A proposito del silenzio: Racconto inedito (1988)
13/09/2006- 20:47:41 | autore: a cura di M.M.
Da: Memorie di Heinrich il Cacciatore (racconto inedito)

“(...) Ormai da tre giorni gli uomini del Clan di MacMillan avevano rinunciato a cercare il nascondiglio di Heinrich. Non avevano la certezza assoluta che il temuto cacciatore fosse rintanato in qualche luogo della vasta brughiera (...) che si estendeva tra la Grande Foresta e il bosco di querce, ma avendo avuto modo di conoscere a proprie spese di cosa era capace Heinrich avevano proprio netta la sensazione che si trovasse lì, da qualche parte (...). Forse tra le colline a nord della spianata, forse tra le paludi e i canneti a sud, sulle rive del fiume, tra le ovattate nebbioline che qua e là aleggiavano sugli aquitrini. O forse era appollaiato tra i rami di una delle grandi querce, o magari dietro i tronchi di larice. Non riuscivano a farsi persuasi che se ne fosse andato. Del resto di vie di fuga Henrich ne aveva quante ne voleva. Perché non approfittarne?
[Ma gli uomini del Clan sapevano quel che MacMillan aveva fatto al Cacciatore e del Cacciatore conoscevano le gesta. Tra di loro non ne parlavano, o se lo facevano la buttavano in burla].
(...)
Intanto Keri Varn, la Maga, correva su e giù per la spianata. Era lei, più di ogni altro, che odiava il Cacciatore e lo voleva vedere morto. Meglio se messo ai ferri e umiliato. Il giorno prima lo aveva fatto minacciando e insultando. Dalla sua bocca usciva di tutto. Cercava di far leva sull’amor proprio del Cacciatore:
Vile, figlio di porco, dove ti nascondi?! Vieni fuori se hai coraggio. Non sei che un pusillanime, una falsa leggenda! Cacciatore dei miei stivali, tu non vali una stringa del grande MacMillan!
Ma di Heinrich il cacciatore neppure l’ombra. Allora la sera, mentre gli uomini raccolti attorno ai fuochi bevevano birra e giocavano a dadi, la Maga. si mise a cercare nei pressi del canneto. Era convinta che Heinrich il Cacciatore fosse acquattato lì. Aveva sciolto i capelli e con voce sensuale cercava di ammaliare l’imboscato:
- Non è vero che ti odio. Sono costretta da MacMillan a dire le cose che dico di te. In realtà non faccio altro che pensarti (...) Vieni fuori, nessuno ci vede... ce ne andremo assieme (...)
Da quando MacMillan l’aveva conquistata alla sua causa Keri Varn pareva aver perso il senno e ogni forma di dignità. Un tempo era stata ben diversa (...)
Heinrich non solo la udiva bene – il vento della sera portava lontano anche le voci bisbigliate – ma da dove si trovava vedeva tutto. A 360 gradi! Era nel posto più impensabile, dove nessuno se lo sarebbe mai aspettato. In una vasta buca in mezzo alla spianata. Sopra di lui un intreccio di lunghi pali reggevano torba e cespugli. Aveva provviste per un mese, acqua, il fucile, il coltello. La buca aveva la forma di una banana e Heinrich aveva fatto in modo di sistemare, ad un’estremità, una zona adibita ai suoi bisogni corporali. Per come era messo poteva resistere almeno un mese! I suoi compagni, di tanto in tanto, dalle colline o da dietro i rovi al di là del fiume, sparavano qualche colpo. Ma erano fuori portata e più che altro riuscivano a dare ai nervi a qualche uomo del Clan (...)
Heinrich più di una cosa sapeva. MacMillan voleva erigere, al centro della spianata, un suo acquartieramento. Sapeva anche che era un esaltato, teatrale in ogni suo adempimento e che quel fortino l’avrebbe inaugurato in pompa magna entrandovi trionfalmente, venendo finalmente allo scoperto. Per il momento se ne stava rinchiuso dentro la tenda al centro dell’accampamento, attorniato dai suoi uomini. Attendeva di avere certezza che il Cacciatore se ne fosse andato o venisse catturato. Sapeva che per quel che aveva fatto al Cacciatore non ci sarebbe stata pietà alcuna (...).
Era l’alba del ventesimo giorno. MacMillan, pomposamente, bastone del comando nella destra, fucile nella sinistra, tutto inghirlandato e festante stava per varcare le porte del fortino (...)
Keri Varn gli trotterellava attorno. Mai paga del suo rancore verso il Cacciatore proferiva al suo indirizzo ogni sorta di indecenza. Con ciò pensava di accattivarsi ancor più MacMillan.
(...) Il Cacciatore alzò un lembo della pelle che occultava una delle feritoie poste all’orlo della buca entro la quale stava rintanato. Barba lunga, un po’ rattrappito per l’umidità che nelle notti precedenti aveva dovuto assorbire. (...) Non sentiva più niente, neppure il tanfo che aleggiava nella buca (...) vedeva tutto come se si stesse muovendo al rallentatore. Pulì il telescopio del fucile con cura e poi appoggiò l’arma dolcemente su una piccola forcella. Armò il cane. Con la testa riandava a quanto aveva subito (...) anche gli sberleffi e gli insulti della Maga gli venivano alla mente uno dietro l’altro (...) Puntò, accarezzò il grilletto e sparò. Un solo colpo, preciso. Il proiettile attraversò il torace di MacMillan e andò a conficcarsi nella testa di Maga K.V. soffocandole in gola l’ultima offesa. (...) Era l’alba del ventesimo giorno. (...) Per venti giorni Heinrich era stato zitto. Per venti giorni aveva ascoltato e guardato in silenzio pensando e ripensando, ricordando e ricordando ancora. (...) Poi, per suo conto, aveva parlato il fucile. Una pallottola precisa, più precisa di quanto non volesse. Aveva mirato ad un pagliaccio vestito da re e aveva colpito anche l’insopportabile concubina vestita da maga. (...) E sulla spianata, finalmente, fu il silenzio... poi, poco a poco, riprese a farsi sentire il canto degli uccelli... le nebbie diradavano (...)