"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale"Marx-Engels

Ricevo e pubblico

E’ possibile collegare tra loro le teorie marxiane sulla crisi ?

Riguardo alla crisi economica, sono molte le teorie che cercano di spiegarne la genesi e la loro successiva evoluzione. Nel solo Marx si sono individuate quattro diverse teorie esplicative :

· La teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto

· La teoria del sottoconsumo (ripresa da Rosa Luxemburg e dai marxisti keynesiani)

· La teoria delle sproporzioni (ripresa da Tugan Baranovskij e Hilferding)

· La teoria del crollo del valore di scambio

In questa sede si vuole abbozzare una tesi che metta in collegamento almeno queste quattro teorie.

Partiamo da alcune formule che vengono attribuite a Marx :

1) Composizione organica di capitale (rapporto tra capitale variabile, investito in fondo salari e capitale costante, investito in capitale fisso e/o macchine) = C/V
Tale valore aumenta se aumenta il capitale costante o se diminuisce il capitale variabile
La tendenza sarebbe (sostituendo macchine ad operai) che l'aumento di capitale costante e la diminuzione di capitale variabile si verificano congiuntamente. Naturalmente la disoccupazione che ne deriva, secondo alcuni teorici potrebbe essere temporanea se la disoccupazione tecnologica viene assorbita da altri mercati, nell'ipotesi che ad es. i maggiori profitti o una diminuzione di prezzi di quella merce generino un aumento della domanda complessiva

2) Saggio di profitto (rapporto tra plusvalore e somma di capitale costante e capitale variabile) = Pl/C+V.

Tale valore diminuisce se diminuisce il plusvalore o se relativamente al plusvalore aumentano il capitale costante e/o il capitale variabile, in maniera tale che aumenti la somma

del capitale totale investito)

3) Saggio di plusvalore (rapporto tra plusvalore e capitale variabile) = Pl/V
Viene detto anche saggio di sfruttamento

4) Produzione del settore I (produzione dei mezzi di produzione) = C1 + V1 + Pl1

5) Produzione del settore II (produzione di beni di consumo) = C2 + V2 + Pl2

6) Domanda di mezzi di produzione = C1 + C2 + a(Pl1 + Pl2)

a(Pl1 + Pl2) è la parte di plusvalore risparmiata dai capitalisti per l'acquisto di mezzi di produzione mentre C1 + C2 è la spesa per ammortamenti

7) Domanda beni di consumo = V1 + V2 + 1-a ( Pl1 + Pl2)

1-a (Pl1 + Pl2 ) è la parte del plusvalore spesa per consumi mentre V1 + V2 sono i salari spesi per consumi

8) Equazione di equilibrio del Primo settore = (C1 + V1 + Pl1 = domanda beni di produzione)

9) Equazione di equilibrio del Secondo settore = (C2 + V2 + Pl2 = domanda beni di consumo)

10) Tesi sul rapporto tra situazioni di equilibrio:

p = (Offerta globale = Domanda globale )

q = (Offerta mezzi produzione = Domanda beni produzione )

r = (Offerta beni di consumo = Domanda beni di consumo )

[p Ù (q Ú r)] ® (r Ú q)

Se p et q (oppure r) allora r (oppure q)

cioè la presenza di un equilibrio complessivo tra domanda ed offerta e la presenza di un equilibrio tra domanda ed offerta in uno dei due settori implica la presenza di un equilibrio anche nell' altro dei due settori


Infatti se la domanda complessiva (x + y) è uguale all'offerta complessiva (k + z)

e la domanda del settore I (x) è uguale alla offerta del settore I (k)

allora la domanda del settore II (y) deve essere uguale all'offerta del settore II (z)



Se il saggio di profitto è dato da Pl/C+V, l’aumento di uno dei due fattori al dividendo porta ad una riduzione del saggio di profitto, anche se tale aumento può essere compensato da una riduzione dell’altro fattore al dividendo : ad es. ad un aumento del capitale costante potrebbe corrispondere una riduzione del capitale variabile

Il progresso tecnico della produzione aumenta la composizione organica di capitale e cioè aumenta C/V aumentando C.

Ora in teoria l'aumento di C dovrebbe essere compensato dalla diminuzione di V (espulsione di manodopera o abbassamento dei salari), mantenendo più o meno intatta la composizione organica di capitale ed evitando la diminuzione del saggio di profitto. altrimenti se aumentasse C, rimanendo inalterata V, diminuirebbe Pl/C+V (e cioè il saggio di profitto).

Se invece diminuisse V all'aumentare di C, allora il tasso di profitto rimarrebbe inalterato e aumenterebbe il tasso di sfruttamento Pl/V (ad es. la disoccupazione tecnologica diminuisce le aspettative salariali di chi ha la "fortuna" di rimanere al posto di lavoro)
Naturalmente tutte le lotte per l'occupazione, per la redistribuzione dei profitti, diminuiscono il saggio di profitto perchè o aumentano V o nelle situazioni peggiori lo fanno abbassare di meno di quanto non siano aumentate le spese per C.

Dunque un Pl/V o un Pl/C+V in diminuzione in teoria può essere frutto di un'attività cosciente e di una soggettività politica dei lavoratori

Ipotizziamo però che all'aumento di C corrisponda una diminuzione di V.

Ci potrebbe essere un problema di sovraproduzione nel settore II (quello dei beni di consumo) e dunque si può dire che le crisi di sottoconsumo siano una variante della crisi del modo di produzione capitalistico che ha come alternativa la caduta tendenziale del saggio di profitto: in pratica se V rimane invariata o diminuisce di meno dell'aumento di C (innovazione tecnologica) c'è la caduta tendenziale del saggio di profitto, se invece V diminuisce proporzionalmente all'aumento di C, ci può essere una crisi di sottoconsumo (che si può definire come lo squilibrio del settore II, quello dei beni di consumo).

Dunque la sproporzione è lo scollamento dei valori di domanda e offerta dalle posizioni di equilibrio, ma esso è l’effetto a catena (causato dalla mancanza di coordinamento dell’economia capitalistica di mercato) di una situazione tendenziale al sottoconsumo dell’economia capitalistica che ciclicamente si ripresenta con effetti rilevanti.

Domandarsi come fa Hilferding perché, essendo costante il fattore causale, la crisi si presenti solo ciclicamente equivale a domandarsi perché, essendo sempre operante la forza di gravità, gli uomini si sfracellino al suolo solo di tanto in tanto.

Ovviamente tale crisi di sottoconsumo potrebbe essere solo parzialmente ovviata da un aumento della domanda e della domanda di beni di investimento e di mezzi di produzione (o della domanda e dell'offerta di beni di consumo per soli ricchi) e/o dall'abbassamento forte dei prezzi dei beni di consumo. Infatti l’investimento in mezzi di produzione potrebbe aumentare la capacità produttiva in maniera eccessiva rispetto alla domanda complessiva futura. Senza contare che tale aumento porterebbe comunque ad un aumento della composizione organica di capitale e ad un nuovo rischio di abbassamento del saggio di profitto, soprattutto se accompagnata da nuova occupazione che però sanerebbe ulteriormente il problema del sottoconsumo

La scienza e la tecnologia con le innovazioni di processo e di prodotto che rendono possibili
sono il volano di questo avvitamento della spesa per C, che rinvia, ma rende sempre più alta la composizione organica di capitale, rendendo potenzialmente più grave la crisi successiva.

Quanto alla teoria del crollo della produzione basata sul valore di scambio essa è un’altra versione della caduta tendenziale del saggio di profitto. Essa descrive da un altro punto di vista (quello del lavoro e del tempo di lavoro) quello che accade con l’aumento della composizione organica di capitale, mentre la caduta tendenziale del saggio di profitto descrive il processo dal punto di vista del capitale e dell’estrazione del plusvalore. Si può anche ipotizzare che il frammento delle macchine descriva quello che succede se aumenta la composizione tecnica del capitale, ma non necessariamente quella organica (C non è ha un valore maggiore, ma solo un dimensionamento fisico maggiore). O si può ipotizzare che esso descriva un aumento della composizione solo tecnica (o pure organica) di capitale senza che ci sia quella rivoluzione che consente la gestione di questo passaggio più in armonia con la consapevolezza della transizione ad un altro modo di produzione.

Se questo tentativo di compattare le diverse teorie marxiane della crisi (a cui possiamo aggiungere anche una versione ecologista della teoria della caduta del saggio di profitto di Ricardo in cui la difficoltà di reperimento di materie prime e prodotti di prima necessità a seguito di possibili crisi ecologiche può portare ad un aumento del tempo di lavoro necessario) può avere successo, tuttavia esso non affronta il problema di come inserire in tutto questo discorso le questioni intorno alla teoria del valore lavoro.

Chi scrive è convinto che sarà necessario, per portare la teoria marxista ad un livello superiore di comprensione e di consenso, elaborare delle tesi aggiuntive sul ruolo del lavoro morto nella generazione di valore e sulla relazione conseguente tra lavoro morto e lavoro vivo (con tutti i corollari relativi al rapporto tra informazione e processi produttivi).

In questo modo si potrà integrare all’analisi economica anche la pratica politica con ben altro intento scientifico e cercare di rispondere alle questioni sulla portata del lavoro cognitivo in maniera ben altrimenti rigorosa che non la nenia post-strutturalista di Negri e compagni.