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    Thumbs up Mosca e Belgrado insieme per il Kosovo

    | Martedì 12 Settembre 2006 - 18:23 | Andrea Perrone |

    Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca non esiterà a porre il proprio veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite se si dovesse raggiungere una soluzione per il Kosovo contraria agli interessi della Russia.
    A questo riguardo il presidente russo ha avvertito l’Occidente che l’indipendenza del Kosovo costituirebbe un precedente per altre controversie regionali incluse quelle riguardanti i territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale in Georgia. Putin ha inoltre sottolineato: “Non si può applicare una regola per il Kosovo e regole diverse in altre situazioni… Se la soluzione fosse per noi inaccettabile, non rinunceremo ad usare il nostro diritto di veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. A tal proposito, il direttore dell’ufficio relazioni pubbliche del governo serbo Srdjan Djuric ha dichiarato ieri all’agenzia di Belgrado ‘Tanjug’ che le affermazioni del presidente Putin su Kosovo e Metohija sono di estrema importanza per la Serbia, per la difesa del suo Stato e dei suoi interessi nazionali. A sua volta l’aiutante in capo del Dipartimento di Stato e membro del Senato degli Stati Uniti Jim Jantras ha affermato che la Russia non ha nessun diritto di sottoporre alla sua “dittatura” gli altri membri del Gruppo di Contatto, costituito da Paesi mediatori, ed ha poi proseguito dicendo che Mosca sarebbe nella condizione ideale di chiudere la questione riguardante l’indipendenza del Kosovo, naturalmente in direzione dei desideri statunitensi, proprio grazie allo strumento di pressione rappresentato dal suo veto presso le Nazioni Unite. Peccato che gli interessi russi non combacino con quelli di Washington. Un atteggiamento, quello del senatore Usa, che dimostra ancora una volta come gli Stati Uniti abbiano tutto l’interesse nel mantenere il controllo sulle province dell’ex-Jugoslavia opponendosi al legittimo veto russo.
    Il Paese del presidente Putin è un naturale partner commerciale e alleato della Serbia proprio per la sua vicinanza geografica; al contrario degli Usa che intendono invece mantenere i Paesi dell’area balcanica in uno stato di sudditanza, sotto il loro controllo politico, economico e militare, ma soprattutto in chiave di destabilizzazione dell’Europa e dei suoi interessi commerciali.
    Intanto, il Capo del Centro degli Studi Politici serbo Milan Nikolic ha proposto che se il Kosovo dovesse essere separato da Belgrado, la Serbia dovrebbe ricevere un sostanzioso compenso economico: un percorso accelerato per l’Unione europea o l’accesso ai fondi monetari con un’ulteriore assistenza finanziaria degli Stati Uniti per un ammontare pari a 4-5 bilioni di dollari.
    Contemporanemente, nell’ufficio nell’ambasciata britannica di Sofia si è tenuto ieri a porte chiuse un incontro dei rappresentanti del Gruppo di Contatto dedicato alle decisioni che si dovranno tenere sul futuro delle regioni dell’ex-Jugoslavia, a cui parteciperà anche il deputato di Ahtissari Albert Rohan.
    Secondo indiscrezioni di ambienti diplomatici di Bruxelles gli Stati Uniti e altri dieci Paesi che non fanno parte dell’Unione europea sarebbero interessati a prendere parte ad una futura missione della Ue non appena sarà raggiunto un accordo sullo status definitivo del Kosovo e Metohija. Intanto, il ministro della Giustizia di Belgrado Zoran Stojkovic ha dichiarato ieri di sperare che il parlamento serbo nella sessione di oggi raggiunga una posizione unitaria per quanto riguarda il destino delle regioni dell’ex-Jugoslavia basandosi sulle posizioni che sono state assunte finora dal governo.
    A questo riguardo la delegazione serba alle Nazioni Unite sarà guidata dal presidente del Centro di Coordinamento per Kosovo e Metohija, Sanda Raskovic, e partirà per New York dove si terrà il 13 settembre una sessione del Consiglio di Sicurezza dedicata proprio alla questione balcanica. Nel frattempo, Stefan Lehne, inviato per il Kosovo e Metohija dell’Unione europea, e l’assistente del Segretario di Stato e deputato americano Rosemary Di Carlo hanno annunciato che visiteranno Pristina nel corso di questa settimana.
    Il membro dei negoziati per la Serbia e consigliere del presidente Tadic ha dichiarato che gli incontri di Vienna tenuti nei giorni scorsi sulla difesa del retaggio religioso e culturale del Kosovo proseguiranno con una serie di colloqui, dove esperti dell’Unosek, ufficio dell’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite, raggiungerà Belgrado e Pristina nel tentativo di coordinare i gruppi di negoziatori locali relativamente alla protezione di chiese e monasteri, ed alla loro difesa.
    Andrea Perrone

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    Beirut: in arrivo un battaglione russo

    | Mercoledì 13 Settembre 2006 - 18:25 | Dagoberto H. Bellucci |

    Dall’inviato
    Dagoberto Bellucci

    La Russia è intenzionata a sostenere attivamente la ricostruzione del Libano e si prepara, in queste ore, all’invio nel Vicino Oriente di un battaglione di genieri.
    È quanto annunciato dal presidente della Repubblica di Russia , Vladimir Putin, e dal Ministro della Difesa Sergej Ivanov.
    Putin ha ordinato al capo della sua Amministrazione, Sergej Sobianin, in un messaggio videotrasmesso di “preparare un discorso al Consiglio della Federazione sull’invio di un gruppo di militari, sotto forma di un battaglione, destinato a svolgere dei lavori di ricostruzione per andare incontro e in aiuto al Libano”.
    Saranno il Consiglio della Federazione russa e la Camera Alta del Parlamento che decideranno o meno di convalidare la decisione circa il dispiegamento in Libano di un battaglione di genieri.
    “Il Libano si prepara a ricevere un nostro battaglione di genieri che dovranno lavorare per l’installazione di ponti di barche” aveva a sua volta dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, all’agenzia Itar-Tass durante una riunione del consiglio dei ministri svoltasi al Cremlino.
    “Il battaglione di genieri sarà pronto a partire da qui a un mese alla volta del Libano” ha sostenuto Lavrov nel corso di questa riunione di cui sono state fornite immagini e diversi spezzoni del suo discorso video trasmessi dal telegiornale della tv privata russa ‘Pervy Kanal’.
    “La Russia non prenderà parte a operazioni relative al mantenimento della pace in Libano” ha sottolineato Lavrov “ma sarà presente unicamente con i suoi uomini per la ristrutturazione delle infrastrutture civili rase al suolo”.
    Un primo gruppo di specialisti, ingegneri militari e tecnici, sarà pronto a partire già dalla prossima settimana alla volta di Beirut. “Ci sono ancora molte bombe e ordigni inesplosi - ha aggiunto da parte sua il ministro della Difesa e vice-premier Ivanov - Bisognerà che questo nostro primo plotone esplorativo esamini attentamente le strade che portano alle zone dove opereranno i nostri genieri”.
    Al momento non sono state diffuse altre indicazioni su questa missione militare russa in Libano anche se, con ogni probabilità, si dovrebbe trattare di una permanenza di medio periodo (giusto il tempo necessario per completare i lavori di ristrutturazione o ricostruzione dei ponti danneggiati).
    Anche in merito al numero dei militari coinvolti non sono state ancora fornite ulteriori notizie dai vertici militari del Cremlino sebbene si parli di un numero variabile tra le quattro e le cinquecento unità.

 

 

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