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  1. #1
    The darkness inside...
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    E' morta Oriana Fallaci.

    La notizia ormai è risaputa, ma ho trovato giusto riservare uno spazio ed un pensiero a questa grande giornalista e pensatrice. Tutto ciò che di buono si può dire di lei, lo sapete anche voi. Una donna che ha saputo trattare la vita e certi temi con così grande coraggio, sfidando anatemi, tabù e ire dei suoi oppositori, non può meritare che tutto il mio onore e tutta la mia stima.
    Mi è davvero dispiaciuto sapere che è morta.
    Una combattente in meno su questo povero mondo, in questa ipocrita Eurabia.
    Andrea I Nemesis
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  2. #2
    the dark knight's return
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    presente!sarà sempre con noi

  3. #3
    Giuro di essere fedele al Re!
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea I Nemesi Visualizza Messaggio
    ........
    Una combattente in meno su questo povero mondo, in questa ipocrita Eurabia.
    C’è tutto un esempio di intemerata Italianità, scevra dai condizionamenti della faziosità generata dall'appartenza politica, faziosità che è tipica della pseudo-cultura repubblicana, nella lettera-reportage di Oriana Fallaci pubblicata sul Corriere della Sera del 29 settembre 2001.

    La Rabbia e l’Orgoglio


    “Sbaglia,” scrive Oriana Fallaci nella lettera idealmente diretta al Direttore del quotidiano, Ferruccio De Bortoli, “chi paragona l’ondata migratoria che s’è abbattuta sull’Italia e sull’Europa con l’ondata migratoria che si rovesciò sull’America nella seconda metà dell’Ottocento anzi verso la fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento”.
    “No” -afferma con forza la Fallaci. “Non è affatto la stessa cosa. E non lo è per due motivi abbastanza semplici. Il primo è che nella seconda metà dell’Ottocento l’ondata migratoria in America non avvenne in maniera clandestina e per prepotenza di chi la effettuava.
    Furono gli americani stessi a volerla, sollecitarla. E per un preciso atto del Congresso. «Venite, venite, ché abbiamo bisogno di voi. Se venite, vi si regala un bel pezzo di terra». Ci hanno fatto anche un film, gli americani.” Altra cosa è quello che sta accadendo in Italia “Ch’io sappia, in Italia non c’è mai stato un atto del Parlamento che invitasse anzi sollecitasse i nostri ospiti a lasciare i loro paesi. Venite-venite-ché-abbiamo-tanto-bisogno-di-voi, se-venite-vi-regaliamo-il-poderino-nel- Chianti.
    Da noi ci sono venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti e due. Io non dimenticherò mai i comizi con cui l’anno scorso i clandestini riempiron le piazze d’Italia per ottenere i permessi di soggiorno. Quei volti distorti, cattivi. Quei pugni alzati, minacciosi. Quelle voci irose che mi riportavano alla Teheran di Khomeini. Non li dimenticherò mai perché mi sentivo offesa dalla loro prepotenza in casa mia, e perché mi sentivo beffata dai ministri che ci dicevano: «Vorremmo rimpatriarli ma non sappiamo dove si nascondono». Stronzi! In quelle piazze ve n’erano migliaia, e non si nascondevano affatto. Per rimpatriarli sarebbe bastato metterli in fila, prego-gentile-signore-s’accomodi, e accompagnarli ad un porto od aeroporto.”

    Il secondo motivo che la Fallaci avanza è demografico e culturale.
    “Per esporlo bastano un paio di elementi.
    Uno: l’America è un continente. E nella seconda metà dell’Ottocento cioè quando il Congresso Americano dette il via all’immigrazione, questo continente era quasi spopolato. Il grosso della popolazione si condensava negli stati dell’Est ossia gli stati dalla parte dell’Atlantico, e nel Mid-West c’era ancora meno gente. La California era quasi vuota.
    Beh, l’Italia non è un continente. È un paese molto piccolo e tutt’altro che spopolato.

    Due: l’America è un paese assai giovane. Se pensi che la Guerra d’Indipendenza si svolse alla fine del 1700, ne deduci che ha appena duecento anni e capisci perché la sua identità culturale non è ancora ben definita.
    L’Italia, al contrario, è un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa Cattolica.”

    “Il problema culturale è prioritario: Sto dicendoti” scrive Oriana Fallaci “che noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori.”


    Da:
    http://www.italystl.com/misc/m01i98.htm

  4. #4
    Giuro di essere fedele al Re!
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    Predefinito l'Italianità di Oriana Fallaci

    La Bandiera


    La chiusura della lettera-reportage che ha troneggiato su di un intero quartino del Corriere della Sera, è affidata ad un amore per l’Italia lucido, a tratti tenero e però severissimo.

    ”Io sono italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai americana. Io la cittadinanza americana non l’ho mai chiesta.”
    Ricordando che anni fa un ambasciatore americano gliela offrì sul Celebrity Status, afferma dopo averlo ringraziato raccontandogli del suo amore per l’America, gli disse “La mia Patria è l’Italia, e l’Italia è la mia mamma. Sir, io amo l’Italia. E mi sembrerebbe di rinnegare la mia mamma a prendere la cittadinanza americana”. Gli rispose anche che “la mia lingua è l’italiano, che in italiano scrivo, che in inglese mi traduco e basta. Nello stesso spirito in cui mi traduco in francese, cioè sentendolo una lingua straniera. E poi gli risposi che quando ascolto l’Inno di Mameli mi commuovo. Che a udire quel Fratelli-d’Italia, l’Italia-s’è-desta, parapà-parapà-parapà, mi viene il nodo alla gola. Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino. Penso solo: è l’inno della mia Patria. Del resto il nodo alla gola mi vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde che sventola. Teppisti degli stadi a parte, s’intende.

    Io ho una bandiera bianca rossa e verde dell’Ottocento. Tutta piena di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi. E sebbene al centro vi sia lo Stemma Sabaudo (ma senza Cavour e senza Vittorio Emanuele II e senza Garibaldi che a quello Stemma si inchinò noi l’Unità d’Italia non l’avremmo fatta).

    Me la tengo come l’oro.



    La custodisco come un gioiello.
    Siamo morti per quel tricolore, Cristo! Impiccati, fucilati, decapitati. Ammazzati dagli austriaci, dal Papa, dal Duca di Modena, dai Borboni. Ci abbiamo fatto il Risorgimento, col quel tricolore. E l’Unità d’Italia, e la guerra sul Carso, e la Resistenza.
    Per quel tricolore il mio trisnonno materno Giobatta combatté a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente sfregiato da un razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso. Per quel tricolore mio padre venne arrestato e torturato a Villa Triste dai nazi-fascisti. Per quel tricolore la mia intera famiglia fece la Resistenza e l’ho fatta anch’io. Nelle file di Giustizia e Libertà, col nome di battaglia Emilia. Avevo quattordici anni.
    Quando l’anno dopo mi congedarono dall’Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, mi sentii così fiera. Gesummaria, ero stata un soldato italiano! E quando venni informata che col congedo mi spettavano 14.540 lire, non sapevo se accettarle o no. Mi pareva ingiusto accettarle per aver fatto il mio dovere verso la Patria. Poi le accettai. In casa eravamo tutti senza scarpe. E con quei soldi ci comprai le scarpe per me e per le mie sorelline.

    Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l’Italia d’oggi. L’Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant’anni e che si appassionano solo per le vacanze all’estero o le partite di calcio.

    L’Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o a una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut, ma se i kamikaze di Usama Bin Laden riducono migliaia di newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato sghignazzano contenti: bene-agli-americani-gli-sta-bene.

    L’Italia squallida, imbelle, senz’anima, dei partiti presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di sindaco.

    L’Italia ancora mussolinesca dei fascisti neri e rossi che ti inducono a ricordare la terribile battuta di Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».
    Non è nemmeno l’Italia dei magistrati e dei politici che ignorando la consecutio-temporum pontificano dagli schermi televisivi con mostruosi errori di sintassi. (Non si dice «Credo che è»: animali! Si dice «Credo che sia»).
    Non è nemmeno l’Italia dei giovani che avendo simili maestri affogano nell’ignoranza più scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto. Sicché agli errori di sintassi loro aggiungono gli errori di ortografia e se gli domandi chi erano i Carbonari, chi erano i liberali, chi era Silvio Pellico, chi era Mazzini, chi era Massimo D’Azeglio, chi era Cavour, chi era Vittorio Emanuele II, ti guardano con la pupilla spenta e la lingua pendula. Non sanno nulla al massimo sanno recitare la comoda parte degli aspiranti terroristi in tempo di pace e di democrazia, sventolare le bandiere nere, nasconder la faccia dietro i passamontagna, i piccoli sciocchi. Gli inetti.
    E tantomeno è l’Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi odieranno per aver scritto la verità. Tra una spaghettata e l’altra mi malediranno, mi augureranno d’essere uccisa dai loro protetti cioè da Usama Bin Laden.

    No, no: la mia Italia è un’Italia ideale. È l’Italia che sognavo da ragazzina, quando fui congedata dall’Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, ed ero piena di illusioni. Un’Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto.
    E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca.
    Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem.”
    News ITALIA PRES
    Da:
    http://www.italystl.com/misc/m01i98.htm

  5. #5
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    Predefinito Grazie Oriana

    Grazie Oriana.

    Nel giorno in cui tu ci lasci, sento il dovere di ringraziarti, a nome mio e di tutti coloro che amano e difendono la libertà come bene supremo.
    Grazie per aver sempre difeso le tue idee con il coraggio di una leonessa, senza guardare in faccia nessuno, senza retromarce, senza smentite del giorno dopo stile "sono stata fraintesa", senza compromessi con chi ti odia.
    Grazie di aver dato una forma chiara e compiuta ai pensieri ed alle emozioni di tutti gli uomini liberi del mondo all'indomani degli attentati di New York.
    Grazie di essere diventata il simbolo scomodo, scomodissimo, di chi chiama le cose per nome, di chi ha il coraggio di denunciare il Male, di non essere viscidamente equidistante, pacifista o equivicino.
    Grazie per tutti gli schiaffi che hai tirato ai vigliacchi, agli opportunisti, ai collaborazionisti, ai nani politici, a tutti quei militanti "sinistri" (in ogni senso) che specialmente in Europa si illudono di venire a patti con il Male, così come fecero già 70 anni fa, sempre loro, sempre gli stessi, con la conferenza di Monaco.
    Grazie per aver coniato il termine "nazismo islamico", descrizione perfetta della più grande minaccia che l'umanità intera si sia mai trovata ad affrontare. Siamo nel bel mezzo di una guerra mondiale, più pericolosa di tutte quelle che l'hanno preceduta (compresa quella "fredda" contro il comunismo) anche se qualcuno fa finta di non accorgersene e preferisce sbattere in galera i nostri 007 piuttosto che i terroristi.
    Grazie per averci ricordato fino alla noia che non si possono metter sullo stesso piano i carnefici e le vittime, i terroristi e chi li combatte, i vigliacchi hezbollah e gli eroici israeliani, Ajmadinejad e Bush, il fanatismo omicida e la legittima difesa.
    Grazie per le tue parole e per il tuo grande esempio di vita.
    Grazie di aver sempre conservato uno sguardo laico su tutto e su tutti, con la tua capacità di dubitare, di interrogarti e di aver saputo, fino all'ultimo, lasciar perdere i luoghi comuni e i dogmi ideologici, come quando tu, atea dichiarata, hai stretto la mano a questo nuovo Papa, in cui hai riconosciuto un alleato contro l'avanzare di quel laicismo oltranzista e nichilista che sta minando le basi morali dell'Europa ed aprendo quindi la strada alla sua islamizzazione.
    Grazie di tutto ciò Oriana e di tante altre cose che, di getto, non ho ancora richiamato alla mente.
    Grazie infine, per aver ricordato al mondo che anche in Europa, anche in Italia e perfino nella nostra splendida e, ahimé, comunistizzata Toscana, c'è ancora qualcuno che non si piega al pensiero unico di sinistra, al conformismo, alla paura.

    E adesso, cara Oriana, metti pure da parte il tuo ateismo e vai ad intervistare Dio.

    Pietro Aretino

    PS. Dimenticavo: quando arrivi in cielo salutaci il nostro amico Indro.

  6. #6
    macht geht vor recht
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    Grazie Oriana, adesso chi combatterà le tue battaglie?

  7. #7
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    Rendiamo onore ad Oriana Fallaci.
    Una donna forte,viva,mai incline al compromesso,che con grande lucidità,nonostante la crudele malattia,ha saputo scorgere il pericolo che insidia l'Occidente e la nostra civiltà.

  8. #8
    uno, nessuno, centomila
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    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Rendiamo onore ad Oriana Fallaci.
    Una donna forte,viva,mai incline al compromesso,che con grande lucidità,nonostante la crudele malattia,ha saputo scorgere il pericolo che insidia l'Occidente e la nostra civiltà.

    !

  9. #9
    Forza italia
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    grazie per tutto oriana i tuoi libri sono magnifici li ricorderemo sempre e ti ricorderemo sempre
    ciao un grande saluto

  10. #10
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    Se ne è andata per sempre, ma non è morta senza scuotere senza far riflettere. Una donna che ha lasciato il segno, indomita, impulsiva forte e carismatisca. Una bandiera del nostro Paese, della civiltà occidentale che ha voglia di riscatto.
    Addio Oriana.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

 

 
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