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  1. #1
    Saloth Sâr
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    Predefinito " Uccidere la scimmia del Vaticano "

    In un video messo in rete da una sedicente organizzazione jihadista wahhabita dal titolo "Uccidere la scimmia del Vaticano" viene invocata l'uccisione di papa Benedetto XVI°, il quale sarebbe colpevole di aver "offeso un miliardo e duecento milioni di musulmani con le sue parole", nel video Ratzinger viene accusato di "essere un ebreo", e di "lavorare per il bene del sionismo". Sempre nel video il papa (grazie ad una modifica fatta al computer) assume le sembianze di un maiale e di una scimmia (nel lessico islamico infatti gli ebrei vengono definiti "discendenti di scimmie e porci"). Il video prosegue con immagini di soldati musulmani che si scontrano con l'esercito crociato, mentre una voce recita: "i giudei usano i cristiani, è dovere di ogni mujahedìn ucciderli entrambi". In conclusione una scimitarra spezza in due una croce.

  2. #2
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    Predefinito Noi siamo pronti .

    A difendere il Santo Padre .


  3. #3
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    Vabbè in internet qualunque ragazzetto può postare qualsiasi cosa.

  4. #4
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    (DiDestra compreso)

  5. #5
    IsorokuYamamoto
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    Il Papa e i suoi boia

    di Maurizio Blondet

    15/09/2006

    Adesso bisogna pregare per il Papa.
    Pregare molto.
    Perché ha creato lo scenario per la propria uccisione.
    Schematicamente, eccolo: prima, a Ratisbona, «offende l'Islam», come hanno scritto esultanti tutti i media; poi, ad ottobre, va in visita in Turchia.
    Qui, qualunque mano può fare fuoco contro di lui, e sarà inutile cercare di distinguere allora fra «esecutori» e «mandanti» occulti, fra fanatici roventi e freddi ragionatori del male.
    Si aprirà la fase nuova, più feroce e frenetica, della guerra di civiltà.
    Sarà l'uomo in bianco che cade e non si rialza, visto dai veggenti di Fatima?
    Sarà il martire che consentirà di suonare la chiamata generale alla crociata neocon?
    E il fatto straziante è che questo Papa si è messo in questa trappola della storia per un difetto fatalmente, altamente tedesco: un'elevata, professorale, cultura unita alla più ingenua ottusità politica.
    La «impolitica» di cui si vantava Thomas Mann, l'ultimo grande germanico che trasformò, germanicamente, la pedanteria in genio.
    Ho letto il suo discorso di Ratisbona ed ho scoperto, con sorpresa, che esso è una polemica dottissima contro i protestanti, non in primo luogo contro i musulmani.
    E' una difesa altissima, e a cui ogni cattolico tradizionale non può che aderire, dell'«ellenismo» nel messaggio cristiano.
    E' un discorso contro i tanti che, anche nella Chiesa (neo)cattolica - penso a Martini ad esempio - vogliono separare «Atene» da «Gerusalemme», con la scusa di recuperare il «semplice e integrale messaggio di Cristo», che sarebbe solo «ebreo», e la cui grecità sarebbe un'aggiunta culturale posteriore, e accidentale.

    A costoro il Papa dice testualmente: «L'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non è un semplice caso».
    «Il patrimonio greco è una parte integrante della fede cristiana».
    C'è «una necessità intrinseca di avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco».
    Dice anche: la pretesa luterana di «sola Scriptura» fu l'inizio della «dis-ellenizzazione», la ricerca «della forma primordiale della fede come è presente originariamente nella parola biblica».
    Ma questa dis-ellenizzazione rende Dio un fatto irrazionale, inindagabile.
    «Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi in un volontarismo in un volontarismo puro e impenetrabile».
    La fede disellenizzata diventa fondamentalismo, rifiuto della cultura-incontro che «ha creato l'Europa e rimane il fondamento di ciò che si può chiamare Europa».
    Ha detto che il cristianesimo non può inculturarsi in culture non-greche; che non è possibile fabbricare un cattolicesimo su basi indù o taoiste.
    Per essere cattolici, si deve essere «greci».
    Atene non è in contrasto con Gerusalemme, è ciò che rende ragionevole la nostra fede: anche ai cinesi, la possiamo spiegare (rendere ragione della fede) solo sulle basi greche.
    La Bibbia greca «dei Settanta», dice il Papa, «è più di una semplice traduzione del testo ebraico»; è l'innesto storico della Rivelazione nella cultura greca, «del pensiero ellenistico fuso con la fede» che è «l'intima natura della fede cristiana», le nozze indissolubili tra «fede e ragione».
    E qui il Papa avrebbe potuto dire di più.
    Ricordare come l'ebraismo, dopo Cristo e a causa del successo cristiano, ha abbandonato la Bibbia greca (che «troppo» dava ragione a Gesù) per i «testi masoretici», i presunti autentici originali del giudaismo, che provocano orgasmi di voluttà a tanti teologi cattolici.

    Avrebbe potuto dire che la bibbia masoretica è «posteriore» e non «più antica» del cristianesimo; che l'ebraismo come oggi si presenta è nato «dopo Cristo», non ne è il padre, ma il fratello minore.
    Poteva ricordare che anche nell'ebraismo moderno è stato rifiutato esplicitamente l'ellenismo («alessandrino», di Filone l'Ebreo) per «la scuola abramica», il ritorno alle «origini» presunte di una fede irrazionale, cieca, volontaristica, non filtrata da una cultura ritenuta estranea: e il più influente rappresentante della scuola abramica (sola Scriptura alla giudea) fu rabbi Avraham Kook, primo rabbino-capo d'Israele negli anni '30 e padre spirituale di tutti i fondamentalismi ebraici oggi più virulenti, di tutti gli esclusivismi razzisti.
    Insomma, quello di Ratzinger è stato un discorso tutto interno al mondo cristiano, e cristiano d'occidente: luterano, cattolico e neo-cattolico giudaizzante.
    E' a tutti costoro che il Papa ha citato la frase di Manuele Paelologo, imperatore bizantino, sull'Islam: per ricordare ai Martini e ai luterani e ai variegati giudaizzanti «cristiani» che la strada in cui si sono messi li porta all'integralismo islamico, al «sola fide», all'idea che Dio «non sarebbe legato neanche alla sua stessa parola»; e al suicidio della cultura europea.
    Tutto bello e giusto.
    Ma lo ha fatto - da impolitico tedesco all'ennesima potenza - senza alcuna sensibilità del contesto storico-politico in corso.
    I musulmani si percepiscono sotto attacco dall'Occidente, e con qualche «ragione» logica (da logos, ricorda Ratzinger): due Paesi musulmani sono sotto un'occupazione militare sterminatrice da cinque anni, un altro (Libano) è stato devastato fino alla radice ed ora è occupato da truppe «infedeli», Iran e Siria sono minacciati di aggressione bellica, anche nucleare.

    L'Iraq conta centinaia di migliaia di morti, l'Afghanistan è in fiamme e massacrato, il Libano pieno di bombe a grappolo inesplose che ammazzeranno i bambini per mesi ed anni, a Gaza i palestinesi muoiono di fame nel loro lager autogestito.
    Ed a questi - a gente che si sente attaccata per la propria fede, per la propria identità - Ratzinger va a ripetere la frase di Manuele II, anno 1341: «Mostrami pure ciò che Maometto ha detto di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede».
    E nemmeno lo diceva ai musulmani: lo diceva ai «suoi» luterani tedeschi.
    A loro, ai giudaizzanti, ha inteso le parole di Manuele Paleologo: «La fede è frutto dell'anima [cultura] e non del corpo [bibbia]. Chi quindi vuol condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di ragionare correttamente, non della violenza e della minaccia»… frase che avrebbe potuto rivolgere, esplicitamente, ai «cristiani rinati» americani che tifano per l'Armageddon, ed esultano dell'avvicinarsi dell'Apocalisse, convinti di assoggettare i musulmani con la pura violenza.
    Tanta cultura.
    E tanta cecità politica da non capire che i giornalisti, che del suo discorso complesso e coltissimo non capiranno nulla, avrebbero colto solo quella specifica frase, in funzione «guerra di civiltà».
    E insensibile, ingenuamente, all'aspetto profondamente offensivo che quella frase risuona per i musulmani.

    Anzitutto, offensivo che un non-islamico citi il Corano (il loro Verbo, il loro Logos, Dio sotto forma di parola) mettendone in rilievo le contraddizioni, e relativizzandole storicisticamente: da «nessuna costrizione in fatto di religione» (detto «Quando Maometto era ancora senza potere e minacciato») fino all'asserzione contraria quando era «potente».
    E poi «cose solo cattive»: ciò non può essere inteso che come una bestemmia da qualunque islamico.
    Peggio ancora delle vignette blasfeme danesi.
    E senza rendersene conto.
    Dopo di che, andrà in Turchia. A che fare, se non a farsi ammazzare da chiunque voglia un nuovo 11 settembre, per continuare la guerra globale e attaccare, mettiamo, l'Iran?
    In un attentato islamico vero o false flag?
    Sorvolo su altre cose: come dire che «Dio non si compiace del sangue», quando s'è compiaciuto del sangue di Suo Figlio, e noi beviamo il Suo sangue, e san Paolo dice ai cristiani tiepidil «non avete ancora sofferto fino al sangue»: la nostra è una religione del sangue: sangue di vittime, non di guerrieri, ma sangue sempre sparso; l'amore di Dio è sanguinoso, mai pacifista…
    Ma non è questo il peggio.
    Il peggio è la cecità politica.
    E la tragica ragione di questa cecità: tra «Atene» e «Gerusalemme», che ha voluto riunire contro i separatori, il Papa ha dimenticato «Roma».
    La cita, Roma.

    Ma in un caratteristico inciso, come en passant: l'incontro [tra Atene e Gerusalemme] «al quale si aggiunge successivamente il patrimonio di Roma, ha creato l'Europa».
    «Successivamente»? ma Roma è «presente» quando Cristo nasce!
    Cristo opera nella luce e nella pace di Roma!
    E' solo in Roma, nel suo imperium amico dell'umanità, che può avvenire l'incontro tra Gerusalemme ed Atene, come ben capì san Paolo, ebreo geniale e cittadino romano!
    Roma non è un accessorio, un incidente storico: è il quadro immanente e necessario in cui la novità cattolica può avvenire.
    O, come riconobbero infiniti padri della Chiesa, la pace di Cesare, l'unificazione del mondo sotto Roma, fu «provvidenziale», voluto da Dio.
    Roma è la forza unita al diritto e mai senza di esso.
    Roma è la potenza che si riconosce «secondaria» rispetto ad Atene: poteva far cominciare il mondo da sé, e invece accetta che nella sua storia ci siano «altri» da cui imparare come un allievo: Socrate, Platone, Aristotele.
    Roma è, soprattutto, la Politica nel senso più alto: le armi a difesa della vita umana, perchè la società possa fiorire nella pace anziché scontrarsi per le «verità» di ogni gruppo od etnia.
    Roma non è razziale: è lo spazio che libera ogni uomo dai suoi legami di sangue e di tribù.
    Sagace nel non provocare i soggetti, sagace nell'associarsi tutti i diversi, nel farli partecipare al suo progetto, farseli «cittadini di Roma»…
    Ma a che parlare più?

    Anche questo errore di Ratzinger, il sant'uomo professorale, è intensamente «tedesco».
    Un tedesco, anche cattolico, non riuscirà mai facilmente, e senza sofferenza a capire Roma.
    A farsi profondamente, intimamente, senza residui «romano».
    Lutero e Wagner, Nietzsche (il «greco» professore) e Hitler furono anti-romani radicalmente: è questa la loro radice comune e rovinosa.
    Del resto, si è tedeschi per jus sanguinis; e Roma è il superamento di ogni «diritto del sangue».
    Per questo, in Ratzinger (come in Thomas Mann, ma anche come in Nietzsche e in Hitler) la impoliticità è radicale e «naturale».
    A sua e nostra tragedia.
    Preghiamo per il Papa che va (a che fare?) in Turchia.
    Speriamo non sia lui l'uomo biancovestito che cade e non più si rialza, visto a Fatima.
    Se accadrà, diremo «sia fatta la volontà di Dio», che ci vuole provare col fuoco di una guerra spaventosa, e fino a ieri evitabile.

    Post scriptum: Mentre scrivevo questo articolo, un amico mi segnala la seguente notizia apparsa su Il Giornale.
    Come si vede, lo scenario è già stato preparato, ben prima degli «insulti all'Islam».
    «Un best seller turco mette in scena l'omicidio di Ratzinger», di Marta Ottavini.
    «Il Papa che viene assassinato durante la sua visita a Istanbul. Un giornalista che si trasforma in omicida. Un intrigo internazionale che comprende Opus Dei, P2 e servizi segreti turchi. Sono gli ingredienti del romanzo Papa? 'ya suikast' (Attentato al Papa, ndr)».
    Sottotitolo: «Chi ucciderà Benedetto XVI ad Istanbul?».
    Il libro, di Yücel Kaya, semisconosciuto autore di gialli, è uscito in Turchia da appena 10 giorni e sta già scalando la classifica dei titoli più venduti su internet.
    In poco più di trecento pagine lo scrittore racconta le manovre e gli intrighi che si celano dietro l'assassinio del Pontefice durante la sua prima visita pastorale in Turchia.
    Una trama inquietante, se si pensa che, nella vita reale, l'evento avverrà fra poco più di due mesi, dal 28 novembre al primo dicembre prossimi.
    E che nel Paese della Mezzaluna, negli ultimi sei mesi, sono stati aggrediti tre preti, primo fra tutti don Andrea Santoro, ucciso per mano di un giovane fanatico lo scorso 5 febbraio a Trebisonda. Qualcuno, dopo aver letto il romanzo di Kaya, potrebbe mettersi strane idee in testa.
    Al centro della trama c'è il giornalista Oriano Ciroella, legato all' Opus Dei, che si trasformerà nel killer di Benedetto XVI.
    Alle sue spalle un oscuro cardinale, membro dell'Opus Dei e della P2, che vuole uccidere il Pontefice per prendere il suo posto.
    Dall'altra parte, invece, opera il MIT, il servizio segreto turco, storicamente legato agli ambienti della destra islamica, che vede nella visita del Papa in Turchia una pericolosa opportunità per l'unione delle chiese cattolica ed ortodossa.
    Prudente la reazione della Chiesa cattolica in Turchia.
    «Dobbiamo collocare questo episodio per quello che rappresenta - ha detto il Nunzio Apostolico Antonio Lucibello -. Si tratta di finzione letteraria e come tale dobbiamo prenderla. Ci manteniamo prudenti e fiduciosi. Il governo turco si sta adoperando perché la visita del Papa venga organizzata nei minimi particolari».

    Maurizio Blondet

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  6. #6
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    Citazione Originariamente Scritto da DiDestra Visualizza Messaggio
    Guarda che gli islamici farebbero la festa pure a voi pagani se potessero .
    e su questo quoto, e aggiungo, non solo loro, ma qualunque religione non del libro.
    Certo, gli ebrei forse, libro o non libro, farebbero una brutta fine pure loro, forse i cristiani, in quanto amanti del fanatismo, verrebbero risparmiati, ma tutti gli altri... conversioni forzate, come hanno fatto già altrove

  7. #7
    Forumista senior
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    Reggio Emilia: Triangolo Rosso. Ma con sangue partenopeo dunque ellenico, dunque aryo
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    Citazione Originariamente Scritto da DiDestra Visualizza Messaggio
    A difendere il Santo Padre .

    bene, quando ci troviamo?
    io attendo sempre una tua risposta.....

  8. #8
    EUROPA CRISTIANA
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    ...mai in un posto solo
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    Citazione Originariamente Scritto da Nandolf Visualizza Messaggio
    bene, quando ci troviamo?
    io attendo sempre una tua risposta.....
    devi informarti sempre dell'eta',ragazzo mio,altrimenti corri rischi...
    andreas

  9. #9
    alfredoibba
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    Mi attaccherete, ma voglio sollevare una critica ai musulmani: stanno cascando nello scontro di civiltà, in una terribile trappola mediatica. Devono saper reagire con più compostezza, con più superiorità dinnanzi alle provocazioni. Le azioni stupide e chiassose, in un mondo globalizzato come quello odierno, in poco tempo fanno il giro del mondo, e causano favore allo scontro di civiltà nelle genti europee e non solo.
    I musulmani non devono identificare il cristianesimo con il capitalismo, con il pensiero moderno borghese. Non prendano questo abbaglio. Non scordino che nell' America Latina gran parte di coloro che insorgono contro il mondialismo sono cattolici, guardino ad Hugo Chavez, che eregge il Cristo a suo sovrano.
    Studino la storia dei martiri cristiani che nel Basso Medioevo, nell' epoca dei comuni, quando si fece strada il mercantilismo e l' opulenza, così come la corruzione, lottarono duramente contro i mercanti, contro i corrotti, contro la ricchezza, copntro i lussi e le ingiustizie, subendo emarginazione e persecuzioni terribili. Si studino la rivoluzione francese, quando perirono tanti martiri cristiani devoti al Cristo sotto le armi e le dissacrazioni dei giacobini e degli illuministi servi dei massoni e dei giudei. Guardino al martirio dei Vandeani.
    Si studino la Vita del Cristo, il quale contrestò, pagando con la vità, la società mercantilista, bigotta, ipocrita dei giudei. E le persecuzioni che dovette subire dai ricchi e potenti moralisti giudei.

  10. #10
    Iscrittoa***dal14/12/2004
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    Citazione Originariamente Scritto da DiDestra Visualizza Messaggio
    A difendere il Santo Padre .

    con le miniature dei crociati dipinte a mano?

 

 
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