ieri holetto che una coppia di genova, marito e moglie, hanno deciso di non far tornare in bielorussia la bambina che viene periodicamente da loro, perché nell'istituto dove vive viene sottoposta a violenze (certificate dai medici italiani da cui l'hanno fatta visitare). QUesta coppia ha deciso di NON far ripartire la bambina, andando contro la legge e nascondendola.
per me hanno più che bene.
ecco l'articolo dalla stampa di oggi, dove l'ambasciatore bielorusso, con una faccia come il *BEEEEP* pretende la restituzione della bambina.
per vostra informazione questomondo (ossia quello dei "bambini bielorussi" ) è intricatissimo.
alcuni dati
- la bielorussia è un paese povero e dove la corruzione è elevata.
- i direttori degli orfanotrofi dove sono i bambini che vengono in italia non sempre sono persone affidabili
- la bielorussia sa bene che le famiglie che tengono in casa questi bambini due volte all'anno nel resto dell'anno mandano in bielorussia soldi, che spesso "svaniscono".
- i bambini che vengono in italia SPESSO presentano problemi psicologici e/o fisici (lo so perché in parrocchia per qualche anno facemmo questo servizio e li ho visti con i miei occhi)
- le organizzazioni però tendono a non dire queste cose, per non irritare le autorità bielorusse che ricattano dicendo "allora non li mandiamo più da voi, li mandiamo altrove", ricattando le persone che si sono attaccate ai bambini.
- gli orfanotrofi bielorussi sono degli istituti dove la sorveglianza è minima. e dove i piccoli sono sottoposti alle angherie dei grandi.
ecco perché per me , sapendo che una bambina di 10-12 anni , se fosse tornata li sarebbe stata vittima di violenze, quella coppia ha fatto bene a nasconderla.
si può dire "ma se facessero tutti così..."
vero. il guaio è che NON fanno tutti così, e quindi le prepotenze e le violenze proseguono. Se invece ci si oppone con fermezza da subito , si ottiene qualcosa.
e la chiesa di genova dovrebbe fare qualcosa. se fossi il vescovo direi alla coppia "portatela da me. Le diamo rifugio sicuro in diocesi, dove può stare al sicuro. ridarla in mano di chi le farà del male sarebbe un GROSSO peccato di omissione"
ma tanto lo so già come andrà a finire.
tante parole, tanta "solidarietà", e poi la bambina verrà rimandata in bielorussia, con vaghe promesse da parte delle autorità bielorusse, perché "non si può fare altrimenti! la legge è legge! Se questa bambina nonparte, il governo bielorusso creerà problemi alle organizzazioni serie, e posate, che lavorano in questo settore"
meglio che uno solo muoia per il bene di tutti
meglio che una bimba sola torni all'inferno, per il bene degli altri.
ecco l'articolo
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GENOVA LA COPPIA DI COGOLETO AVEVA OTTENUTO UNA PROROGA AL RIMPATRIO CHE POI E’ STATA ANNULLATA
La Bielorussia all’Italia
«Dovete restituirci
la bimba di Chernobyl»
La piccola rapita dai genitori affidatari
«Nel suo Paese vittima di troppe violenze»
12/9/2006
di Miriana Rebaudo</SPAN>
Maria Chiara e Alessandro GiustoGENOVA. La storia di Maria si è rapidamente trasformata in un «affaire» internazionale e così la vicenda della bambina bielorussa di 10 anni, nascosta dai genitori affidatari italiani, Maria Chiara e Alessandro Giusto, di Cogoleto, è un caso diplomatico. L’ambasciatore in Italia della Bielorussia Alexei Skripko, sarà oggi a Genova per recapitare al procuratore capo la querela per sottrazione di minore annunciata ieri dal tutore della piccola: «Il comportamento della famiglia italiana è inamissibile».
«Bisogna però ricordare che il tutore di Maria è proprio il direttore dell’orfanotrofio di Vileika, dell’istituto cioè dove la bambina ha subito violenze di ogni genere» è l’immediata replica all’annuncio che i Giusto affidano al loro avvocato, Giovanni Ricco di Genova. Quanto all’interessamento del console, Ricco è ugualmente ironico: «Il rappresentante diplomatico non ha mai cercato di ragionare sul cuore del problema - dice il legale - e cioè la salute, psichica e fisica, di Maria. Oggi però interviene, chiedendo l’intervento della magistratura». In un dossier di medici e psicologi i «genitori» di Maria hanno raccolto tutti gli orrori che la piccola ha dovuto subire. Una testimonianza suffragata anche dal racconto di un altro bimbo, che vive nella stessa struttura della piccola. Maria, intanto, non si trova: a nasconderla sono stati proprio i genitori italiani e non intendono riconsegnarla alle autorità bielorusse. «In quell’istituto di Vileka - hanno ripetuto Maria Chiara e Alessandro - Maria ha subito violenze di ogni genere, anche stupri, ed ora è in condizioni psicofisiche gravissime. Lo testimonia il fatto che ha cercato per ben due volte di uccidersi». Un gesto terribile, tanto più in una piccola di quell’età.
Quando, lo scorso 4 giugno, Maria era tornata a Cogoleto, da «mamma» e «papà» italiani sembrava fosse l’inizio della solita vacanza estiva, la stessa che si ripeteva ormai dal 2003: tre mesi, da giugno a fine agosto, e poi anche un mese e mezzo in inverno. Un periodo di vita «in famiglia» per una bambina che una famiglia non l’ha più da tempo e che vive, come tanti coetanei, in un istituto. Una realtà amara che, però, stando a quanto, con grande fatica, ha via via raccontato ai genitori, sembra essere ancora più cupa.
In orfanotrofio, «dove vivono in promiscuità e senza controllo, bambine e adolescenti di 17-18 anni» fa notare l’avvocato, Maria ha riferito di aver subito angherie di ogni tipo. «Quando Maria venne da noi la prima volta aveva sette anni - racconta la mamma italiana - stava bene e non aveva ancora subito violenze». Il lento, ma inesorabile cambiamento però non aveva tardato a manifestarsi: già l’anno successivo la piccola era parsa più «chiusa» e spaventata, fino alla confessione: a Vileika veniva sistematicamente stuprata dai compagni d’istituto più grandi. «E’ stata proprio lei a chiederci di tenerla qui, in Italia - raccontano Maria Chiara e Alessandro - non vuole tornare e subire altre atrocità». I Giusto, nel luglio scorso, hanno così presentato richiesta al Tribunale dei minori per prorogare la permanenza in Italia della bambina, richiesta che il presidente dello stesso Tribunale (l’ex sindaco di Genova Adriano Sansa) aveva inizialmente concesso (fino al 30 ottobre) salvo poi, lo scorso 7 settembre (dietro pressioni diplomatiche, dicono a Cogoleto), revocare il provvedimento. Da quel momento in poi è stata una escalation e Maria è diventata una «ricercata» internazionale, la protagonista contesa, ed involontaria, di una storia drammatica, da qualsiasi angolazione la si guardi. Un caso umano che si sta trasformando in «disputa» politica, con un gruppo di bambini bielorussi (quelli con i quali Maria sarebbe dovuta rimpatriare) bloccati a Forlì e un paese, la Bielorussia, che potrebbe rivedere gli accordi con l’Italia circa questi affidi temporanei. Secondo le autorità dell’ex repubblica sovietica, infatti, la bambina non correrà più alcun pericolo perché è già stato predisposto il suo collocamento presso un altro istituto. Inoltre, erano stati garantiti colloqui con medici italiani e visite periodiche con i Giusto.
Proprio queste garanzie avevano convinto il Tribunale dei minori di Genova a revocare la proroga al rimpatrio. I genitori affidatari italiani però non credono a queste promesse e hanno nascosto la bambina, sostenuti in questa loro decisione da tutta Cogoleto, sindaco Attilio Zanetti in testa. «Noi - dicono i concittadini - abbiamo visto quanto è spaventata quella bambina» e Maria Chiara dichiara: «Sono pronta a finire anche in carcere, ma Maria, in quell’inferno, certamente non la mando più. Io voglio salvarla».






Maria Chiara e Alessandro GiustoGENOVA. La storia di Maria si è rapidamente trasformata in un «affaire» internazionale e così la vicenda della bambina bielorussa di 10 anni, nascosta dai genitori affidatari italiani, Maria Chiara e Alessandro Giusto, di Cogoleto, è un caso diplomatico. L’ambasciatore in Italia della Bielorussia Alexei Skripko, sarà oggi a Genova per recapitare al procuratore capo la querela per sottrazione di minore annunciata ieri dal tutore della piccola: «Il comportamento della famiglia italiana è inamissibile».
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