIS IN RETE
E' il mercato... bellezza!
di Redazione
03/09/2006
La più grande casa discografica del mondo offrirà gratis le sue canzoni entro la fine dell'anno. Secondo il Financial Times, la Universal avrebbe concluso un accordo con un servizio di distribuzione di musica e video online in cambio di pubblicità. Robin Kent, presidente della Spiralfrog, sarebbe in contatto anche con le altre tre major per offrire una scelta il più ampia possibile di brani già alla partenza del sito. Due vie Finora i due modelli vincenti di business per la musica online sono quello di Apple iTunes Music Store, dove si acquista la singola canzone o un intero album, e quello di concorrenti come eMusic o Rhapsoy, che prevedono vari tipi di abbonamenti mensili per scaricare un certo numero di brani in un periodo di tempo limitato. Spiralfrog, invece, darà canzoni in uso gratuito, anche se i dettagli sono per ora scarsi (ad esempio, si potranno masterizzare su cd o copiare su più apparecchi?). In cambio, presumibilmente, l'utente dovrà cliccare su un banner, o sorbirsi un breve filmato, se non addirittura sopportare un jingle all'inizio del brano. Già, perché i siti che offrono musica tramite internet oggi sono numerosi, ma adottano tutti la tecnologia dello streaming, che non garantisce una qualità audio particolarmente elevata e, soprattutto, non consente di registrare la musica sul computer e riprodurla se non si è connessi in rete: per questo l'iniziativa di Universal appare rivoluzionaria. Una su quaranta «Vogliamo offrire ai giovani consumatori un'alternativa semplice e conveniente alla pirateria», ha spiegato Kent. Un intento lodevole, visto che di recente l'Ifpi, l'associazione delle industrie musicali di tutto il mondo, ha segnalato che per ogni canzone acquistata legalmente, quaranta vengono scambiate online tramite i software P2P, in barba ad ogni tutela del copyright e del diritto d'autore. In più, il calo delle vendite dei supporti tradizionali non è ancora compensato dai profitti che arrivano dalle nuove tecnologie, come videogiochi, suonerie per cellulari, lettori Mp3. Così la mossa di Universal sembra più un attacco allo strapotere di Apple, leader assoluto nel mercato della musica digitale con oltre il 75 per cento, o una risposta alla Emi, che qualche settimana fa ha annunciato un accordo con Qtrax, un altro servizio di download di canzoni in cambio di pubblicità. Quale pubblicità Se la forma del messaggio è incerta, è però chiaro chi farà pubblicità su questi siti: il Financial Times cita grandi della moda come Perry Ellis, Levi's e Benetton, ma è facile immaginare che presto arriveranno anche produttori di gadget, computer, telefoni cellulari, che mirano ad un target giovane (tra i 13 e i 34 anni) e tecnologicamente smaliziato. Ci sarà anche il Cornetto Algida, che da qualche anno sponsorizza una serie di concerti estivi in Italia con decine dei migliaia di spettatori? Difficile: al momento il servizio di Universal sarà lanciato solo negli Usa e in Canada. Una canzone in regalo Intanto, però, crescono le perplessità sul ruolo che la musica gioca in questo modello di business: privata di un supporto fisico, costretta nei microscopici altoparlanti dei cellulari, strizzata in tv tra un spot e l'altro, ormai la canzone è solo un gadget. Apple ha concluso di recente un accordo europeo per offrire settanta milioni di brani a chi troverà un codice nelle confezioni di Coca Cola o di Diet Coke. Il primo disco di Tommy Vee (il dj del Grande Fratello 4), lo scorso anno, scalò le classifiche anche grazie ad un'azzeccata promozione: si poteva avere in omaggio con due confezioni di patatine Pringles. Eppure Enzo Mazza, presidente della Fimi, la Federazione Italiana dell'Industria Musicale, non sembra pessimista: «L'iniziativa della Universal - dichiara - è solo l'ultima di una serie di esempi che stanno radicalmente cambiando il modello di business dell'industria e che vede le aziende trasformarsi da record companies in music entertainment companies. Si tratta di modelli prevalentemente pensati per i giovani consumatori che sono poco propensi o poco dotati di mezzi di pagamento quali carte di credito, e ancora una volta dimostrano come sia essenziale per l'industria inventarsi ogni modello utile allo sviluppo del mercato digitale». Il pericolo I giovani, appunto. Quelli cresciuti con Napster, che ha aperto la strada allo scambio di musica online. Tutta, subito, e gratis. E' stato chiuso dalle major del disco e trasformato in un mediocre servizio a pagamento, poi sono arrivati WinMx, Gnutella, Limewire, in ultimo Kazaa. Sopravvive (fino a quando?) eMule. Intanto, grazie ad iTunes e pochi altri, si cominciava a far strada l'idea che le canzoni avessero un prezzo, e che fosse giusto retribuire per il loro lavoro autori e produttori. Ora, con Spiralfrog, un cerchio si chiude, e la musica ritorna gratuita. Ma non è una vittoria per nessuno: per gli artisti, che saranno pagati a percentuale, per le case discografiche, che venderanno solo i prodotti più popolari, per il pubblico, che si troverà artisti di serie A e altri di serie B. Ma soprattutto, Spiralfrog e i servizi analoghi segneranno la sconfitta di un'idea: come spiegare ad un ragazzino che deve pagare per ascoltare una canzone, se può averla gratis in cambio di uno spot?
www.libertari.org
Se vedòm!




Rispondi Citando