( pero' di sicuro i genitori sono al 90% democratici e antirazzisti....). Intanto stiamo diventando come i Panda: tra qualche anno alla nascita di un bambino bianco ci faranno una puntata di Quark!
Le iscrizioni in strutture «paritarie» aumentate anche del 10 per cento
I genitori: l’insegnamento privato dà garanzie. I presidi degli istituti pubblici: cambiano perché vogliono classi selezionate
Fuga di alunni dalle scuole pubbliche: «Troppi stranieri, bullismo e insegnanti che cambiano in continuazione». Il mondo dell’istruzione milanese s’interroga sul boom degli istituti privati: fino al 10 per cento di iscritti in più in un anno, liste d’attesa, aule che scoppiano. I genitori temono che le scuole statali «offrano scarsa protezione dei figli e bassa qualità dell’insegnamento». Aggiungono i presidi: «La didattica non c’entra, le famiglie scappano quando vedono classi con oltre la metà di alunni extracomunitari». In alcune aule «sette studenti su dieci sono figli di stranieri». Scuola privata, le ragioni di un successo: «Merito dell’attenzione all’insegnamento e alla persona, di un percorso educativo sicuro condiviso da mamme e papà», spiegano i responsabili di istituti religiosi e non, che hanno rette d’iscrizione fino a ottomila euro all’anno.
«Le scuole statali? Troppi stranieri, episodi di bullismo, insegnanti che cambiano in continuazione. I genitori hanno paura che i figli siano poco protetti e seguiti». Ecco perché molte famiglie, soprattutto alle medie, scelgono l’istruzione privata. Sono i presidi delle statali a dare questa spiegazione. E dicono: «Noi ce la mettiamo tutta, ma certi genitori, quando vedono classi con oltre la metà di alunni extracomunitari, scappano». Scuola privata, le ragioni di un boom. Iscritti cresciuti fino al 10 per cento, liste di attesa, aule che scoppiano. «Merito dell’attenzione all’insegnamento e alla persona, di un percorso educativo sicuro condiviso da mamme e papà» spiegano i responsabili di istituti religiosi e non (rette fino a ottomila euro all’anno). «Razionalità e cuore», sintetizza Laura Catalucci, insegnante di latino e greco al collegio San Carlo (dopo un’intera carriera nella scuola pubblica).
Ma i colleghi degli istituti statali — elementari e medie alle prese con nomine di supplenti, insegnanti di sostegno in arrivo, facilitatori linguistici promessi e non ancora in organico — smentiscono: «I motivi sono altri». Francesca Lavizzari, preside dell’istituto comprensivo Cavalieri di via Anco Marzio, spiega: «Non è la qualità della scuola a fare la differenza, non nascondiamoci dietro a questo paravento. Noi abbiamo insegnanti bravissimi, preparati e attenti». E allora qual è il problema? «In una scuola privata l’utenza è più selezionata. La ragione è questa. Punto. Del resto Milano è la città che ha più stranieri in Italia, 35 mila. Alcune classi hanno fino al 70 per cento di alunni non italiani. Mi chiedo se, in questi casi, si debba parlare di integrazione o di scuole ghetto». Anche i 10.300 disabili che studiano a Milano spaventano: «Abbiamo programmi fantastici per loro — continua la preside — ma alcune famiglie, se c’è un disabile in classe, temono che i figli rimangano indietro con il programma».
Il problema, ammettono tutti, è la scuola media. Fascia d’età difficile, docenti «che non hanno avuto una specifica formazione in ambito pedagogico e che faticano a trovare un approccio educativo consono a tutti i ragazzi», modalità di apprendimento variate rispetto a non molti anni fa. «È più elevato il numero di alunni con difficoltà relazionali — continua Giorgio Galanti, preside dell’istituto comprensivo di piazza Axum, in tutto 800 studenti — e comportamenti disturbati. Alcuni genitori, in tale situazione, credono di proteggere i figli iscrivendoli a una scuola privata, ogni giorno vediamo nei loro occhi la paura dello straniero, notiamo il timore che i loro ragazzi non abbiano un’istruzione adeguata».
Altra questione, gli alunni rom, circa 500 nelle elementari e medie statali di Milano. «Le scuole private — continua Galanti — parlano tanto di accoglienza nei loro programmi. Perché non aprono le porte ai piccoli nomadi?». Sicurezza, ascolto, programmi seguiti alla lettera, niente scioperi nè professori in congedo. Sono questi elementi, spiegano i genitori, a fare la differenza in una scuola privata. Claudia Geraldini, i figli alla «Vittoria Colonna» di via Conservatorio, aggiunge: «Alla pubblica, purtroppo, ho riscontrato continui problemi organizzativi. Io sono sempre stata a favore dell’istruzione statale, ma dove sono ora mi sento ascoltata, ho avuto subito un riscontro alle mie richieste». Conferma Paola Barbieri, mamma di due bambini: «Ci sentiamo più protetti». Ma «la realtà è questa, non possiamo nasconderla». La pensa così Giovanna Filipcic, un figlio alle medie e uno alle superiori statali: «Non vedo perché i ragazzi debbano essere protetti da un mondo che va accettato e condiviso».


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