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  1. #1
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito 9.11 e minacce a Blondet

    esteri

    Dalle Twin Towers «nube piroclastica»
    Maurizio Blondet
    14/09/2006
    Un numero troppo alto di soccorritori che lavorarono sulle macerie del World Trade Center l'11 settembre soffrono oggi di linfoma non-Hodgins, una forma di cancro che è associato ad alti livelli di radiazioni ionizzanti, come all'esposizione a fughe di materiale nucleare.
    Dello stesso male soffrono, a tassi preoccupanti, i residenti di quell'area di Manhattan.
    Lo hanno riferito fonti della FEMA (Federal Emergency Management Agency, la protezione civile americana) al nostro amico e investigatore Wayne Madsen, lui stesso ex agente della NSA, National Security Agency.
    Varie inchieste giornalistiche hanno confermato da tempo che i lavoratori di ground zero soffrono, di disturbi respiratori, per aver inalato l'enorme nube di detriti polverizzati.
    Il Mount Sinai Medical Center dice in un recentissimo rapporto che sette su dieci dei lavoratori - ben quarantamila, fra operai e pompieri, poliziotti, sanitari e volontari - che hanno prestato la loro opera a Ground Zero hanno i polmoni deteriorati. E che le infermità «sono persistenti o permanenti in un'alta proporzione delle persone esaminate», con «gravi e durevoli problemi di salute».
    Ma la ricerca del Mount Sinai si limita alle affezioni respiratorie. La FEMA invece parla, anonimamente, anche di gravi danni al sistema immunitario.
    Wayne Madsen avanza l'ipotesi che la demolizione controllata di quel giorno, spettacolare come effetto visivo, sia stata ottenuta da micro-cariche nucleari.

    L'ipotesi mi sembra estrema e non necessaria.
    Lo suggeriscono altre rivelazioni delle «fonti» FEMA citate da Madsen: esse definiscono la finissima polverizzazione che caratterizzò i crolli come «piroclastica».
    Molto significativo.
    «Piroclastiche» sono le emissioni gassose che accompagnano le grandi eruzioni vulcaniche: nubi ardenti, più pesanti dell'aria, che rotolano perciò velocissime lungo i fianchi del vulcano, uccidendo ogni forma di vita.
    Gli abitanti di Pompei, nel 72 dopo Cristo, furono sterminati appunto dalla nube piroclastica uscita dal Vesuvio.
    La nube che invase le strade di Manhattan l'11 settembre non era solo tossica, era «calda» o «rovente», come hanno detto tutti i presenti sopravvissuti.
    «Era come affogare in un mare d'acqua bollente», ha rievocato un lavoratore in un documentario della BBC.



    Gli informatori della FEMA rivelano oggi che parecchie auto parcheggiate nella zona occidentale del World Trade Center apparivano «fuse» nel lato che dava verso le Torri: il calore avrebbe saldato le portiere al corpo della carrozzeria.
    E sul tetto del Woolword Building, che si trova a tre blocchi di distanza del WTC, si sono sviluppati incendi spontanei.
    Che cosa ha prodotto una simile esplosione di così intenso calore?
    Non occorre scomodare l'atomica.
    Grandi quantità di termite, la sostanza che secondo il fisico Steven Jones può essere stata usata dai «demolitori» delle Torri, possono spiegare i fenomeni piroclastici.
    La termite, mescola fine di ossido di ferro e alluminio, quando innescata dà inizio ad una reazione chimica irreversibile (impossibile spegnerla, persino con azoto liquido) che raggiunge i 2.800 gradi di temperatura.
    Ora, la termite viene usata nelle testate anticarro appunto perché è in grado di fondere lamiere spesse di metallo.
    Ma in questi casi, ne bastano pochi chili.
    Nella demolizione delle Towers, se è vera l'ipotesi di Jones, devono esserne state piazzate tonnellate: specie attorno ai 47 pilastri centrali, strutture scatolari d'acciaio larghe 30 centimetri, e con spessori dell'acciaio sui 10 centimetri.
    L'esplosione di tonnellate di termite sarebbe senza precedenti, e i suoi effetti - enorme liberazione puntuale di energia termica - possono essere stati proprio quelli descritti: una nube piroclastica, le lamiere delle auto vicine fuse, e soprattutto le «pozze di metallo fuso» che i pompieri di New York hanno segnalato ancora una-due settimane dopo sotto le macerie di ground zero, al punto che le potenti benne di scavo dovevano essere raffreddate con getti d'acqua.





    Alcuni video dell'istante del crollo mostrano del resto chiaramente, subito sotto la nube cadente, imponenti deflagrazioni incandescenti che investivano interi piani, e metallo fuso al calor giallo che ne «colava», come la cera da candele accese.
    Anche i resti dei pilastri di acciaio centrali mostrano simili colature.
    Sono poche foto però.
    La FEMA ha sequestrato tutte le immagini non-ufficiali prese l'11 settembre e nei giorni seguenti. Solo i fotografi e i cameramen autorizzati da Washington hanno potuto accedere all'area.
    Il materiale dei non-autorizzati, telecamere e macchine fotografiche comprese, sono stati confiscati dagli agenti governativi.
    Succede anche in Italia, del resto.
    Parecchi lettori segnalano che nella versione online di «Matrix» sull'11 settembre, la parte dove il sottoscritto accennava agli «israeliani danzanti» è stata tagliata.
    Erano quei cinque ragazzoni che, con il loro camion di traslochi (lavoravano per una ditta chiamata Urban Moving System) si fotografavano a vicenda, mascherati con kefiah palestinesi, ridendo e facendo il segno «V» con le dita, con le torri in fiamme sullo sfondo.
    Arrestati dalla polizia locale, risultarono tutti israeliani.
    Furono consegnati all'Fbi, che li espulse per visti scaduti e per aver lavorato illegalmente negli Stati Uniti.
    La sede della Urban Moving System (un magazzino situato a 3 West 18th street a Weehawken, New Jersey) fu abbandonata in fretta dal proprietario, Dominik Suter, un israeliano, con i computer ancora accesi e i telefonini sotto carica.





    Suter è ancora nella lista dei ricercati dell'FBI, o almeno lo era fino ad un anno fa.
    Nonostante questo, secondo Madsen, il personaggio è tornato in USA: lavora in Florida presso una ditta di parti di aereo.
    La Florida è governata dal fratello del presidente, Jeb Bush.
    Così, le confische della libertà di espressione cominciano anche da noi.
    Anzi, la libera stampa le invoca: chiama la psico-polizia contro i disturbatori della versione ufficiale.
    Leggo un pezzo di Mario Cervi su Il Giornale, che mi chiama «sciacallo dell'11 settembre», e scrive: «Chiesa e Blondet hanno esposto queste loro tesi senza dover affrontare un valido contraddittorio [sic]. S'è parlato di scandalo, con invocazione di misure punitive, per la libertà con cui Luciano Moggi, non rimbeccato, ha espresso le sue opinioni su calciopoli. Ritengo che il 'caso' Chiesa-Blondet superi di molto, per gravità, il caso Moggi».
    Su Libero, se la prendono con Mentana: «Caro Mentana, ora basta, liberi dai complottisti»; e lo si accusa di averci anche solo lasciato parlare.
    Il giorno dopo, Libero (in una lettera) mi paragona a uno che si crede Napoleone e dice: non deve apparire in TV; anzi, va interdetto.
    Questo è il punto: si ordina di far tacere, di chiudere la bocca.
    In un'Italia dove pare di moda violare tutti i «tabù», dove si può parlare di tutto: libera droga, aborto, nozze gay, torture legali, dove si deve essere «trasgressivi», c'è una sola trasgressione vietata: dire qualcosa di non conforme alla verità ufficiale sull'11 settembre.
    Le trasgressioni permesse sono quelle sessuali, che non disturbano lorsignori.
    Le trasgressioni politiche, quelle che contano, non sono ammesse nel discorso pubblico.





    E questo invito a far tacere conduce ad azioni.
    Al rabbino di Vienna Moshe Friedman, la bocca hanno tentato di chiuderla fisicamente.
    Prima che potesse parlare a Montecitorio. (2)
    E' accaduto il 7 settembre ad Osimo, dove Friedman era invitato da una organizzazione giovanile di sinistra.
    Il mattino dopo, alle 9, il rabbino esce dall'hotel La Fonte; e subito gli si avvicinano due individui su un'auto, che cominciano ad insultarlo.
    «Queste due persone», racconterà poi alla Digos di Osimo il rabbino viennese, «parlandomi in ebraico moderno mi hanno chiesto ripetutamente di salire in macchina con loro. Quando mi sono rifiutato hanno cominciato ad ingiuriarmi. Sono riuscito a divincolarmi e a rifugiarmi all'interno dell'albergo».
    I due energumeni si sono ripresentati anche lì: hanno di nuovo ingiuriato Friedman, l'hanno fotografato più volte prima di andarsene in fretta.
    Secondo la Digos, che ha consultato il registro dell'albergo (i due vi avevano alloggiato nella notte tra il 7 e l'8) si tratta di «un cittadino straniero con passaporto israeliano e di un cittadino italiano di religione ebraica».
    Il rabbino Friedman ha detto: «Ho avuto paura di essere rapito come Vanunu [la spia israeliana che rivelò il programma nucleare di Israele], ma grazie a Dio tutto è finito bene».
    Io non sono così protetto.
    Quegli inviti perentori a farmi tacere sono una minaccia, un invito all'azione.
    Un lettore mi paragona a Mino Pecorelli, e non mi resta che fare gli scongiuri.
    Se mi accadrà qualcosa, sapete chi sono i mandanti.
    Basta leggere i liberi giornali.

    Maurizio Blondet

  2. #2
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    ovviamente le minacce a Blondet vengono da quella cloaca della destra sionamerikana, che trova la sua melma di cultura nella cosiddetta CdL.

 

 

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