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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    denty
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    Predefinito Partito Democratico, un siluro da sinistra

    CENTROSINISTRA Leoni (Ds) contesta il progetto di unificare Quercia e Margherita: «La base non è mai stata sentita, sono gli iscritti e non gli eletti a dover decidere»
    Rifondazione: «Una parte della maggioranza vuole costruire in Italia un modello sociale e politico americano»L'Ulivo è pronto per il partito democratico, ovvero per «un nuovo soggetto politico che non è solo la somma dei partiti da cui nasce»: ne è convinto il segretario dei Ds, Fassino che, al seminario dei gruppi parlamentari dell'Ulivo a Villa Tuscolana, esorta a «essere più sicuri di noi stessi» perché «abbiamo tutte le condizioni di far vivere con forza la scelta riformista combinando l'azione di governo e la costruzione di un nuovo soggetto politico», nella consapevolezza data anche dalla riflessione sulla sconfitta del 2001 che «un riformismo senza popolo, dall'alto, non paga». Fassino sottolinea «le basi solide e le radici profonde» del futuro partito democratico: «Non è certo un bambino che con un po' di fecondazione assistita stiamo cercando di far nascere tra 9 mesi - dice - no, il partito democratico ha 11 anni, nasce dalle prime alleanze elettorali che noi sapevamo potevano e dovevano evolvere per successive contaminazioni fino alla casa comune». E se il Partito democratico - da sempre nelle speranze di Romano Prodi - incontra l'entusiastico favore di Giovanna Melandri («È un appuntamento con la storia politica di questo Paese che non possiamo più rimandare», dice il ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive) non mancano le perplessità e le dichiarate ostilità di altri settori della sinistra. «Il passaggio dai gruppi dell'Ulivo a un Partito democratico non è affatto scontato e lineare», mette le mani avanti il diessino Leoni, spiegando che «ai gruppi dell'Ulivo aderiscono infatti circa 30 parlamentari (e soltanto nelle minoranze ds) che si sono già dichiarati contrari e indisponibili all'unificazione tra Ds e Margherita. Se ne dovrebbe tener conto di più e si dovrebbe poter discutere anche nei gruppi parlamentari di questa prospettiva politica. Cosa che finora non è accaduta». Poi, l'affondo: «Ma ciò che stride di più - denuncia l'esponente diessino - è che si richiede la partecipazione "popolare" alla nascita del Partito democratico. Quando invece fino ad ora i due popoli esistenti, gli iscritti ai Ds e alla Margherita, non sono mai stati chiamati a decidere sul merito. Sono gli iscritti, infatti, e non gli eletti a dover scegliere il futuro dei propri partiti». Assai deciso anche il no del segretario di Rifondazione: «Ho la sensazione - dice Giordano - che ci sia una parte della maggioranza che vuole costruire in Italia un modello sociale diverso, americano e sull'onda di questo impostare un nuovo soggetto politico che è il Partito Democratico. La sua natura si costruisce su un modello sociale preciso, che porta a ridurre il ruolo dei sindacati e prospetta una disattenzione verso le politiche di costruzione del dialogo sociale».

    Fonte: Il Gazzettino

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  2. #2
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    La dichiarazione completa di Carlo Leoni risale a giugno (non proprio nuovissima) e si trova qui:

    http://www.dsonline.it/componenti/si...p?id_doc=34978

    Per la cronaca Leoni è un componente della sinistra DS, non proprio favorevole al PD, ma pone problemi seri di metodo e qualcuno anche di merito.
    Ecco la sua dichiarazione completa:

    9 Giugno 2006
    Carlo Leoni:
    Partito Democratico?
    La parola agli iscritti DS






    Confermo il mio stupore, oltre che il mio disappunto, per il modo con il quale sta procedendo la discussione, nel gruppo dirigente dell’Ulivo, sulla prospettiva del cosidetto partito democratico.
    Stento addirittura a defirnirla una vera discussione: primo, perché assistiamo non ad un confronto collettivo ma ad un rincorrersi di interviste e di dichiarazioni alla stampa e, secondo, perché fino ad oggi l’oggetto in questione è nient’altro che un sostantivo (partito) e un aggettivo (democratico). La discussione, se così vogliamo chiamarla, non aggiunge altro che date di nascita (tra un anno? nel 2009? entro pochi mesi?) e modalità di elezione del leader con varie ipotesi di sua legittimazione.
    Nulla sui valori fondativi, nulla sulla vita democratica di questo partito, nulla, soprattutto nulla sulla sua collocazione rispetto alle grandi famiglie politiche europee e internazionali.

    Io non credo all’utilità di questa suggestione, perché ritengo che anche in Italia ci sia bisogno invece di un partito della sinistra socialista europea, ma vorrei chiedere a chi la propone con tanta enfasi: è così che si fa nascere un nuovo partito? Con questa approssimazione culturale?
    Non mi ritengo un conservatore: aderii con convinzione alla svolta che Occhetto ci propose nell’ottantanove e dalla quale nacque il Pds.
    Ma allora dovevamo fare i conti con cambiamento epocale della struttura del mondo e con la fine di quel movimento comunista al quale il Pci, pur con il suo profilo autonomo, era comunque legato. Sono i grandi eventi della storia che generano la formazioni politiche destinate ad avere una funzione, non le necessità tattiche dei gruppi dirigenti.
    Queste ultime, se non sospinte dal vento del cambiamento, producono soltanto nuovi piccoli apparati.

    La prima cosa che mi sorprende è infatti il livello quantomeno inadeguato delle motivazioni date da chi propone lo scioglimento di due partiti esistenti in un diverso indistinto contenitore.
    Le motivazioni più ricorrenti sono di mera tattica politica.
    “Senza il partito democratico" - dice qualcuno - “il governo Prodi non durerà”. A parte che questo postulato domanda una spiegazione logica, ma non ho mai visto nascere partiti con la missione fondamentale di sostenere un governo di legislatura.
    Per fare questo bastarebbe dare solidità alla maggioranza parlamentare.
    “Si;” si replica “ma per essere coesa questa maggioranza ha bisogno di un timone e di una salda guida riformista”, cioè del partito democratico.

    Qualunque osservatore mediamente attento alle cronache politiche avrà notato che da un paio di anni, proprio da quando si è cominciato a parlare di liste unitarie e di partito riformista, i rapporti tra Ds e Margherita sono drammaticamente peggiorati e che quella che viene indicata come la guida, che dovrebbe dare stabilità all’intero centrosinistra è in realtà il luogo delle maggiori tensioni e delle più laceranti contraddizioni. E’ vero, abbiamo costituito i gruppi dell’Ulivo in Parlamento, ma le tensioni restano, sul piano nazionale e ancora di più nelle realtà locali.
    Posso sbagliare ma io credo che queste tensioni crescenti derivino proprio dal fatto che si vuole comprimere dentro uno stesso contenitore organizzativo due soggetti politici di tutto rispetto e radicati nel territorio, ciascuno dei quali ha invece bisogno di un proprio spazio politico e sociale per vivere e per far crescere l’intero centrosinistra.
    In ogni caso non c’è, tra Ds e Margherita, quel clima solidale, disinteressato, generoso che dovrebbe esserci tra chi sta per lanciarsi in una nuova impresa comune. Se ne può parlare?
    Stando così le cose la fusione tra questi due partiti non produrrà una vera novità politica ma semplicemente un altro partito, uguale ai precedenti, con cariche lottizzate e quindi perfino meno attraente degli attuali.

    Oggi l’Ulivo prende più voti della somma delle due componenti politiche proprio perché non è un partito ma, da dieci anni in qua, un simbolo di coalizione.
    Il giorno in cui verrà ingabbiato nei recinti partitici perderà il fascino che ancora conserva.
    Leggo che anche tra i sostenitori del "partito democratico" c’è chi si mostra consapevole di questo rischio ma poi dà una risposta se possibile ancora peggiore, quella di tipo “plebiscitario”: abbandoniamo i partiti come ferri vecchi al loro destino e facciamo nascere questa nuova forza in un rapporto diretto tra gli elettori e il “leader” con una investitura, appunto, di tipo plebiscitario. Questa filosofia contiene, a mio avviso un virus antidemocratico che non dovrebbe abitare nelle stanze del mondo progressista.

    Dopo le elezioni politiche ha cominciato a circolare un’altra motivazione anch’essa di corto respiro e mossa da disperazione: sia i Ds che la Margherita non riesco a superare una certa soglia di consensi tanto vale fonderli in un unico partito. E’ anche questa una motivazione di corto respiro anche perché sarebbe davvero sorprendente se da due debolezze potesse nascere una forza. Finora non è mai accaduto.
    Un partito che vuole chiamarsi democratico dovrebbe innanzitutto nascere in modo democratico. E invece vediamo che si aprono fasi costituenti, si prendono impegni, si annunciano date, senza che ad alcuno venga in mente di consultare gli iscritti ai due partiti per sapere se sono d’accordo oppure no a sciogliersi in un’altra formazione politica.
    Non so dire per la Margherita ma per i Ds questo è un tema ineludibile giacchè l’attuale gruppo dirigente non ha alle spalle un mandato congressuale che lo autorizzi a costruire un nuovo partito.
    La mozione approvata a larghissima maggioranza dai congressi di sezione, nota come la “mozione Fassino”, proponeva non un nuovo partito ma una Federazione dell’Ulivo e recitava nel modo seguente: “…alla Federazione dell’Ulivo i Ds vogliono concorrere con la loro forma e identità….. vogliamo costruire un soggetto federativo che non annulli le identità dei partiti…." (Tesi 24)
    La Tesi successiva (n°25) intitolata “DS forti per un centrosinistra vincente” si proponeva addirittura una valorizzazione e un rafforzamento dell’identità del partito.
    Nulla cioè che facesse pensare a scioglimenti e fusioni in nuovi partiti.
    E’ quindi del tutto logico, direi perfino obbligatorio che prima di lanciarsi in fasi costituenti di un nuovo partito, il gruppo dirigente dei Ds si faccia conferire dagli iscritti quel mandato congressuale che oggi non possiede.

    Il mio disappunto, infine, cresce nel riscontrare una sorprendente sottovalutazione di un tema a mio avviso centrale nell’epoca della globalizzazione e dell’unificazione europea e ciò quello della collocazione internazionale di questo nuovo partito.
    Sarà nell’Internazionale socialista e nel PSE? E se no, come si motiva il fatto che l’Italia dovrebbe essere l’unico paese europeo privo di una forza socialista?
    Non parlo della collocazione di singoli parlamentari europei a Bruxelles, ma del nuovo soggetto come tale.
    Tanta improvvisazione non può che produrre guai e nuove divisioni nel campo della sinistra. Il gruppo dirigente dei Ds dovrebbe avere il coraggio di fermarsi e di chiedere ai propri iscritti come la pensano.

  3. #3
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    Hei banana, ti si sono rattrappite le manine per scrivere? Nessuna replica?
    Ma come, ti ho dato ragione!
    Certo, hai scoperto l'acqua calda, cioè che la sinistra DS non è favorevole al Partito Democratico, ma per una volta hai postato una questione seria.....

  4. #4
    denty
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    Citazione Originariamente Scritto da Curioso Visualizza Messaggio
    Hei banana, ti si sono rattrappite le manine per scrivere? Nessuna replica?
    Ma come, ti ho dato ragione!
    Certo, hai scoperto l'acqua calda, cioè che la sinistra DS non è favorevole al Partito Democratico, ma per una volta hai postato una questione seria.....
    primo banana lo dici a qualcun'altro...secondo se mi hai dato ragione cosa dovrei rispondere??dovrei farti la faccina con l'occhiolino idiota??...e terzo io posto sempre cose serie...sicuramene + serie del vulcano in Sardegna che postate voi...
    Saluti Denty

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    primo banana lo dici a qualcun'altro...secondo se mi hai dato ragione cosa dovrei rispondere??dovrei farti la faccina con l'occhiolino idiota??...e terzo io posto sempre cose serie...sicuramene + serie del vulcano in Sardegna che postate voi...
    Saluti Denty

    colpito ed affondato

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    primo banana lo dici a qualcun'altro...secondo se mi hai dato ragione cosa dovrei rispondere??dovrei farti la faccina con l'occhiolino idiota??...e terzo io posto sempre cose serie...sicuramene + serie del vulcano in Sardegna che postate voi...
    Saluti Denty
    perchè il vulcano del Berlusca non è serio???

  7. #7
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    Come ha scritto anche qualche giornalista, il PD (visto come formazione politica di imminente creazione) è sostanzialmente un'invenzione mediatica di Repubblica e Corriere che, di tanto in tanto, fanno qualche intervista a coloro che lo sostengono, interviste immediatamente seguite da dichiarazioni di chi si stupisce di leggere cose tipo "siamo già d'accordo" o "è questione di poco".
    L'esistenza di gruppi parlamentari comuni, peraltro, da molti posta come primo "mattone" del futuro PD, non è altro, in realtà, della riproposizione dell'Ulivo già presente alle ultime elezioni (e infatti il gruppo comprende anche gli ex-socialisti e si chiama L'Ulivo e non PD o cose simili).

 

 

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