CENTROSINISTRA Leoni (Ds) contesta il progetto di unificare Quercia e Margherita: «La base non è mai stata sentita, sono gli iscritti e non gli eletti a dover decidere»
Rifondazione: «Una parte della maggioranza vuole costruire in Italia un modello sociale e politico americano»L'Ulivo è pronto per il partito democratico, ovvero per «un nuovo soggetto politico che non è solo la somma dei partiti da cui nasce»: ne è convinto il segretario dei Ds, Fassino che, al seminario dei gruppi parlamentari dell'Ulivo a Villa Tuscolana, esorta a «essere più sicuri di noi stessi» perché «abbiamo tutte le condizioni di far vivere con forza la scelta riformista combinando l'azione di governo e la costruzione di un nuovo soggetto politico», nella consapevolezza data anche dalla riflessione sulla sconfitta del 2001 che «un riformismo senza popolo, dall'alto, non paga». Fassino sottolinea «le basi solide e le radici profonde» del futuro partito democratico: «Non è certo un bambino che con un po' di fecondazione assistita stiamo cercando di far nascere tra 9 mesi - dice - no, il partito democratico ha 11 anni, nasce dalle prime alleanze elettorali che noi sapevamo potevano e dovevano evolvere per successive contaminazioni fino alla casa comune». E se il Partito democratico - da sempre nelle speranze di Romano Prodi - incontra l'entusiastico favore di Giovanna Melandri («È un appuntamento con la storia politica di questo Paese che non possiamo più rimandare», dice il ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive) non mancano le perplessità e le dichiarate ostilità di altri settori della sinistra. «Il passaggio dai gruppi dell'Ulivo a un Partito democratico non è affatto scontato e lineare», mette le mani avanti il diessino Leoni, spiegando che «ai gruppi dell'Ulivo aderiscono infatti circa 30 parlamentari (e soltanto nelle minoranze ds) che si sono già dichiarati contrari e indisponibili all'unificazione tra Ds e Margherita. Se ne dovrebbe tener conto di più e si dovrebbe poter discutere anche nei gruppi parlamentari di questa prospettiva politica. Cosa che finora non è accaduta». Poi, l'affondo: «Ma ciò che stride di più - denuncia l'esponente diessino - è che si richiede la partecipazione "popolare" alla nascita del Partito democratico. Quando invece fino ad ora i due popoli esistenti, gli iscritti ai Ds e alla Margherita, non sono mai stati chiamati a decidere sul merito. Sono gli iscritti, infatti, e non gli eletti a dover scegliere il futuro dei propri partiti». Assai deciso anche il no del segretario di Rifondazione: «Ho la sensazione - dice Giordano - che ci sia una parte della maggioranza che vuole costruire in Italia un modello sociale diverso, americano e sull'onda di questo impostare un nuovo soggetto politico che è il Partito Democratico. La sua natura si costruisce su un modello sociale preciso, che porta a ridurre il ruolo dei sindacati e prospetta una disattenzione verso le politiche di costruzione del dialogo sociale».
Fonte: Il Gazzettino



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