Sono tre le tendenze prevalenti negli altri paesi dell’Unione Europea sulle politiche dell’immigrazione. In primis, si nota un irrigidimento delle norme e delle procedure nei confronti degli immigrati con bassi livelli di istruzione . In secondo luogo, si cerca di attrarre lavoratori molto qualificati. Infine, si investe nell’integrazione degli immigrati, sperimentando nuove misure, come i "contrats d’acceueil et intégrations" francesi. La tendenza prevalente è, dunque, verso un ampliamento delle differenze di trattamento degli immigrati, a seconda soprattutto del loro livello di istruzione.Prendiamo in esempio la nuova legge sull'immigrazione voluta dal minitro francese Sarkozy: essa prevede norme piu' severe per la regolarizzazione dei clandestini e per il ricongiungimento familiare. Il progetto si basa sul criterio dell'ingresso selettivo, con preferenza per gli immigranti qualificati con'capacita' e talenti'. Quindi si preferiscono ingegneri indiani a barconi di nord-africani.
Pragmaticamente, questo si spiega non solo con le esigenze del mercato del lavoro (mancano in Europa anche lavoratori nei segmenti di lavoro non qualificati, come la concia delle pelli o la raccolta dei pomodori, perché nessuno vuole più fare questi mestieri), ma soprattutto col fatto che i lavoratori più istruiti sono più facilmente assimilabili nel nostro tessuto sociale (in genere parlano già le lingue più diffuse, sono più adattabili a svolgere mansioni diverse, sono più informati sul paese che li accoglie, etc.) e creano meno tensioni distributive, dato che competono con lavoratori con redditi medio-alti nei paesi che ricevono gli immigrati. Le restrizioni all’immigrazione servono, dopotutto, per imporre una certa gradualità nei flussi (non per impedirli), in modo tale da evitare tensioni nel processo di integrazione. Nel caso dei lavoratori più istruiti, questa gradualità non è così giustificata. Serve a colmare il gap nell’attrarre lavoro qualificato rispetto a paesi che hanno tratto enormi vantaggi sul piano della crescita economica dall’immigrazione. In Canada e Australia, paesi che hanno adottato politiche selettive dell’immigrazione, un quarto degli immigrati a livelli di istruzione elevati, contro solo il 5% nei paesi dell’Unione Europea.
L’Italia è in controtendenza non solo rispetto ai paesi Ocse, ma anche nell’ambito dell’Unione Europea. Come sottolineato da Adriana Topo da noi le quote vengono allocate solo in base alla data di presentazione delle domande, non tenendo minimamente in conto il livello di istruzione e la precedente esperienza lavorativa degli immigrati. Bene che in campagna elettorale di questo si discuta.
Sarà l'ora di cambiare anche in Italia?
Per ora mi pare che l'unica selezione(naturale) sia stata quella di favorire i poveracci che vengono a lavorare per due lire e "sfavorire" immigrati istruiti, visto che l'offerta di lavoro qualificato in Italia e' molto bassa.Comunque io sono a favorei di questo tipo di "quote".




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