L’Avv Roberto Bussinello scrive al direttore dell’Arena.
Gent.mo Direttore,
ho letto con molta attenzione l’articolo pubblicato in data 10 Settembre 2006 sul suo/nostro quotidiano, intitolato la “Battaglia delle Poste”.
Prescindendo da ogni mia considerazione su questa “battaglia”, il cui effettivo svolgimento so essere messo in dubbio da voci autorevoli (anche figli di persone che vi avrebbero “partecipato”), mi limito a parlare del trafiletto “le cifre del contributo veronese (… alla resistenza)”, contenuto nell’articolo in questione.
In esso, tra altre voci, si legge che ben 38 (diconsi 38!) veronesi avrebbero partecipato alla guerra di Spagna (ovviamente dalla parte dei repubblicani), 2287 sarebbero stati riconosciuti come partigiani combattenti e 102 avrebbero combattuto quali partigiani nell’ex Jugoslavia.
Mentre a quest’ultimi va tutto il mio disprezzo, riconoscendoli di fatto corresponsabili del genocidio degli Italiani in Istria, Fiume e Dalmazia, più di qualche perplessità mi suscita il numero di 2287 (ripeto duemiladuecentoottantasette) partigiani combattenti veronesi, riconosciuti come tali (non commento i 38 veronesi al seguito dei repubblicani spagnoli, essendo la ridicola cifra a rendere superflua ogni sin troppo facile ironia).
Relativamente ai 2287, pertanto ed in ossequio alle mie perplessità, mi limito a porre una domanda: dov’erano questi valorosi, quando nell’aprile (23?, 24? 25?) del 1945 un pugno (4, 5, o forse 20?) di soldati tedeschi in fuga, braccato dagli americani, fece saltare INDISTURBATO tutti i ponti di Verona?
Erano forse impegnati a fare quelle foto, con data molto successiva al 25 Aprile 1945, che li ritraggono armati nelle vie della città?
Qualcuno mi schiarire questo angosciante dilemma?
Cordiali saluti
Avv. Roberto Bussinello




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