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Discussione: Voi e la Serbia

  1. #1
    Barbudo
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    Predefinito Voi e la Serbia

    Salve

    Scusate se mi sono permesso di aprire questo 3d, ma è un argomento che mi interessa molto e mi interessa sapere la vostra idea sui fratelli serbi e la situazione nei Balcani.

    So che una vostra delegazione ha partecipato ai funerali di Milosevic a Belgrado e so che la vostra corrente, negli anni della guerra, era l'unica ad appoggiare i serbi e contro l'intervento americano. E so anche che secondo me di balle ne sono state dette tante per colpire la Serbia, unico ed ultimo baluardo davvero europeo rimasto.

    Ma una cosa, da un punto di vista storiografico e politico, che mi ha sempre incuriosito è questa: ma come è stato possibile che in Bosnia, paese balcanico, cioè cuore dell'Europa, sia stato possibile che si sia radicato l'Islam? O erano solo una minoranza?

    Grazie.

    Onore alla Nazione Serba!

  2. #2
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    Dallo speciale "Serbia trincea d'Europa" pubblicato sul numero 13 de "Il cinghiale corazzato", marzo-aprile 2006

    Sabato undici marzo; sul mio cellulare appena acceso giungono messaggi di storici militanti padani: “ Il cuore del vecchio Slobo ha cessato di battere”, “Onore a Slobodan Milosevic!Ultimo signore dei Serbi”, “Il guerriero Milosevic ha raggiunto il Valhalla” ecc..Cerco notizie, spero in reazioni dal mondo politico non conformi a real politik e pensiero unico, ma niente. Lunedì sera la svolta: Ferrari mi chiama e mi propone di far parte di una delegazione padanista che porti solidarietà al popolo serbo in occasione dei funerali di Milosevic, accetto. Si parte in auto giovedì sera, venerdì mattina siamo a Belgrado. Il primo impegno è di visitare la camera ardente, al “Museo della Rivoluzione”. Avvicinandoci con l’auto rimango esterrefatto: una coda di persone che mai mi sarei immaginato, la più estesa che io abbia mai visto; evitiamo di perderci una giornata intera solo grazie al tesserino da giornalista di Ferrari. Davanti la bara di Milosevic persone di ogni genere, ma tutte accumunate da una profonda tristezza: molti piangono, tanti salutano da militari, qualcuno recita formule o preghiere, è commovente. Penso: “la gente lo amava allora, era con lui. Gli hanno ammazzato il presidente!” Una signora passa davanti alla postazione dei giornalisti mostrando un libro che titola “Dov’è Mladic?”; il suo volto è fiero, ma anche disgustato e provocatorio, ci vedo la mia Europa. Dal pomeriggio siamo ospiti dei nazionalisti radicali, il primo partito serbo. Intervistiamo Nicolic, il loro numero uno. Passeggiamo e ceniamo insieme; un loro segretario è a nostra disposizione, ci trattano da galantuomini, ma non solo. Così sarà durante tutta la nostra permanenza. Capisco in quei momenti quanto sia importante il nostro viaggio per loro, abbandonati da tutti, descritti come fanatici criminali dai media mondiali, dimenticati dall’indifferenza dei popoli occidentali. Il pomeriggio seguente nella piazza di Belgrado si trova il palco con la bara di Milosevic, le mie impressioni del giorno prima sono confermate: il popolo lo amava,. Tra la folla striscioni contro la NATO, cartelli che denunciano i crimini albanesi e gli interessi kosovari-americani, l’imparzialità del tribunale dell’Aja. Un invalido di guerra è al fianco dei suoi tre bambini in mimetica, sull’attenti, la bambina al centro tiene una grande foto del compianto presidente, sul palco si avvicendano picchetti d’onore, poi un “cantastorie” in abiti tradizionali racconta al popolo serbo del sua gloriosa storia, e poi ancora parlano politici e generali. Dalla piazza si alzano cori che inneggiano alla grande serbia ed ai fratelli russi, capisco che questo popolo ha voglia di rivincita, è ancora pronto a combattere e a morire per la sua giusta causa. Nel pomeriggio raggiungiamo Pozarevac, la cittadina dov’è residente Milosevic e sarà seppellito. La reazione della folla è di nuovo quella intensa già vista, questa volta sul palco a portare solidarietà al vilipeso popolo serbo c’è anche un generale russo. Finete tutte le manifestazioni di piazza, l’ultima sera jugoslava la trascorriamo tra un ristorante tradizionale serbo e i tipici pub sul Danubio. La domenica è il giorno della partenza, che ritardiamo in modo spropositato per assistere alla conferenza stampa del numero due del partito nazionalista, Vucic, poi intervistarlo e pranzare con lui, e con altri fratelli serbi.

    Francesco Tomasella

  3. #3
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    Dallo speciale "Serbia trincea d'Europa" pubblicato sul numero 13 de "Il cinghiale corazzato", marzo-aprile 2006

    La grande menzogna


    La prematura scomparsa di Slobodan Milosevic (o forse sarebbe più appropriato usare il termine “assassinio”, visto che gli è stato negato l’elementare diritto di cura) lungi dal rappresentare una pietra tombale sulla questione serba e jugoslava ci impone uno “sforzo di verità”: fare luce su tutte le falsità, propinateci dai media, per giustificare l’ “intervento umanitario” nei territori della ex-jugoslavia (come se una guerra sostenuta dal velista di Gallipoli fosse diversa da quelle del sanguinario texano!).
    Al riguardo consiglio la lettura di un libro dal titolo eloquente,“Menzogne di guerra. Le bugie della NATO e le loro vittime nel conflitto per il Kosovo”, scritto da Jurgen Elsasser, redattore del mensile tedesco Konkret.
    Si tratta di un lavoro accurato e puntiglioso che, grazie alla ricca documentazione e al raffronto tra versioni diverse delle medesime notizie, ha l’obiettivo do documentare quanto effettivamente accaduto in quelle martoriate terre, rifuggendo dalle verità di comodo (che ancora oggi vengono spacciate come “dogmi” incontrovertibili).
    Grazie a quest’opera, assumono connotati diversi alcuni episodi-chiave di cui si servì la campagna massmediatica per demonizzare e “nazificare” il governo jugoslavo: Srebenica (1995) e Racak (1999), la situazione in Kosovo nel 1998, l’”Operazione a ferro di cavallo”, inventato dal ministro degli esteri tedesco Scharping.
    Erlasser dimostra come la campagna di menzogne sulla Jugoslavia sia stata sistematica e prolungata. E questo per due ordini di motivi: 1) dato che l’armata jugoslava non minacciava nessuno stato sovrano, non si poteva ricorrere alla risposta militare di fronte ad una aggressione inesistente; 2) visto che la ex-jugoslavia, (ri)nata nel secondo guerra, faceva parte dei c.d. “paesi non allineati” e non gravitava nell’orbita di Mosca, non si poteva neanche giocare la “carta anticomunista” contro i serbi.
    L’invenzione di un nuovo genocidio in Europa, alle soglie del XXI° secolo, è stata la trovata geniale dell’agenzia americana “Ruder & Finm”, ingaggiata sin dal 1993 dal Pentagono per far coincidere nell’opinione pubblica serbi e nazisti, e giustificare l’aggressione della Nato: 600 missioni aeree al giorni, l’uso di uranio impoverito, le bombe sulle industrie chimiche di Pascevo, i missili sulla Zastava di Kragujevac, la distruzione di ponti, centrali elettriche, acquedotti, reti fognarie, scuole, ospedali…
    Ma come è stata condotta quest’operazione infame? Lo spiega molto candidamente James Harf, direttore della “R&F”: “Abbiamo suggerito a tre grandi organizzazioni ebraiche (B’Nai Brith, American Jewish Commitee, American Jewish Congress) di far pubblicare un articolo sul NY Times, e di organizzare una manifestazione di protesta davanti alle Nazioni Unite. La cosa è andata in maniera formidabile […]. Automaticamente abbiamo potuto far coincidere, nell’opinione pubblica, serbi e nazisti.[…]. La carica emotiva era così forte che nessuno poteva andarvi contro, a rischio di venire accusato di revisionismo”.
    La reale e complessa situazione nei Balcani fu così semplificata in una fittizia contrapposizione tra buoni e cattivi. La preparazione propagandistica della Guerra Nato proseguì col presunto genocidio serbo del luglio 1995 nella Srebenica bosniaca. Al riguardo imbarazzante fu il balletto di cifre sui morti. Iniziò Sharping, nel marzo ’99, parlando dell’uccisione di trentamila, mentre nell’estate 2000 la CRI diffuse il dato ufficiale di 7439 dispersi, il “Der Spiegel” ridusse le sue cifre su Srebrenica ad “almeno 3000 morti”.
    In realtà, nelle fosse di Srebrenica e dintorni, gli esperti dell’Aja trovarono, fino a maggio 2000, “almeno 1883 cadaveri”. L’unica voce controcorrente fu quella del comandante del contingente olandese, Tom Karremans, che dichiarò: “La battaglia di Srebenica fu un’azione militare corretta dei Serbi”. Certamente vi furono pesanti scontri, e morti da entrambe le parti, ma non fu una mattanza organizzata dall’esercito serbo. E’ più appropriato parlare di atti di vendetta di serbi di Bosnia, i cui famigliari erano stati precedentemente uccisi dai musulmani. Si può parlare quindi ci crimini di guerra ma non di “genocidio”.
    Ex abitanti di Srebenica testimoniano di come una mafia, facente capo a Naser Oric, gestisse il potere in città nel 1993, controllasse gli aiuti umanitari, rivenduti al mercato nero, mentre la popolazione soffriva la fame. Nella città, allo scoppio della guerra nella primavera del 1992, circa un terzo della popolazione era composta da serbi: entro la fine dell’anno quasi tutti vennero minacciati e cacciati con metodi terroristici. Nel gennaio 1993 si costituì un’armata serbo-bosniaca (sui resti di quella jugoslava) ed iniziò la controffensiva. Nell’aprile 1993 l’ONU dichiarà Srebenica zona protetta ma la smilitarizzazione approvata nella risoluzione ONU non venne intrapresa, permettendo alle milizie di Oric di continuare a vessare la minoranza serba.
    Di fatto, nelle vicende di Srebenica, i morti serbi vengono ignorati o comunque considerati “di serie B” rispetto a quelli musulmani. Un altro “massacro” funzionale alla legittimazione della guerra che di lì a poco la Nato avrebbe scatenato, fu quello di Racak (gennaio 1999).
    Significativa è la circostanza che si tratti dell’unico crimine, antecedente il 24 marzo 1999, citato dal Tribunale Internazione per i crimini di guerra, nell’atto di accusa contro Milosevic ed altri dirigenti serbi.
    E’ questa la prova che l’Aja non avesse notizia di altri pesanti violazioni dei diritti umani di cui accusare i serbi prima dell’inizio della guerra. La Nato denunciò l’uccisione di 45 albanesi a racak. Tuttavia due mesi dopo la “Berliner Zeitung” appurò che “per almeno tredici delle quarantcinque persone assassinate non vi è alcuna tomba nel cimitero di Racak”.
    Ma la menzogna emerge dopo l’analisi delle perizie sui cadaveri: non vi furono esecuzioni, né segni di mutilazioni, non è poi dimostrato che i morti fossero tutti civili , né che fossero stati uccisi tutti a Racak. Altro particolare rilevante: per tutti i cadaveri che presentavano più pallottole, queste erano state esplose da diverse angolazioni. Si trattava quindi di scontri a fuoco. Ma per giustificare l’imminente guerra serviva un ultimo evento eclatante: il fallimento delle trattative-farsa di Rambouillet. Per evitare la guerra si poneva a Milosevic la seguente condizione: una “forza di pace” Nato (30000 uomini) avrebbe dovuto disporre del libero accesso non solo in Kosovo, ma anche nell’intero territorio della Repubblica Federale Jugoslava, compreso il suo spazio aereo e le sue acque territoriali (allegato B dell’Accordo).
    In altre parole, la RFJ doveva rinunciare alla propria sovranità. Neanche il più moderato dei politici avrebbe potuto accettare queste “condizioni capestro”. Erlasser mette poi in evidenza il massiccio sostegno del governo tedesco all’UCK e la conseguente trasformazione del Kosovo in protettorato in cui è fiorente la criminalità organizzata (vi passa il quaranta per cento dell’eroina destinata al mercato europeo ed americano).
    Oltre al traffico di droga, la gestione della prostituzione rappresenta una cospicua fonte di finanziamento dell’UCK.
    Secondo l’organizzazione “Human Rights Watch”, nei mesi successivi alla guerra Nato, 164.000 serbi fuggirono dalla regione. Ci sono due importanti differenze tra il dominio serbo e quello albanese sulla regione: 1) nel caso di crimini commessi da serbi, gli assassini sapevano che la maggioranza della popolazione serba era contraria a tali azioni ed avrebbe sporto denuncia, mentre da quando l’UCK assunse il controllo della regione furti e massacri divennero impuniti. 2) Le autorità serbe facevano differenza fra “albanesi fedeli” (coi quali c’era un clima di collaborazione e i simpatizzanti dell’UCK. La popolazione kossovaro-albanese agisce, invece, secondo le leggi del sangue: chiunque non sia di origine albanese è di per sé un nemico. Infatti non solo i Serbi furono in pericolo di vita nel Kosovo “liberato” ma tutti i non albanesi (in primis i Rom e addirittura anche la minoranza turca, che pure, per via della religione comune, avrebbe dovuto avere più affinità con la maggioranza albanese).
    Nel marzo 2000 la quasi totalità delle minoranze non albanesi non era più in Kosovo.Già un anno dopo la fine della guerra scatenata dalla NATO, in Kosovo furono sospesi diritto e valuta jugoslavi. Il marco tedesco subentrò al dinaro come moneta ufficiale della regione. Il libro si conclude con un excursus storico molto interessante, menzionando eventi del passato, permette di comprendere le dinamiche attuali. Ad esempio le agitazioni violente a Pristina dopo il 1981, dopo la morte di Tito, mostrano che la nascita del terrorismo albanese non è una reazione difensiva alla politica serba. E anzi il New York Times scrisse già nel 1982: “I nazionalisti hanno un programma in due punti: per prima cosa la creazione di una repubblica albanese etnicamente pura, poi l’unione con l’Albania per formare una GRANDE ALBANIA”.
    E guarda caso, nel marzo 2001, nazionalisti albanesi fomentavano disordini etnici anche in una parte della confinante Macedonia…
    Verso tutte queste vicende successive alla “guerra umanitaria” l’opinione pubblica internazionale non ha mostrato grande interesse, né tantomeno la “zelante” Carla Del Ponte ha pensato di dover indagare su crimini commessi da non-serbi. E ciò perché la loro “verità” storica era già scritta e nessuno poteva avanzare dei dubbi. Noi invece ringraziamo Jurgen Elsasser per averlo fatto.

    Gabriele Maria Cifoletti

  4. #4
    Barbudo
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    Ma se amavano così tanto il loro Presidente, perchè lo hanno rovesciato in combutta con i criminali della NATO?

    E poi...tutta questa voglia di rivincita io non la vedo, mi sembra che si stiano facendo traviare dall'occidentalizzazione a colpi di mcdonald e soap opera.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbudo Visualizza Messaggio

    Ma una cosa, da un punto di vista storiografico e politico, che mi ha sempre incuriosito è questa: ma come è stato possibile che in Bosnia, paese balcanico, cioè cuore dell'Europa, sia stato possibile che si sia radicato l'Islam? O erano solo una minoranza?

    Grazie.

    Onore alla Nazione Serba!
    l'islam è molto radicato in albania ( unica nazione europea ) , sinceramente le motivazione non mi sono chiare , credo siano da ricercare molti anni indietro.
    per quanto riguarda la bosnia e la serbia l'immigrazione islamica è dovuta alla politica comunista di tito e dei suoi amici globalizzatori americani che l'hanno appoggiato.
    un po' quello che sta succedendo ora in itaglia secondo me...


    ONORE ALLA NAZIONE SERBA!
    A MILOSEVIC ED ALLA "TIGRE" ARKAN!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbudo Visualizza Messaggio

    E poi...tutta questa voglia di rivincita io non la vedo, mi sembra che si stiano facendo traviare dall'occidentalizzazione a colpi di mcdonald e soap opera.

    SPERO NON SIA COSI...
    SE NO GLI USA HANNO RAGGIUNTO ANCORA UNA VOLTA IL LORO OBIETTIVO...
    TIENI ANCHE CONTO DI QUELLO CHE QUESTA POPOLAZIONE HA DOVUTO SUBIRE!!! PRIMA DAGLI ALBANESI E POI DAGLI USA ED ALLEATI, CON TUTTA LA MERDA CHE GLI HANNO SCARICATO SOPRA!!!!
    TE LA FANNO PASSARE LA VOGLIA DI RIVINCITA...

  7. #7
    Barbudo
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    Citazione Originariamente Scritto da ultimo baluardo Visualizza Messaggio
    l'islam è molto radicato in albania ( unica nazione europea ) , sinceramente le motivazione non mi sono chiare , credo siano da ricercare molti anni indietro.
    per quanto riguarda la bosnia e la serbia l'immigrazione islamica è dovuta alla politica comunista di tito e dei suoi amici globalizzatori americani che l'hanno appoggiato.
    un po' quello che sta succedendo ora in itaglia secondo me...


    ONORE ALLA NAZIONE SERBA!
    A MILOSEVIC ED ALLA "TIGRE" ARKAN!
    In Albania credo ci sia il solito zampino americo-sionista. E li è evidente che si è voluto danneggiare il popolo serbo, "importando" materiale da fuori.
    E ci stanno pure riuscendo, visto che il popolo Serbo si sta anestetizzando come quelli europei.

  8. #8
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    Bellissimo articolo Luca!!!

  9. #9
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    Mega-Cartellone esposto all'Università Cattolica dal 14 marzo al 20 marzo 2006: è stato l'ultimo cartellone esposto dal Movimento Universitario Padano Univ. Cattolica prima che diventassimo Comunità Antagonista Padana.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ultimo baluardo Visualizza Messaggio
    Bellissimo articolo Luca!!!
    Grazie davvero.

 

 
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