Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Zero Sen
    Ospite

    Predefinito Tutti (da Bossi a Napolitano) nel Caos appassionatamente.

    politica

    Dentro il caos, con voto unanime
    Maurizio Blondet
    13/09/2006
    Il Presidente statunitense rende omaggio alle vittime dell'11 settembre.

    So che dovrei parlare di Matrix e lo farò: ma eventi più gravi incalzano, e ci portano con rapidità paurosa verso il caos.
    L'attentato all'ambasciata americana in Siria: «terroristi islamici» secondo i comandi siriani, dubbio per Al-Jazeera che ha parlato di «attentato asserito terroristico dal regime», sicuramente «di Al-Qaeda» per Napolitano (non a caso da sempre l'uomo degli USA nel PCI) apre una settimana tesissima per il dittatore Assad.
    Fonti libanesi ritengono, a torto o a ragione, che nei prossimi quattro giorni Assad stia per essere formalmente dichiarato colpevole dell'assassinio di Hariri dal tribunale ONU; e dunque in teoria richiesto di consegnarsi ai giudici, come Milosevic.
    Improbabile.
    E in un Paese controllato dalla più occhiuta polizia segreta del mondo, un attentato «islamico» sventato dalla medesima polizia sembra un messaggio, un avvertimento, forse un favore a Bush - che infatti ha ringraziato: «La Siria può essere un valido interlocutore nella lotta al terrorismo».

    Non è il primo gesto di collaborazione fra i due Stati: Bush ha spedito ad Assad un numero inaccertato di «enemy combatants» per essere torturati coi metodi alawiti (che comprendono scorpioni nelle pudenda).
    E' il torbido clima, denso di ambigue collusioni criminali, in cui i nostri soldati sono mandati sotto il casco blu.
    Siamo lì, ha detto Napolitano, per «difendere la legittimità dell'ONU», ed ha aggiunto di aspettarsi un voto unanime per la missione, altrimenti «la comunità internazionale non capirebbe».
    Non mancherà: «Non si può votare contro l'ONU», ha sancito Bossi, o la sua ombra.
    Ora, se Bossi parla come Napolitano, annoso garante dei poteri forti mondiali, qualcosa palesemente non va.
    Collusioni o condizionamenti, intimidazioni occulte o pastette sono in qualche modo nell'aria, inaccessibili alla nostra povera informazione: l'unanimità imposta, il divieto di discutere ciò che va invece discusso in parlamento, indica che avanziamo ogni giorno di più nelle «zone grigie» della democrazia sospesa, della tortura ammissibile e del silenzio diffidato, cui alludeva Gawronsky (famiglia Agnelli) a Matrix.

    Bisogna chiudere le bocche, ha intimato il polacco-Fiat, echeggiando Taradash e Bondi: ai «complottisti», specie se «antisemiti».
    Niente deve turbare la liturgia della memoria: l'11 settembre come «icona fondatrice della Nuova Verità» americana, virtuale e video, giustificazione del mondo che «non è più lo stesso», della «lotta al terrorismo» che diventa, nelle parole di Bush al Wall Street Journal, «la lotta all'odio» (sempre più vago il nemico, ancora più inafferrabile), non deve essere discusso, ma solo contemplato e adorato.
    Nella nuova religione pubblica mondiale, l'11 settembre viene elevato al rango sacro della Shoah, e ancor più rapidamente.
    Va fissato liturgicamente, e mediaticamente, come l'Evento che - cito Moni Ovadia - «ha inaugurato la logica perversa dell'impero del Bene contro quello del Male, del o con me o contro di me, che esclude qualsiasi alternativa, qualsiasi critica, subito bollata come anti-americanismo».
    Non a caso, la celebrazione di Bush è stata parallela alla celebrazione di quel giorno firmata «Al Qaeda».
    Il video di Zawahiri, made in Hollywood, che «ricorda» e nello stesso tempo minaccia i caschi blu in Libano.
    L'entità terroristica che nulla ha più fatto di concreto dal 2001, il cui capo Bin Laden non appare da anni (e le sue tracce, ammette la CIA, sono «fredde come pietre», «stone cold», da almeno tre anni: non un messaggio intercettato, non un SMS…), produce memoria elettronica.
    Riappare un video dove si vedono insieme Bin Laden e Atta: non difficile da fabbricare, in tempi di video-elettronica.
    La fiction impera.
    Ma non la si sottovaluterà: questa «guerra» del caos è in massima parte una «guerra di percezione», di propaganda e psicologia e illusioni, di finzioni spacciate per la realtà che manca, o che è infinitamente più orribile, inconfessabile.



    Un flebile motivo di ottimismo: queste intimazioni a far tacere mentre i coristi invece alzano il tono delle voci inneggianti a coprire le altre discordi, questa falsa sicura unanimità nell'evidente menzogna, sono un segno che le cose - nella realtà - vanno male per il potere della «zona grigia».
    E' l'unità stessa del cosiddetto Occidente ad essere in pericolo, nonostante il coro di Bossi e di Napolitano.
    Come e dove?
    In Afghanistan, la forza dei Talebani ha messo alle corde il corpo di spedizione NATO (35 mila uomini, 1.250 italiani).
    Una fonte «delle istituzioni europee che lavora al problema afgano» citata dal sito belga Dedefensa (1) descrive «Attacchi continui lanciati contro le posizioni NATO; che vengono respinti, il che logicamente dovrebbe comportare una pausa; e invece sono seguiti immediatamente da un altro attacco, e da un altro ancora… la pressione è costante e d'una aggressività mai vista».
    «Un parere sempre più ripetuto da ufficiali della NATO che sono stati in Iraq, specie britannici, è che il conflitto afghano è divenuto brutalmente durissimo, anche più duro che in Iraq».
    Le forze NATO sono «pericolosamente sovraestese», ossia troppo sparse perché insufficienti, in obbedienza alla strategia demente di Rumsfeld, la «strategia americana» che vince (qui da noi) le guerre virtuali della percezione, e perde quelle reali.
    I britannici, che hanno sostituito i ventimila americani nelle puntate offensive contro i Talebani, colpiscono con mezzi ultramoderni, ma poi devono raggrupparsi nelle fortificazioni, spesso distanti e isolate; e il nemico riprende il controllo del territorio; gli occidentali, il controllo, non possono averlo.
    Insomma è la situazione che prelude ai vecchi massacri coloniali, quella dell'Amba Alagi del 1895, che vide 2.350 italiani al comando del maggiore Toselli sopraffatti da 30 mila etiopici, e trucidati uno ad uno.
    I britannici lo sanno, l'hanno nella loro memoria storica.
    Ed hanno paura.

    I padroni della NATO - per voce del generale USA James Jones, comandante supremo alleato in Europa - hanno chiesto agli europei rinforzi: altri 2.500 uomini da gettare nella battaglia anti-talebana.
    Nessuno dei 26 Paesi ha riposto, a parte la Lettonia, che porta il suo contingente da 35 a 56 uomini (il suo esercito non arriva ai 2 mila).
    Tragicomico servilismo della pulce della «nuova Europa».
    «Il terrorismo è un pericolo comune, è per questo che siamo in Afghanistan, la culla dell'11 settembre», ha implorato Jaap del Hoop Scheffer, il segretario generale (o maggiordomo) della NATO.
    Ma l'evocazione dell'Evento sacrale non è bastata: la guerra delle percezioni - la propaganda bellica ad uso del fronte interno - non ha, sui generali, la presa che ha sui Mentana, Ferrara e Allam.
    Anche perché la «guerra infinita» ha già sparso le poche forze reali europee ai quattro venti, l'Italia, col suo indecentemente ridicolo esercitino, ha soldati in 26 Paesi.
    Nessun video, che moltiplica le versioni di Zawahiri, può moltiplicare i fanti sul terreno.
    E tuttavia, su pressioni occulte USA, militari tedeschi prima stanziati in zone relativamente pacifiche e pianeggianti afghane, sarebbero dirette a marce forzate (con soldati olandesi) verso le montagne talebane, a dar manforte agli inglesi esausti.
    Ma di nascosto dall'opinione pubblica, perché dice la fonte europea di Dedefensa «si può immaginare la reazione del pubblico alla notizia che unità tedesche sono impegnate in combattimenti di fanteria per la prima volta dal '45».
    Il capitano Leo Docherty, delle Guardie Scozzesi, aiutante di campo del comandante britannico nel sud afghano, ha lasciato l'esercito (così il Times del 10 settembre) tuonando contro i «metodi americani» imposti nella lotta ai Talebani:
    «Le nostre battaglie peggiorano le cose», ha detto: «tutta la gente che s'è vista distruggere le case e ammazzare i figli si sta rivoltando contro noi britannici. Avevamo annunciato che saremmo stati diversi dagli americani, che bombardano e radono al suolo per rappresaglia villaggi, ma poi facciamo le stesse cose».

    Bisognerà far tacere anche l'aiutante di campo, direbbe Gawronsky.
    Ma la fonte europea già citata conferma, anonima: «Sembra che stia nascendo una resistenza generale, dove i Talebani avrebbero il loro ruolo, ma non quello centrale. Sono i metodi occidentali che suscitano questa resistenza, e questo può cambiare la sostanza del conflitto».
    Il popolo «liberato» dalla NATO (non più chador, donne!) ora combatte contro i liberatori.
    In questo contesto, le forze che non usano mezzi «americani» che faranno?
    Dice la fonte: «Mi stupirebbe che le forze speciali francesi [la Lègion], formalmente sotto il comando USA, non prendessero ordini direttamente dalle autorità francesi».
    Ciò vuol dire una cosa precisa, e agghiacciante: che la NATO, monolitica nella finzione mediatica dei Napolitano, può spaccarsi sotto attacco nemico in zona d'operazioni.
    La famosa «credibilità» occidentale rischia di mutarsi in un caos anarchico di fronte al nemico.
    I segni già ci sono.
    «Le organizzazioni umanitarie europee della UE, tutte civili, sono anch'esse soggette ad attacchi incessanti», dice la solita fonte.
    «E temono che la situazione peggiori. Perciò queste organizzazioni tentato di distanziarsi con tutte le forze dalla NATO, perché sul terreno la NATO è percepita come la causa del disordine crescente».
    C'è «panico a Bruxelles, ma si deve evitare ogni critica virulenta alla NATO», per fedeltà alla demenza americana.
    Ecco spiegata la generale intimazione a tacere, i frenetici incensamenti dell'11 settembre, l'obbligo del giorno della memoria che ci ha unito per sempre all'America.
    La guerra è persa in Afghanistan, ma non si deve dire.
    Ci sono rifiuti d'obbedienza, ma se ne deve tacere.
    La guerra spettrale che insanguina l'Iraq da cinque anni è sempre più insensata, e proprio questo deve essere vietato eccepire.

    Ed ora, lo stesso in Libano.
    Dentro fino al collo, da europei, in una guerra basata su pretesti, con fondamenti menzogneri che non si sa come spiegare alle opinioni pubbliche, e con risultati sempre più evidentemente disastrosi: qualcosa che eravamo riusciti ad evitare finora.
    Ma oggi dentro la palude, dove ci porta il governo di sinistra, nel silenzio dei pacifisti, senza una protesta dei sindacati, - e con il voto di Bossi, Casini, Fini e Berlusconi: nella palude dell'anarchia, nel degrado militare ed umano di un conflitto senza strategia né scopo.
    A meno che lo scopo sia solo questo, per il potere americano: scatenare il disordine mondiale, nichilisticamente alla Leo Strauss, la guerra perpetua: a cui noi italiani andiamo - come al solito nella storia - senza mezzi adeguati, senza chiara coscienza, già ostaggi di poteri che nemmeno conosciamo fino in fondo, e che crediamo (stupidamente) super-potenti e invincibili.
    Non dobbiamo criticare, altrimenti siamo anti-americani.
    Anzi, anti-semiti.
    Perciò diamo la parola ad Harold Siddiqui, editorialista principe del Toronto Star del 10 settembre (anche il Canada è fino al collo in Afghanistan, con 2.500 uomini): «Eravamo in Afghanistan per ammazzare Talebani; era per la nostra sopravvivenza, eravamo là perché altrimenti loro [i terroristi] venivano qua…. ora Ottawa suona un'altra musica, primo ministro e ministro della Difesa ammettono che i Talebani non possono essere eliminati militarmente. Dovremmo allora negoziare con loro? No. Noi non parliamo coi terroristi. La irakizzazione dell'Afghanistan procede, parallela alla americanizzazione del Canada».
    Anche noi, anche i nostri soldati.
    In mano al condottiero della demenza, Bush, che ha detto: «Per voi [europei] l'11 settembre è stato un brutto giorno, per noi un cambiamento di attitudine di fronte al mondo».

    Ma è poi Bush che comanda?
    Qualcosa ci dice di no.
    E ce lo suggerisce un film appena presentato proprio al Toronto film festival: «Death of a President», morte di un presidente, (2) prodotto dalla britannica Channel 4.
    Vi si vede Bush ucciso, il 19 ottobre 2007, da un attentatore siriano.
    Il vero Bush, o la sua immagine da immagini d'archivio, si piega tenendosi il ventre, circondato da attori che posano per agenti del servizio segreto e da funzionari veri del vero staff, con la vera-falsa Condy Rice, il falso-vero Rumsfeld: un miracolo della tecnica digitale, un prodigio della «guerra di percezione».
    Al posto del presidente ucciso, subentra Dick Cheney: vero e digitalizzato.
    Un film?
    L'andamento è quello di un documentario.
    Più vero del vero, ma mai avvenuto, o non ancora avvenuto.
    Perché certi film, «nella guerra di percezione», non si fanno per caso.
    Come giustificare il prolungamento della guerra dissennata, la sua estensione all'Iran?
    Ci vorrebbe un altro mega-attentato, un altro 11 settembre: ma l'effetto mediatico potrebbe essere controproducente.
    Invece Bush è spendibile, non può essere rieletto.
    Ha dato tutto quello che poteva alla causa della «zona grigia» in cui veniamo tutti spinti come un gregge.
    Può dunque essere ucciso, dal «terrorista islamico», e la sua morte servirà a prolungare la «guerra contro l'odio» (perché «loro odiano la nostra libertà», è noto).
    E il comando passa a chi l'ha sempre avuto: Dick Cheney.
    Il film c'è già, già il Bush digitale è nell'empireo degli Eventi fondatori, come la Shoah e l'11 settembre, già mummificato elettronicamente come il primo faraone dei tempi «che non sono più come prima»…
    Seguirà realtà, vedrete.

    Maurizio Blondet


    Note
    1)
    «Calvaire afghan», Dedefensa.org, 12 settembre 2006.
    2) David Germain, «Documentary on Bush murder opens», Herald Tribune, 12 settembre 2006. il regista, Gabriel Range, è un documentarista che nel 2003 ha già prodotto un documentario profetico: «The day Britain stopped», che immaginava il blocco della rete di trasporti inglese (fatto poi avvenuto a Londra, luglio 2005, nell'attentato al metrò). Range «assembles a vast array of media, manipulating and subtly altering it to act as a continuous background illustration of falsified history - and then employs the conventional, after-the-fact style of History Television and its ilk as narration. Collaborating with some of the finest special effects wizards in the world, he inserts his characters seamlessly into existing footage. His narrative is also airtight. Cautionary tales are too often flights of fancy; as they push the envelope of credibility, the lessons gleaned from dark speculation become somehow tarnished. Not here. Every moment is completely believable, every comment is somehow appropriate - to the point of chilling, horrifying certainty». Un esperto in guerre della percezione. Naturalmente, a fin di bene: «Range is ultimately interested in addressing today's political issues through the lens of the future. Xenophobia, the hidden costs of war and the nature of civil liberties in a hyper-media age all come under the microscope. The film is never a personal attack on Bush; Range simply seeks to explore the potential consequences that might follow from the President's policies and actions».



    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved

  2. #2
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    L'articolo è ottimo.
    Oggi ho saputo che Calderolo è stato intervistato dal sito internet di Haretz. Vi risparmio le cose che ha detto.

  3. #3
    independent
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    7,801
     Likes dati
    0
     Like avuti
    16
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Perchè ci privi di un sano umoriosmo?

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da kalashnikov47 Visualizza Messaggio
    L'articolo è ottimo.
    Oggi ho saputo che Calderolo è stato intervistato dal sito internet di Haretz. Vi risparmio le cose che ha detto.
    all'incirca

  5. #5
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    Ha detto che si vergogna di questo governo che secondo lui è troppo sbilanciato verso i palestinesi; che la missione avrebbe dovuto disarmare gli hb; e che la prima cosa che deve fare la missione è difendere Israele.

 

 

Discussioni Simili

  1. Tutti contro Bossi, appassionatamente, come le iene...
    Di Zorro nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 78
    Ultimo Messaggio: 10-04-12, 08:00
  2. Tutti insieme appassionatamente
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-10-07, 14:34
  3. Tutti Insieme Appassionatamente
    Di padus996 (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-06-05, 21:18
  4. ..tutti insieme appassionatamente..
    Di Agape nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 03-11-04, 23:50

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito