Sei tu che crei malattie che non esistono, consiglierei dunque a te (e a quelli come te) di rilassarti e goderti le bellezze della vita.
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Sei tu che crei malattie che non esistono, consiglierei dunque a te (e a quelli come te) di rilassarti e goderti le bellezze della vita.
va bene a più tardi (a tutti quelli come te)
Carissimi, oggi, celebrando il Sacratissimo Cuore di Gesù, vorrei presentarvi la Missione alla quale il Signore, assieme a due famiglie ha voluto chiamarmi.
Vi indico un blog che abbiamo preparato, con le foto, con le testimonianze e con le notizie della nostra Missione. Essa si svolge a Takamatsu, in Giappone. E' un'avventura meravigliosa, anche se le difficoltà di ogni genere sembrano tante volte - potremmo dire sempre - superarci... In una parola sentiamo però di testimoniarvi l'amore immenso di Dio, la gioia e la gratitudine per quanto ha operato nelle nostre vite, il desiderio di servire la Chiesa in questa Terra, e la certezza della Sua fedeltà.
Qui non vi sono masse che accorrono alla Chiesa. Qui non v'è povertà economica. In Giappone vi è semplicemente una gran solitudine e un popolo che sembra aver smarrito la speranza. In questo senso crediamo che questa Nazione sia una profezia per l'Europa dei prossimi decenni. E qui Dio ha voluto che si iniziasse, in una zona di duecentomila persone dove non vi è neanche l'ombra di un cristiano, una Nuova Evangelizzazione di "implantatio ecclesiae". Una Chiesa viva fatta di famiglie, di giovani, di anziani e di un presbitero. Una Chiesa che da cinque anni vive con i giapponesi, frequenta le stesse scuole, lavora con loro, si ammala, entra in crisi, soffre, vede scorrere i suoi giorni nella totale precarietà. Una Chiesa chiamata a mostrare i segni della fede tra questi giapponesi, gli unici credibili in un mondo atrofizzato ed anestetizzato. I segni di una fede adulta che facciano risplendere, nella vita, il volto di Cristo vittorioso sulla morte, Colui che tutti, forse non rendendosene conto, stanno aspettando.
Oggi, e da oggi, vorremmo farvi partecipi di questa missione. Della nostra totale inadeguatezza; della nostra completa debolezza; ma, soprattutto, del potere infinito della Parola e dell'amore di Dio.
Nostro desiderio è di avervi nostri compagni in questa missione. Con la preghiera innanzi tutto. E con lo starci accanto attraverso le notizie che abbiamo preparato e che prepareremo per voi. E scriveteci.
Vi invitiamo a partire e a venire qui in missione con noi. Attraverso una preghiera, un sacrificio, un aiuto: è il regalo di un'opportunità quello che vorremmo farvi. L'opportunità, meravigliosa, di essere missionari e contribuire a spalancare il Cielo a chi ancora non conosce Cristo. Non vi è, al mondo, opera più grande.
Vi aspettiamo sul blog allora, e che Dio vi benedica e il Cuore di Cristo vi ricolmi di Grazie e di amore.
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In Cristo Gesù Risorto
Don Antonello Iapicca e i fratelli della Missione di Takamatsu (Giappone)
Il Papa indica la missione Ad Gentes: la Chiesa nasce per i segni della comunità
Facendo un nuovo passo in questa sorta di galleria di ritratti dei primi testimoni della fede cristiana, che abbiamo iniziato alcune settimane fa, prendiamo oggi in considerazione una coppia di sposi. Si tratta dei coniugi Priscilla e Aquila, che si collocano nell’orbita dei numerosi collaboratori gravitanti intorno all’apostolo Paolo... questa coppia di coniugi svolse un ruolo molto attivo al tempo delle origini post-pasquali della Chiesa.... ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l'Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco "ekklesìa" – la parola latina è "ecclesia", quella italiana "chiesa" – che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce la Chiesa, la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I cristiani, infatti, fin verso il secolo III° non avevano propri luoghi di culto: tali furono, in un primo tempo, le sinagoghe ebraiche, fin quando l'originaria simbiosi tra Antico e Nuovo Testamento si è sciolta e la Chiesa delle Genti fu costretta a darsi una propria identità, sempre profondamente radicata nell'Antico Testamento. Poi, dopo questa "rottura", si riuniscono nelle case i cristiani, che diventano così "Chiesa". E infine, nel III secolo, nascono veri e propri edifici di culto cristiano. Ma qui, nella prima metà del I secolo e nel II secolo, le case dei cristiani diventano vera e propria "chiesa". Come ho detto, si leggono insieme le Sacre Scritture e si celebra l'Eucaristia. Così avveniva, per esempio, a Corinto, dove Paolo menziona un certo «Gaio, che ospita me e tutta la comunità» (Rm 16,23), o a Laodicea, dove la comunità si radunava nella casa di una certa Ninfa (cfr Col 4,15), o a Colossi, dove il raduno avveniva nella casa di un certo Archippo (cfr Fm 2).... Paolo riconosce esplicitamente in loro due veri e importanti collaboratori del suo apostolato. Il riferimento al fatto di avere rischiato la vita per lui va collegato probabilmente ad interventi in suo favore durante qualche sua prigionia, forse nella stessa Efeso (cfr At 19,23; 1 Cor 15,32; 2 Cor 1,8-9). E che alla propria gratitudine Paolo associ addirittura quella di tutte le Chiese delle Genti, pur considerando l’espressione forse alquanto iperbolica, lascia intuire quanto vasto sia stato il loro raggio d’azione e, comunque, il loro influsso a vantaggio del Vangelo...
Una cosa è certa: insieme alla gratitudine di quelle prime Chiese, di cui parla san Paolo, ci deve essere anche la nostra, poiché grazie alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva crescere non solo grazie agli Apostoli che lo annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l'impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l'"humus" alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa. In particolare, questa coppia dimostra quanto sia importante l’azione degli sposi cristiani.
Benedetto XVI presenta gli sposi Priscilla e Aquila, tra i primi cristiani
Intervento nell’udienza generale di questo mercoledì
Cari fratelli e sorelle,
facendo un nuovo passo in questa sorta di galleria di ritratti dei primi testimoni della fede cristiana, che abbiamo iniziato alcune settimane fa, prendiamo oggi in considerazione una coppia di sposi. Si tratta dei coniugi Priscilla e Aquila, che si collocano nell’orbita dei numerosi collaboratori gravitanti intorno all’apostolo Paolo, ai quali avevo già brevemente accennato mercoledì scorso. In base alle notizie in nostro possesso, questa coppia di coniugi svolse un ruolo molto attivo al tempo delle origini post-pasquali della Chiesa.
I nomi di Aquila e Priscilla sono latini, ma l’uomo e la donna che li portano erano di origine ebraica. Almeno Aquila, però, proveniva geograficamente dalla diaspora dell’Anatolia settentrionale, che si affaccia sul Mar Nero – nell'attuale Turchia –, mentre Priscilla, il cui nome si trova a volte abbreviato in Prisca, era probabilmente un’ebrea proveniente da Roma (cfr At 18,2). È comunque da Roma che essi erano giunti a Corinto, dove Paolo li incontrò all’inizio degli anni ’50; là egli si associò ad essi poiché, come ci racconta Luca, esercitavano lo stesso mestiere di fabbricatori di tende o tendoni per uso domestico, e fu accolto addirittura nella loro casa (cfr At 18,3). Il motivo della loro venuta a Corinto era stata la decisione dell’imperatore Claudio di cacciare da Roma i Giudei residenti nell’Urbe. Lo storico romano Svetonio ci dice su questo avvenimento che aveva espulso gli Ebrei perché "provocavano tumulti a motivo di un certo Cresto" (cfr "Vite dei dodici Cesari, Claudio", 25). Si vede che non conosceva bene il nome – invece di Cristo scrive "Cresto" – e aveva un'idea solo molto confusa di quanto era avvenuto. In ogni caso, c'erano delle discordie all'interno della comunità ebraica intorno alla questione se Gesù fosse il Cristo. E questi problemi erano per l'imperatore il motivo per espellere semplicemente tutti gli Ebrei da Roma. Se ne deduce che i due coniugi avevano abbracciato la fede cristiana già a Roma negli anni ’40, e ora avevano trovato in Paolo qualcuno che non solo condivideva con loro questa fede – che Gesù è il Cristo – ma che era anche apostolo, chiamato personalmente dal Signore Risorto. Quindi, il primo incontro è a Corinto, dove lo accolgono nella casa e lavorano insieme nella fabbricazione di tende.
In un secondo tempo, essi si trasferirono in Asia Minore, a Efeso. Là ebbero una parte determinante nel completare la formazione cristiana del giudeo alessandrino Apollo, di cui abbiamo parlato mercoledì scorso. Poiché egli conosceva solo sommariamente la fede cristiana, «Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio» (At 18,26). Quando da Efeso l’apostolo Paolo scrive la sua Prima Lettera ai Corinzi, insieme ai propri saluti manda esplicitamente anche quelli di «Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa» (16,19). Veniamo così a sapere del ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l'Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco "ekklesìa" – la parola latina è "ecclesia", quella italiana "chiesa" – che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce la Chiesa, la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I cristiani, infatti, fin verso il secolo III° non avevano propri luoghi di culto: tali furono, in un primo tempo, le sinagoghe ebraiche, fin quando l'originaria simbiosi tra Antico e Nuovo Testamento si è sciolta e la Chiesa delle Genti fu costretta a darsi una propria identità, sempre profondamente radicata nell'Antico Testamento. Poi, dopo questa "rottura", si riuniscono nelle case i cristiani, che diventano così "Chiesa". E infine, nel III secolo, nascono veri e propri edifici di culto cristiano. Ma qui, nella prima metà del I secolo e nel II secolo, le case dei cristiani diventano vera e propria "chiesa". Come ho detto, si leggono insieme le Sacre Scritture e si celebra l'Eucaristia. Così avveniva, per esempio, a Corinto, dove Paolo menziona un certo «Gaio, che ospita me e tutta la comunità» (Rm 16,23), o a Laodicea, dove la comunità si radunava nella casa di una certa Ninfa (cfr Col 4,15), o a Colossi, dove il raduno avveniva nella casa di un certo Archippo (cfr Fm 2).
Tornati successivamente a Roma, Aquila e Priscilla continuarono a svolgere questa preziosissima funzione anche nella capitale dell’Impero. Infatti Paolo, scrivendo ai Romani, manda questo preciso saluto: «Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa» (Rm 16,3-5). Quale straordinario elogio dei due coniugi in queste parole! E a tesserlo è nientemeno che l’apostolo Paolo. Egli riconosce esplicitamente in loro due veri e importanti collaboratori del suo apostolato. Il riferimento al fatto di avere rischiato la vita per lui va collegato probabilmente ad interventi in suo favore durante qualche sua prigionia, forse nella stessa Efeso (cfr At 19,23; 1 Cor 15,32; 2 Cor 1,8-9). E che alla propria gratitudine Paolo associ addirittura quella di tutte le Chiese delle Genti, pur considerando l’espressione forse alquanto iperbolica, lascia intuire quanto vasto sia stato il loro raggio d’azione e, comunque, il loro influsso a vantaggio del Vangelo.
La tradizione agiografica posteriore ha conferito un rilievo tutto particolare a Priscilla, anche se resta il problema di una sua identificazione con un’altra Priscilla martire. In ogni caso, qui a Roma abbiamo sia una chiesa dedicata a Santa Prisca sull’Aventino sia le Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria. In questo modo si perpetua la memoria di una donna, che è stata sicuramente una persona attiva e di molto valore nella storia del cristianesimo romano. Una cosa è certa: insieme alla gratitudine di quelle prime Chiese, di cui parla san Paolo, ci deve essere anche la nostra, poiché grazie alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva crescere non solo grazie agli Apostoli che lo annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l'impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l'"humus" alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa. In particolare, questa coppia dimostra quanto sia importante l’azione degli sposi cristiani. Quando essi sono sorretti dalla fede e da una forte spiritualità, diventa naturale un loro impegno coraggioso per la Chiesa e nella Chiesa. La quotidiana comunanza della loro vita si prolunga e in qualche modo si sublima nell’assunzione di una comune responsabilità a favore del Corpo mistico di Cristo, foss’anche di una piccola parte di esso. Così era nella prima generazione e così sarà spesso.
Un’ulteriore lezione non trascurabile possiamo trarre dal loro esempio: ogni casa può trasformarsi in una piccola chiesa. Non soltanto nel senso che in essa deve regnare il tipico amore cristiano fatto di altruismo e di reciproca cura, ma ancor più nel senso che tutta la vita familiare, in base alla fede, è chiamata a ruotare intorno all'unica signoria di Gesù Cristo. Non a caso nella Lettera agli Efesini Paolo paragona il rapporto matrimoniale alla comunione sponsale che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr Ef 5,25-33). Anzi, potremmo ritenere che l’Apostolo indirettamente moduli la vita della Chiesa intera su quella della famiglia. E la Chiesa, in realtà, è la famiglia di Dio. Onoriamo perciò Aquila e Priscilla come modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana. E troviamo in loro il modello della Chiesa, famiglia di Dio per tutti i tempi.
La nostra missione: il Giappone, il martirio , la Fede
L'opera di evangelizzazione di un presbitero italiano e due famiglie nel nord del Giappone
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Carissimi, oggi, celebrando il Sacratissimo Cuore di Gesù, vorrei presentarvi la Missione alla quale il Signore, assieme a due famiglie ha voluto chiamarmi.
Vi indico un blog che abbiamo preparato, con le foto, con le testimonianze e con le notizie della nostra Missione. Essa si svolge a Takamatsu, in Giappone. E' un'avventura meravigliosa, anche se le difficoltà di ogni genere sembrano tante volte - potremmo dire sempre - superarci... In una parola sentiamo però di testimoniarvi l'amore immenso di Dio, la gioia e la gratitudine per quanto ha operato nelle nostre vite, il desiderio di servire la Chiesa in questa Terra, e la certezza della Sua fedeltà.
Qui non vi sono masse che accorrono alla Chiesa. Qui non v'è povertà economica. In Giappone vi è semplicemente una gran solitudine e un popolo che sembra aver smarrito la speranza. In questo senso crediamo che questa Nazione sia una profezia per l'Europa dei prossimi decenni. E qui Dio ha voluto che si iniziasse, in una zona di duecentomila persone dove non vi è neanche l'ombra di un cristiano, una Nuova Evangelizzazione di "implantatio ecclesiae". Una Chiesa viva fatta di famiglie, di giovani, di anziani e di un presbitero. Una Chiesa che da cinque anni vive con i giapponesi, frequenta le stesse scuole, lavora con loro, si ammala, entra in crisi, soffre, vede scorrere i suoi giorni nella totale precarietà. Una Chiesa chiamata a mostrare i segni della fede tra questi giapponesi, gli unici credibili in un mondo atrofizzato ed anestetizzato. I segni di una fede adulta che facciano risplendere, nella vita, il volto di Cristo vittorioso sulla morte, Colui che tutti, forse non rendendosene conto, stanno aspettando.
Oggi, e da oggi, vorremmo farvi partecipi di questa missione. Della nostra totale inadeguatezza; della nostra completa debolezza; ma, soprattutto, del potere infinito della Parola e dell'amore di Dio.
Nostro desiderio è di avervi nostri compagni in questa missione. Con la preghiera innanzi tutto. E con lo starci accanto attraverso le notizie che abbiamo preparato e che prepareremo per voi. E scriveteci.
Vi invitiamo a partire e a venire qui in missione con noi. Attraverso una preghiera, un sacrificio, un aiuto: è il regalo di un'opportunità quello che vorremmo farvi. L'opportunità, meravigliosa, di essere missionari e contribuire a spalancare il Cielo a chi ancora non conosce Cristo. Non vi è, al mondo, opera più grande.
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ARTICOLO ORIGINALE
Card. Toppo : Neocatecumenali per una nuova evangelizzazione dell’India
Incontro a Ranchi per presentare il Cammino a Vescovi e sacerdoti.
http://www.catechumenium.it/public/i...re%20Toppo.jpg
di Nirmala Carvalho
Il porporato ha convocato questa settimana a Ranchi un incontro con i rappresentati del cammino neocatecumenale. Ad AsiaNews parla del suo desiderio di riuscire a diffondere una nuova evangelizzazione nello Jharkhand e in tutta l’India, restituendo alla Chiesa quel significato di speranza, amore e unità, superando il ritualismo.
New Delhi (AsiaNews) – Diffondere una nuova evangelizzazione nello Jharkhand e in tutta l’India è lo scopo dell’incontro organizzato con i gruppi neocatecumenali dal cardinal Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi, capitale dello Jharkhand. Al meeting, che si tiene a Ranchi dal 18 al 21 giugno, partecipano 6 vescovi e 300 sacerdoti.
Ad AsiaNews il card. Toppo ha detto che “il cammino neocatecumenale è un nuovo modo di diffondere la Chiesa nello Jharkhand e questo porterà unità tra i sacerdoti dello Jharkhand, tra la gente, i vescovi e la Chiesa universale”.
“L’idea di dare vita al Cammino è venuta a Kiko Arguello, uno dei fondatori, nei bassifondi di Madrid – prosegue Toppo – così come Madre Teresa ha fondato le Missionarie della carità nei bassifondi di Calcutta. L’apostolo e padre spirituale dei tribali di questi paesi orientali, p. Constant Lievens, nel 1889 fece una previsione. Secondo p. Lievens la fede cristiana deve possedere un requisito necessario per poter crescere, ossia una comunità ben salda e disciplinata che poggi sui valori del Vangelo, sull’amore e che si nutra della parola di Dio”.
“Come tribale – aggiunge il cardinale - posso dire che le comunità neocatecumenali vivono come i tribali e questo è importante perché la pastorale dell’evangelizzazione deve fare riferimento ai valori presenti nelle culture locali”. “Purtroppo negli anni – continua Toppo – la Chiesa dello Jharkhand e di molti altri luoghi dell’India si è preoccupata più che altro della pastorale dei sacramenti e ha finito per ritualizzarsi. Ciò è triste perché tra tante difficoltà del mondo odierno, la Chiesa deve essere il segno della luce luminosa della resurrezione e questo è possibile solo con una Chiesa vibrante, che mostri segni di amore e unità”. “Il mio desiderio pastorale – conclude il cardinale – è che la Chiesa dello Jharkhand possa intraprendere questa avventura con la guida di Gesù Cristo ed essere sale e lievito per la Chiesa in India”.
Tratto dal sito : Asianews.it
NOTIZIA ORIGINALE
Nella foto: Il Card. Telesphore Toppo, Arcivescovo di Ranchi - India.
21/06/2007
La massoneria opera per separare l'uomo da Gesù Cristo
Attraverso la distruzione della famiglia
http://www.catechumenium.it/public/i...ari_Angela.jpg
Fiera avversaria della Chiesa, la Massoneria ha operato per separare l'uomo da Gesù Cristo e dalla Chiesa. E ha capito che distruggendo la famiglia il traguardo sarebbe stato a portata di mano…
di Angela Pellicciari
«Poiché quasi nessuno è disposto a servire tanto passivamente uomini scaltriti e astuti come coloro il cui animo è stato fiaccato e distrutto dal dominio delle passioni, sono state individuate nella setta dei Massoni persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza; fatto ciò, esse l'avrebbero poi soggiogata al proprio potere arbitrario, e resa facilmente incline all'ascolto»: così scrive Leone XIII il 20 aprile 1884 nell'Humanum genus, l'enciclica che con più precisione filosofica analizza i presupposti, la natura e l'operato della massoneria (il paolino Rosario Esposito - che recentemente ha reso nota in pompa magna la sua affiliazione massonica - calcola che i pronunciamenti antimassonici del solo Leone XIII siano 2.032).
La Chiesa cattolica condanna la massoneria moderna dal suo primo apparire: la Gran Loggia di Londra nasce il 24 giugno 1717 e Clemente XII emette la prima condanna ventuno anni dopo, il 28 aprile 1738 (enciclica In eminenti). I papi tentano di ostacolare il diffondersi di un'associazione i cui membri si riuniscono nel segreto, sono vincolati (pena la morte) a patti giurati di cui nessuno deve rivelare il contenuto, sono l'anima, a partire dalla Rivoluzione francese, di tutti gli sconvolgimenti che, nell'Ottocento, stravolgono la vita religiosa e civile delle nazioni dell'Europa e dell'America Latina. Condannando i cattolici liberali (che fanno proprie molte delle parole d'ordine della massoneria), Gregorio XVI così scrive nella Mirari vos (15 agosto 1832): «accesi dall'insana e sfrenata brama di una libertà senza ritegno, sono totalmente rivolti a manomettere, anzi a svellere qualunque diritto di Principato, onde poscia recare ai popoli, sotto colore di libertà, il più duro servaggio». La massoneria è certa di conoscere la strada che conduce l'umanità alla felicità e si ripromette di mettersi alla testa del progresso che ritiene di incarnare: il progresso che essa ha in mente prevede la fine della superstizione cattolica. Per conseguire questo obiettivo l'ordine ha bisogno dell'assenso della popolazione. Come ottenerlo?
L'ostacolo principale ai disegni massonici è la fede cattolica capillarmente diffusa. Come convincere un individuo sposato, con figli, credente in Cristo, e cioè nella vita eterna e nell'amore di Dio, bene inserito nella comunità civile ed ecclesiale, come convincerlo che la sua vita diventa più bella e più felice nel mondo progettato dai massoni? Come convincerlo che i battesimi, i funerali, i matrimoni, i catechismi, le cresime, le agapi, i concistori, gli altari, i sinodi, i concili massonici, sono migliori di quelli cattolici, di cui ricalcano il nome?
Si tratta di trasformare quella persona, quell'individuo ben inserito in un corpo sociale ed ecclesiale, in un individuo solo. È necessario far saltare l'istituzione che lega i singoli in un vincolo stretto, il matrimonio, "liberando" così le energie individuali. Bisogna smantellare tutta la rete di solidarietà sociale e professionale che si è sviluppata durante i secoli animati dalla cultura cristiana. Si tratta di fare il deserto intorno all'individuo ben sapendo che l'uomo, non potendo resistere alla disperazione della solitudine, avrebbe cercato una via d'uscita ed avrebbe imboccato quella che prontamente gli sarebbe stata offerta: la possibilità di entrare a far parte di una loggia.
L'attacco alla famiglia (ed alla donna che ne costituisce l'anima) è iscritto nel DNA delle associazioni segrete. Solo "liberando" l'uomo dalla famiglia si può fare di lui ciò che si vuole. Che le cose stiano così lo provano non solo la dinamica della Rivoluzione francese e le politiche familiari centrate sul divorzio di tutte le amministrazioni massoniche a cominciare da quella napoleonica; che le cose stiano così lo provano anche i documenti della Carboneria rinvenuti dalla polizia pontificia e pubblicati dallo storico francese Jacques Crétineau-Joly (1803-1875) sotto il pontificato di Gregorio XVI.
In un documento noto col nome di Istruzione permanente redatto nel 1819, l'Alta Vendita della Carboneria (la direzione strategica rivoluzionaria del tempo) indica l'obiettivo che l'ordine persegue ed i mezzi scelti per conseguirlo. La Carboneria vuole una "rigenerazione universale" inconciliabile con la sopravvivenza del cristianesimo: «Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l'annichilamento completo del cattolicesimo e perfino dell'idea cristiana». Il documento fa leva sulla debolezza della natura umana che si ripromette di assecondare: «L'uomo ama le lunghe chiacchiere al caffé e assistere ozioso agli spettacoli. Intrattenetelo, lavoratelo con destrezza, fategli credere di essere importante; insegnategli poco a poco ad avere disgusto delle occupazioni quotidiane, e così, dopo averlo separato da moglie e figli e dopo avergli mostrato quanto è faticoso vivere adempiendo ai propri doveri, inculcategli il desiderio di una vita diversa».
Crétineau-Joly pubblica anche la corrispondenza privata tra cugini (così si chiamano i membri delle vendite carbonare). Il carbonaro conosciuto con lo pseudonimo di Piccolo Tigre scrive: «L'essenziale è isolare l'uomo dalla famiglia, è fargliene perdere le abitudini. [...] Quando avrete insinuato in qualche animo il disgusto della famiglia e della religione (l'una va quasi sempre a seguito dell'altra) lasciate cadere qualche parola che provocherà il desiderio di essere affiliato alla Loggia più vicina. Questa vanità del cittadino o del borghese di infeudarsi alla Massoneria ha qualcosa di così banale e universale che sto sempre in ammirazione della stupidità umana. [...] Il fascino di ciò che è sconosciuto esercita sugli uomini una tale potenza, che ci si prepara tremando alle fantasmagoriche prove dell'iniziazione e dei banchetti fraterni. Diventare membri di una Loggia, sentirsi, senza moglie e figli, chiamati a conservare un segreto che nessuno vi svela mai, rappresenta, per alcune nature, una voluttà e un'ambizione».
Isolare l'uomo dalla famiglia non basta: per distruggere la Chiesa bisogna distruggere la donna. I rivoluzionari sono convinti che non si avanzerà di molto su questo terreno fino a quando la donna rimarrà ancorata alla buona notizia cristiana; per staccarla dall'amore di Cristo bisogna corromperla. Il 9 agosto 1838 così scrive il settario noto con lo pseudonimo di Vindice: «Abbiamo deciso che non vogliamo più cristiani; evitiamo dunque di fare martiri: pubblicizziamo piuttosto il vizio presso il popolo». Vindice cita l'opinione di un cugino secondo cui «per abbattere il cattolicesimo bisogna cominciare dall'eliminazione delle donne». Il carbonaro commenta: «In un certo senso questa frase è vera; ma, visto che non possiamo sopprimere le donne, corrompiamole insieme alla chiesa. Corruptio optim i pessima».
I papi sanno che la strategia settaria fa leva sulla perdita del senso morale. La "sfrenata licenza" di cui parla Leone XIII è caparbiamente pubblicizzata da quanti vogliono che uomo e donna dimentichino la propria somiglianza con Dio. Isolati dagli affetti più cari, ridotti come canne al vento, schiavi e non re delle passioni, gli uomini saranno sottoposti a quel "duro servaggio" di cui scrive Gregorio XVI.
RICORDA
«Quanto al consorzio domestico, ecco a un dipresso tutta la dottrina dei Naturalisti. Il matrimonio non è altro che un contratto civile; può legittimamente rescindersi a volontà dei contraenti; il potere sul vincolo matrimoniale appartiene allo Stato. Nell'educare i figli non s'imponga religione alcuna: cresciuti in età, ciascuno sia libero di scegliersi quella che più gli aggrada. Ora questi principi i Frammassoni li accettano senza riserva: e non pure li accettano, ma studiansi da gran tempo di fare in modo, che passino nei costumi e nell'uso della vita. In molti paesi, che pur si professano cattolici, si hanno giuridicamente per nulli i matrimoni non celebrati nella forma civile; altrove le leggi permettono il divorzio; altrove si fa di tutto, perché sia quanto prima permesso. Così si corre di gran passo all'intento di snaturare le nozze, riducendole a mutabili e passeggere unioni, da formarsi e da sciogliersi a talento».
(Leone XIII, Enciclica Humanum genus, 20 aprile 1884)
BIBLIOGRAFIA
Angela Pellicciari, I papi e la massoneria, Ares, 2007
Tratto da: Il Timone Giugno 2007 - n.64
Nella foto: Angela Pellicciari, laureata in Filosofia con dottorato in Storia ecclesiastica, insegna storia e filosofia in un liceo romano (il Liceo Lucrezio Caro di Roma). Ha collaborato con la RAI, attualmente scrive su diverse testate e tiene una trasmissione sulla storia della Chiesa su Radio Maria. Angela Pellicciari conduce su Radio Maria la trasmissione “La vera Storia della Chiesa” molto apprezzata e ascoltata. Inoltre ha realizzato, sempre per Radio Maria, un'intervista a Kiko Arguello e Padre Mario Pezzi il 21 Agosto 2005, il giorno precedente l'incontro vocazionale di Bonn, in appendice alla XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. Frequenta il Cammino neocatecumenale presso la Parrocchia di San Luigi Gonzaga di Roma. E' da anni conosciuta come studiosa della storia del Risorgimento, della nascita dello Stato italiano e del conflitto tra Stato e Chiesa.
Canonizzata nel 1954, è una delle sante più giovani di tutti i tempi. Aveva infatti solo dodici anni quando fu uccisa. Banale omicidio per tentato stupro, secondo la cronaca. Martirio, secondo la Chiesa.
Infatti la ragazzina si oppose con tutte le sue forze al bruto perché aveva appena fatto la prima comunione, e sapeva che quanto si cercava di estorcerle era contro la fede.
Sì, oggi anche i laici hanno orrore di tali atti e vorrebbero classificarli come crimini contro l’umanità.
Si può anche essere d’accordo, ma quella contadinetta semianalfabeta conosceva solo il catechismo e quello, non altro, difese con la vita.
Era di Corinaldo, vicino Ancona.
La disoccupazione aveva spinto la sua famiglia di poveri mezzadri dalle Marche al Lazio.
A Ferriere di Conca, in quel di Nettuno, nel 1900 le morì il padre di malaria.
La madre rimase indebitata coi diritti di mezzadria e Maria, decenne, dovette occuparsi dei campi e badare, pure, ai fratellini.
Dividevano una casa colonica con altri mezzadri, i Serenelli, padre e figlio. Quest’ultimo, diciottenne, covava un’attrazione morbosa nei confronti della ragazzina, ma Maria lo respingeva continuamente.
Nel 1902, all’ennesimo assalto, quattordici colpi di punteruolo crivellarono la bambina che morì il giorno dopo all’ospedale di Nettuno.
Spirò perdonando il suo assassino. Alla cerimonia di canonizzazione assistette la madre.
Patrona delle ragazze, la sua vicenda ha ispirato il celebre capolavoro del neorealismo Cielo sulla palude, di Augusto Genina. Non tutti sanno che lo sceneggiatore era Carlo Alianello, il celebre autore de La conquista del Sud.
By Nanto
16.06.2007 @ 21:42 Tesi di Laurea di Don Francesco Giosuè Voltaggio
SBF News
Oggi pomeriggio alle ore 17, nell’Aula Bellarmino Bagatti, per l’occasione particolarmente gremita di amici lo studente Francesco Goosuè Voltaggio ha discusso la tesi di Laura in Scienze bibliche e Archeologia: “La preghiera dei Padri e delle Madri d’Israele nella tradizione ebraica alle origini del cristianesimo. Uno studio a partire dal Targum di Genesi”
Apertura e conclusione del Decano
Inizio
A tutti i presenti – professori, studenti, amiche e amici – porgo un cordiale benvenuto a questo atto accademico per la presentazione e difesa della tesi in Scienze Bibliche e Archeologia di don Francesco Giosuè Voltaggio. Saluto in maniera particolare la sua mamma con i familiari insieme alle sorelle e i fratelli del Cammino Neocatecumenale.
È la quarta volta in questo anno accademico che ci ritroviamo per la laurea di un nostro studente. Tenuto conto delle non facili circostanze di tempo e luogo di questa fortunata e drammatica Terra Santa, abbiamo davvero motivo grande per essere riconoscenti alla Provvidenza che custodisce la nostra vita e ci dona giorni sereni e fecondi.
Il titolo della tesi di don Francesco è: La preghiera dei Padri e delle Madri d’Israele nella tradizione ebraica alle origini del cristianesimo. Uno studio a partire dal Targum di Genesi. Dopo due tesi di Antico Testamento e una di Nuovo, eccoci a una dissertazione che studia la letteratura del Giudaismo antico detta anche intertestamentaria o peritestamentaria.
Ma della tesi sentiremo fra breve dal suo autore e dai membri della Commisione di esame di laurea. A me compete presentare ora il laureando. Don Francesco Giosuè Voltaggio è nato a Roma il 2 aprile 1974 ed è presbitero della diocesi di Roma per la quale fu ordinato da Papa Giovanni Paolo II nel 2000. Dal 1986 è inserito nel Cammino Neocatecumenale. Ha ricevuto la formazione ai ministeri ordinati nel Seminario “Redemptoris Mater” di Roma e dal 1993 ad oggi ha percorso un itinerario di studi lineare e in ascesa. Nel 1995 conseguì il Baccalaureato in filosofia nella Pontificia Università Gregoriana di Roma e tre anni dopo nella stessa Università ottenne il Baccalaureato in Teologia. Nei tre anni accademici successivi (1998-2001) frequentò il Pontificio Istituto Biblico di Roma licenziandosi in Sacra Scrittura nel marzo 2002.
Nell’autunno 2002 don Francesco venne a Gerusalemme e si iscrisse allo Studium Biblicum Franciscanum. Frequentati i corsi richiesti nella Facoltà ed anche altri corsi di specializzazione in ebraico biblico e moderno presso l’Università ebraica di Gerusalemme, nel II semestre del 2004 fu dichiarato “candidatus ad lauream” dal Consiglio di Facoltà che approvò il tema della tesi e gli assegnò padre F. Manns come Moderatore e padre G. Bissoli come Correlatore, ambedue specialisti di letteratura giudaica antica e docenti di Nuovo Testamento.
Gli altri due membri della Commissione di esame sono eminenti studiosi di Giudaismo antico.
Il professore don Miguel Pérez Fernández è docente emerito di lingua e letteratura ebraica all’Università di Granada e editore della prestigiosa collana Biblioteca Midrashica dove ha edito e tradotto vari Midrashim. Don Miguel è da molti anni un amico dello Studium Biblicum e ha sempre accolto cordialmente l’invito a collaborare a nostre iniziative. Lo ringrazio personalmente e a nome di tutta la Facoltà.
Padre Etienne Nodet, domenicano, è professore straordinario di Giudaismo antico all’Ecole Biblique et Archéologique di Gerusalemme. Suo campo di specializzazione, nel quale ha pure prodotto numerose pubblicazioni, sono Giuseppe Flavio, lo storico ebreo contemporaneo del Nuovo Testamento, e le origini del Cristianesimo. Per la seconda volta in questo anno un professore dell’Ecole Biblique è membro della Commissione di esame di laurea nella nostra Facoltà. La collaborazione tra le due istituzioni è ormai consolidata e ringrazio il professor Nodet per la conferma che questa sera ce ne dà svolgendo il ruolo di membro della Commissione di esame.
Ora do la parola a don Francesco che presenterà una sintesi del suo lavoro. In seguito i membri della Commissione faranno il proprio intervento e porranno eventuali domande allo studente.
A tutti: buon ascolto.
Al termine
Siamo giunti alla conclusione! Mi unisco ai rallegramenti espressi al neo laureato dai membri della Commissione e gli auguro di entrare con onore tra gli studiosi e specialisti del campo di studi nel quale egli ha già presentato un saggio notevole con la sua tesi.
Don Francesco è giovane, non è ancora giunto, per dirla con il poeta, “nel mezzo del cammin di nostra vita” (Dante Alighieri): ha davanti a sé un futuro promettente. Agli studi ha affiancato anche una prima esperienza di pastorale in una parrocchia romana e di formazione come Vice-rettore della Casa di Mambre che accoglie seminaristi del Cammino Neocatecumenale provenienti da varie parti del mondo. L’esperienza e le forze giovanili lo aiuteranno a svolgere un servizio serio e qualificato nella Chiesa. Il tema della preghiera pervade le Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento e, come abbiamo constatato, anche la letteratura giudaica. Se vorrà, potrà continuare ad esplorarlo con competenza e passione.
Chiudo con un auspicio che mi suggeriscono il tema di questa tesi e i giorni tragici che stanno vivendo in Terra Santa i due popoli in conflitto: possano le Madri e i Padri d’Israele, venerati da tutti i credenti nel Dio unico e misericordioso, ottenere con la loro intercessione e i loro meriti la giustizia e la pace; il loro ricordo ispiri pensieri e gesti di riconciliazione.
A tutti il nostro grazie per la presenza a questo accademico e l’invito a recarsi ora nel Salone di ricevimento che si trova a sinistra uscendo da questa aula per scambiarci un saluto e fare gli auguri personali a don Francesco.
Grazie e buona serata!
Commissione: Frédéric Manns, Giovanni Bissoli, Etienne Nodet, Miguel Pérez.
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1 Francesco Giosuè Voltaggio
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2 La sala
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3 Commissione
http://198.62.75.4/opt/xampp/custodia/icons/sbflogo.jpgVia Dolorosa - POB 19424, 91193 - JERUSALEM - Tel. +972 2-6270444 (Monastery) - +972 2-6270485 (Faculty) - Fax: +972-2-6264519
Terra Santa: 'Un viaggio che lascia il segno”
Famiglie Nuove a sostegno delle comunità cristiane di terra Santa
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Dal 21 al 28 giugno, in occasione del 40^ della nascita del Movimento Famiglie Nuove, un gruppo di famiglie italiane si recherà in Terra Santa, “sulle orme della famiglia di Nazaret”
Per incrementare le iniziative di sostegno e solidarietà per la Terra Santa, il Movimento dei Focolari ha dato vita al progetto: “Turismo a Gerusalemme”, in risposta al desiderio espresso dai vescovi locali.
Tra le molte iniziative, il viaggio di 280 tra coppie e figli di ogni età, da tutta l’Italia. Il viaggio prevede visite ai luoghi santi, incontri con le comunità cristiane, con autorità della Chiesa e personalità sia ebraiche che musulmane.
Commoventi le testimonianze di chi ha già fatto questo viaggio: "Le Parole del Vangelo qui prendono un risalto particolare. Si vivono momenti di grande commozione e profonda unità con Gesù, con una scelta nuova e radicale alla Sua sequela: molti rinnovano il «sì» a Dio, ripetendo il sì di Maria a Nazaret; a Betlemme, nasce un nuovo impegno a mantener sempre vivo l’amore scambievole che “genera” oggi la presenza spirituale di Gesù, e al Calvario si fa più consapevole la scelta di riconoscere e amare, nei molti volti di dolore, Gesù Crocifisso e Abbandonato".
Tratto dal sito ufficiale del Movimento dei Focolari
NOTIZIA ORIGINALE
Nella foto: Panoramica di Gerusalemme.