
Originariamente Scritto da
Zoroastro
Il Maestro dell'Indicibile (II)
Scopro solo adesso il blog, insieme lieve e riflessivo, di Etoileabsinthe, che ho conosciuto al Campo Antimperialista, svoltosi un paio di settimane fa sull’Isola Polvese.
Il Campo non è solo un’organizzazione, ma è anche un evento che si svolge su un piano sia concreto che mitico: nell’astioso panico della néoconnarderie, nella precipitazione con cui la sinistra rispettabile corre a prenderne le distanze.
E come evento mitico, si è svolto in una cornice perfetta, tra i melograni e le folaghe, gli ulivi e notti stellate come non ne vedevo da anni. Forse la foto rende qualcosa dell'atmosfera.
È lì che ho conosciuto anche il rabbino Moishe Friedman, che al calare del sole dello shabbos (non usa la pronuncia israeliana di shabbat) mi parlava bevendo il suo succo di frutta, mentre io consumavo, un po’ imbarazzato, il mio vino.
E il Maestro dell’Indicibile, rispondendo alla domanda un po’ sospettosa di chi gli chiedeva conto dell’idea del popolo eletto, disse che il popolo eletto è quello che cerca di vivere in questo mondo secondo la volontà di Dio e combattendo per la giustizia - “e quindi voi, gli antimperialisti, siete oggi il popolo eletto, che crediate in Dio o no”.
Qualunque cosa pensi di noi Dio nel suo cuore nascosto, è comunque importante, perché ci ricorda la cosa fondamentale: loro hanno torto, e noi abbiamo ragione.
Etoileabsinthe e il Maestro dell’Indicibile si sono incontrati di nuovo pochi giorni dopo, a Osimo. Dove è successo qualcosa che è insieme terrificante e assolutamente normale per chi esce fuori dall’apparentemente ampio spazio del politicamente corretto.
Il rabbino Friedman era stato invitato a Osimo da alcuni compagni e amici per la festa A pugno chiuso.
La sera del 7 settembre, è arrivato all’Hotel La Fonte.
La mattina, è uscito dall’albergo. Vestito come sempre, la camicia bianchissima dalle maniche larghe, il gilet nero, il cappello nero calato sulla kippภil cappotto nero.
Accanto a lui si è fermata una macchina, mentre un uomo che camminava sul marciapiede ha cercato improvvisamente di spingerlo dentro lo sportello aperto, mentre lo insultava in israeliano, quel bizzarro esperanto basato sull’ebraico che gli ebrei credenti si rifiutano di parlare.
Il rabbino si è salvato per un soffio, un po’ perché sono comparsi alcuni passanti, un po’ perché ha reagito prontamente.
Quando la polizia ha iniziato a indagare, ha scoperto una cosa interessante: i due aggressori erano arrivati allo stesso albergo del rabbino, mezz’ora dopo il suo arrivo, ed erano riusciti a farsi assegnare la stanza accanto alla sua. Difficile dire se lo avessero seguito, oppure avessero semplicemente setacciato i pochi alberghi di Osimo, alla sua ricerca.
Uno aveva un passaporto israeliano, l’altro un passaporto italiano, non so se autentici o falsi.
Il rabbino mi racconterà l’episodio, e le sue ipotesi, ridendo, nella sua voce evanescente, nel suo tedesco dai dittonghi troppi rotondi, su un treno rumoroso, e mi sono sfuggite tante cose. Tra cui il senso stesso di questa aggressione, insieme feroce, rischiosa e inconcludente.
Ma Friedman è abituato – i suoi figli sono stati aggrediti a scuola, intrusi gli sono entrati in casa, e la sua sinagoga è stata addirittura occupata per un certo periodo da un gruppo di contractor appartenenti a una ditta israeliana: in tribunale è emersa poi la documentazione che dimostrava che la ditta riceveva ben 41.000 euro al mese per condurre l’occupazione.
C’è chi risponde a pressioni di questo tipo chinando la testa, o lamentandosi.
E c’è chi, invece, ha il doppio coraggio di saper sorridere e insieme dire basta.
E così domenica sera, si vedono due donne e un rabbino che, ridendo forte, vanno a un ristorante ebraico nel ghetto di Roma, dove il sionismo domina da decenni.
Naturalmente, non succede niente.
Oppure, se volete, succede quello che avvenne quando la semplice ma dignitosa signora Rosa Parks rifiutò di alzarsi dal posto riservato ai bianchi, che aveva occupato su uno storico autobus dell’Alabama: cambia il diritto degli arroganti di definire il mondo.
Di M.Martinez
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